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ERALDO AFFINATI racconta IL VANGELO DEGLI ANGELI

settembre 18, 2021

Il vangelo degli angeli - Eraldo Affinati - copertinaCome nasce un romanzo? Per gli Autoracconti d’Autore di Letteratitudine: ERALDO AFFINATI racconta il suo romanzo “Il Vangelo degli angeli” (HarperCollins Italia)

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di Eraldo Affinati

Questo mio ultimo libro, Il Vangelo degli angeli, scaturisce dall’emozione che provo a scuola. Mi spiego. Ho sempre insegnato italiano ai ragazzi difficili, prima negli istituti professionali romani, poi agli immigrati delle scuole Penny Wirton: quando vedo i loro occhi brillare mi chiedo: ma è tutto qui? Non abbiamo altro? Penso che ogni essere umano giunga, in modi diversi, a questo bivio. Se ti fai una domanda così, sei già dentro una dimensione spirituale.

Accostandomi alla straordinaria vicenda del Nazareno, ho voluto attribuire valore fondativo all’incontro con i miei studenti. Non sono un teologo, ma credo che il cristanesimo scaturisca dal sentimento dell’amicizia disinteressata.

Piccolo sunto bibliografico.
Esordii quasi trent’anni fa con Veglia d’armi, una riflessione su Lev Tolstoj, uno dei più grandi scrittori cristiani di tutti i tempi. Campo del sangue, il mio diario di viaggio ad Auschwtiz del 1997, annunciava sin dal titolo un’allusione al tradimento di Giuda. Nei testi su Dietrich Bonhoeffer e don Lorenzo Milani ho attraversato il Vangelo contromano. Altre opere dedicate alla scuola (La città dei ragazzi, Vita di vita, Elogio del ripetente, Tutti i nomi del mondo, Via dalla pazza classe, I meccanismi dell’odio, scritto con Marco Gatto) confermano l’intreccio fra letteratura e pedagogia.
Per chi volesse approfondire, consiglio la consultazione del mio sito: www.eraldoaffinati.it

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Mentre componevo Il Vangelo degli angeli, vedevo sfilare davanti a me i miei temi di sempre: cosa vuol dire essere liberi? Perché la giustizia umana non ci basta? In quale modo trovare se stessi insieme agli altri? Cosa fare dei nostri istinti? Come possiamo parlare con chi non la pensa come noi?

Ho sempre sentito una grande passione per la figura umana di Gesù, senza rinunciare alla scommessa metafisica che egli incarna. Chi era veramente? Come trascorreva le giornate? Prima ancora delle sue idee, che ancora oggi restano stupefacenti, vorrei conoscere e stare vicino al bambino irrequieto, all’adolescente difficile, al maestro carismatico. Per questo, nell’isolamento drammatico causato dalla pandemia, ho deciso di riscrivere il testo evangelico, filtrandolo con la mia sensibilità.

Le fonti da me scelte sono state Luca e Giovanni. E poi gli Atti degli apostoli. Nel Nuovo Testamento possiamo trovare parole preziose, utili a tutti, su come intendere e vivere l’amicizia, l’amore, il dolore, le vittorie e le sconfitte: perché lasciare che questi tesori siano appannaggio soltanto dei religiosi?

Io voglio credere. Spero nella presenza di Dio. E’ una scelta, consapevolmente rischiosa. Non ho sicurezze. Mi rifaccio a Dante Alighieri, quando risponde a Pietro nel XXIV canto del Paradiso: «Fede è sustanza di cose sperate / e argomento de le non parventi; /e questa pare a me sua quiditate».”

Gesù non era un semplice polemista, pronto a passare da una diatriba all’altra. La sua richiesta era molto più radicale: o tutto o niente. Quando sbagliamo, troppo spesso crediamo di poter non pagare il prezzo del risarcimento. Il Nazareno ci riporta a un senso della responsabilità oggi abbastanza raro.

La frontalità con cui Gesù parla, non solo ai suoi amici, ma a tutti coloro che incontra, dovrebbe essere l’essenza del rapporto pedagogico. Se riuscissimo a prendere sul serio la relazione con gli altri, senza infingimenti né strumentalismi, avremmo fatto la rivoluzione.

Gli angeli che ho immaginato io, addestrati e formati come commandos, vanno e vengono dalle loro stazioni orbitali, al di là delle categorie di spazio e tempo, per recare messaggi (a Maria, Giuseppe, Zaccaria…) ma provvedono anche a proteggere Gesù nei suoi movimenti terrestri, da quando era piccolo al momento della crocefissione e oltre ancora. Sono anche giornalisti celesti: scrivono reportage sul male umano (pensiamo soltanto al massacro degli innocenti). Nulla di ciò che accade sfugge loro: nemmeno i versi degli animali devono andare perduti.

Ancora prima di cominciare a leggere Il Vangelo degli angeli, vi consiglio di osservare la copertina. Nella bellissima foto di Mohamad Itani la testa del padre è imperscrutabile. Ma nello sguardo del figlio, cocciuto e curioso, ci potremmo riconoscere tutti noi.
Credo che questo libro sia anche una preghiera. Intesa così: la domanda, se è davvero potente, reca in sé tutte le possibili risposte.
Grazie dell’attenzione.

(Riproduzione riservata)

© Eraldo Affinati

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La scheda del libro: “Eraldo Affinati” racconta “Il vangelo degli angeli” (HarperCollins Italia)

Il Vangelo degli angeliIn una fortezza nell’alto dei cieli gli angeli della Guardia Reale, guerrieri dello spirito, soldati azzurri con giubbe e calzari, fanatici delle missioni esclusive, sono riuniti in attesa del prossimo incarico. La chiamata arriva, il prescelto è Gabriele, che dovrà far brillare nuovamente l’alleanza tra Dio e gli uomini, annunciando l’arrivo del Figlio. Comincia così la grande riscrittura dei Vangeli da parte di Eraldo Affinati, uno dei principali autori italiani che, sin dall’esordio tolstojano, ha scelto di credere nell’educazione dedicando le proprie energie agli alunni più difficili e ai minorenni non accompagnati, i giovani migranti da lui spesso definiti “i ragazzi di Barbiana di oggi”, con riferimento alla comunità fondata da don Lorenzo Milani. In questo libro di piena maturità espressiva ci invita a tornare a Gesù, maestro e profeta, con occhi nuovi. Il viaggio dello scrittore, umilmente consapevole e tuttavia capace di aprire suggestivi spazi fantastici e narrativi, parte dalle fonti, Luca e Giovanni soprattutto, ma anche gli Atti degli Apostoli, e alle fonti resta fedele, pur trasfigurandole in un’opera assolutamente originale dove troveremo, sullo sfondo dello straordinario paesaggio palestinese, tutti gli episodi del testo sacro, dalla nascita alla crocefissione e oltre ancora, filtrati dalla sensibilità dell’autore, al tempo stesso affascinato e coinvolto. Cosa significa avere fede? Che senso attribuire al male umano? Quale uso possiamo fare della nostra libertà? Perché la giustizia terrena non ci basta? Come dobbiamo esercitare la responsabilità che sentiamo nei confronti degli altri? Queste antiche domande, che hanno sempre alimentato l’ispirazione etica e civile di Eraldo Affinati, stavolta si misurano con l’amore di Cristo verso di noi, rilanciando, per credenti e non credenti, la forza imperitura del suo messaggio.

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ERALDO AFFINATI. (Roma, 1956) ha pubblicato: Veglia d’armi. L’uomo di Tolstoj (1992), Soldati del 1956 (1993), Bandiera bianca (1995), Patto giurato. La poesia di Milo De Angelis (1996), Campo del sangue (1997, finalista Premi Strega e Campiello), Uomini pericolosi (1998), Il nemico negli occhi (2001), Un teologo contro Hitler. Sulle tracce di Dietrich Bonhoeffer (2002), Secoli di gioventù (2004), Compagni segreti. Storie di viaggi, bombe e scrittori (2006), La Città dei Ragazzi (2008), Berlin (2009), Peregrin d’amore. Sotto il cielo degli scrittori d’Italia (2010), L’11 settembre di Eddy il ribelle (2011), Elogio del ripetente (2013), Vita di vita (2014), L’uomo del futuro. Sulle strade di don Lorenzo Milani (2016, finalista Premio Strega), Tutti i nomi del mondo (2018), Il sogno di un’altra scuola. Don Lorenzo Milani raccontato ai ragazzi (2018), Via dalla pazza classe. Educare per vivere (2019). Con Anna Luce Lenzi ed Emma Lenzi, Italiani anche noi. Corso di italiano per stranieri. Il libro della scuola Penny Wirton (2011, 2019) e Italiani anche noi. Il libro degli esercizi (2019). Con Marco Gatto: I meccanismi dell’odio. Un dialogo sul razzismo e i modi per combatterlo (2020).

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