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RICORDANDO ANTONIO DEBENEDETTI

ottobre 6, 2021

Dedichiamo questa pagina ad Antonio Debenedetti, pubblicando un ricordo di Paolo Di Paolo e altri approfondimenti

La scomparsa di Debenedetti, maestro del racconto - Libri - Approfondimenti - ANSA

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Antonio Debenedetti (Torino, 12 giugno 1937 – Roma, 3 ottobre 2021) è stato uno scrittore, giornalista, critico letterario e poeta italiano.

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Approfondimenti su: la Repubblica, Il Corriere della Sera, Ansa, Il Manifesto, Il Giornale

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Il ricordo di Paolo Di Paolo

Potrebbe essere un'immagine raffigurante 2 persone, persone sedute e spazio al chiuso

Ero un ventenne con il sogno della letteratura, gli avevo fatto un’intervista per un giornaletto di nessuna importanza, e lui mi aprì la sua casa. Un salotto a un passo da Fontana di Trevi, carico di libri fino all’inverosimile: visione che – a quell’età e con quel sogno in tasca – affascina e stordisce. È diventata un’abitudine: non saprei contare il numero di mattine, di pomeriggi, sabato e domenica soprattutto, in cui mi sono seduto davanti a Antonio Debenedetti – due poltroncine rosse, una luce fioca, come dentro un guscio fatto di libri. È stata la mia università parallela: Debenedetti aveva avuto il Novecento letterario in casa. Figlio di Giacomo – Giacomino, come lo chiama nel titolo di un bellissimo libro –, il grande rivoluzionario della critica novecentesca, aveva avuto Saba e Caproni come vice-nonni e maestri d’infanzia, aveva seguito le lezioni di Ungaretti alla Sapienza, era diventato interlocutore privilegiato di Moravia e Fellini. Prendevo appunti, registravo; ne nacque un libro intitolato “Un piccolo grande Novecento”, voluto da Anna Grazia D’Oria per Manni Editori. Comincia con un pomeriggio di settembre: l’ultima volta che Antonio vide Fellini, Corso d’Italia, all’angolo con via Po. Il Novecento, mi disse, per me è finito così. Però ha continuato a interrogarlo costantemente, a sentirne il richiamo, l’eredità. Scrivendo per il “Corriere” e scrivendo i suoi racconti “naturali e straordinari”, solitudini affollate descritte con una intelligenza che – come disse Caproni davanti ad Antonio ancora bambino – «bruciava come un acido».
Gli devo moltissimo, gli devo l’epoca che non era mia e mi restava addosso quando uscivo da casa sua con un fascio di giornali ingialliti, o dopo telefonate lunghissime (dal telefono fisso!), strabilianti esercizi di memoria e di critica a voce – la sua, ancora nelle orecchie; il “lei” che non ha mai smesso di darmi, nonostante i quasi cinquant’anni di distanza anagrafica, un lei spesso perfino affettuoso, più di quanto lo sia un tu rivolto sciattamente. Poteva incupirsi, arrabbiarsi, diventare durissimo. Passava il tempo, il dialogo riprendeva: «Come sta?» chiedevo. «Come sta lei?» rispondeva. E tornava a raccontare: Bassani, Elsa Morante, Simenon, quella volta che fece dialogare (faticosamente) Borges e Moravia («uno non vedeva, l’altro non sentiva»), Natalia Ginzburg, o Pasolini che gli dice questa frase misteriosa: «Sa, la vita è tutto un grande calderone».
Mi sono sentito, davanti a lui, come in un romanzo di Philip Roth, “Lo scrittore fantasma”: il giovane che va in pellegrinaggio dal misterioso appartatissimo anziano scrittore. Autore pure lui di racconti sinistri, divertenti, inquietanti. Al giovane, il vecchio confida di seguire una routine senza soste: «Io prendo le frasi e le giro. Questa è la mia vita. Scrivo una frase e la giro. Poi la guardo e la giro di nuovo. Poi vado a pranzo. Poi torno qua e scrivo un’altra frase. Poi prendo il tè e giro la frase nuova». Così Debenedetti, per decenni, rintanato nella penultima stanza in fondo al corridoio, senza nessuna ansia di correre, di pubblicare. Una specie di devozione, di religione laica, e di ossessione.
Una volte mi lesse a voce alta un racconto intitolato “E fu settembre”, bellissimo, su un uomo che “scopre” di essere ebreo, e quindi sgradito, dalla prima pagina del “Messaggero” nel giorno in cui entrano in vigore le leggi razziali. Ero commosso. Ma non gliel’ho detto: c’era un patto di riserbo, di anti-sentimentalismo. Glielo dico ora e gli dico grazie; ora che mi manca, mi mancherà moltissimo.

© Paolo Di Paolo

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Nota Biografica

https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/8/82/Antonio_Debenedetti_%282010%29.jpgFiglio del critico Giacomo Debenedetti e fratello della storica dell’arte Elisa, Antonio Debenedetti (nato a Torino il 12 giugno 1937) visse fin dall’infanzia a Roma.

Avviò il suo impegno come critico letterario sulle pagine del Punto e dell’Avanti! alla fine degli anni Cinquanta. Dal 1963 collaborò con il Corriere della Sera, in cui svolse tutta la sua carriera di giornalista divenendo inviato speciale per la cultura, ad eccezione di una breve interruzione in cui passò a La Stampa. Nel 1969 fu dapprima redattore capo e poi, da maggio, direttore dei servizi culturali de l’Opinione. Collaborò con numerosi programmi radiofonici e televisivi (Rai Tre, Rai Educational) dedicati ai libri.  Negli ultimi anni ideò e condusse “Cartoline dal paese dei libri” su Radio Città Futura.

L’opera narrativa di Debenedetti vede l’affiancarsi di romanzi – Monsieur Kitsch (1972) Premio Viareggio Opera Prima di narrativa, In assenza del signor Plot (1976); La fine di un addio (1985); Se la vita non è vita (1991, Premio Viareggio); Un giovedì, dopo le cinque (2000, finalista Premio Strega) – e raccolte di racconti, tra le quali ricordiamo: Ancora un bacio (1981); Spavaldi e strambi (1987 Premio Procida-Isola di Arturo-Elsa Morante); Racconti naturali e straordinari (1993, Premio Selezione Campiello); Amarsi male (1998); E fu settembre (2005 Premio Napoli); In due (2008); Il tempo degli angeli e degli assassini (2011). Nella misura breve la scrittura di Debenedetti raggiunge il massimo dell’intensità attraverso lo sforzo di sottrarre il superfluo. La precisazione di concetti e stati d’animo avviene riducendo le parole, lasciando solo quelle necessarie a raccontare figure in costante confronto con il malessere che le tormenta. Scrive Moravia sui personaggi debenedettiani: «La sua è un’osservazione più da entomologo che da ritrattista, più pronto ad infilzare con uno spillo l’insetto che talvolta convive con l’uomo, che a ritrovare tratti umani in situazioni e comportamenti da insetti».
Debenedetti è morto a Roma il 3 ottobre 2021

(Fonte: Wikipedia Italia)

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