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I GRECI E L’ARTE DI FARE I CONTI di Giovanni Marginesu inaugura la nuova serie degli Struzzi di Einaudi

ottobre 14, 2021

Gli Struzzi di Einaudi riprendono con una nuova serie, che viene inaugurata da Giovanni Marginesu con il titolo “I greci e l’arte di fare i conti. Moneta e democrazia nell’età di Pericle”

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Gli struzzi nascono nel 1970 e il numero 1 è la nuova edizione  di Il Maestro e Margherita  di Michail Bulgakov. L’intenzione è quella di “riproporre libri essenziali: dai classici alla narrativa, alla poesia e al teatro contemporanei”, ma  Gli struzzi non vogliono trascurare la “memorialistica” e  neppure “i volumi destinati ai ragazzi”. Così recita la breve descrizione del Catalogo storico Einaudi.

Detto in altre parole sono i tascabili prima degli Et. Elsa Morante volle imporre Gli struzzi per la prima edizione di “ La storia”, Struzzo numero 58. La collana sospende le novità nel 2008, al titolo 642.
Il nome, però –Gli struzzi- era troppo bello per non trattenere un’idea di futuro, e i titoli pubblicati troppo memorabili per non fare ponte con oggi.

Gli struzzi riprendono con una “nuova serie” che inizia la numerazione di nuovo dal n° 1, diretti personalmente da Ernesto Franco. Mantengono la loro vocazione di “Universale”. Non si impongono vincoli di epoche, di luoghi, di forme o di generi. Saranno narrazioni e saggismi, meditazioni e viaggi, poesia e dialoghi, diari, ricordi, ritratti di donne e uomini italiani, ritratti di personaggi immaginari, conferenze, casi clinici, processi e battaglie, discorsi e aforismi, confessioni e finzioni, figure.
Il filo rosso che li terrà insieme sarà la differenza che li caratterizzerà l’uno rispetto all’altro, come accade nella vita, nel mondo e nella testa del lettore.
Il nuovo progetto grafico è di Ugo Nespolo.

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Approfondimento su “I greci e l’arte di fare i conti. Moneta e democrazia nell’età di Pericle di Giovanni Marginesu (Einaudi)

“La tesi di questo breve saggio è molto semplice”, scrive Giovanni Marginesu nella prefazione di questo suo nuovo libro: “i Greci dei tempi di Pericle resero l’uso del denaro qualcosa di molto simile a un’arte, informandolo a principî improntati ad alcune leggi elementari e a una buona dose di etica e di estetica condivise. La loro antica lezione può forse servire da esempio anche oggi, ai contemporanei che accusano la presenza sempre piú invasiva di una finanza astratta, disumana e incomprensibile.
Nella percezione corrente, l’economia del mondo antico assomiglia ancora a un regno favoloso, sul quale spesso sono state proiettate utopie, prima fra tutte quella dell’assenza di logiche “capitalistiche” di profitto. Tale immagine ideale sta tuttavia cedendo di fronte a un’evidenza sempre piú comprovata: è proprio sul suolo ateniese, nel v secolo a. C., che si sarebbe formato il nucleo genetico della finanza, di una consapevole gestione del denaro, soprattutto – ma non solo – nell’amministrazione pubblica”.

E poi il saggio cede il passo al racconto, parlandoci di come fosse famosa l’avarizia di Pericle, malvista in casa, ma molto gradita nelle occasioni pubbliche in cui si trattava di soldi pubblici, e di come acribia e democrazia, quando la prima significava estrema e fredda precisione e la seconda caldo sentimento etico, andassero a braccetto nella polis prima fra tutte, Atene, nell’epoca d’oro dell’arte, della letteratura, della potenza e della civiltà. Marginesu lavora da archeologo su frammenti e stele per narrarci la storia dei rendiconti greci, che venivano incisi con raffinata maestria sulla pietra ed esposti, in città e sull’acropoli, a uno sguardo quasi «ossessionato» dalla contabilità, in quanto gli Ateniesi erano ben consci di come fossero la «preziosa radiografia» del loro mondo. «I rendiconti sono l’architettura, l’arte, la guerra. Solo che, scarnificate dal genio artistico, dall’abilità tecnica, dall’eroismo, ne vediamo in dettaglio lo scheletro amministrativo e l’intelaiatura gestionale. Uno scheletro le cui cellule si chiamano monete». Da questa prospettiva, Marginesu narra una volta ancora, ma con grande novità e sorprendente ritmo, di vicende e personaggi che credevamo di conoscere bene: la protezione del tesoro della Lega delio-attica, la famosa statua crisoelefantina di Atena eretta da Fidia, che quasi rovinò per sempre l’artista e la sua fama, le guerre e i «prestiti a interesse» che gli dèi, ovvero i tesori dei loro santuari, facevano continuamente ad Atene. «Sappiamo ormai», scrive Marginesu, «che non c’è nulla di paradossale nel fatto che la razionalità del documento contabile sia una delle maschere che la democrazia ateniese indossa di fronte al mondo, e anche allo specchio, davanti a se stessa». Ecco perché, quando veniamo a sapere che Pericle amava essere ritratto mentre faceva di conto, proviamo la paradossale ma consueta sensazione che i Greci abbiano ogni volta qualcosa di nuovo da raccontarci.

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Giovanni Marginesu insegna Storia della Grecia antica all’Università di Sassari, a due passi dallo splendido Museo Archeologico della città. Si è addottorato all’Università di Pisa e formato nella Scuola Archeologica Italiana di Atene. Ha lavorato sulle iscrizioni giuridiche a Creta, isola dove ritorna sempre. Ha scritto sui cantieri edilizi di Atene (Gli epistati dell’Acropoli, 2010) e sui costi dell’arte antica (Il costo del Partenone, 2020). Per Einaudi ha pubblicato I Greci e l’arte di fare i conti. Moneta e democrazia nell’età di Pericle (2021).

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