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MARILÙ OLIVA racconta LE SULTANE (Solferino)

novembre 4, 2021

Come nasce un romanzo? Per gli Autoracconti d’Autore di Letteratitudine: MARILÙ OLIVA racconta il suo romanzo “Le Sultane” (Solferino)

Il romanzo esce oggi, 4 novembre 2021

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di Marilù Oliva

Premetto che mi riservo di utilizzare l’aggettivo vecchio senza accezioni negative, ma solo caricandolo della sua portata di esperienza. La differenza tra antico e vecchio, nel nostro dizionario e nella nostra mentalità, è più meno legata al lascito del tempo: le stagioni passano sopra ciò che diventerà antico e lo impreziosiscono; trascorrono invece sopra ciò che verrà definito vecchio e lo sciupano.
Ecco, stavolta vorrei confondere i due attributi.
La domanda che mi rivolgono più spesso è: «Perché hai scritto un libro sulla vecchiaia?».
Io rispondo che Le Sultane non è solo un libro sulla vecchiaia: è soprattutto un libro sulla vita, vista attraverso gli occhi di tre donne anziane rese sia soggetto che tramite della narrazione. Attorno a loro si dipanano figure che vorrei restituissero al lettore un quadro realistico – ma anche grottesco – di quello che può essere il quotidiano, un quotidiano di una qualsiasi periferia, un palazzo popolare fatiscente, tre parche che tirano i fili e gli altri inquilini, i parenti, i conoscenti più o meno adulti, come burattini inconsapevoli.
Ho inoltre tentato un tributo a quelle che chiamo le “categorie non protette”, ovvero le fasce di persone più fragili, più a rischio – gente che dovrebbe essere tutelata, verso la quale si dovrebbe prestare più riguardo ma che inevitabilmente finisce per essere trascurata. La nostra è un’epoca in cui in cui sfiorire è ritenuto quasi inopportuno e in cui la vecchiaia al femminile viene accettata solo se deformata in immagini pubblicitarie, la vecchia sbiancapanni o la vecchia incontinente. Per non parlare del corpo delle vecchie: un vero e proprio tabù.
Invece no.
Esistono tante vecchie differenti e irreplicabili, io ne ho costruite tre, molto diverse da quelle mediatiche, molto più umane, spero, pur nei loro abissi. Ho cercato di entrare nelle loro stanze e nelle loro tre teste:

– Wilma, tondetta e generosa, capelli sempre acconciati, lacrima facile, madre squarciata, abilissima mercante ambulante che venderebbe l’acqua santa al diavolo.
– Mafalda, la donna più tirchia sulla faccia della terra, secca secca e sghemba, con la ricrescita di quattro centimetri e un pullover che effonde puzza di cipolla ogni volta che alza le braccia.
– Nunzia, cuoca provetta e golosa, bigotta piena di voglie e di superstizioni, marchiata da quell’elefantiasi alle gambe che è uno spettacolo a vedersi.

Oltre a Arsenico e vecchi merletti o a La Comunidad, più di un lettore ha fatto riferimento a Pulp Fiction forse per via dello straniamento cui ho sottoposto tre – apparentemente – innocue vecchine. Si spingono ai limiti perché la vita, la società, la disattenzione le costringono a disfarsi delle impalcature etiche che avevano loro consentito, fino a quel momento, di sopravvivere. E torniamo al discorso di cui sopra: questo è un romanzo sull’egoismo meschino contro l’altruismo, sulla realtà ruvida contro la dolcezza dei sogni. Infatti le mie vecchie sognano, anche se non potrebbero, quindi sbagliano senza volerlo, reclamano educazione e proprio da qui si innesca un meccanismo giocato sulla commedia nera, dove si alternano equivoci, occultamenti, rabbie, distruzioni e rinascite. Non mi sono posta il problema della loro redenzione, al massimo deciderà il lettore: certo le tre vegliarde commettono atti terribili. Personalmente non riesco a condannarle, ma il punto non è questo, noi non siamo giudici, nel momento in cui scriviamo un libro. Siamo solo dei portavoce. Messaggeri tra i mondi che ci ostiniamo a forgiare e quello su cui, non sempre saldi, camminiamo.

(Riproduzione riservata)

© Marilù Oliva (Foto di Claudia Spaziani)

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La scheda del libro: “Le Sultane” di Marilù Oliva (Solferino)

In un condominio popolare di via Damasco, a Bologna, tre ultrasettantenni regnano in contrastate. Sono l’astuta Wilma, la tirchia Mafalda e la golosa Nunzia. Imperfette e segnate da vite altrettanto imperfette – liti e meschinità, malattie proprie o di parenti, la difficoltà di far quadrare i conti – l’aspetto peggiore della loro quotidianità è probabilmente Carmela, l’inquilina del secondo piano, rumorosa e cafona. Una spina nel fianco che si aggiunge alle mille grane di sempre: un marito con l’Alzheimer, nipoti viziati, una figlia satanista e un figlio perduto. Purtroppo, quando la vita aggiunge ogni giorno un nuovo piccolo peso al fardello che ti porti sulle spalle, perdere l’equilibrio è un attimo. E in quell’attimo prendi in mano i fili del destino e ti accorgi che anche tu hai il potere di tirarli con decisione. O forse di tagliarli come le Parche. Variazione sui temi del Macbeth, noir urbano, commedia delle periferie: il romanzo di Marilù Oliva è tutto questo e molto di più. È una storia irresistibile che parla delle nostre convivenze difficili, delle nostre umanità confuse, dello scontro tra volontà e destino. Della vita che passa e che lasciamo indietro, e del prezzo da pagare per riprendercene almeno un po’.

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Marilù Oliva è scrittrice, saggista e docente di lettere. Ha scritto due thriller e numerosi romanzi di successo a sfondo giallo e noir. Ha co-curato per Zanichelli un’antologia sui Promessi Sposi, e realizzato due antologie patrocinate da Telefono Rosa, nell’ambito del suo lavoro sulle questioni di genere. Collabora con diverse riviste ed è caporedattrice del blog letterario Libroguerriero. Tra i suoi libri più recenti: L’Odissea raccontata da Penelope, Circe, Calipso e le altre (Solferino, 2020) e Biancaneve nel Novecento (Solferino, 2021).

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