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IL CERCATORE DI LUCE di Carmine Abate (Mondadori) – recensione

novembre 10, 2021

“Il cercatore di luce” di Carmine Abate (Mondadori)

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di Daila Miceli

Leggere “Il cercatore di luce” di Carmine Abate è come entrare nella splendida sala di un museo e rimanere abbagliati dalla bellezza del “Trittico della Natura” di Giovanni Segantini, guidati dall’Autore alla scoperta di dettagli che pagina per pagina incantano il lettore, mentre la storia si snoda fluida in un’alternarsi di vita, natura, morte.
Nel ritmo sostenuto di una storia mai banale, che lega la vita del protagonista Carlo a quella del Maestro Segantini, ripercorriamo con naturalezza più di un secolo di storia, nell’intreccio mai forzato o scontato della vita di due famiglie, mentre un linguaggio sempre appropriato e con una narrazione sempre scorrevole ci trasporta dal Trentino alla Calabria e alla Svizzera, la Scanuppia, Besenello, San Giovanni in Fiore, Maloja, in un’alternarsi di paesaggi che la sapienza dell’Autore pennella con dovizia di particolari, senza mai eccedere in uno sfoggio troppo dotto, ma sempre adattando l’uso sapiente della parola ai buoni sentimenti e alle riflessioni profonde di cui l’intero libro è intriso.
E in ogni descrizione di paesaggio, in ogni scena di vita vissuta riusciamo ad apprezzare addirittura il “profumo” dei luoghi, sia quello della Sila, dove il “vento odora di mare”, sia quello del legno della baita in Trentino, sia quello del colore utilizzato dal Maestro mentre dipinge all’aperto in alta quota.
Con lo stesso entusiasmo approfondiamo nella lettura la nostra conoscenza dei personaggi, dalla Moma, la nonna di origine calabrese, che ha sposato un ingegnere trentino, le cui parole sono sempre intrise di saggezza e che è il baluardo della famiglia, a Giovanni Segantini che apprezziamo in tutta la sua grandezza di artista, ma anche nella sua profonda umanità e nella sua capacità avvolgente di amare senza riserve la sua Bice e finanche la Bepa, la mula che dal paese porta in montagna le ceste di pane fresco, divenendo anch’essa protagonista di un paesaggio rurale in cui ognuno ha un ruolo e un’identità da valorizzare e rispettare.
Ogni pagina parla di amore per la natura, per il creato e per le sue bellezze, di amore per ogni essere vivente, nella sua specificità, nella sua fragilità, nella sua debolezza e dell’importanza di preservare la nostra umanità, anche nelle situazioni più difficili e più drammatiche.
“Respirare la luce” è l’appunto che Carmine Abate porta con sé tornando dalla cima dello Schafberg, seduto davanti alla baita dove è morto il pittore e di cui lui stesso ci parla in una nota finale. Ecco, se questo era il suo intento con questo straordinario romanzo storico ci è riuscito benissimo, perchè il lettore è rapito e immerso in un racconto “luminoso” e “illuminante”, mentre a tratti trattiene il respiro, a tratti il battito del cuore accelera e la vita nelle sue innumerevoli sfaccettature esplode in un paesaggio di luce.

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La scheda del libro: “Il cercatore di luce” di Carmine Abate (Mondadori)

Il cercatore di luce - Carmine Abate - copertinaCarlo ha dodici anni quando sale in Scanuppia, una montagna del Trentino, per trascorrere le vacanze estive nella baita di famiglia. I genitori non fanno che litigare, la tensione è palpabile, eppure un inatteso sollievo lo coglie quando si immerge nel dipinto appeso nella sua stanza: una giovane donna con un bambino tra le braccia. Chi sono quelle due persone? Al ragazzo pare di riconoscerle e chiede notizie alla Moma, la nonna originaria della Calabria, scoprendo che il nonno aveva conosciuto il pittore, Giovanni Segantini.
Carlo si trova così a ricostruire la trama intima e collettiva di un intero secolo, a partire dalla travolgente vicenda umana di Segantini, legata a quella della propria famiglia. Mentre è alle prese con i primi turbamenti sentimentali, il ragazzo si appassiona all’amore tra l’artista e Bice Bugatti, donna carismatica e compagna fedele, sempre al suo fianco dall’incontro a Milano agli anni in Brianza e in Svizzera.
In un romanzo epico e visionario, Carmine Abate torna a raccontare un’appassionante storia famigliare, e vi intreccia con maestria la straordinaria avventura esistenziale e artistica di uno dei nostri più grandi pittori, muovendosi – con l’autorevolezza di chi li conosce nelle più segrete profondità – in luoghi lontani ma dalla identica, struggente meraviglia: dal Trentino di Arco e della Scanuppia, paradiso naturale degli urogalli, alle altezze sublimi di Maloja, all’altopiano della Sila, monumento alla bellezza nel cuore del Mediterraneo.
Avvalendosi di un meccanismo narrativo ad alta precisione alimentato da una lingua insieme morbida e acuminata, Abate scolpisce un potente romanzo corale che affronta temi universali: la vita, la natura, la morte, gli stessi del famoso Trittico della Natura di Giovanni Segantini. È lui l’inesausto cercatore di luce che, pur presagendo la fine ormai prossima, sale in montagna a dipingere l’ultima, grandiosa opera. L’unico modo per sconfiggere la morte. La sua e la nostra.

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Carmine Abate è nato a Carfizzi, un paese arbëresh della Calabria. Emigrato da giovane ad Amburgo, oggi vive in Trentino. Come narratore, ha esordito in Germania con Den Koffer und weg! (1984) e in Italia con Il ballo tondo (1991), cui sono seguiti raccolte di racconti e romanzi di successo. I suoi libri, vincitori di prestigiosi premi, sono tradotti in numerosi Paesi. Con La collina del vento (2012) ha vinto il 50° Premio Campiello.

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