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KLARA E IL SOLE di Kazuo Ishiguro (Einaudi) – recensione

novembre 16, 2021

“Klara e il Sole” di Kazuo Ishiguro (Einaudi)

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di Massimo Maugeri

Nel 2017 gli è stato conferito il premio Nobel per la letteratura “perché, nei suoi romanzi di grande forza emotiva, ha svelato l’abisso sottostante il nostro illusorio senso di connessione con il mondo”. Stiamo parlando di Kazuo Ishiguro, scrittore britannico di origine giapponese, nato a Nagasaki l’8 novembre del 1954. Di questo “abisso sottostante il nostro illusorio senso di connessione con il mondo”, già sviscerato in altre opere celeberrime come “Quel che resta del giorno” (1989) e “Non lasciarmi” (2005), se ne trova riscontro anche all’interno della sua nuova bellissima opera – “Klara e il Sole” (Einaudi, traduzione di Susanna Basso) – che conferma l’attitudine di questo straordinario autore per le storie visionarie. D’altra parte è proprio la visione narrata attraverso storie letterarie che, più di altro, ci offre la possibilità di comprendere la direzione che gli esseri umani stanno prendendo, tra nuovi scenari e ataviche debolezze. E se – con riferimento a questo libro – il nuovo scenario è rappresentato dall’intelligenza artificiale, la debolezza atavica si radica sulla solitudine ancestrale che l’essere umano, nonostante le illusorie forme di nuove connessioni offerte dal progresso tecnologico, non riesce a scrollarsi di dosso.
Entrando nelle pagine del romanzo, ci ritroviamo all’interno di in una realtà distopica. O forse, più semplicemente, in un futuro molto prossimo con il quale, tra breve, dovremo fare i conti. Un futuro caratterizzato da confusione sociale, dalla smania di perfezionismo e dal ruolo sempre più preminente della tecnologia. Ed è proprio il frutto dell’innovazione tecnologica che diviene voce narrante del romanzo. Tale “frutto” si chiama Klara ed è una AA, ovvero un’Amica Artificiale. Chiamarla robot, sarebbe ingiusto. Riduttivo. È molto di più, la dolce Klara che osserva il mondo da dietro la vetrina di un negozio in attesa che un adolescente possa invaghirsi di lei e convincere i genitori ad acquistarla come una sorta di “dama di compagnia” ipertecnologica alimentata dai raggi solari. Potremmo definirla, allora, come una umanoide dalle spiccate capacità di osservazione, di apprendimento e, persino, di valutazione (per non dire di “giudizio”).
Il punto di riferimento dell’esistenza artificiale di Klara, colei per la quale dovrà dare il meglio della sua natura di AA, sarà una quattordicenne malaticcia il cui nome è Josie. Klara diverrà elemento imprescindibile della vita di questa ragazzina, entrerà a far parte del suo mondo, delle sue ferite, della sua solitudine; bilanciando persino il comportamento ossessivo della madre (dura, arcigna, sicuramente condizionata dalla malattia della figlia e dal dolore per la perdita della sorella di Josie); ma soprattutto sarà la voce e il pensiero di Klara a trascinare il lettore. La sua capacità, per esempio, di osservare le strategie che gli umani escogitano per combattere la loro fragilità; come nell’occasione di un raduno di adolescenti organizzato proprio a casa di Josie. Klara all’inizio rimane perplessa a causa della cattiveria mostrata dai ragazzi; ma poi capisce che non è altro che una reazione alla paura della solitudine, l’antidoto sbagliato al vuoto interiore che li attanaglia. E di questo vuoto sono forse responsabili i genitori, ossessionati dall’ansia di “potenziare” i propri figli per renderli sempre più competitivi tra le pieghe di una società che pare aver perso il senso del proprio esistere.
Dove ci porterà la nostra propensione al perfezionismo? E Klara è davvero un essere senziente? Questa sensibilità che mostra è davvero “sua”? E questa sorta di patto che intende stipulare con il Sole (che per lei è la fonte della vita, essendo alimentata a energia solare), al fine di provare a salvare Josie dal baratro della malattia, che valenze metaforiche può avere? Quali sono gli elementi distintivi tra un essere umano e un essere non (davvero) umano? Fino a che punto queste differenze tendono ad assottigliarsi a mano a mano che l’umanità vira verso forme di progresso che aprono scenari epocali anche di valutazione etica? E quali sono le problematiche conseguenti?
Il pensiero, in tal senso, passa subito da Klara alla protagonista del bellissimo “Non lasciarmi” (Never Let Me Go). Quel romanzo mostrava una realtà distopica ancorata al tema della clonazione. In “Klara e il Sole”, come accennato, lo scenario si sposta sull’analisi di un altro tema epocale: le prospettive e le possibili implicazioni etiche e sociali dello sviluppo dell’Intelligenza Artificiale.
In ogni caso, ancora una volta, Ishiguro affonda la sua penna su questioni forti, delicatissime e di stringente attualità. E ci mette di fronte a noi stessi, alle nostre problematiche esistenziali. Alla nostra nuda e fragile prospettiva di futuro.

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La scheda del libro: “Klara e il Sole” di Kazuo Ishiguro (Einaudi)

Klara e il Sole - Kazuo Ishiguro - copertinaSeduta in vetrina sotto i raggi gentili del Sole, Klara osserva il mondo di fuori e aspetta di essere acquistata e portata a casa. Promette di dedicare tutti i suoi straordinari talenti di androide B2 al piccolo amico che la sceglierà. Gli terrà compagnia, lo proteggerà dalla malattia e dalla tristezza, e affronterà per lui l’insidia piú grande: imparare tutte le mille stanze del suo cuore umano. Dopo il conferimento del Premio Nobel per la Letteratura, Ishiguro torna ai temi di Non lasciarmi per offrirci una nuova indimenticabile elegia sul valore dell’amore e del sacrificio.

Dalla vetrina del suo negozio, Klara osserva trepidante il fuori e le meraviglie che contiene: il disegno del Sole sulle cose e l’alto Palazzo RPO dietro cui ogni sera lo vede sparire, i passanti tutti diversi, Mendicante e il suo cane, i bambini che la guardano dal vetro, con le loro allegrie e le loro tristezze. Ogni cosa la affascina, tutto la sorprende. La sua voce, cosí ingenua ed empatica, schiva e curiosa quanto quella di un animale da compagnia, appartiene in realtà a un robot umanoide di generazione B2 ad alimentazione solare: Klara è un modello piuttosto sofisticato di Amico Artificiale, in attesa, come la sua amica Rosa e il suo amico Rex, e tutti gli altri AA del negozio, del piccolo umano che la sceglierà. A sceglierla è la quattordicenne Josie. E fin dalla sua prima visita al negozio, nonostante l’ammonimento di Direttrice sulla volubilità dei bambini, Klara sente di appartenerle, e per sempre. Josie è una ragazzina vivace e sensibile, ma afflitta da un male oscuro che minaccia di compromettere le sue prospettive future. Per lei Klara è pronta ad affrontare la brusca autorevolezza di una madre cupa e indecifrabile, l’ostilità spiccia di Domestica Melania e gli scherzi cattivi dei compagni speciali che frequentano con Josie gli «incontri di interazione», e che mal sopportano i diversi. Quando la malattia di Josie colpisce piú duramente, Klara sa che cosa fare: deve trovare colui da cui ogni nutrimento discende e intercedere per la sua protetta, anche a costo di qualche sacrificio; deve impegnarcisi anima e corpo, come se anima e corpo avesse. Nel primo romanzo dopo il conferimento del Premio Nobel per la Letteratura, Ishiguro torna ai temi esplorati in Non lasciarmi per offrirci una nuova meditazione indimenticabile e struggente sul valore dell’amore e del sacrificio e sulla complessità del cuore umano, composito e sfaccettato come i riquadri in cui si fraziona la vista dell’androide Klara.

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