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LUCA RICCI racconta GLI INVERNALI (La nave di Teseo)

novembre 17, 2021

Come nasce un romanzo? Per gli Autoracconti d’Autore di Letteratitudine: LUCA RICCI racconta il suo romanzo “Gli invernali” (La nave di Teseo)

E ne approfitta per fare il punto sulla sua quadrilogia delle stagioni

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di Luca Ricci

All’inizio di questa storia, che è una lunga storia tutt’ora in corso, ci sono due racconti brevi. Il primo racconto l’ha scritto Guy de Maupassant nel 1884 e s’intitola La chevelure e il secondo l’ho scritto io nel 2016 e s’intitola Dedizione? La chevelure è un feticcio magico per me o una sorta di bizzarra lettera d’assunzione: leggendolo da ragazzo nottetempo sulle spallette del lungarno pisano mi svelò la mia vocazione letteraria (per rendere l’idea: l’edizione Oscar Mondadori in cui lo lessi per la prima volta ha come segnalibro il mio foglio rosa per la patente di guida); Dedizione? nasce proprio per omaggiare quel racconto di Maupassant, seguendone la dinamica narrativa a climax – lo scivolare nella follia da parte del protagonista. Tutto bene, si dirà, un cerchio che si chiude. Il punto è che in genere dopo aver scritto un racconto non ci torno più sopra, convincente o meno che mi sembri volto pagina. Dedizione? invece non mi si toglieva dalla mente, dovevo tornare a rileggerlo, ripensarlo, indagarlo. Mi sentivo come il protagonista della storia, solo che al posto della fissazione per la foto di Jeanne Hébuterne io mi ero ossessionato del mio stesso racconto. A quel punto – con quel grado di consapevolezza – è stato quasi naturale rimettersi a tavolino per cercare di trasformare Dedizione? in un romanzo: per la prima volta nella mia vita di scrittore volevo più pagine per una delle mie storie. Se il periodo dell’anno nel quale si svolgeva il racconto era sospeso, con il passo lungo del romanzo mi è stato chiaro fin da subito che avrei fatto coincidere l’intera azione con un’unica stagione: l’autunno, il periodo dell’anno per antonomasia dello sfacelo (fisico ma soprattutto mentale, nel caso del mio protagonista). Gli autunnali è nato così, attraverso questi passaggi analogici, in pochi mesi di trance a ridosso dell’estate del 2017.
A luglio avevo ultimato la prima stesura e inviato il romanzo alla mia agente. Soltanto in quel momento fui colto da un’altra illuminazione: e se dopo l’autunno mi fossi dedicato alle altre stagioni? Il titolo con l’aggettivo sostantivato era già stato scelto e perciò m’immaginai tutta la serie: Gli autunnali, Gli estivi, Gli invernali, I primaverili. Trattare un aggettivo come un sostantivo significa tracciare con nettezza delle priorità: ci sarebbe stato il tentativo di restituire la stagionalità, il trascorrere del tempo – l’emozione del tempo -, ma su tutto avrebbe prevalso l’uomo e le sue relazioni. A poco a poco misi a fuoco la natura di questa quadrilogia. Il raccordo sarebbe avvenuto molto più in profondità rispetto al plot, sconfessando l’elemento che in genere dà la continuità alle serie televisive che amiamo (che richiamano il feuilleton, e ambiscono a essere iper-romanzi). A ricorrere non sarebbero stati i personaggi, ma macro temi quali amore e disamore, mondo culturale romano (ma Roma, come faccio dire a uno dei personaggi, è più grande del mondo), e rappresentazione del tempo (scomposizione del tempo, tempo naturale e tempo artificiale, tempo lineare e tempo curvo). Ho scritto per anni con un’unica paura, l’unica sensata in questo genere di progetti così impegnativi e a lungo termine: che venisse meno lo stato di necessità, il bisogno espressivo rispetto a quel nucleo di temi su cui avevo impostato il lavoro. E se a metà non avessi avuto più voglia? Sarei stato costretto a scrivere una nota molto simile a quella che Goffredo Parise appone all’inizio dei suoi Sillabari: “Dodici anni fa giurai a me stesso, preso dalla mano della poesia, di scrivere tanti racconti sui sentimenti umani (…) ma alla lettera S, nonostante i programmi, la poesia mi ha abbandonato. E a questa lettera ho dovuto fermarmi”. Se c’è una cosa che ritengo non debba appartenere a chi scrive è la furbizia. Il maggior sforzo di uno scrittore consiste proprio nell’evitarla. Resti il fanciullino, lo scemo di famiglia, la pecora nera, l’inetto, il vecchio dentro, il demente. Senza una spinta onesta avrei dovuto lasciar perdere. Non è successo con Gli estivi che è del 2020 e ha dovuto sopravvivere alla pandemia (provateci vuoi a muovere un titolo con le librerie chiuse). E non è successo neppure con Gli invernali, che è appena uscito e, rispetto al progetto iniziale, introduce dei piccoli elementi di novità. Innanzitutto è un romanzo corale, e non più il catalogo delle ossessioni di un singolo personaggio, e poi ha un andamento dialogico, quasi teatrale, che gli avvicina alcuni modelli che non avevo previsto: tra i contemporanei i lavori di due scrittrici sublimi come Amélie Nothomb e Yasmina Reza, e per il passato l’Edward Albee di Chi ha paura di Virginia Woolf? Della quadrilogia, Gli invernali è quello più esplicitamente legato al mondo editoriale, visto che i personaggi principali sono una serie di operatori culturali tipologici: uno scrittore in crisi, un editore fallito, un’addetta stampa depressa, una docente universitaria raccomandata, una bestsellerista rosa, un agente spietato, un esordiente aggressivo, una scrittrice decaduta e un critico letterario megalomane. La cosa che temevo di più mentre scrivevo era questa (auto)obiezione: “Interesserà solo agli addetti ai lavori”. In realtà la letteratura parte sempre da un particolare per raggiungere, nei casi felici, un universale. A nessuno verrebbe mai in mente di dire che Il vecchio e il mare di Ernest Hemingway è un romanzo che può interessare solo ai pescatori. E così mi sono un po’ tranquillizzato e ho continuato a scrivere questi dialoghi, scoprendo alla fine che si tratta di tre storie d’amore distinte, con i classici corollari di fedeltà e infedeltà, pietà e spietatezza, dolcezza e cinismo. La vita, come al solito. E sarà bene ricordarlo: senza la quale nessuna letteratura è possibile.

(Riproduzione riservata)

© Luca Ricci

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La scheda del libro: “Gli invernali” di Luca Ricci (La nave di Teseo)

Un editore rifiuta il romanzo di uno scrittore: niente di male, se editore e scrittore non fossero anche amici per la pelle e testimoni di nozze dei rispettivi matrimoni; un esordiente viene tenuto a battesimo da un importante critico letterario: tutto bene, se l’esordiente non frequentasse l’ex moglie del critico; una scrittrice di romanzi rosa va a letto con il suo agente letterario: ammissibile, se scrittrice e agente non si incontrassero a colazione proprio con il marito di lei, un onesto lavoratore nel ramo della fibra ottica senza alcuna propensione per l’arte.
E questo girotondo di personaggi che appartengono al famigerato quanto avventuroso mondo culturale non potrebbe andare in scena se non durante la “barzelletta seria” che è l’inverno romano. Un tempo li si sarebbe chiamati con ossequio “intellettuali”, oggi li guardiamo con tenerezza mentre tentano di sfangarla, tra idealismo e problemi pratici, tradimenti e atti di fede, illuminazioni e ottenebramenti. In una Roma incorniciata dalle finestre dei locali e delle case dentro cui si sverna, che “se non esistesse non andrebbe inventata”, si consuma un’impietosa schermaglia che riguarda le passioni, i sentimenti, gli affetti: la posta in gioco come sempre è la vita.
Dopo Gli autunnali e Gli estivi, Luca Ricci ci consegna il terzo tassello della quadrilogia delle stagioni, un romanzo che, quasi per contrapporsi alla letargia invernale, ha un ritmo ancora più indiavolato, ed è capace d’indagare le ragioni più profonde che muovono le donne e gli uomini.

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Luca Ricci è nato a Pisa nel 1974 e vive a Roma. Ha scritto L’amore e altre forme d’odio (2006, Premio Chiara, nuova edizione La nave di Teseo, 2020), La persecuzione del rigorista (2008), Come scrivere un best seller in 57 giorni (2009), Mabel dice sì (2012), Fantasmi dell’aldiquà (2014), I difetti fondamentali (2017). Per La nave di Teseo ha pubblicato Gli autunnali (2018), Trascurate Milano (2018) e Gli estivi (2020). I suoi libri sono tradotti in diverse lingue straniere.

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