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E TI VENGO A CERCARE. Voli imprevedibili e ascese velocissime di Franco Battiato

novembre 22, 2021

Andrea Scanzi omaggia Franco Battiato al Teatro Circus di Pescara

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di Alessandra Angelucci

PESCARA: Sabato 20 novembre 2021 al Teatro Circus c’è emozione. Le sedie rosse sono finalmente tutte occupate e stare vicini non spaventa come prima. Si è a teatro, si è insieme.
In molti pensano alla stessa cosa. Si percepisce dal senso di attesa che accomuna i presenti. Tutte le bocche lo hanno cantato. Hanno conosciuto la profondità di Franco Battiato: il maestro. Quando lo si nomina è solo così che si può dire, anche se a lui non sarebbe piaciuto. A Franco Battiato le definizioni non piacevano perché la sua anima, come la sua musica, era netta e lieve, in continuo divenire. Uno “scorrere lento” dentro “il tempo di altre leggi”, quelle che ai più non è dato conoscere. Un’esistenza straordinaria nel senso letterale del termine, come quelle destinate a comprendere la propria evoluzione nel passaggio sulla terra.
Visto così potremmo dire che Battiato fosse un extra-terrestre: al di sopra della mediocrità terrena, al di sopra della banalità e di quel Male che lui aveva saputo riconoscere nell’uomo, rifuggendolo.
Sabato 20 novembre al Teatro Circus di Pescara c’è un’emozione straniante. Il sipario si apre per un regalo che il giornalista Andrea Scanzi fa a un pubblico numeroso: “E ti vengo a cercare. Voli imprevedibili e ascese velocissime di Franco Battiato”, spettacolo cucito ad hoc per il Fla – Festival di Libri e Altre Cose, diretto da Vincenzo D’Aquino.
Un piccolo tavolino con sopra libri e un calice di vino. È essenziale la scena che si apre allo sguardo e in cui Scanzi si offre con generosità: lui ama la musica, ne studia i dettagli restituendo la bellezza che sta all’origine dell’atto creativo. Il suo narrare è immediato, arriva dritto al cuore e, quando il ricordo si fa carne sul palcoscenico, anche lui canta e si commuove.


Non c’è ridondanza. Scanzi parla al presente, perché il vuoto che Battiato ha lasciato è totale: umano, sperimentale, musicale, spirituale. Pensarlo al passato per lui non è possibile, come per tutte le creature che si dicono eterne.
Scanzi racconta il genio musicale che fu Battiato sin dalla sua prima apparizione in televisione, quella in bianco e nero. Quella che nel 1967 vedeva alla conduzione Rai i giovanissimi Caterina Caselli e Giorgio Gaber. Sì, Gaber, che dirà a Battiato di chiamarsi Franco e non Francesco, e che lo aiuterà perché venga conosciuto dal grande pubblico. Alle parole del giornalista aretino si aggiungono allora le immagini che scorrono davanti agli occhi degli spettatori: un giovane Battiato che insegnerà subito il senso della parola “esplorare”. Se c’è una cosa che lui ha fatto è proprio questa: procedere con passi decisi lungo le latitudini di un linguaggio musicale che nessuno ha mai potuto raggiungere.

La sua musica non era prevedibile. Scanzi lo dice più volte, guida il pubblico dentro ogni fase evolutiva del maestro, come quella sperimentale, dal 1971 al 1976, dentro la quale Battiato “si diverte come un bambino”: viaggia, va all’estero, studia il tedesco, l’inglese, il francese. Lui non si sarebbe accontentato. Scanzi parla di “bulimia espressiva e artistica”, di “talento enorme”. E ha ragione. Così enorme che a fatica lo capivano, almeno inizialmente. Basti pensare agli album Fetus, Pollution, Clic, Sulle corde di Aries.

Sul palcoscenico si racconta la collaborazione con il violinista Giusto Pio, la ricerca dell’esoterismo, del sufismo di Gurdjieff e quella grande capacità di avvicinare il pubblico alla filosofia con la composizione di brani apparentemente “leggeri”, come in Centro di gravità permanente.
Ecco allora che alle parole e alle immagini si unisce l’interpretazione dei brani più noti grazie al musicista Gianluca Di Febo. Cantare viene spontaneo. Tutti in sala, al Teatro Circus di Pescara, pronunciano i testi del noto cantautore. Perché è questo il grande miracolo della musica di Battiato: aver dato a tutti la possibilità di cantare cose difficili e lontanissime dalla Cultura Occidentale in modo universale: “You are a woman in love/Baby I need your love/I want your love”.

Prospettiva Nevski, E ti vengo a cercare, Gli uccelli, Voglio vederti danzare: sono solo alcune delle canzoni che echeggiano in sala e si applaude al ricordo e alla vita del maestro siciliano che sembra non essere andato via, quando il 18 maggio 2021 ci ha salutati dal suo Oceano di silenzio.

E forse è così, come dice Scanzi: Battiato non è andato via, ha solo raggiunto un altrove. La sua musica resta. Quella musica di cui tutti dovremmo aver cura di conoscere a fondo.
Il sipario si chiude e quella che tutti pronunciano non è solo una canzone, ma una preghiera: “Perché sei un essere speciale/ed io, avrò cura di te”.

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