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EXTRALISCIO. Una storia punk ai confini della balera (La nave di Teseo) – un estratto

novembre 23, 2021

“Extraliscio. Una storia punk ai confini della balera Condividi” di Moreno Conficconi, Mauro Ferrara, Mirco Mariani (La nave di Teseo +)

Per gentile concessione dell’editore, pubblichiamo l’introduzione del volume firmata da Ermanno Cavazzoni

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Premessa necessaria
Introduzione di Ermanno Cavazzoni

Leggendo queste loro memorie, dei tre qui presenti Extraliscio, non vi potete fare però un’idea del loro particolare aspetto, che è importante; perciò ve lo descrivo. Prima di tutto sono molto diversi, il che è un bene per gli occhi e per l’orecchio. Mauro Ferrara è il perfetto cantante di liscio, moro, bello, sia di fronte che di profilo, rasato di fresco e sempre abbronzato, come se l’estate non fosse mai finita, e ovunque vada se la portasse con sé; anche la voce è impeccabile: quella stessa voce che le sere di festa quando si è adolescenti si sente in distanza venire dal paese accanto, dove ballano, e tu invece sei lì a casa tua, da solo, con la luna che sorge e la sera che impiega tantissimo a scendere, passando dal rosso, al rosato, al verdolino con Venere in mezzo splendente e promettente, e intanto attacca dal paese l’orchestra e la voce di Mauro ti arriva a ondate, insieme alle note calde, quasi umane del sax di Moreno, e sembra che laggiù, su quella pista da ballo ci sia la felicità, e che chiunque laggiù durante quella sera tiepida di piena estate trovi l’amore o qualcosa del genere. E tu invece stai alla finestra in preda a una malinconia indeterminata, vorresti essere là, immerso nella musica e nel profumo di una ragazza. Ma il paradosso è questo: che se sei invece per caso nei pressi di Mauro che canta, se sei seduto a un tavolino della balera o nella platea del teatro, o lì di fianco durante le prove, come spesso mi capita, ti torna in mente e rimpiangi quella malinconia solitaria della giovinezza, così dolorosa e così bella, perché la musica ha sempre dentro di sé la promessa di un futuro impreciso e traboccante di doni. All’opposto Mirco Mariani è barbuto, antiromantico; a meno che canti Ciao mare o La Paloma. Le canta con quella sua voce leggermente sfiatata, che è il suo bello, perché è una voce che sembra sofferente, da fine agosto, quando viene il primo temporale e tutti scappano al coperto, e solo due innamoratissimi restano a ballare in mezzo alla pista, senza accorgersi che è piovuto, tutti sono scappati, l’orchestra ha smesso e ha coperto gli strumenti, e solo Mirco continua debolmente a cantare perché i due innamorati restino immersi nel loro sogno e non tornino alla realtà e agli addii di fine stagione. Questo è Mirco Mariani quando rallenta il tempo di una canzone e sembra il sussurro di un addio per mai più. Altrimenti quando la musica è piena, lui è preso dalle folate di note che lo rigirano, lo fanno folleggiare, e lo sbattono anche in ginocchio, oppure lo sollevano in piedi su uno sgabello, con la chitarra levata per aria da cui fa uscire dei disaccordi stridenti, che sono però un apice, una specie di colpi di folgore che sconquassano l’andamento del liscio tradizionale e lo portano a una dimensione più nevrastenica ed extra, come è la sua natura di eccentrico, a volte con un cappello da capitano di nave, o con una cuffia da rapper, o un berrettino a visiera da ciclista o da bimbo che fa le marachelle, il cappello è una sua manifestazione d’umore, a volte ha anche occhiali da subacqueo o occhiali con la pupilla a girandola, potrebbe benissimo portare anche una ventosa sturalavandino in testa e le pinne ai piedi, non mi stupirei, verrebbero sempre da uno stato d’animo, e non somiglierebbero alle prevedibili divise dei cantanti moderni. E infatti a volte Mirco è elegantissimo, con giacca, panciotto e la camicia di seta da sera. Un concerto è uno spettacolo, specie se Mirco disturba Moreno che suona il suo clarinetto, e lo insegue per tutto il palco come se fosse in macchina e Moreno fosse il pedone che non vuole essere investito; ed è pure uno spettacolo quando prende Mauro Ferrara per la vita e lo solleva e minaccia di buttarlo di sotto tra la gente che assiste, ma Mauro continua a cantare e a tenere l’acuto come fosse inaffondabile, come se il suo liscio non temesse né terremoti, né maremoti, né le onde anomale dello tsunami o un tornado numero F4 nella scala Fujita dei tornado e trombe d’aria, quando volano le auto e le case si sradicano, e il vento supera i trecento all’ora. Quindi lo spettacolo è anche tutto simbolico, involontariamente simbolico: che il liscio pur sconquassato non si spezzerà mai. Intanto Moreno Conficconi, conosciuto però come Moreno il Biondo, è là tutto biondo come uno svedese, coi capelli lunghi fin quasi alle spalle, che suona virtuosisticamente il clarinetto e fa ciao con la mano. Moreno è la sicurezza contro i deragliamenti possibili e gli eccessi, una specie di pifferaio che al momento buono si tira dietro tutta l’orchestra e la incanta con il virtuosismo delle dita, allora crea un’oasi e rimette la musica sul binario giusto, e anche Mirco Mariani si attenua, con qualche resistenza e qualche ulteriore impennata, e ritorna l’onda della tradizione con tutta la sua bellezza. Queste che dico sono parole, approssimative, bisogna che ciascuno spettatore veda coi propri occhi, e si faccia prendere dall’allegria e insieme dalla malinconia, che è una conseguenza sempre della musica, voglia di un’altra vita e di un nido dove fare le uova. I fenicotteri vanno a riprodursi nelle saline salmastre, dove beccano i gamberetti e diventano rosa; più sono rosa, più hanno successo; hanno bisogno del rosa e di quel panorama per riprodursi. Noi umani per riprodurci abbiamo bisogno della musica, non saprei dire perché; e il liscio ha sempre funzionato come per i fenicotteri le paludi salmastre attorno a Comacchio, è una necessità del nostro organismo per nidificare, e continuerà nei millenni.

(Riproduzione riservata)

© La nave di Teseo

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La scheda del libro: “Extraliscio. Una storia punk ai confini della balera Condividi” di Moreno Conficconi, Mauro Ferrara, Mirco Mariani (La nave di Teseo +, 2021)

Mirco Mariani nasce nel profondo Appennino romagnolo e impara a suonare al Chet Baker di Bologna, un palco tanto sofisticato quanto spietato in cui si esibiscono i migliori jazzisti del mondo. Diventa batterista di Vinicio Capossela e di Enrico Rava, nonché collezionista e virtuoso di strumenti fiabeschi, marziani, in via d’estinzione. Ma un giorno è colto da un’illuminazione: la musica della sua vita non è il jazz, che i suoi genitori credono essere ghiaccio (giazz, in romagnolo), la musica della sua vita è il liscio. Un genere dal quale aveva sempre cercato di scappare che invece ora gli si rivela poetico e folle e libero quanto può esserlo soltanto il punk. Così, grazie a Riccarda Casadei, figlia di Secondo, conosce due mostri sacri del liscio, protagonisti di una gloriosa epopea che va dagli anni ’60 al terzo millennio. Un’epopea che ha unito generazioni di ballerini imbrillantinati e di tedesche innamorate e di felliniane creature notturne sotto le luci stroboscopiche delle feste adriatiche.
Uno è Moreno Conficconi, sontuoso clarinettista e storico capo orchestra della formazione di Raoul Casadei, che decise di ribattezzarlo il Biondo, previa tinta, per romagnolissime ragioni di marketing.
L’altro è il cantante Mauro Ferrara (al secolo, Carlini), l’Alain Delon della Riviera, la voce di Romagna mia, anzi, la voce della Romagna tout-court, bambino in Brasile e gigante nei dancing di mezza Italia al fianco dello stesso Casadei. Quando finiscono tutti e tre a suonare sullo stesso palco, le loro ambizioni e le loro insicurezze si incastrano le une nelle altre per formare il nome di un nuovo gruppo che è al tempo stesso il nome di un comune destino: Extraliscio.
In tre racconti di fantasia che fanno una storia vera, Mauro, Moreno e Mirco raccontano per la prima volta il sogno del loro Punk da Balera.

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