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PARLARE IN VERSI di Saro Trovato (Newton Compton): incontro con l’autore

novembre 26, 2021

undefined“Parlare in versi” di Saro Trovato (Newton Compton): incontro con l’autore e un brano estratto dal libro

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Saro Trovato è sociologo ed esperto in comunicazioni di massa. Nel 2012 ha fondato il media digitale Libreriamo, per promuovere la lettura, i libri e la cultura attraverso i canali digitali: oltre un milione di persone oggi ne seguono attivamente la Media Community. Nel 2019 Facebook e Forbes Italia hanno premiato tale impegno, celebrando Saro Trovato tra i dieci game changer italiani per aver rivoluzionato la divulgazione culturale attraverso i canali social, avvicinandola all’interesse del grande pubblico grazie a un linguaggio innovativo e democratico. La Newton Compton ha pubblicato Perché diciamo così. Origine e significato dei modi di dire italiani, e – di recente – Parlare in versi.

Abbiamo chiesto a Saro trovato di parlarci di quest’ultimo libro, Parlare in versi

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«La poesia è vita e la vita ha bisogno di poesia», ha detto Saro Trovato a Letteratitudine. «Questo è l’assunto che mi ha guidato in questo meraviglioso viaggio di ricerca nel mondo della poesia e dei suoi protagonisti. Le relazioni hanno bisogno di belle parole, di emozioni forti da regalare. La tecnologia ci sta guidando verso una contaminazione del linguaggio che non sembra più preoccuparsi dell’aspetto estetico, della bellezza. Tutto diventa contratto, sostituito sempre più da immagini, simboli.

Saro Trovato, autore di “Parlare in versi” (Newton Compton)

Anche le relazioni tra le persone stanno diventando sempre più contrapposte. L’offesa, l’insulto, l’aggressione espressiva non lasciano più spazio al confronto e alla vera condivisione. Malgrado ciò, in molte occasioni, c’è effettiva esigenza di belle parole, fondamentali per celebrare dei momenti importanti (lo confermano soprattutto i social e le ricerche sui motori di ricerca).

La poesia è il bacino a cui poter attingere per la scelta della frase più giusta. Peccato però che spesso, dopo avere scelto, ci si dimentica di tutto ciò che sta dietro a un verso. Ci si dimentica di scoprire l’autore, l’origine stessa del verso, il contesto socio-temporale che l’ha generato, l’intimità che ne ha permesso la creazione.

Ecco perché ho voluto, grazie anche alla spinta e ai suggerimenti di Alessandra Penna, stupenda editor di Newton Compton, creare una sorta di guida alla scelta del verso giusto, al momento giusto. Non solo per offrire un servizio a tutti coloro che vogliono far uso delle belle parole, ma, soprattutto, per promuovere e far conoscere l’affascinante mondo della poesia. Il verso, la poesia usa e getta sono a mio avviso un’offesa alla creatività di pensatori di tutte le epoche che meritano invece il massimo riconoscimento per la loro grandezza.

Dietro ogni singola parola contenuta in una poesia c’è esperienza, conoscenza, sofferenza. C’è la vita stessa di splendide persone che hanno voluto condividere la propria intimità. I versi poetici sono un patrimonio a servizio di tutte le generazioni. Un patrimonio che può diventare uno strumento formidabile per affrontare tutti i momenti della vita, soprattutto quando ci si relaziona con gli altri.

Confesso che il viaggio di ricerca non è stato facile. La memoria poetica è infinita e ancora oggi sento di non aver dato il dovuto riconoscimento a tanti poeti e a tanti versi. Ma la mia intenzione era quella di trasmettere un approccio metodologico: non basta fare il “taglia e incolla” se si vuole realmente far presa quando si fa uso di un verso. Bisogna avere il coraggio di andare più in profondità per scoprire cosa si cela realmente dietro quelle parole così ben legate tra loro. Il contesto è fondamentale e come tale va approfondito. Ho provato a suggerire un modo semplice, a mio avviso, per avvicinarsi alla poesia; semplice perché può essere fatto in modo ludico, magari condividendo la ricerca e la scoperta con gli altri.

Questo percorso in realtà è iniziato circa 10 anni fa, nel 2012 quando ho fondato Libreriamo, la piazza digitale per chi ama i libri e la cultura, un media multicanale che ha l’obiettivo di informare, intrattenere e interagire su tematiche di interesse culturale. Con Libreriamo ho voluto offrire un contributo nel promuovere la lettura dei libri (in Italia si legge poco) e stimolare la sensibilità artistico-culturale: strumenti fondamentali per migliorare le relazioni sociali e il senso civico della popolazione. La scelta è stata quella di servirsi di un linguaggio accessibile per attrarre il maggior numero di persone, proponendo temi e argomenti legati alla cultura ma presentandoli in chiave pop. Ciò ha permesso di raggiungere un risultato all’inizio insperato: Libreriamo è oggi una Community di oltre 1 milione e 200 mila persone».

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Brani estratti da “Parlare in versi” di Saro Trovato (Newton Compton)

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Il verso giusto…in amore

Parlare d’amore non è mai semplice, come non è semplice aprire il proprio cuore e manifestare i propri sentimenti.

In questo capitolo incontreremo diversi autori, utili a trovare il verso giusto in diverse situazioni; che sia un colpo di ful­mine dovuto a un incontro fortuito, una dedica per il primo appuntamento, un suggerimento per dichiararsi o lasciarsi, celebrare l’amore eterno o il corpo dell’amato, qui troverai quello di cui hai bisogno. Usare le parole giuste, spesso, fa la differenza.

Per esempio, ti sei mai trovato nei panni di Catullo, quando fa l’elenco dei baci che vorrebbe ricevere dalla donna amata, e non trovare le parole giuste per dirlo? Oppure, ti sei mai soffermato sull’importanza di un abbraccio, come ha fatto Alda Merini? O ancora, sei mai stato travolto, come Pablo Neruda, dal desiderio?

Anche i grandi poeti del passato sono come noi e hanno vis­suto esperienze simili alle nostre. Perché non imparare dai loro versi?

 

 

La conquista

Il colpo di fulmine, la conquista, insomma l’innamoramen­to in generale, è sicuramente una delle fasi più delicate nel rapporto tra due persone, ma, allo stesso tempo, è il punto di partenza, il primo sguardo su un mondo sconosciuto e allo stesso tempo emozionante.

Se fossimo nel regno animale basterebbe sfoggiare i co­lori o le forme del corpo, oppure danzare o cantare. Poiché, come ricorda Aristotele, siamo l’unico animale capace di usare i gràmmata, le parole, dobbiamo saper usare quelle giuste.

Pochi versi descrivono il momento del colpo di fulmine come quelli di A una passante di Baudelaire o come Il tuo nome ignoro di Pessoa; con O frenetiche notti! di Emily Dick­inson siamo già immersi in un interesse più vivo e tangibile, un interesse che, lentamente, invade anche i sogni, come nel caso di Nazim Hikmet in Ho sognato della mia bella.

Il viaggio ha inizio, addentriamoci lungo i sentieri dell’amore.

 

Un lampo… poi la notte!

Charles Baudelaire, A una passante, 1855, da I fiori del male

Il verso esprime in maniera estremamente vivida e precisa un colpo di fulmine che ci sorprende in maniera inaspettata,  quindi possiamo usarlo nelle situazioni in cui incontriamo  una persona che ci rapisce con un singolo sguardo e abbiamo una sola possibilità per comunicarle che ci piace.

Il verso fa parte della poesia A una passante, che descrive un colpo di fulmine. Questo improvviso incontro è una rive­lazione, un’epifania che si fa largo come un lampo luminoso; Baudelaire, infatti, è immerso nel caos cittadino, preso dai suoi impegni come potremmo esserlo noi nel corso della vita quotidiana, poi, all’improvviso, dalla folla emerge una donna che lo cattura con la sua bellezza e l’eleganza del portamento. I due protagonisti si avvicinano a ogni passo, fino a quando il poeta incontra lo sguardo della donna e, per un istante, si tro­vano fianco a fianco, poi la donna scompare nello stesso caos da cui è emersa, lasciando il poeta nella malinconia dovuta all’opportunità perduta.

I fiori del male è l’opera più famosa del poeta, pubblicata per la prima volta nel 1855. Con la raccolta, che segna il pas­saggio dal Romanticismo al Decadentismo, Baudelaire mira, attraverso una poetica cupa e spesso surrealista, a mettere in discussione il buon costume della Parigi del suo tempo, cosa che costò al poeta diverse denunce per oltraggio alla morale e al pudore.

 

Un lampo… poi la notte! – Bellezza fuggitiva

dallo sguardo che m’ha fatto subito rinascere,

ti rivedrò solo nell’eternità?

Un éclair puis la nuit!

Fugitive beauté

Dont le regard m’a fait

Soudainement renaître
Ne te verrai – je plus que dans

L’éternité?

 

 

 

Sogno o rammento?

Fernando Pessoa, Il tuo nome ignoro da Un’affollata solitudine. Poesie eteronime, 2012

Questo verso è perfetto per quegli incontri fugaci e improvvisi, quando conosciamo una persona che cattura il nostro interesse e il nostro cuore, ma dopo quel primo incontro, proviamo a tornar­ci con la mente ma il ricordo appare così fumoso e impreciso da portarci a dubitare che sia avvenuto davvero.

Il verso, inserito nella poesia  Il tuo nome ignoro comunica un senso di tenerezza e, allo stesso tempo, malinconia. In­seriamo il verso nel suo contesto. Il tuo nome ignoro è do­minata da un tono di inquietudine e smarrimento. Il poeta sembra aver dimenticato tutti i particolari del primo incontro: il nome, il volto, le parole, il luogo, fino a ipotizzare di essersi perso in un sogno.

Un’affollata solitudine. Poesie eteronime, pubblicata nel 2012, è un’antologia che raccoglie l’intera produzione di Pessoa, che nel corso della sua vita scrisse molte poesie uti­lizzando diversi pseudonimi, mostrando i risvolti filosofici ed emotivi di questa scelta stilistica che risente degli influssi della psicoanalisi.

 

Era mattina, nebbia, era dicembre,

Quando ti trovai e ti persi.

Sogno o rammento?

 

Era manhã, nevoeiro, era Dezembro,

Quando te achei e te perdi.

Sonho ou relembro?

 

 

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Queste notti frenetiche sarebbero La nostra estasi!

Emily Dickinson, O frenetiche notti!, da Poesie, 2017

Quando la notte è animata dal pensiero della persona che ha rapito il nostro cuore, possiamo utilizzare questi versi così vibranti e accorati; possiamo scegliere di inviarli con un messaggio, palesando che stiamo pensando a lei, oppure mostrarci vaghi condividendoli sui social. L’importante è esternare questo pensiero che tinge la notte di attesa.

Non sappiamo quando Emily Dickinson ha composto questi versi (“O frenetiche notti! / Se fossi accanto a te, / Queste not­ti frenetiche sarebbero / La nostra estasi!”), pubblicati nel 2017 nell’antologia Poesie, la sua intera produzione è stata pubblicata postuma, possiamo supporre che abbia scritto questi versi per una persona così speciale da invadere il momento del riposo con il suo pensiero, fino a portare la poetessa a desiderarne la presenza.

L’opera Poesie raccoglie l’intera produzione di Emily Dick­inson, che, nonostante scrisse poesie di una bellezza rara, passò totalmente inosservata. La poetessa scriveva poesie per amici e parenti, come dediche o doni speciali, e solo alla sua morte ci si rese conto del suo straordinario talento.

 

O frenetiche notti!

Se fossi accanto a te,

Queste notti frenetiche sarebbero

La nostra estasi!

Wild nights! Wild nights!

Were I with thee,

Wild nights should be
Our luxury!

 

 

 

Ho sognato della mia bella m’è apparsa sopra i rami

Nazim Hikmet, Ho sognato della mia bella 1947, da Poesie d’amore

 

Immagina di aver sognato la persona amata, o di essere im­pegnato nelle attività della quotidianità e di essere rapito da un solo pensiero. Questi versi sono una dedica perfetta per manifestare alla persona che ha rapito il nostro cuore che stia­mo pensando a lei.

Sulla composizione dei versi tratti dalla poesia JHo sognato della mia bella, pubblicata nel ’64 nella raccolta Poesie d’amore, sappiamo che è stata composta nel 1947 nel car­cere di Bursa (Anatolia), dove Hikmet si trovava imprigio­nato con accuse di propaganda comunista e di complotto contro il governo. Questa come altre poesie fa parte delle Lettere dal carcere a Munevvér, che comprendono i versi indirizzati alla moglie, rimasta bloccata in Turchia e che il poeta non rivedrà mai più a causa del clima politico della sua patria.

In Poesie d’amore, l’opera più famosa di Hikmet, pubbli­cata nel 1964, il poeta affronta tematiche legate all’impegno civile, alla speranza per un mondo migliore e all’amore con un linguaggio semplice, romantico e diretto.

 

Ho sognato della mia bella

m’è apparsa sopra i rami

passava sopra la luna

tra una nuvola e l’altra.

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Il primo appuntamento

Il primo appuntamento è come stare sulla soglia di una porta. Certo, non neghiamo che ci sia un po’ di imbarazzo e di insicurezza, ma va detto che quella sensazione di trovarsi per la prima volta a contatto con la persona che ci interessa, noi due occhi negli occhi, è di una tenerezza indescrivibile; sfiorarsi la mano, il primo bacio, restare in contemplazione della persona amata e osservarla in silenzio. Non è emozio­nante?

Godiamoci l’agrodolce tempesta del primo appuntamento e, soprattutto, chiediamo ai poeti un po’ di supporto. Prévert risponde con I ragazzi che si amano, elogio del primo amore; Neruda, invece, in Mi piaci quando taci ci parla della gioia che si prova nell’osservare la persona amata; subentra Emily Dickinson e con  Se io potrò impedire a un cuore di spezzarsi sottolinea l’importanza di mostrarsi rassicuranti, che bisogna comunicare l’impegno ad aver cura della persona amata; in­fine Gabriele D’Annunzio ci indica le parole giuste per strin­gere tra le proprie braccia già al primo appuntamento l’altra persona.

 

I ragazzi che si amano non ci sono per nessuno
Loro sono altrove ben più lontano della notte

Jacques Prévert, I ragazzi che si amano
1945, da Spectacle

Questi versi sono un invito a vivere l’esperienza dell’amore senza curarsi del parere degli altri, in particolare degli adulti, troppo distanti dalla meraviglia e dalla passione dell’adole­scenza. Il primo amore e il primo appuntamento sono momenti di tenerezza e libertà, e nessuno può o deve frapporsi in questa magica dimensione che pretende il massimo coinvolgimento.

Prévert, con i suoi versi, crea una contrapposizione tra l’a­more adolescente, passionale e leggero, e quello maturo degli adulti mentalmente chiusi e che, forse, hanno dimenticato cosa si prova durante il primo amore. È interessante, a questo punto, raccontare una piccola curiosità sui versi del poeta francese. I ragazzi che si amano è stata scritta nel 1945, una fase storica complessa animata da una certa rigidità morale. L’impostazione della poesia fa percepire una critica alla chiusura mentale della società, troppo impegnata a giudicare e vietare, mentre l’amore diventa un simbolo di assoluta libertà e, forse, di resistenza.

 

I ragazzi che si amano non ci sono per nessuno

Loro sono altrove ben più lontano della notte

Ben più in alto del sole

Nell’abbagliante splendore del loro primo amore

Les enfants qui s’aiment

ne sont là pour personne

Ils sont ailleurs bien plus

Loin que la nuit

Bien plus haut que le jour

Dans l’éblouissante claret de

Leur premier amour

 

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Sei come la notte, silenziosa e costellata.
Il tuo silenzio è di stella, così lontano e semplice

Pablo Neruda, Mi piaci quando taci, 1924, da Venti poesie
d’amore e una canzone disperata

 

Immagina di trovarti al vostro primo appuntamento, entrambi sopraffatti dalla timidezza. Siete seduti a un bar o a cena fuori, immersi in un tenero silenzio che comunica molto. Questo verso di Neruda è un ottimo modo per rompere il ghiaccio e allo stesso tempo fare un dolce complimento alla persona che ha rapito il nostro cuore.

È interessante sapere che i versi che compongono Mi piaci quando taci non sono dedicati a una singola donna. L’intera opera Venti poesie d’amore e una canzone disperata, infatti, è ispirata a più donne, delle quali Neruda quasi si serve per creare una donna ideale a cui rivolgersi e che, nel corso dell’opera, assume i tratti di una donna autonoma, presentata al lettore come fonte di un amore dalla vibrante sensualità. All’uscita dell’opera, Neruda confessò che la sua stesura fu influenzata dalla relazione con una ragazza di Temuco e una di Santiago, nominate con lo pseudonimo di Marisol e Marisombra. A ogni modo, stando alle poesie presenti nella raccolta, la relazione con la donna ideale non è sempre facile, anzi spesso i componimenti sono dominati da un clima di distanza e silenzio, ed è quindi lecito dedurre che anche le relazioni reali poste alla base dell’opera fossero travagliate e incostanti.

 

Sei come la notte, silenziosa e costellata.

Il tuo silenzio è di stella, così lontano e semplice.

Eres como la noche, callada y constelada.

Tu silencio es de estrella, tan lejano y sencillo.

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Se io potrò impedire a un cuore di spezzarsi
non avrò vissuto invano

Emily Dickinson, Se io potrò impedire a un cuore
di spezzarsi
, da Poesie, 2017

 

Tu e la persona amata siete da soli, magari al tavolo di un bar oppure state bevendo qualcosa all’aria aperta. A un certo punto il discorso cade su di voi, sulla frequentazione e sulle delusioni passate. Con le parole della poetessa, così semplici e dirette, abbiamo la possibilità di dire in maniera efficace che è l’amore a rendere autentica la nostra vita, mostrando la nostra intenzione di avere cura della persona amata.

I versi di Emily Dickinson così pieni di amore e scritti a cuore aperto, delicati come i gesti d’affetto che rendono unica la nostra vita, sono un invito a seminare piccole azioni che sbocceranno, poi, nei cuori degli altri, comunicano impegno e cura verso il mondo esterno e mostrano la sensibilità di cui sono pregni i piccoli gesti. Riguardo i versi di Emily Dickinson, è interessante ricordare che la poetessa non ebbe alcun riconoscimento durante la sua vita, anzi la sua vasta produzione poetica è stata pubblicata postuma, ricostruita attraverso i biglietti che accompagnava ai suoi doni e dopo diversi ritrovamenti. Chissà chi è il destinatario di questa meravigliosa poesia, forse un amico o un parente, di sicuro una persona molto fortunata.

 

Se io potrò impedire a un cuore di spezzarsi
non avrò vissuto invano.

If I can stop one Heart from breaking
I shall not live in vain.

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Stringiti a me,
abbandonati a me,
sicura

Gabriele D’Annunzio, Stringiti a me, da Il fuoco, 1900

Anche se è la prima volta che ci si incontra, spesso capita di voler cercare subito il contatto fisico già al primo appuntamento. Questi versi ben interpretano la volontà di tenere tra le proprie braccia l’altra persona, di evitare qualsiasi tipo di atteggiamento di chiusura attraverso il contatto fisico.

In questa poesia, contenuta nel libro Il fuoco, D’Annunzio invita la sua amata ad abbandonarsi, sicura, perché in questo modo «io non ti mancherò e tu non mi mancherai». La ricerca di contatto fisico secondo D’Annunzio è allo stesso tempo anche la ricerca di un equilibrio, un tentativo di entrare in simbiosi tra i due amanti, cosicché «il nostro amore potrà riposare per sempre, immutabile».

 

Stringiti a me,
abbandonati a me,
sicura.
Io non ti mancherò
e tu non mi mancherai.

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La scheda del libro: “Parlare in versi” di Saro Trovato (Newton Compton)

undefinedCosa sarebbe la nostra vita senza la poesia? Senza quella capacità che hanno i versi di esprimere, con poche, semplici parole, concetti complessi, emozioni universali? Quante volte abbiamo desiderato poter citare la poesia di un certo autore per rendere più chiaro ciò che stavamo provando? Questo libro è un ricchissimo compendio di liriche adatte a tutte le occasioni. Tra queste pagine si potrà trovare in modo immediato il verso ideale da utilizzare in ogni situazione. Come un moderno Cyrano de Bergerac, che suggerisce le parole, Saro Trovato ci conduce alla scoperta di versi più o meno noti, che è affascinante recuperare nella nostra vita quotidiana: durante un primo appuntamento, per chiedere perdono a un amico, per dire arrivederci a qualcuno, per una dedica a chi si stima. Ma anche in un colloquio di lavoro o in una riunione tra colleghi. Grazie alla parola poetica alcuni momenti diventano speciali, si fissano nella memoria in modo indelebile. E alcune situazioni delicate possono avere esiti imprevedibili.

 

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