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NUDO MASCHILE IN ARANCIONE E GIALLO di Alessandro Fullin (Manni): incontro con l’autore

novembre 29, 2021

“Nudo maschile in arancione e giallo” di Alessandro Fullin (Manni): incontro con l’autore e un brano estratto dal romanzo

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Alessandro Fullin, attore, autore e regista teatrale, è nato a Trieste nel 1964.
Ha trascorso molti anni a Bologna, vive a Torino.

Nel 2005 ha preso parte al programma televisivo Zelig, nei panni della professoressa Fullin. Ha recitato in sit com televisive, film, spettacoli teatrali e cabaret.

Ha pubblicato libri umoristici e i romanzi Ho molto tempo dopo di te (Kowalski 2010) e Panico botanico (Cairo 2014).

Per Manni è appena uscito un suo nuovo romanzo dal titolo “Nudo maschile in arancione e giallo“.

Abbiamo chiesto ad Alessandro Fullin di parlacene…

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«Quando arrivava il tempo delle vacanze», ha detto Alessandro Fullin a Letteratitudine,  «(prima del covid naturalmente) mi piaceva terrorizzare il mio interlocutore dicendo: “Non posso fare a meno di andare in Bassa Slesia a luglio. È il mese migliore per navigare sull’Oder… Non meno di una settimana per Breslavia, ogni sera birra e pierogi, e poi vado a bollire in una vasca a Ladez-Droj, insieme a delle vedove polacche…”
Sì, sì, basta Myconos, Ibiza o il Salento, ecco un posto dove un italiano non andrebbe mai.
E anche d’inverno, per il capodanno, con un gruppo di amici spericolati una settimana chiamata “Il tour delle Capitali Agghiaccianti” per trovarsi sotto la neve a Bucarest, Sofia o Belgrado (che agghiaccianti non sono ma il titolo era intrigante).
Se hai la perversione di andare a passare le ferie nella Mitteleuropa meno conosciuta, lontana mille miglia dalle Palle di Mozart e dalle Carrozze di Sissi, questi posti poi fermentano come uno yogurt nella tua fantasia e stai sicuro che prima o poi finiscono in un tuo libro.
Da qui nasce Nudo maschile in arancione e giallo, che è un libro quasi erotico per essere ambientato in Polonia, con uomini nudi che stanno per ore immobili in posa per una pittrice che li guarda come fossero dei carciofi.
Ma è la pittura post-impressionista e d’avanguardia il fulcro del racconto che quindi è velocissimo perché anche Picasso ha cambiato idea diciassette volte in pochi anni.
Insieme alla storia di questa pittrice intrigante c’è quella di suo figlio con cui ha qualcosa in comune: ad entrambi piacciono gli uomini. Lei li dipinge. Lui sarà un fotografo straordinario che scoprirà la Leika nella luce assoluta della Tunisia.
A cinquantasette anni non avendo un marito, un cane, un potus, un romanzo del genere lo dovevo per forza scrivere».

 

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Un brano estratto da “Nudo maschile in arancione e giallo” di Alessandro Fullin (Manni)

La contessa Zaskaja non ha denaro ma dimostra come l’ultima rampolla di una così nobile famiglia debba comportarsi: facendo debiti. Non c’è drogheria, profumeria, modista a cui la Zaskaja non debba dei soldi. Per evitare i creditori il pesante portone di Palazzo Zaskaja è sempre chiuso e ben sorvegliato da due telamoni in pietra. La contessa passa da un’uscita secondaria, una minuscola porticina che dà su Sukiennice.
Malgrado le difficoltà economiche la contessa non rinuncia a dare delle cene. Si inventa una formula che chiama Le bouillon du lundi: con questo nome francese la contessa ha il coraggio di servire una brodaglia di piselli secchi quasi trasparente ma lo fa con un ottimo servizio Bolesawiec e i suoi commensali possono ancora apprezzare le pesantissime stoviglie in argento. Qualcosa dell’antico fasto dei Zaskaja è quindi rimasto. Serve lei stessa l’intruglio dicendo: «Scusate ma stasera ho dato la sera di libertà a Elsa». È una piccola bugia: tutti i commensali sanno che Elsa Kammer, la cameriera personale della contessa, è morta dieci anni fa. Ha chiuso gli occhi e, per fortuna, non ha potuto vedere la sua padrona, a cui era così affezionata, rattopparsi da sola i vestiti, risparmiare in modo ossessivo sul cibo, vendere a voraci antiquari qualche pezzo di valore. La quadreria della famiglia ha preso quella strada e la contessa non ha più neanche un quadro della collezione paterna, tutti dipinti pregiatissimi del XVIII secolo. È anche per questo, per coprire le ombre lasciate sulla carta da parati dalle cornici, che si è dedicata all’arte moderna. Naturalmente non può comprare assolutamente niente ma gli artisti le prestano volentieri le opere nella speranza che una delle sue ospiti possa apprezzare la loro pittura.
Il numero degli invitati del lunedì è sempre lo stesso: quindici esatti. Mentre tutti si accaniscono sul tredici la contessa superstiziosissima crede che siano il quattordici e il sedici i numeri che portano sfortuna.
Alle dieci di sera si presentano gli ospiti: naturalmente nessun polacco cenerebbe a un’ora così tarda ma visto che a tavola li aspetta l’insipida minestrina tutti hanno già cenato prima, verso le sette, all’Hotel Batavia o al Camoscio d’Oro. Metà degli ospiti della contessa sono artisti, l’altra metà donne appesantite da molti gioielli.
Alcune di loro sono davvero interessate all’arte, le altre invece ai pittori: non c’è niente di meglio che un giovanotto con i capelli lunghi che parla un po’ complicato da poter aiutare in cambio di un po’ di intimità. L’intento della contessa è chiaro: far incontrare due mondi che, al di là delle inaugurazioni delle mostre, non hanno molte occasioni di incrociarsi e di farlo in modo così discreto.
La contessa a ognuna delle sue serate si presenta in un abito diverso. Da quando Elsa l’ha abbandonata ha imparato a cucire in maniera piuttosto maldestra ma sufficiente a combinare le sue sorprendenti toilette. Saputo che a Parigi tutti guardano all’Estremo Oriente si è sottomessa volentieri a questa moda. Si ispira principalmente alla tragica figura della pucciniana Madame Butterfly non solo nell’abito ma purtroppo anche nel trucco: è bianca come uno spettro mentre le guance di un rovente rosso inducono a pensare che si sia addormentata su un termosifone. Non potendo disporre di autentica stoffa giapponese la contessa confeziona i suoi kimono con scampoli di tende. Come in certi quadri di Édouard Vuillard a volte è difficile distinguerla dalla tappezzeria.
Un lunedì la contessa invita Romina Jankowski che si porta dietro Vanessa. La contessa è entusiasta di conoscere una nuova artista e accoglie la pittrice nel suo santuario. Il giorno dopo è già nel suo studio. Vanessa ha sul cavalletto Teiera e tazza sbeccata. La contessa se lo guarda per una decina di minuti poi decide che vuol vedere tutto il resto. Quando sta per andarsene torna improvvisamente indietro e le dice una frase sibillina: «È difficile vedere in modo così drammatico una tazzina da tè».

(Riproduzione riservata)

© Manni editore

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La scheda del libro: “Nudo maschile in arancione e giallo” di Alessandro Fullin (Manni)

In Polonia, negli anni tra le due guerre mondiali, si respira ancora un’atmosfera bohémienne. La contessa Zaskaja, nobile decaduta ma non rassegnata alla fine di un’epoca, organizza cene che dovrebbero essere fastose ma che, guarda caso, si svolgono sempre nel giorno in cui la cuoca è in permesso; e fa da mecenate a Vanessa, pittrice innamorata delle avanguardie artistiche europee, capace di dipingere nudi maschili senza vergogna e tazzine da tè con stile drammatico.
Poi, in questo spaccato mitteleuropeo d’inizio Novecento, tra nature morte e passioni quanto mai vive, entrano Pavel, giardiniere bello come una statua greca, di cui si innamora il giovane e romantico Mattia; Marek, reduce dalla Grande Guerra, che diviene lo sposo e il modello di Vanessa; e ancora galleristi, artisti, divi del cinema muto.
Sono i personaggi teneri e bizzarri di un romanzo scritto con la leggerezza di un cronista mondano e l’ironia di un comico di razza, sempre in bilico tra realtà storica e invenzione, nel quale l’amore per l’arte diventa la metafora del desiderio di ridisegnare il mondo – rendendolo, se possibile, più bello, elegante e sensuale. 

 

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