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LADY CONSTANCE LLOYD. L’IMPORTANZA DI CHIAMARSI WILDE di Laura Guglielmi (Morellini) – incontro con l’autrice

gennaio 18, 2022

Lady Constance Lloyd“Lady Constance Lloyd. L’importanza di chiamarsi Wilde” di Laura Guglielmi (Morellini editore): incontro con l’autrice e un brano estratto dal romanzo

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Laura Guglielmi è nata a Sanremo ma vive a Genova, dopo aver trascorso alcuni anni a Roma e a Londra. Ha lavorato per le pagine culturali de «Il Secolo XIX» e ha diretto il web magazine http://www.mentelocale. it. Ha collaborato anche con Radio Rai, «D-la Repubblica delle donne», e «TuttoLibri – La Stampa». Si è specializzata sul rapporto tra letteratura e paesaggio e ha curato una mostra fotografica su Italo Calvino, che è approdata anche alla New York University. Nel 2019 ha pubblicato, per la Newton Compton, “Le incredibili curiosità di Genova“. Suoi racconti sono usciti su antologie e riviste. Esperta di giornalismo culturale e di media digitali, insegna all’Università di Genova. La trovate anche sul suo sito http://www.lauraguglielmi.it.

Il suo nuovo romanzo si intitola, “Lady Constance Lloyd. L’importanza di chiamarsi Wilde” (Morellini editore”, 2021).

Abbiamo chiesto all’autrice di parlarcene…

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«Da quando ho cominciato a scrivere la storia della sua vita, Constance Lloyd Wilde non mi ha più lasciato», ha detto Laura Guglielmi a Letteratitudine. «E ancora adesso è qui con me. Ha avuto una vita davvero straordinaria piena di colpi di scena.
Conosciuta dai più come la sfortunata moglie di Oscar Wilde, invece è stata una grande protagonista dei suoi tempi, una giornalista e scrittrice di talento, una pioniera dei diritti delle donne. Molti ne ignorano l’esistenza, altri la considerano una vittima di suo marito: niente di tutto questo. Constance Lloyd Wilde fu una donna libera, colta e impegnata in battaglie sociali importanti, con un’insaziabile sete di conoscenza.
Tutto di lei mi ha colpito e ho cercato di trasmettere ai lettori questo mio stupore. Oscar Wilde l’ha sposata perché era innamorato, non è assolutamente stata un ripiego, come vuole la vulgata.
Lei da parte sua non volle mai divorziare e, a differenza di tutti i loro amici e conoscenti, non rimase certo scandalizzata dalle sue scelte. Ricordiamo che lo scrittore inglese venne iniziato all’omosessualità, quando Constance e Oscar erano in attesa del secondo figlio.
Il libro ripropone tutte le vicende del processo raccontato in prima persona dall’io narrante, Constance Lloyd stessa. Pur essendo ambientato a fine Ottocento, può offrire degli spunti di riflessione per il dibattito contemporaneo sulle tematiche di genere.
Erano la coppia più famosa della Londra di fine Ottocento e lei dopo la condanna dovette scappare dall’Inghilterra insieme ai bambini, e si rifugiò sulla Riviera ligure, a Bogliasco, e venne dimenticata, come è successo a tante donne del passato. È sepolta a Genova, al cimitero monumentale di Staglieno.
Tra le altre cose, alcuni scritti testimoniano che forse Constance scrisse alcune opere di Oscar e senz’altro fu un aiuto valido per quasi tutta la produzione dello scrittore. Un’altra cosa straordinaria è che lei, nonostante fosse gravemente malata, prese un treno e viaggiò da Genova a Reading, carcere vicino a Londra, per comunicare di persona a Oscar che sua madre, Lady Speranza Wilde, era morta.
Inoltre, è sempre stata sempre lei a mantenere la famiglia, perché lui aveva le mani bucate e amava il lusso. Oscar però era un ottimo padre e spesso giocava con i suoi figli, cosa molto rara nell’Inghilterra vittoriana.
Sono stati una coppia di pionieri, tutti noi siamo in debito con Constance e Oscar».

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Un brano estratto estratto dal romanzo “Lady Constance Lloyd. L’importanza di chiamarsi Wilde” di Laura Guglielmi (Morellini editore)

Lady Constance Lloyd

Su di noi si abbatte la rovina

Rividi Oscar dopo più di un mese, il processo sarebbe cominciato due giorni dopo. Andammo al ristorante insieme e mi confidò che tanti amici gli stavano consigliando di fuggire in Europa. Gli dissi che era un’ottima idea, che la vita che si stava creando non era una delle sue commedie a lieto fine.
Si era dato appuntamento con Bosie fuori dal Saint James’s Theatre, voleva farmi assistere alla replica de L’importanza di chiamarsi Ernesto, che non avevo ancora visto. Aveva debuttato da sei settimane, ed era al completo tutte le sere. Entrammo nel foyer, ero tenuta a braccetto sia da Oscar sia da Bosie, il mio volto era impassibile come quello di una sfinge, avvertivo solo un impercettibile tremolio al labbro superiore.
Che strano trio. Fingevamo che le nostre vite stessero andando a meraviglia. Una messa in scena ancora più paradossale di quella che avremmo visto sul palcoscenico. Avevo voluto essere di un’eleganza strepitosa, indossavo una pelliccia bianca. Le maniche del mio abito avevano due grandi sbuffi di seta nera, con testa di chiffon verde, e sulle spalle una ghirlanda di rose di velluto. Mi ero preparata con cura, ormai erano poche le occasioni mondane. Mi avevano coinvolta per dimostrare che, se Lady Wilde non aveva nulla da ridire sulla loro relazione, allora che cosa pretendeva Lord Queensberry?
Mi sentivo tutti gli occhi addosso, dai palchi alla platea, come un tempo, ma ora quegli sguardi mi spogliavano nuda e si intrufolavano anche nelle parti più intime. Sentivo che volevano capire come ero fatta fin sotto la biancheria, e controllare se i miei seni fossero soffici e sodi, i miei fianchi flessuosi e i miei genitali al posto giusto. Per scoprire come mai mio marito avesse preferito fare l’amore con un uomo.

Il 3 aprile del 1895, un’altra data che non dimenticherò finché vivo, cominciò il processo per diffamazione contro Lord Queensberry, che nel frattempo era stato incarcerato. Oscar giunse in tribunale, all’Old Bailey, in carrozza con Bosie e suo fratello Percy, con tanto di cocchiere e valletto. Una fila di ammiratori lo stava aspettando all’ingresso. La messa in scena era stata preparata a dovere.
Io non c’ero, non volli andare. I miei dolori erano tornati a tormentarmi. Lo aiutai in tutti i modi, chiesi a diversi amici di prestarci dei soldi, ma non avevo intenzione di sottopormi a quella tortura.
Nei giorni del processo mi trasferii da zia Napier. Georgina mi veniva a trovare spesso, così come Robert Ross: a parte i giornali, fu lui a raccontarmi gli eventi che stavano cambiando la nostra vita per sempre.
Anche Arthur mi raggiungeva. Avevo trovato una scusa, dissi alla zia che stavamo lavorando a un altro libro, ma lei aveva ben altro a cui pensare. Che avessi un amante era l’ultimo dei suoi problemi. Mio marito era stato accusato pubblicamente di sodomia, parola che non pronunciava mai, ma alla quale alludeva con un lungo giro di parole. Per di più a farlo era stato un nobile.
Non volevo tornare a Chelsea, la casa era vuota. Ricordavo con nostalgia i nostri ricevimenti con la strada piena di carrozze e le stanze affollate. Mi mancavano quell’aria densa di fumo, quei discorsi sulle mostre o sui viaggi in Europa, oppure sulle rivoluzioni possibili. Sembravano passati cent’anni.
Quel maledetto processo finì in un lampo. Mentre loro se l’erano spassata a Montecarlo, il lord aveva assoldato un’intera squadra di detective, che rintracciò diversi giovani prostituti pronti a testimoniare contro Oscar, confermando di aver avuto rapporti sessuali con lui. Tra gli elementi che la difesa di Queensberry aveva scelto di utilizzare c’era anche il Dorian Gray, che il suo avvocato definì immorale e indecente. Un romanzo portato come prova, che miserabili.
Oscar non rispondeva in modo adeguato alle domande che gli venivano poste in tribunale. Si pavoneggiava con l’arma seduttiva della sua brillante cultura. Prendeva in giro l’odiato marchese con un’irresistibile sagacia e il pubblico rideva sonoramente.

(Riproduzione riservata)

© Morellini editore

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La scheda del libro: “Lady Constance Lloyd. L’importanza di chiamarsi Wilde” di Laura Guglielmi (Morellini editore)

Lady Constance LloydConstance Lloyd, bella e ambiziosa, di origine irlandese, cresce a Londra ed entra in contatto con gli ambienti più esclusivi di fine Ottocento, mentre la regina Vittoria è ben salda al comando di un immenso impero.
Tanti vorrebbero sposarla, ma Constance è in cerca di un marito che la lasci libera di realizzare le sue aspirazioni. Il dandy più famoso d’Inghilterra, Oscar Wilde, rimane folgorato mentre la vede recitare in italiano alcuni versi della Divina Commedia. Al centro dell’attenzione mondana e culturale della scena londinese, Constance e Oscar si sposano e hanno due figli.
Lei, come sognava, vive senza rinunciare a nulla: viaggia, scrive racconti per l’infanzia, diventa direttrice di una rivista che si schiera a favore dei diritti delle donne.
Dopo anni difficili ma felici, arriva la tragedia: Wilde viene processato per “sodomia” e condannato a due anni di lavori forzati. Constance, nonostante abbia altre relazioni e venga messa in ombra da Bosie, l’amante di Oscar, sarà sempre vicino a suo marito.
Innamorata dell’Italia, dopo aver girato raminga per l’Europa si ferma nella Riviera Ligure, muore a Genova a soli quarant’anni e viene sepolta al cimitero di Staglieno.
Questa è l’autobiografia mancata di una donna speciale, ma sconosciuta ai più.

 

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