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BESTIARIO SENTIMENTALE di Guadalupe Nettel (La Nuova Frontiera)

gennaio 24, 2022

Bestiario sentimentale - Guadalupe Nettel - copertina“Bestiario sentimentale” di Guadalupe Nettel (La Nuova Frontiera – traduzione di Federica Niola)

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di Antonio Ciravolo

Qualche giorno fa Papa Francesco ha attaccato la tendenza delle coppie contemporanee al non fare più figli – se non uno – e il loro preferire la compagnia di cani e gatti. È una teoria, corroborata da dati, che in formula ironica e animata ha già visto la luce in uno dei cartoni preferiti da mio figlio: Baby Boss. Qui i bambini vengono inviati sulla terra dalla Baby Corp che, allarmata dal declino del desiderio di genitorialità degli umani, manda in missione un boss/bebè per indagare l’ascesa della Puppy Corp che sta per lanciare sul mercato un cucciolo che rischia di sbaragliare la concorrenza. La profezia sarebbe quindi: più cuccioli uguale meno figli.
Mi è tornato in mente un libretto del 2018: la raccolta di racconti Bestiario sentimentale.
In questa opera l’autrice Guadalupe Nettel gioca con le identificazioni tra umani e bestie, in un continuo rimando speculare in cui le parole – semplici – si susseguono rendendo perfettamente le dinamiche umane e inumane degli uomini e degli animali.
Così una coppia in continua involuzione segue, ed è inseguita, dalle relazioni tempestose dei due pesci specie Betta, detti combattenti, rigorosamente maschio e femmina, che stanziano nell’acquario in salotto e che per sopravvivere indenni sono destinati alla separazione; la stessa separazione che i protagonisti del racconto devono affrontare rincorrendo quella distanza corretta che la neonata – nuova arrivata – impone al matrimonio incapace di fungere da boccia sicura. Oppure, un piccolo futuro entomologo impara dagli scarafaggi l’essenza del linguaggio familiare, soprattutto quando la famiglia è fatta fuori da terzi o fagocitata da sé stessa. O ancora, una donna affronta la gravidanza in relazione minuta e silente alla gravidanza della propria gatta. Tutto questo fa riaffiorare la differenza regina tra umani e animali. Checché se ne dica, i primi parlano, gli altri no. Ma questa “parola” dal lato animale c’è anche se manca, perché da un lato è l’umano che attribuisce il senso ad un latrato, un miagolio o un grugnito, esattamente come fa la mamma con il pianto del bambino -la mamma dà seno e senso a quel messaggio senza lingua- dall’altro quel silenzio inferve la potenza emozionale che colma il nostro desiderio di emozione. Quegli occhi adoratori stanno lì a indicare una dipendenza e un amore che non potrebbe essere detto altrimenti che così. Certo, l’equivalenza meno figli più animali è azzardata e poco commisurata all’inserimento di utili e ulteriori variabili che potrebbero rendere inefficace la rapida boutade papale, ma, di contro, è probabile che Francesco, così come Baby Boss, volesse additare la faciloneria narcisistica a cui porta l’avere un animale piuttosto che avere un figlio.

Noi umani ci vantiamo di grandi relazioni uomo/animale forse proprio perché giunge, anche se subdolamente, dal nostro lato, quello strapotere umanoide e egoriferito che ci contraddistingue e che ci carica di oppressione allorché diventiamo genitori – e non padroni – di un bambino che cresce, muta, matura e si trasforma, che non dirà sempre sì, anzi, e che un giorno ci odierà, ci farà del male, ci amerà forse a modo suo e, soprattutto, ci sopravviverà. Questo bambino è la più grande minaccia alla ambiziosa giovinezza eterna in cui ci ostiniamo a credere – perché, a nostra parziale discolpa, ce la continuano a raccontare. Basta stare attenti a ciò che diciamo a proposito della fedeltà dell’uomo e a quella del cane. L’umano si dice fedele se è fedele ad un altro umano. Il cane si dice fedele se è fedele (guarda un po’) sempre all’umano. Perché lungi dal cane l’essere fedele (monogamo) alla sua cagnolina e viceversa.
Nel Bestiario della Nettel la bestialità acquisisce una certa tenerezza, la stessa tenerezza che Ferenczi attribuiva al linguaggio di cui hanno bisogno i bambini. La tenerezza dell’amore oggettuale passivo che anima l’animo e rende potenti perché ciò che Freud chiamava l’Inerme – il bambino dipendente dall’altro – rende Enorme l’Altro. Così l’animale – perenne inerme al nostro perenne cospetto – può adorarci e noi essere adorati con la garanzia che sì: gli sopravviveremo. Nessun amore surrogato, quindi. Solo universi conciliabili e probabilmente necessari, in cui l’amore si declina secondo grammatiche possibili.
Concludo questo pezzo mentre Bill, il mio gatto, e Uma, la mia cagnolina, girano per casa (si legga l’onomastica in chiave Tarantiniana) e il mio – unico – figlio gioca a pochi passi da me e le sue movenze, le sue parole, mi fanno sentire così finito da concedermi di intendere che sono loro, i figli, che solo per il fatto di esistere pongono noi genitori, tutti e al contempo, in una delizosa aporia, quella di averci reso sì mortali, ma anche eterni.
Non possediamo soltanto nudi nomi.
L’eternità è nel nome.

Tutte le puntate di “Il PUNT. E LA V,RGOLA” sono disponibili qui

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La scheda del libro: “Bestiario sentimentale” di Guadalupe Nettel (La Nuova Frontiera – traduzione di Federica Niola)

Bestiario sentimentale - Guadalupe Nettel - copertinaIl vincolo tra animali ed esseri umani può essere complesso tanto quanto quello che ci lega ad altre persone. Alcuni intrattengono con i loro animali domestici un rapporto di espansività contenuta. Li nutrono, se è necessario li portano a passeggio, ma di rado ci parlano se non per reprimerli o “educarli”. C’è chi, al contrario, trasforma una tartaruga nel suo più intimo confidente. Ogni sera si china sull’acquario e le racconta le esperienze che ha vissuto al lavoro, il confronto rinviato con il capo, i dubbi e le speranze amorose.”

Nei cinque racconti di Bestiario sentimentale la vita degli animali, governata dagli istinti e dalle leggi implacabili della natura, si fa specchio delle relazioni tra esseri umani. Così, osservando la silenziosa esistenza dei pesci combattenti, una donna si trova a fare i conti con la crudeltà che nasce in un rapporto di coppia agli sgoccioli. Una casa invasa dagli scarafaggi diventa teatro di una guerra tra specie in cui si rispecchiano i conflitti familiari. Una gatta e la sua cucciolata offrono l’occasione per riflettere sulla maternità, quando è desiderata e quando non lo è. Un fungo e una vipera svelano rispettivamente il misterioso legame che unisce due amanti e il dolore di una passione impossibile. Attraverso le storie dei loro animali, Guadalupe Nettel, racconta in maniera magistrale la vita di uomini e donne fragili, consumati da amori non corrisposti, colti nei momenti più importanti e delicati della vita in cui decisioni irrevocabili possono cambiare il corso di un’esistenza: mancarsi per un soffio, ritrovarsi o perdersi per sempre.

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Guadalupe Nettel-La Nuova FrontieraGuadalupe Nettel è nata a Città del Messico nel 1973. Nella sua carriera ha ricevuto diversi riconoscimenti tra i quali il premio franco-messicano Antonin Artaud (2008), il premio tedesco Anna Seghers (2009), il Premio de narrativa breve Ribera del Duero (2013) per la raccolta di racconti Bestiario sentimentale, il Premio Herralde de Novela (2014) e il Premio Cálamo per La figlia unica (2020).
Con La Nuova Frontiera ha pubblicato Bestiario sentimentale, Petali e La figlia unica.

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