Home > Brani ed estratti > LETTERA ALLA MADRE di Edith Bruck (La nave di Teseo) – un estratto

LETTERA ALLA MADRE di Edith Bruck (La nave di Teseo) – un estratto

gennaio 26, 2022

“Lettera alla madre” di Edith Bruck (La nave di Teseo)

In occasione del Giorno della Memoria, pubblichiamo un brano estratto dal libro più intimo e doloroso di una eccezionale testimone del nostro tempo, sopravvissuta al Male del Novecento.

In coda al post, un video con l’intervento di Edith Bruck al TG3 per il Giorno della Memoria 2022

 * * *

Scritto all’indomani della morte di Primo Levi, Lettera alla madre è un “dialogo in forma di soliloquio” in cui, accanto a temi cruciali per l’opera di Edith Bruck, quali il racconto del trauma vissuto in prima persona nei campi di concentramento dell’Europa Centrale, la propria diaspora famigliare e il dramma storico della Shoah, l’autrice affronta, attraverso una prospettiva intima, la contrapposizione tra fede religiosa e laicità e propone una profonda riflessione su cosa significhi per un superstite dell’Olocausto avere la responsabilità di esserne testimone.
Il confronto serrato e a tratti impietoso con la figura della madre, ebrea ungherese saldamente ancorata alle tradizioni, diventa il luogo per la rievocazione di un’infanzia sospesa tra ricordi e fantasmi, per un’analisi delle proprie scelte e per una interrogazione di sé e del proprio valore testimoniale.

 * * *

L’incipit di “Lettera alla madre” di Edith Bruck (La nave di Teseo)

 

gennaio 2022

Cara mamma,
ciò che non avevo osato fare a nove anni l’ho fatto a novanta! Scrivere a Dio. So cosa mi avresti gridato: “Ti taglio la mano!” Adesso sei tu che potresti essere mia figlia e potrei sgridarti io. Ma io racconto al mondo di noi, invece tu hai passato la tua breve vita (bruciata), in confronto alla mia, a parlare con Dio.
Finalmente senza più temerti gli ho scritto. Forse è una lettera di lamento, di protesta ispirata da te, dalle tue suppliche continue con lo sguardo verso l’alto e raramente su di me, sulla tua figlia più piccola che osava pensare, dubitare, riempirti di perché, come fossi tu Iddio senza risposta. È una lettera ispirata dai tuoi rimproveri per la mia lingua lunga, il mio filosofeggiare. Solo all’idea di scrivere a Dio mi avresti privata della magra cena chissà per quanti giorni. E magari anche del mio quaderno di scuola. Che altro potevi fare? Per giunta, se tu avessi saputo del papa che ha letto e approvato la mia tardiva lettera a Dio nel mio ultimo libro, Il pane perduto, il pane tuo, mamma, pane – tu, mamma! E ha anche varcato la soglia della mia casa portando come bagaglio una piccola Menorah e un pesante volume del Talmud e una richiesta di perdono a me, la tua mocciosa, e al popolo martire come te, madre amata che vivi in me, e sulle mie pagine, madre-carta.
E accogliendo all’ingresso il papa che si chiama Francesco, accecata dalla sua figura bianca, mamma, ti confesso che ho pianto e ci siamo abbracciati. Se tu ci avessi visti, cos’avresti detto? Mi sono chiesta e mi chiedo, e nel nome della verità ti confido, che gli ho dato uno spazio nel mio cuore di ebrea. Non voltargli le spalle. Se fosse stato Lui il papa ALLORA, la sua voce dolce forse avrebbe fermato la Shoah del popolo eletto e io t’avrei avuto accanto, fino a quando, secondo te, Adonai avrebbe voluto. Una fine non come la tua e degli altri milioni di innocenti, che è impossibile. Con una fine umana, dignitosa con la quale, pur nel dolore, si fa pace.

(Riproduzione riservata)

© La nave di Teseo

* * *

 

 * * *

Edith Bruck, di origine ungherese, è nata nel 1931 in una povera, numerosa famiglia ebrea. Nel 1944, poco più che bambina, il suo primo viaggio la porta nel ghetto del capoluogo e di lì ad Auschwitz, Dachau, Bergen-Belsen. Sopravvissuta alla deportazione, dopo anni di pellegrinaggio approda definitivamente in Italia, adottandone la lingua. Nel 1959 esce il suo primo libro Chi ti ama così, un’autobiografia che ha per tappe l’infanzia in riva al Tibisco e la Germania dei lager. Nel 1962 pubblica il volume di racconti Andremo in città, da cui il marito Nelo Risi trae l’omonimo film. È autrice di poesia e di romanzi come Le sacre nozze (1969), Lettera alla madre (1988), Nuda proprietà (1993), Quanta stella c’è nel cielo (2009, trasposto nel film di Roberto Faenza Anita B.), e ancora Privato (2010), La donna dal cappotto verde (2012). Presso La nave di Teseo sono usciti La rondine sul termosifone (2017), Ti lascio dormire (2019) e Il pane perduto (2021, vincitore del Premio Strega Giovani 2021 e del Premio Letterario Viareggio-Rèpaci 2021). Nelle sue opere ha reso testimonianza dell’evento nero del XX secolo. Nella sua lunga carriera ha ricevuto diversi premi letterari ed è stata tradotta in svariate lingue. È traduttrice tra gli altri di Attila József e Miklós Radnóti. Ha sceneggiato e diretto tre film e svolto attività teatrale, televisiva e giornalistica.

* * *

© Letteratitudine – www.letteratitudine.it

LetteratitudineBlog / LetteratitudineNews / LetteratitudineRadio / LetteratitudineVideo

Seguici su Facebook TwitterInstagram

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: