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SONO COSE CHE PASSANO di Pietrangelo Buttafuoco (La nave di Teseo) – recensione

gennaio 31, 2022

“Sono cose che passano” di Pietrangelo Buttafuoco (La nave di Teseo)

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di Lorenzo Marotta

Un romanzo composito, ricco di suggestioni letterarie quello di Pietrangelo Buttafuoco, «Sono cose che passano», La nave di Teseo 2021. Un romanzo innovativo nella struttura e nella lingua, con un personalissimo stile narrativo che mescola, per fondersi in perfetto equilibrio, ironia, sarcasmo, umorismo, riflessione, passando dalla commedia che si fa pantomima, teatralità paesana, alla tragedia quando il male, annidato nel cuore dell’uomo, rode e semina morte. Un romanzo che richiama alla mente commediografi come Edoardo e Peppino De Filippo assieme al «Faust» di Goethe e al tragediografo Eschilo e non solo nella scelta del nome Oreste tra i suoi personaggi. Con una scrittura sontuosa che affascina e diverte, pronta per essere rappresentata in teatro. Una polifonia che porta il lettore, pagina dopo pagina, a viaggiare da Londra, dove la bella e mefistofelica Ottavia, principessa di Bauci, ha compiuto gli studi al King’s College in compagnia dell’aristocratica Lucy Thompson, alle isole Eolie, dove si celebra a Vulcano l’amore di Roberto Rossellini per Ingrid Bergman, a Capo d’Orlando nella cui villa dei fratelli Piccolo di Calanovella si riunisce, tra stranezze, elfi, poesia, il jet set internazionale. Anche se è l’entroterra siciliano, Leonforte in particolare, il palcoscenico nel quale Buttafuoco con maestria fa muovere i suoi personaggi, primi tra tutti i novelli sposi, la seducente Ottavia e il giovane vanesio di dubbia nobiltà Rodolfo Polizzi, che vive compiaciuto del suo mustacchio all’ombra dell’ingombrante madre, la baronessa donna Tina, «un donnone di padrona, sempre foderata di vestaglie dozzinali», assai diffidente con tutti, preoccupata di difendere la roba e salvaguardare con abbondanti pasti la salute del figlio. È nella nuova dimora che «Rodolfo si gode il lenzuolo e ripassa a mente gli eventi. Lungo nel giaciglio, si sgranchisce al modo dell’animaletto, mai sazio di quella moglie che è sempre più, per lui, un lussureggiante mistero». A incominciare dagli ambigui trascorsi londinesi di Ottavia in compagnia di Lucy, tra ebbrezza di tagli al viso ai giovanotti che varcavano di notte le mura del King’s College, effusione di sangue e baci voluttuosi. Ed anche la ridente Cefalù, luogo privilegiato di villeggiatura del regno d’Inghilterra, nel quale il mago Sir Aleister Crowley amava organizzare festini con tanto di streghe ai quali Ottavia non era stata estranea. Mezze confessioni che, tra un’effusione d’amore e l’altra, alludono a «buie malizie e cupe crudezze». Opera di Famelico, il demone che si prende il suo svago a intossicare fin da ragazza la mente di Ottavia. Perché tra gli attori che muovono le vicende non ci sono solo i vivi, ma anche gli spiriti del male. La stessa signora Morte non disdegna di stare seduta nell’anticamera della stanza da letto del palazzo Polizzi, aspettando di ghermire perfino con una lacrima l’anima del moribondo giovane Rodolfo, a causa, non si sa, della sifilide o delle persistenti contorsioni di stomaco per una dieta pesante. Un epilogo che pare “destino“, ma che forse non lo è. Perché la realtà non è mai come appare. Non a caso nell’incipit del romanzo l’autore scrive: «La Fatalità non ha parola eppure parla e trova storia. Una tra le tante è quella di lui che era venuto alla propria donna per puro caso. Per ritrovarsi felice, lui. E così fare destino, lei. Ed ecco la loro storia». Una commistione di passato e presente, di realtà e immaginazione, di passione e sottile perfidia, di inganni e bisogno di verità che dà spessore alla complessa struttura della trama, arricchendo l’intreccio delle vicende narrate. Uno spaccato del mondo provinciale dell’Isola negli anni Cinquanta, condotto sul filo della sorpresa, dell’allusivo, del non detto, con il residuo di nobiltà in declino in un contesto che celebra, tra nuove passioni, il nuovo corso dei comizi per l’elezione dei deputati all’Assemblea regionale siciliana. Un omaggio alla storia di famiglia dell’autore.

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La scheda del libro: “Sono cose che passano” di Pietrangelo Buttafuoco (La nave di Teseo)

Sono cose che passano - Pietrangelo Buttafuoco - ebookNel secondo dopoguerra il barone di dubbia nobiltà Rodolfo Polizzi sposa Ottavia principessa di Bauci e la porta con sé a Leonforte, un paese dell’entroterra di Sicilia. In quell’estate del 1951 dove, poco lontano, sull’isola di Vulcano Roberto Rossellini s’innamorava di Ingrid Bergman e, a Capo d’Orlando, Lucio Piccolo con i fratelli Casimiro e Agata Giovanna – zii di Ottavia – ricevevano il jet set internazionale, a casa del candido Rodolfo arrivava Lucy Thompson, la compagna di college della moglie a svegliare i trascorsi di gioventù della principessa, tutti di strani riti e sabba studenteschi. Sotto gli occhi della signorina Lia, entusiasta testimone di una stagione elettrizzante, mentre il barone Polizzi si ammala e la principessa si lascia sedurre da un capomastro, l’intera Leonforte si trasforma in un pandemonio. Ma qualche anno dopo Carlo Delcroix, un eroe soldato – cieco e mutilato – la spinge a una scelta cruciale, ma forse vana.

Un romanzo seducente e infuocato come la Sicilia, un divorzio all’italiana che Pietrangelo Buttafuoco trasforma in un moderno Faust al femminile.

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Pietrangelo Buttafuoco è scrittore. Tra i suoi libri Le uova del drago (2005), Il lupo e la luna (2011), Il dolore pazzo dell’amore (2013), Il mio Leo Longanesi (2017), I baci sono definitivi (2017), Sotto il suo passo nascono i fiori. Goethe e l’Islam (con Francesca Bocca-Aldaqre, 2019).

 

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