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LA DISTRUZIONE DELL’AMORE di Anna Segre (poesia)

febbraio 7, 2022

La distruzione dell'amore - Anna Segre - copertina“La distruzione dell’amore” di Anna Segre (Interno Poesia)

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di Alessandra Angelucci

Ci possono essere molti modi per dire l’amore. Nei casi più folli si tenta anche di scriverne, seguire la punta della fiamma in volo. Appuntare parole degne dentro ai margini delle sillabe: ci proviamo tutti. A volte, però, ci si perde, mentre tutt’intorno si muove e ti muove. Ti dice che è ora di vivere.
Così bisogna sfondarli, i margini, avere il coraggio di prendere la via fuori rotta e concedersi il lusso di sentirsi timoniere. Perché forse è proprio lì che si può pescare un nuovo seme per dirlo. Per dire e per farlo, l’amore. E pure distruggerlo.
Anna Segre è medico, psicoterapeuta, e vuole che si dica anche “ebrea, in più lesbica, perfino mancina”: in un mondo di accenti malmessi, lei ha bisogno di collocarli precisi, dando ritmo e musica alla storia che tramanda sotto pelle. Quella storia personale, unica e mutevole, che ciascuno di noi rappresenta e vive, sfuggendo ai ricatti del giudizio.
E Anna Segre lo sa, è consapevole del suo accento, del suo essere musica in mezzo a milioni di musiche. Lei è poeta, conosce la melodia dell’universo, sa che l’indicibile non ha che fare con la finitezza del corpo. Nasce così il suo recente lavoro La distruzione dell’amore” (2022), pubblicato da Interno Poesia per la collana Interno Libri. Germina tutto da un dispiegamento d’ali. Sessantacinque liriche titolate in italiano e in ebraico, i cui versi – come scrive Margherita Giacobino nella prefazione – “ci dicono qualcosa che dovremmo sapere bene: che due donne non si amano mai da uguali, ma sempre da diverse. Diverse una dall’altra e da ogni altra”.

Segre fa scacco matto alla vita, s’innalza come Icaro: insegue la punta che brucia “perché il tempo è curvo /e un attimo può essere lunghissimo”. In questa dilatazione di ore e minuti in cui essere lineari non è la soluzione, lei s’appoggia cruda e vera, diretta e lieve sopra la parola amore: la mangia, la capovolge, la sputa e la prega da profana. Rotola dentro la sua esistenza e quella delle amanti, elogia le smussature e sorride delle imperfezioni. “Segre si fa elastico e agente esterno – scrive Beatrice Zerbini nella postfazione – come se traesse da sé dinamicità e sostanza”. E in un mondo fatto di sottrazioni e omissioni, si confessa con chiarezza: “M’attacco a tutto./ Prendo per la giacchetta l’esistenza/ come fosse l’ultima settimana”.
Segre divora la vita, e cercando “tutto” trova anche “niente”, come nelle più belle delle rese: “La pace costa/ quasi quanto una guerra”. Porge l’orecchio, insegue i richiami, si fa fiume, tigre ed elefante. Crolla dentro l’errore e svela subito l’inspiegabile: l’amore poggia su criteri che “sfuggono/ alla gravitazione/ e alla termodinamica,/ perciò noi vediamo disordine/ dove lui crea mondi”.
Se guardi dritto, l’autrice ti invita a rovesciare lo sguardo, a stare zitto quando è possibile e a domandare quando non puoi fare altrimenti: “Sai cosa avrei voluto?/ Che fosse come un’irruzione:/ ‘Io sono l’amore.’/ Punto”. E proprio qui, nella punteggiatura ferma dell’amore, Anna Segre offre la più alta delle rivoluzioni semantiche, sfonda gli argini e rimette gli accenti al posto giusto. Afferma che omoaffettività dice molto di più di omosessualità: “In fondo alla parola/ troverei appropriato/ preciso/ somigliante/ e onesto/ che ci fosse:/ affettività”.
Si fugge la banalità dei luoghi comuni, la definizione che chiude in una camicia di forza un sentimento che ha radici altrove, senza tetti. E come non trovarsi d’accordo, quando l’autrice scrive che “L’amore, /come la nobiltà/ o l’investitura ecclesiastica,/ viene dal cielo”. Segre sottolinea il carattere divino dell’amore, anche quando l’amore stesso si traduce in perdita e lei accetta di cadere: perché il cuore può anche rimpicciolirsi, come un “passero/ che mi frulla nel torace,/ mentre la folla/ dà per data la mia salvezza”.

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La scheda del libro: “La distruzione dell’amore” di Anna Segre (Interno Poesia)

La distruzione dell'amore - Anna Segre - copertinaAmore è una parola irta, pericolosa. Non si cerchi di smussare, diluire, omologare questo elemento divino. Le due contendenti si incontrano e si scontrano nell’accecante proiezione di luce del desiderio e duelleranno fino all’ultimo respiro della relazione alla ricerca di una pace impossibile. Come indica nella prefazione Margherita Giacobino: «i versi di Anna Segre ci dicono qualcosa che dovremmo sapere bene: che due donne non si amano mai da uguali, ma sempre da diverse. Diverse una dall’altra e da ogni altra. E a volte la diversità è opposizione, e le parole non servono per comunicare o dialogare ma solo per ferirsi, a volte insomma l’amore somiglia a una guerra balcanica che cova sordamente, esplode, infuria per anni senza soluzione di continuità, salvo splendide tregue di passione». Ma «non ci sfugga la promessa», chiosa Beatrice Zerbini nella postfazione del libro, «la rivelazione ultima» insediata nei versi: «il male tira i fili, / mentre il bene / si ostina a tessere».

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Anna Segre è medico, psicoterapeuta, anche ebrea, in più lesbica, perfino mancina. La produzione letteraria di Segre ha un solo fulcro di interesse: la psiche umana, l’anima. Che si tratti di epitaffi, o dei danni psichici collegati alla Shoà, dell’utilità terapeutica di un libro o della mappa etica o della vita erotica e sentimentale, rimane sempre a fuoco la teoria della mente, il monologo interno, le ipotesi diagnostiche, le interpretazioni possibili. Le parole danno senso, continuità narrativa, chiedono giustizia, sperano nel dialogo, e per questo cercano una precisone, una sintesi. Le parole si protendono sul bianco della riga come acrobati che vorrebbero padroneggiare il vuoto. Tra i libri pubblicati: Monologhi di poi (Manni), Lezioni di sesso per donne sentimentali (Coniglio), Judenrampe (Elliot), Il fumetto fa bene (Comicout), 100 punti di ebraicità (Elliot), 100 punti di lesbicità (Elliot).

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