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SULLA INFINITEZZA di Roy Andersson

febbraio 20, 2022

Sulla infinitezza - Film (2019) - MYmovies.it“Sulla infinitezza”: un film di Roy Andersson

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di Antonio Ciravolo

Ho visto un film che è al contempo una lezione di cinema, fotografia, regia teatrale, poesia, trucco, recitazione, satira, umorismo e, nonostante questo, non mi è piaciuto. Ebbene sì: ci sono ricascato. Dopo Un piccione seduto su un ramo riflette sull’esistenza, il regista Roy Andersson torna con questo Sulla infinitezza e mette in scena le sue scene e rende onore al disturbante e all’ammaliante, al tragico e al disumano. Torna lui e punta al mio personalissimo senso della pazienza e lo denuda fino non a irretirlo ma a sospenderlo. La sospensione del giudizio, come in esercizio analitico, per rendere possibili le derivazioni di ciò che è, o comunque dovrebbe essere, rimosso. Non mi è piaciuto. Eppure non ho smesso di ammirarlo. Volti incipriati, frasi sconnesse, toni pallidi. E il bianco e la neve. Come nell’istantanea in un bar, mentre fuori cadono lenti i fiocchi, e un uomo anziano chiede a tutti gli altri in silenzio: “Non è comunque fantastico?” “Cosa?” Chiede un altro incuriosito. “Tutto” dice il primo, “tutto è fantastico. Almeno io lo penso.” E ripete ancora: “Almeno io lo penso”. E ancora una volta: ” Almeno io lo penso”, mentre il tono scivola, il senso scorre, la parola si trasforma e chi guarda rimane inchiodato a quel sollecito alla felicità a cui non si è più abituati.
È l’elogio del superfluo, questa Infinitezza. È l’elogio del marginale e non dell’emarginato, del bordo e non del confine. Si va nell’oltre, con Andersson, nel non piacere che attrae, in quel Al di là del principio di piacere freudiano che è colonna portante delle nostre esistenze, in cui quotidianamente scegliamo di essere lì dove non vorremmo, stare con chi non vorremmo, fare ciò che non vorremmo, eppure rimaniamo panciuti e convincenti a raccontarci l’ambizione al sublime mentre selezioniamo per noi le peggiori miserie.
“Non è la donna giusta per me, eppure la amo così tanto” ripeteva spesso un mio paziente. Amare ciò che è ingiusto per sé stessi, ciò che si crede ingiusto. Ma in fondo cos’è giusto per la vita di qualcuno? Siamo sicuri di ambire alla giustizia per le nostre vite? Sicuri di essere tanto forti da riuscire a essere sinceri con noi stessi? Forse la verità non è giustizia, forse la verità è pena: per questo la detestiamo.
Sulla infinitezza dura poco più di un’ora, ho il tempo di rivederlo. In fondo non mi è piaciuto. Non mi è piaciuto tanto, ma davvero tanto.

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