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IL PARTIGIANO JOHNNY di Beppe Fenoglio (Einaudi) – un estratto

marzo 22, 2022

In occasione del centenario della nascita di Beppe Fenoglio (Alba, 1º marzo 1922 – Torino, 18 febbraio 1963), pubblichiamo – per gentile concessione dell’editore – le prime pagine del suo romanzo più celebre “Il partigiano Johnny” (Einaudi)

Il nostro speciale dedicato al centenario della nascita di Beppe Fenoglio

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Il partigiano Johnny è riconosciuto come il piú originale e antiretorico romanzo italiano sulla Resistenza. La storia è quella del giovane studente Johnny, cresciuto nel mito della letteratura e del mondo inglese, che dopo l’8 settembre decide di rompere con la propria vita e di andare in collina a combattere con i partigiani. Una storia simile a quella di molti altri giovani e di molti altri libri scritti sullo stesso argomento.
Ma Fenoglio riesce a dare alle avventure e alle passioni di Johnny una dimensione esistenziale ben piú profonda e generale, che racconterà per sempre che cosa sono stati i partigiani e la Resistenza in Italia.

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Le prime pagine di “Il partigiano Johnny” di Beppe Fenoglio (Einaudi)

1

Johnny stava osservando la sua città dalla finestra della villetta
collinare che la sua famiglia s’era precipitata ad affittargli
per imboscarlo dopo il suo imprevisto, insperato rientro dalla
lontana, tragica Roma fra le settemplici maglie tedesche. Lo
spettacolo dell’8 settembre locale, la resa di una caserma con
dentro un intero reggimento davanti a due autoblindo tedesche
not entirely manned, la deportazione in Germania in vagoni
piombati avevano tutti convinto, familiari ed hangers-on, che
Johnny non sarebbe mai tornato; nella piú felice delle ipotesi
stava viaggiando per la Germania in uno di quei medesimi vagoni
piombati partito da una qualsiasi stazione dell’Italia centrale.
Aleggiava da sempre intorno a Johnny una vaga, gratuita,
ma pleased and pleasing reputazione d’impraticità, di testa fra
le nubi, di letteratura in vita… Johnny invece era irrotto in casa
di primissima mattina, passando come una lurida ventata fra lo
svenimento di sua madre e la scultorea stupefazione del padre.
S’era vertiginosamente spogliato e rivestito del suo migliore
abito borghese (quell’antica vigogna), passeggiando su e giú in
quella ritrovata attillatezza, comodità e pulizia, mentre i suoi
l’inseguivano pazzamente nel breve circuito. La città era inabitabile,
la città era un’anticamera della scampata Germania, la
città coi suoi bravi bandi di Graziani affissi a tutte le cantonate,
attraversata pochi giorni fa da fiumane di sbandati dell’Armata
in Francia, la città con un drappello tedesco nel primario
albergo, e continue irruzioni di tedeschi da Asti e Torino su
camionette che riempivano di terrifici sibili le strade deserte e
grige, proditoriate. Assolutamente inabitabile, per un soldato
sbandato e pur soggetto al bando di Graziani. Il tempo per suo
padre di correre ad ottenere il permesso dal proprietario della
villetta collinare, il tempo per lui di arraffare alla cieca una
mezza dozzina di libri dai suoi scaffali, e di chiedere dei reduci
amici, il tempo per sua madre di gridargli dietro: – Mangia e
dormi, dormi e mangia, e nessun cattivo pensiero, – e poi sulla
collina, in imboscamento.
Per una settimana aveva mangiato molto, dormito di piú,
nervosamente letto dal Pilgrim’s Progress, dalle tragedie di Marlowe
e dalle poesie di Browning, ma senza sollievo, con un’irosa
sensazione di peggioramento. E aveva visto molto paesaggio,
come un interno rinfresco, molto paesaggio (talvolta quarti
d’ora e piú su un solo dettaglio di esso), tentando di escludervi
i segni e gli indizi degli uomini. La villetta era stupida e pretenziosa,
ma sorgeva s’uno sperone in livrea d’amore autunnale,
dominante a strapiombo il corso del fiume all’uscita della città,
scorrente tra basse sponde come una inalterabile colata di piombo,
solennemente limaccioso per le prime piogge d’autunno. In
the stillness of night, il suo suono s’arrampicava frusciante su
per lo sperone sino alle finestre della villetta, come per un agguato.
Ma Johnny amava il fiume, che l’aveva cresciuto, con le
colline. Le colline incombevano tutt’intorno, serravano tutt’intorno,
sempre piú flou autunnalmente, in un musicale vorticare
di lenti vapori, talvolta le stesse colline nulla piú che vapori. Le
colline incombevano sulla pianura fluviale e sulla città, malsanamente
rilucenti sotto un sole guasto. Spiccavano le moli della
cattedrale e della caserma, cotta l’una, fumosa l’altra, e all’osservante
Johnny parevano entrambe due monumenti insensati.
Le giornate d’autunno, pur d’autunno, erano insopportabilmente
lunghe, il guadagno fatto col dormire diurno si dilapidò
presto per l’insonnia notturna, ora egli passava nottate fumando,
accavallando le gambe e leggendo un gran fondo di lettura.
So mornings were diseased and nightmared. Il paesaggio ora lo
nauseava, scontato il gusto del ritrovamento della terra nata-
le e vitale. La letteratura lo nauseava. Come da quel surfeit di
cibo e di sonno gli si cancellò tutto della vita militare, in capo
ad una settimana non sapeva piú da che parte si cominciasse a
smontare un mitragliatore, ciò che una settimana prima sapeva
fare ad occhi bendati. Ed era male; qualcosa, dentro pungente
e icefying, l’avvertiva che era male, le armi sarebbero rientrate
nella sua vita, magari per la finestra, ad onta d’ogni strenua
decisione o sacro voto contrari.
Sentiva acutamente, morbosamente, la mancanza della radio,
i suoi almeno per il momento non avevano potuto far niente in
questo senso. Prese a smaniare per sentire la voce di Candidus,
gluttoning on his own accent. Quasi ogni giorno saliva suo padre,
for several requests-annotation e riferirgli le notizie locali
e nazionali, quelle del bisbiglio e della diffusione radiofonica.
Dalla sua voce opaca, irrimediabilmente anarrativa, Johnny seppe
cosí della liberazione di Mussolini sul Gran Sasso ad opera
di Skorzeny (gliel’hanno strappato come una bandiera di palio,
non sono nemmeno stati capaci di sparargli in extremis, nemmeno
di nasconderlo sicuramente), della costituzione in Germania
di un governo nazionale fascista, dell’annuncio a Radio
Roma restituitagli dai tedeschi fatto da Pavolini (Johnny vide
con straordinaria chiarezza e vicinanza la faccia meteca del gerarca
e pensò con gelida fulmineità alla sua eliminazione fisica),
della strage di Cefalonia. In città, raccontava suo padre, non
succedeva nulla, e proprio per questo la gente si fidava sempre
meno, si chiudeva sempre piú in se stessa, morbosamente.

(Riproduzione riservata)

© 1968, 1994, 2005, 2014 e 2022 Giulio Einaudi editore s.p.a., Torino
Pubblicato in accordo con The Italian Literary Agency, Milano

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Di BEPPE FENOGLIO (Alba 1922 – Torino 1963) Einaudi ha pubblicato l’intera opera. Negli Einaudi Tascabili sono disponibili: La malora, Una questione privata, Diciotto racconti, I ventitre giorni della città di Alba, La paga del sabato, Primavera di bellezza, Un giorno di fuoco, Tutti i racconti, L’imboscata, Appunti partigiani, Teatro, La favola delle due galline, Un Fenoglio alla prima guerra mondiale, Tutti i romanzi, Lettere. 1940-1962.

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