Home > Incontri con gli autori > LA LEZIONE di Marco Franzoso (Mondadori): incontro con l’autore

LA LEZIONE di Marco Franzoso (Mondadori): incontro con l’autore

aprile 26, 2022

La lezione - Marco Franzoso - copertina“La lezione” di Marco Franzoso (Mondadori): incontro con l’autore e un brano estratto dal romanzo.

 * * *

Marco Franzoso è nato nel 1965. Da alcuni suoi romanzi (Tu non sai cos’è l’amore e Westwood dee-jay) sono stati realizzati spettacoli teatrali. Da Il bambino indaco (Einaudi, 2012) è stato tratto il film di Saverio Costanzo Hungry Hearts, interpretato da Alba Rohrwacher e Adam Driver (entrambi premiati con la Coppa Volpi al Festival di Venezia del 2014). L’innocente è uscito per Mondadori nel 2018 e ha vinto il premio Mondello. Nel 2020 è stato pubblicato, sempre per Mondadori, Le parole lo sanno, che diventerà un film per la regia di Peter Webber.

Il nuovo romanzo di Marco Franzoso si intitola La lezione (Mondadori).

Abbiamo chiesto all’autore di parlarcene…

 * * *

«Da dove nascono le storie?», ha detto Marco Franzoso a Letteratitudine. «E qual è la vera esigenza per cui proprio quella storia ti richiede di essere scritta, e proprio quel personaggio, nella tua mente ancora vago e poco più indistinto che una sagoma nella nebbia, necessità per te di essere raccontato?
Si possono riuscire a comprendere i meccanismi con cui una storia può essere scritta al meglio, ma tu stesso che scrivi non riuscirai mai a comprendere da dove origina per te la necessità di mettere su carta proprio quella storia e quel personaggio. Fa parte del mistero dello scrivere.
Ricordo però ancora perfettamente l’esatto istante in cui questa storia ha iniziato a sbocciare in me. Ma soprattutto quando i due personaggi principali, Walder ed Elisabetta, mi sono improvvisamente venuti a chiamare e hanno fatto irruzione nella mia mente. Era un giovedì pomeriggio di primavera, credo del 2015 (rispetto ad oggi un’altra era, se ci pensiamo), camminavo per Venezia dove dopo poche ore avrei avuto un appuntamento, e ho rotto l’attesa fermandomi in un bar sulla Riva degli Schiavoni. Il sole stava iniziando a tramontare e la superficie del Canale della Giudecca brillava di mille luccichii ballerini. Avevo appena ordinato un prosecco, quando vicino a me si sono sedute due persone, due turisti, per il resto uguali alle migliaia di turisti che in quelle giornate popolavano la città.
Mi stavo regalando due ore di tranquillità, mi guardavo in giro, ogni tanto rispondevo a qualche messaggio, mandavo qualche foto, centellinavo il mio prosecco, ma non so perché, e non lo saprò mai (è questo il mistero), dall’esatto momento in cui quei due ragazzi si sono seduti vicino a me, mi è scattato qualcosa nella mente.
Dovevano essere poco più che ventenni, lei magrolina, affilata, i capelli biondi raccolti, lui una figura possente, sovrappeso, imponente. Dall’accento, credo, americani.
Ho fantasticato. Ho iniziato a pensare che fossero in viaggio di nozze. Li ho sentiti parlare, dapprima quasi sottovoce, poi con un tono trattenuto, appena un po’ sopra le righe. Hanno ridacchiato, ma qualcosa mi diceva che volevano apparire più sereni e leggeri di quanto in realtà non fossero. C’era qualcosa che non capivo, qualcosa che strideva nel loro rapporto, e soprattutto nella loro voce e nella loro postura, che manifestava quella certa distanza di persone che in qualche modo si studiano.
Mi hanno colpito le mani di lei, sottili, affusolate, fragile, le unghie curatissime e lunghe. Mentre lui, sotto la maglietta aderente, mostrava dei muscoli possenti. Portava un berretto rosso dei Chicago Bulls, questo dettaglio lo ricorderò per sempre.
Da dove nascono le storie? Da qui. Da un dettaglio apparentemente insignificante che ti che ti si incunea nella mente e a cui tu devi dare una risposta. Un dettaglio per il resto simile se non uguale a mille dettagli senza importanza che costellano la tua esistenza quotidiana. Eppure.
Marco FranzosoEppure quel dettaglio, anzi quei due dettagli, la fisicità del ragazzo quasi costretta dentro una maglietta troppo aderente, e che in qualche modo mi aveva fatto pensare a una sorta di brutalità repressa, e le mani delicate della ragazza che pochi minuti dopo stringevano il suo aperitivo, mi hanno letteralmente bloccato. Non ho potuto che fare altro che origliare e osservarli.
Lei si era stampata in viso una specie di costante sorrisetto di difesa, che mi sembrava nascondere qualcosa, lui dopo poco, dopo una frase di lei, si è irrigidito, e non ho potuto non immaginare che il mattino avessero magari avuto una discussione. Ma erano in vacanza, probabilmente in viaggio di nozze, e avrebbero dovuto essere più rilassati. E felici.
Magari una discussione sul loro rapporto, magari una crepa che si era infilata nelle loro vite proprio durante quel viaggio a cui avevano tanto pensato, che avevano sognato. La luna di miele nella più bella città del mondo.
Eppure qualcosa era venuto alla luce, come qualcosa che improvvisamente e inaspettatamente fosse emerso con violenza dalla superficie brillante e meravigliosa della laguna di Venezia. Il disagio della bellezza, mi ricordo di avere pensato.
Ho tirato fuori dalla borsa il mio taccuino e ho iniziato a scrivere. A prendere appunti. E’ stato un impulso irresistibile, impossibile opporsi.
Ci sono stati minuti di silenzio, i due ora stavano immobili con lo sguardo davanti a loro, mentre i vaporetti arrivavano, attraccavano e passavano oltre.
Io non riuscivo a non guardarli, erano davanti a me e non mi potevano vedere, cercavo di cogliere ogni minimo dettaglio. Poi all’improvviso, il silenzio è stato rotto. E’ successo qualcosa che non ho compreso. La ragazza ha iniziato a piangere. Si è guardata in giro quasi se ne vergognasse, e con uno scatto quasi di rabbia, si è alzata ed è andata via. Il ragazzo è rimasto immobile, lì, quasi la cosa non lo riguardasse. Il suo sguardo si è indurito, ha osservato la ragazza andarsene, ma doveva forse dimostrarle qualcosa, attraverso quella presunta indifferenza. Qualcosa.
Tanto più che dopo pochi minuti la ragazza è tornata e si è seduta vicino a lui. Da quel momento non si sono più parlati. Hanno sgranocchiato le patatine e si sono guardati in giro quasi avessero dovuto prendere tempo, ma il disagio era palpabile.
In quell’esatto istante, nel preciso momento in cui la ragazza è tornata a sedersi, nella mia mente ha iniziato a sbocciare qualcosa di irresistibile. Mi sono chiesto chi fossero, da dove arrivassero, quali fossero le loro vite, che storia avevano alle spalle. Era evidente che a breve si sarebbero alzati e avrebbero ripreso a camminare per Venezia, e che dopo poche ore, la sera, sarebbero rientrati nel loro albergo, dove lei avrebbe cercato di essere probabilmente accondiscendente, avrebbe cercato di mascherare quell’inquietudine e di salvare la loro luna di miele. Con un gesto risoluto del braccio il ragazzo ha chiamato il cameriere, ha pagato il conto e se ne sono andati. Li ho guardati allontanarsi. Camminavano mantenendo una sorta di distanza di sicurezza. Lei aveva lo sguardo sperso, lui si è sistemato il berrettino sulla fronte.
Da dove nascono le storie? Da qui.
Perché da quel momento quelle due persone hanno continuato a lavorare dentro di me e dopo che sono scomparse dentro la folla, io ho iniziato furiosamente a scrivere sul mio taccuino. Ho preso appunti, ho sentito l’esigenza di mettere su carta le mie sensazioni. Ricordo di avere scritto nell’arco di un’ora e mezza quasi una decina di pagine, tanto che ho letteralmente scordato l’appuntamento di quella sera.
Nell’arco di pochi giorni quelle due persone si sono trasformate in personaggi e io ho avuto il forte desiderio di conoscerli, costruirli, a farli miei.
Due parole continuavano a girarmi nella testa, la parola rabbia e la parola violenza. Queste due in breve si sono unite alla parola amore.
Ecco. Il romanzo La lezione nasce proprio da queste tre parole mescolate e cucinate insieme: rabbia violenza e amore. Mi sono chiesto quante volte siano unite in relazioni nei confronti delle quali ci sentiamo irresistibilmente legati, e quante volte confondiamo l’amore con una forma di dipendenza affettiva. Mi sono chiesto se l’amore, nella sua più profonda essenza non sia realmente una forma di dipendenza. Chi lo sa?
Ma poi, che cos’è scrivere un romanzo se non dare una risposta concreta a domande come questa? Cercare di rendere concreta, visibile davanti ai nostri occhi, un’idea, una sensazione, un’emozione. Mi sono chiesto quante volte quella ragazza avrebbe pensato che la relazione con quel ragazzo, e la casa in cui a breve sarebbero andati a vivere, non si sarebbe rivelata piuttosto una gabbia, frutto di un malinteso, o meglio, di una speranza mal riposta.
E ho cercato di pensare a tutte le vie d’uscita che avrebbe immaginato di avere davanti a sé. Come avrebbe potuto rispondere alla violenza (non so perché ma ero sicuro che quella relazione sarebbe sfociata nella violenza)? Avrebbe risposto alla violenza con la violenza? Sarebbe stata quella la soluzione? Non lo so. So che dal momento in cui quei due ragazzi si sono alzati io avrei voluto conoscerne la risposta. Ma soprattutto dare il mio aiuto ed essere vicino a quella ragazza. A lei, proprio a lei.
Non avevo alternative, l’unica possibilità per aiutare quella ragazza era di raccontare la sua storia, di scriverla per come me la stavo immaginando e per come me la stavo costruendo.
Ho cercato per quanto mi era possibile di costruire per lei le strade potenziali di una sua via d’uscita da una situazione di impasse. Ho pensato che se lo meritasse.
Ho cercato di ragionare per lei. Ho desiderato con tutte le mie forze di trovare la possibilità per quella ragazza di essere felice. Di darle una chance. Sentivo che lo meritava, e ho desiderato in tutti i modi poter rendere felice quella ragazza.
L’unica possibilità che avevo era di scrivere il suo romanzo, di raccontarla.
Spero solo che un giorno lo leggerà. Spero che un giorno questa storia arrivi alle sue mani delicate, e che sfogli il racconto che ho scritto per lei punto. Spero che si riconosca, e spero che senta che qualcuno è dalla sua parte, sempre e comunque. Qualcuno che si è fermato e ha avuto l’irresistibile voglia di starla ad ascoltare.
In fondo, perché altro ci scrivono romanzi se non per questo? Se non per salvare qualcuno che merita di essere salvato?»

 * * *

L’incipit di “La lezione” di Marco Franzoso (Mondadori)

La lezione - Marco Franzoso - copertina

Walder si è lasciato andare all’indietro sul divano. Teneva la mano in tasca, stringeva ancora il coltellino sforzandosi di apparire rilassato.
Il bollitore del tè ha iniziato a fischiare e io sono andata a spegnere il fuoco.
Ho fatto spazio sul vassoio tra le tazzine e il barattolo di miele e l’ho appoggiato sopra. Era rovente.
Mi sono girata fingendo di essermi scottata. Volevo allentare la tensione e ne ho approfittato per nascondermi dietro un sorriso.
«Ci siamo, mio caro» ho detto. «Vedrà che fra un po’ si sentirà meglio.»
Sono andata verso di lui reggendo il vassoio. Ho mosso i primi passi controllando la mia espressione, i miei movimenti, la mia postura. Dovevo risultare rassicurante come qualcuno che si sta occupando di un amico.
«Eccoci qua.»
Ho sistemato il vassoio sul tavolino basso davanti a lui, quello di vetro che avevo acquistato con Daniele. Ho impugnato il bollitore e lui si è sporto verso di me.
Ha preso la tazza e me l’ha avvicinata con gentilezza per aiutarmi a versarci l’acqua calda.
È stato quello l’errore, il primo della sua vita, credo. Voleva dimostrare che aveva abbassato le difese e che io potevo stare tranquilla.
A quel punto è stato più facile del previsto sbattergli il bollitore di metallo contro il viso con tutta la forza che ho potuto.
Il suo corpo è rovinato all’indietro, si è afflosciato sul divano ed è scivolato lentamente a terra. Il sangue uscito dalla bocca e dal naso ha sporcato i cuscini appena tornati dalla tintoria. La tazzina si è frantumata sul tavolo.
L’avevo fatto.
Ora il problema era capire come liberarmi di lui.
Se non l’avevo ucciso.

(Riproduzione riservata)

© Mondadori

 * * *

La scheda del libro: “La lezione” di Marco Franzoso (Mondadori)

La lezioneQuanti compromessi si accettano per non deludere le aspettative degli altri, per essere una bambina diligente, poi un’adolescente responsabile, infine una donna dolce e gentile. Senza che ce lo confessiamo, il costo delle piccole e continue sopraffazioni subite giorno dopo giorno è spesso una rabbia nascosta dietro l’apparenza di una vita normale, azioni ordinarie, un lavoro e una vita di coppia come tante.
Elisabetta è avvocato in un piccolo studio associato e galleggia tra cause di separazioni, spaccio, affitti non pagati. Lavora dieci ore al giorno, ma stenta a decollare. Anche la sua vita privata non è esaltante: il rapporto con il fidanzato Daniele arranca tra alti e bassi, le amicizie si sono allentate, il padre, vedovo, è anziano e fragile. Come se non bastasse, da qualche giorno un uomo la segue. Angelo Walder, un suo vecchio assistito, condannato per violenza e abuso. Ha scontato il carcere e ora come aveva promesso è tornato a cercarla, finché una sera Elisabetta se lo ritrova in casa…
Per salvarsi non le resta che ribellarsi e prendere in mano la propria vita, senza più chiedere aiuto a nessuno. Costi quel che costi. Può contare solo su se stessa.
Dalla penna di uno dei più raffinati scrittori italiani – autore di Il bambino indaco, portato al cinema da Saverio Costanzo – un romanzo di ritmo e suspence che racconta la discesa agli inferi di una giovane donna come tante.
Un thriller che inchioda il lettore alla pagina, e insieme una lucida rappresentazione della società contemporanea, che svela la follia che si cela dietro la vita di tutti i giorni. In cui anche noi possiamo riconoscerci. Forse senza confessarcelo.

* * *

© Letteratitudine – www.letteratitudine.it

LetteratitudineBlog / LetteratitudineNews / LetteratitudineRadio / LetteratitudineVideo

Seguici su Facebook TwitterInstagram

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: