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PREMIO LEOGRANDE 2022: vince Stefania Maurizi

aprile 29, 2022

PREMIO ALESSANDRO LEOGRANDE 2022: VINCE STEFANIA MAURIZI, PREMIO STUDENTI A VALENTINA FURLANETTO

 

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Stefania Maurizi, con il suo libro inchiesta Il potere segreto. Perché vogliono distruggere Julian Assange e Wikileaks (Chiarelettere) si aggiudica il Premio Alessandro Leogrande 2022. A consegnarlo, sul palco del Teatro Fusco di Taranto, la madre di Alessandro Leogrande Maria Giannico. L’opera è stata scelta da oltre 60 gruppi di lettura distribuiti sull’intero territorio nazionale tra una rosa di cinque titoli di giornalismo narrativo proposti dai concorrenti della scorsa edizione.

"Il potere segreto" di Stefania MauriziIl potere segreto è un’indagine costata 10 anni di lavoro che svela la storia dell’organizzazione giornalistica Wikileaks e del suo fondatore Julian Assange sulla cui testa pendono numerosi capi di imputazione per aver pubblicato documenti protetti da segreto di Stato.

Francesca Nava, che ha candidato Maurizi al Premio, nella sua motivazione scrive: «Maurizi rovescia l’assioma del potere, dove i colpevoli mettono i panni dei giudici e l’eroe moderno che disvela i crimini di Stato diventa un pericoloso criminale, perseguito dalla Svezia per presunti reati sessuali da cui viene prosciolto e dall’alleanza angloamericana per violazione dell’Espionage Act del 1917. Chi è il vero imputato di questa storia? Colui che squarcia il muro degli inconfessabili segreti di Stato o i decisori delle trame insanguinate? Tre tentativi di suicidio in carcere sono il risultato di una consapevole tortura. Assange rischia oggi – se estradato negli Stati Uniti – 175 anni nel carcere americano più estremo: l’ADX Florence, in Colorado, mentre la stampa mondiale (spesso connivente) resta a guardare. “Il potere segreto” di Stefania Maurizi è un libro imprescindibile per chi ama la democrazia, la libertà di espressione e cerca la verità, perché ci fa entrare nel buco nero del Millennio, illuminandolo a giorno».

È di qualche giorno fa la notizia che La Westminster Magistrates’ Court di Londra ha emesso l’ordine formale di estradizione negli Stati Uniti per Assange e, salvo un ricorso dell’ultimo minuto presso l’Alta Corte, sarà compito della Ministra degli Interni dare il via libera al trasferimento dell’attivista australiano negli Usa.

Novità di questa edizione del Premio è l’introduzione di una sezione dedicata alle scuole pugliesi. Gli studenti delle ultime due classi di 23 Istituti Superiori aderenti al progetto “Raccontami il giornalismo”, dopo un approfondimento del genere narrativo d’inchiesta e della figura di Alessandro Leogrande hanno assegnato il premio “Studenti” a Noi schiavisti (ed. Laterza) di Valentina Furlanetto. Noi schiavisti è un libro durissimo sulle nuove forme di schiavismo, più sottili, più opache, talvolta legalizzate, che fanno comodo a tutti perfino ai migranti che a volte diventano essi stessi sfruttatori dei propri connazionali. Giampiero Calapà, che ha proposto in gara il libro di Furlanetto, scrive: «è un’inchiesta vera, illuminante sulla condizione degli sfruttati a cui tutti partecipiamo seppure inconsapevolmente». Ha consegnato il Premio “Studenti” Francesca Poretti di cui Alessandro Leogrande è stato alunno al liceo Archita di Taranto.

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La scheda del libro vincitore: “Il potere segreto. Perché vogliono distruggere Julian Assange e WikiLeaks” di Stefania Maurizi (Chiarelettere)

Il potere segreto. Perché vogliono distruggere Julian Assange e WikiLeaks - Stefania Maurizi - copertinaLa storia di un’incredibile congiura nel racconto della giornalista che ha pubblicato i principali scoop dai documenti segreti di WikiLeaks e con le sue inchieste sul caso sta contribuendo in maniera decisiva alla battaglia per salvare Julian Assange e i suoi giornalisti
 
Nella cella di una delle più famigerate prigio­ni di massima sicurezza del Regno Unito, un uomo lotta contro alcune delle più potenti istituzioni della Terra che da oltre un decen­nio lo vogliono distruggere. Non è un crimi­nale, è un giornalista. Si chiama Julian Assange e ha fondato WikiLeaks, un’organizzazione che ha profondamente cambiato il modo di fare informazione nel XXI secolo, sfruttan­do le risorse della rete e violando in maniera sistematica il segreto di Stato quando questo viene usato non per proteggere la sicurezza e l’incolumità dei cittadini ma per nascondere crimini e garantire l’impunità ai potenti. Non poteva farla franca, doveva essere punito e so­prattutto andava fermato. Infatti da oltre dieci anni vive prigioniero, prima ai domiciliari, poi nella stanza di un’ambasciata, infine in galera. È possibile che a un certo punto venga libera­to, oppure rimarrà in prigione in attesa di una sentenza di estradizione negli Stati Uniti e poi finirà sepolto per sempre in un carcere ameri­cano. Con lui rischiano tutti i giornalisti della sua organizzazione. L’obiettivo è distruggerli e farlo in modo plateale.
Stefania Maurizi è l’unica giornalista che ha lavorato fin dall’inizio, per il suo giornale, su tutti i documenti segreti di WikiLeaks, a stret­to contatto con Julian Assange, incontrandolo molte volte. Ha contribuito in maniera deci­siva alla ricerca della verità, citando in giudi­zio quattro governi – gli Stati Uniti, l’Inghil­terra, la Svezia e l’Australia – per accedere ai documenti del caso. Gli abusi e le irregolarità emersi da questo lavoro d’inchiesta sono en­trati nella battaglia legale tuttora in corso per la liberazione del fondatore di WikiLeaks.
In queste pagine ripercorre tutta la vicenda, con documenti inediti, una narrazione incal­zante e sempre puntuale. La storia di una ven­detta silenziosa ma feroce. Un libro cruciale su un caso decisivo del nostro tempo.

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Stefania MauriziStefania Maurizi è una giornalista d’inchie­sta che scrive per “il Fatto Quotidiano”, dopo aver lavorato quattordici anni per “L’Espresso” e “la Repubblica”. Tra i giorna­listi internazionali è l’unica ad aver indagato su tutti i documenti segreti di WikiLeaks. Ha pubblicato con Glenn Greenwald i file di Edward Snowden sull’Italia e ha rivelato l’accordo confidenziale tra il governo degli Stati Uniti e la famiglia di Giovanni Lo Por­to, il cooperante italiano ucciso in Pakistan da un drone americano. Ha vinto vari pre­mi giornalistici, tra cui la Colomba d’Oro dell’Archivio Disarmo.

 

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