Home > Premi Letterari > PREMIO WONDY 2022: vince Francesca Mannocchi

PREMIO WONDY 2022: vince Francesca Mannocchi

Maggio 2, 2022

PREMIO WONDY PER LA LETTERATURA RESILIENTE V EDIZIONE: VINCE FRANCESCA MANNOCCHI CON BIANCO È IL COLORE DEL DANNO (EINAUDI)

 * * *

 Milano, 2 maggio 2022È Francesca Mannocchi con il romanzo Bianco è il colore del danno (Einaudi Stile Libero), la vincitrice della quinta edizione del Premio Wondy di letteratura resiliente, annunciata stasera al Teatro Manzoni di Milano nel corso della tradizionale serata di festa tra parole e musica che accompagna la premiazione, presentata da Ema Stokholma e Alessandra Tedesco, con la partecipazione di numerosi ospiti illustri, tra i quali Alessandra Amoroso, Mr. Rain, la pianista Yevheniya Lysohor, gli attori Camilla Filippi, Sara Lazzaro, Edoardo Leo, Claudio Santamaria e Margot Sikabonyi.

Valentina D’Urbano, con il libro Tre gocce d’acqua (Mondadori), è invece la vincitrice decretata dalla giuria popolare.

Presieduta da Umberto Ambrosoli e composta da Viola Ardone, Silvia Avallone, Silvia Ballestra, Jonathan Bazzi, Luca Dini, Chiara Fenoglio, Vittorio Lingiardi, Emanuele Nenna e Gianni Turchetta, la giuria tecnica così si è espressa nella motivazione:

“Bianco è il colore del danno è un potente racconto autobiografico, che si nega qualsiasi escursione nella fiction e centra in pieno il tema della resilienza. Mannocchi rinuncia a ogni sfumatura catartica e consolatoria, con un coraggio e una coerenza che a tratti toccano la crudeltà: verso se stessa e verso gli altri. Ne emerge un quadro energicamente demistificatore, in cui la storia personale di Francesca, giornalista coraggiosa, sempre pronta a recarsi nei luoghi più pericolosi del pianeta, diventa molto di più di un’autobiografia. Nonostante la sclerosi multipla, Francesca continua a fare quasi tutto quello che ha sempre fatto. Il racconto di sé chiama in causa, con spietata lucidità, le dinamiche familiari, e si fa scandaglio severo di padri e (soprattutto) madri. A ciglio asciuttissimo, Mannocchi si mette e ci mette in questione, senza tregua.”

Le altre opere finaliste erano: Cercando il mio nome di Carmen Barbieri (Feltrinelli), La tigre di Noto di Simona Lo Iacono (Neri Pozza), L’arte di legare le persone di Paolo Milone (Einaudi), Ciao Vita di Giampiero Rigosi (La Nave di Teseo).

Alla vincitrice va un premio di 5000 euro e un’opera su tela dell’artista Luca Tridente, inserita, insieme alle altre assegnate nelle prime edizioni del Premio Wondy, nel Catalogo dell’arte moderna (Editoriale Giorgio Mondadori), considerato un punto di riferimento per l’arte moderna e contemporanea. Un premio di 2000 euro è invece assegnato alla vincitrice della giuria popolare.

La quinta edizione del Premio Wondy è organizzata dall’associazione “Wondy Sono Io”, quest’anno in collaborazione con Banco BPM, Tendercapital, Community e il settimanale F.

 * * *

Le due opere premiate

Bianco è il colore del danno di Francesca Mannocchi (Einaudi Stile Libero)

Quattro anni fa Francesca Mannocchi scopre di avere una patologia cronica per la quale non esiste cura. È una giornalista che lavora anche in zone di guerra, viaggia in luoghi dove morte e sofferenza sono all’ordine del giorno, ma questa nuova, personale convivenza con l’imponderabile cambia il suo modo di essere madre, figlia, compagna, cittadina. La spinge a indagare sé stessa e gli altri, a scavare nelle pieghe delle relazioni piú intime, dei non detti piú dolorosi, e a confrontarsi con un corpo diventato d’un tratto nemico. La spinge a domandarsi come crescere suo figlio correndo il rischio di diventare disabile all’improvviso e non potersi quindi occupare di lui come prima. Essere malata l’ha costretta a conoscere il Paese attraverso le maglie della sanità pubblica, e ad abitare una vergogna privata e collettiva che solo attraverso l’onestà senza sconti della letteratura lei ha trovato il coraggio di raccontare.

 * * *

Tre gocce d’acqua di Valentina D’Urbano (Mondadori)

Celeste e Nadir non sono fratelli, non sono nemmeno parenti, non hanno una goccia di sangue in comune, eppure sono i due punti estremi di un’equazione che li lega indissolubilmente. A tenerli uniti è Pietro, fratello dell’una da parte di padre e dell’altro da parte di madre. Celeste a otto anni scopre di avere una rara malattia genetica che rende le sue ossa fragili come vetro. Ma a sconvolgere la sua infanzia sta per arrivare una seconda calamità: l’incontro con Nadir, il fratello di suo fratello, che finora per lei è stato solo un nome, uno sconosciuto. Tra i due bambini si scatena una gelosia feroce, una gara selvaggia per conquistare l’amore del fratello, che preso com’è dai suoi studi e dalla politica riserva loro un affetto distratto. Celeste capisce subito che Nadir è una minaccia, ma non può immaginare che quell’ostilità, crescendo, si trasformerà in una strana forma di attrazione e dipendenza reciproca. E quando Pietro, il loro primo amore, l’asse attorno a cui le loro vite continuano a ruotare, parte per uno dei suoi viaggi in Siria e scompare, la precaria architettura del loro rapporto rischia di crollare una volta per tutte.

* * *

© Letteratitudine – www.letteratitudine.it

LetteratitudineBlog / LetteratitudineNews / LetteratitudineRadio / LetteratitudineVideo

Seguici su Facebook TwitterInstagram

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: