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LEONARDO SCRITTORE di Barbara Fanini (Franco Cesati Editore)

Maggio 9, 2022

Leonardo scrittore - Barbara Fanini - copertina“Leonardo scrittore” di Barbara Fanini (Franco Cesati Editore)

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di Simone Gambacorta

Di solito compendi quali Leonardo scrittore di Barbara Fanini (non sfugga la collocazione del volume all’interno della collana “Pillole – Letteratura” dell’editore Cesati) sono ammantati da un certo quale grigiore compilativo e da una non meno rattristante raucedine nozionistica. Sono cioè come avvolti da una coltre di composta e spenta diligenza che ne fa dei magazzini di date, luoghi, titoli e nomi disposti secondo il concatenarsi di quadri molto didascalici quando non poveramente e nudamente scolastici, talvolta persino non troppo dissimili, quanto a strutturazione, da certe svelte ed ebeti guide turistiche.

Da queste meste e pure vizze galassie purtroppo dominate dall’exemplum ad imitandum del “libretto di istruzioni”, il breve e brillante volume di Barbara Fanini, linguista e collaboratrice dell’Accademia della Crusca, esula totalmente e si colloca felicemente negli opposti distretti dei libri di sicura qualità: e in nulla è gravato dal pallore avvilito e pugnace di quelle impresucce secchionesche appassite in un’assennatezza encomiabile e puntuta e però poverissime d’intelligenza.

Se pienamente risponde all’esigenza di proporsi al lettore secondo quella intelligibilità che sempre si richiede alla genealogia dei libri stampati per offrire “quadri d’insieme”, Leonardo scrittore anche e soprattutto sa disporre le informazioni in modo tale che i significati risultino allargati gli uni negli altri e per ciò stesso gli uni con gli altri connessi e consonanti.

La sintesi e la stringatezza, così come la cornice divulgativa che alle pagine fa da necessario perimetro, non impediscono all’autrice di istituire quei nessi di evidenza che costellano il libro e che permettono a chi legge, e in primis al lettore non esperto dell’argomento, di gerarchizzare utilmente le informazioni e di estrapolare dal discorso i concetti necessari per “entrare nell’argomento” e così effettuare un “primo accesso” alle molte specificità del Leonardo scrittore.

La prosa di Barbara Fanini segue la propria rotta affidandosi a una visuale binoculare: da un lato continuamente attingendo a un’assai sedimentata competenza, che fa sì che le pagine si strutturino secondo puntualità ed esaustività; dall’altro lato, modulandosi su di una sintassi che, nel perseguire la finalità della chiarezza, sa anche restituire l’entusiasmo intellettuale che all’autrice deriva dal lavoro svolto in un campo di ricerca tanto attentamente percorso (come dimostra Le liste lessicali del codice Trivulziano di Leonardo da Vinci, altro suo lavoro, molto specialistico e corposo,  anch’esso edito da Cesati e anch’esso ampiamente plaudito).

Sono molte le notizie e le osservazioni che chi sia digiuno di cose leonardesche, ossia il lettore cosiddetto comune, scova con profitto in Leonardo scrittore, a cominciare da un essenziale distinguo: «Leonardo non fu uno “scrittore” nel senso più classico del termine, eppure fu uno scrivente straordinariamente assiduo». Leonardo viveva immerso in un continuo annotare, predisporre, ideare, correggere, integrare, appuntare. È stato da un simile lavoro forsennato e ininterrotto che ha preso forma quel gigantesco «insieme di annotazioni, progetti, elenchi che però non converge mai verso la forma organica del trattato. L’unica eccezione è, di fatto, rappresentata dal Libro di Pittura, la riorganizzazione delle osservazioni artistiche, teoriche e tecniche, messa a punto però dal fedele allievo Francesco Melzi alla morte del maestro».

All’interno di questa magmatica testualità si definisce una correlazione di particolare significato tra la forma singolare e quella plurale dello scrivere leonardesco. La molteplicità frammentata ed espansiva delle singole scritture si allaccia a una specifica modalità di scrittura: «Com’è stato notato, la vera misura della scrittura vinciana – ricorda Barbara Fanini – resta proprio quella data dal singolo foglio: le dimensioni fisiche di quest’ultimo determinano il “limite biologico” per lo sviluppo di un’osservazione o per la descrizione di una macchina».

Un’estensione predefinita, o comunque prediletta, che non sarebbe dispiaciuta al Manganelli di Centuria, il quale compose i suoi condensatissimi «cento piccoli romanzi fiume» senza esuberare dalla dimensione di una pagina, e che ancor meno sarebbe dispiaciuta al Calvino delle Lezioni americane: «Ciascun foglio – scrive ancora Fanini – si presenta così come una sorta di “scheda”, autonoma e intercambiabile, nella quale si esaurisce l’argomento trattato».

Verrebbe però a trovarsi in errore chi attribuisse al particolarismo scrittorio leonardesco il limite di una ramificazione interminata e muta. È questo un punto sul quale Barbara Fanini non omette le necessarie avvertenze. Spiega, infatti, che «non ha senso parlare di “incompiutezza” dell’opera scritta leonardiana» in quanto «l’unica via per superare la dimensione minima del foglio appare quella di considerare gli scritti di Leonardo nel loro insieme». L’universo scrittorio vinciano chiede dunque di essere visto «come un unico zibaldone “aperto”, riempito di appunti che si accumulano per stratificazioni successive, senza soluzioni di continuità».

È curioso come due aspetti dello scrivere leonardesco, vale a dire l’accrescimento continuo e la brevità, trovino negli odierni contesti della rete delle rispondenze in applicazioni sostanzialmente sistematiche. Allo stesso modo è curioso come quell’altra peculiarità vinciana che è la tecnica della scrittura speculare trovi de facto un sia pur casuale riflesso (benché ravvisabile attraverso una torsione concettuale) nella endemica autoreferenzialità delle grammatiche dei social network, ove la dinamica determinante risiede nello scrivere per “specchiarsi”.

Grazie al libro di Barbara Fanini si apprende anche che Leonardo ospitava in sé una sete devastante e ossessiva riguardo alla propria crescita e al proprio perfezionamento culturale. Quella che oggi chiameremmo formazione, quello che oggi chiameremmo aggiornamento, corrispondevano in lui a preoccupazioni stabili, a sollecitazioni dominanti radicate in una profonda volontà di riscatto: «L’intero percorso intellettuale leonardiano è in realtà attraversato da una costante preoccupazione per i limiti derivanti dall’educazione ricevuta e da un tenace sforzo per il superamento di tale condizione». La prima e vera formazione consiste in un rapporto di consapevolezza con se stessi, ossia nel continuo riesame delle proprie potenzialità e nella continua alimentazione e rettifica delle proprie acquisizioni. Leonardo, oggi, continua a testimoniare, tra le altre cose, la necessità di allenare l’intelligenza con il quotidiano esercizio (a un solo tempo etico e pratico) del porre costantemente se stessi in quella particolare forma di crisi che consiste nella verifica e nella discussione dei propri contenuti.

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La scheda del libro: “Leonardo scrittore” di Barbara Fanini (Franco Cesati Editore)

Benché riconoscesse di non essere un letterato, Leonardo ebbe un rapporto straordinariamente proficuo con la scrittura. Del suo instancabile esercizio della penna restano testimoni migliaia di carte autografe, spesso rocambolescamente sopravvissute alla dispersione del tempo. In questa sorta di ininterrotto diario «sanza ordine», egli registra anche motti di spirito, favole, “visioni” e racconti di creature mitologiche, assecondando un’attitudine narrativa forse ancor oggi poco nota. Al pari dei disegni e degli appunti tecnico-scientifici, queste prove espressive rivelano una capacità non comune di osservare e di interpretare la multiforme realtà dell’essere umano, della natura, del cosmo.
Dopo aver tracciato i momenti essenziali della vita e della carriera dell’artista-ingegnere, il volume offre una guida completa agli scritti leonardiani, con particolare riguardo a quelli di orientamento letterario. Chiude il percorso un capitolo dedicato alla fortuna, attento a fornire anche un quadro aggiornato degli strumenti informatici e bibliografici oggi disponibili per una conoscenza approfondita dei taccuini vinciani e della loro affascinante storia.

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