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SFIDA ALL’ULTIMO BACIO di Anna Premoli: incontro con l’autrice

Maggio 9, 2022

undefined“Sfida all’ultimo bacio” di Anna Premoli (Newton Compton): incontro con l’autrice e un brano estratto dal romanzo

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Anna Premoli è nata nel 1980 in Croazia; vive a Milano dove si è laureata alla Bocconi. Il suo romanzo d’esordio, Ti prego lasciati odiare, è stato un libro fenomeno: per mesi ai primi posti nella classifica, ha vinto il Premio Bancarella. Con la Newton Compton ha pubblicato anche Come inciampare nel principe azzurro, Finché amore non ci separi, Tutti i difetti che amo di te, Un giorno perfetto per innamorarsi, L’amore non è mai una cosa semplice, L’importanza di chiamarti amore, È solo una storia d’amore, Un imprevisto chiamato amore, Non ho tempo per amarti, L’amore è sempre in ritardo, Questo amore sarà un disastro, Molto amore per nulla, Tutto a posto tranne l’amore, Non sono una signora. Tutti bestseller, tradotti in diversi Paesi.

Il nuovo romanzo di Anna Premoili si intitola Sfida all’ultimo bacio.

Abbiamo chiesto all’autrice di parlarcene…

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«Si potrebbe pensare che di questi tempi – difficilissimi, di perenne emergenza – la vera sfida sia voler strappare un sorriso ai propri lettori», ha detto Anna Premoli a Letteratitudine. «Inutile negarlo: se scrivere commedie non è mai facile, la montagna da scalare diventa doppiamente alta se lo si fa al giorno d’oggi. Perciò sì, è una vera sfida, letteraria ancora prima che romantica.

Alicia e Anderson sono due personaggi affascinanti presi singolarmente, ma lo diventano ancora di più quando si incrociano a una raccolta fondi repubblicana, nella quale lei si è infiltrata e lui invece si muove con il passo sicuro di chi è nato e cresciuto in un ambiente di grandi privilegi. In un’Atlanta brulicante di vita e di nuovo attivismo politico, che grazie alla sua legislazione fiscale vantaggiosa ha richiamato numerose multinazionali che hanno portato con sé giovani intraprendenti e ben istruiti, Alicia è un procuratore distrettuale che ha il pallino di voler cambiare le cose: candidata al seggio in Senato per i democratici, sa di avere scarsissime possibilità di vittoria, visto che la Georgia è da anni una roccaforte repubblicana, ma allo stesso tempo non vuole arrendersi, cosciente che il vento del cambiamento di solito soffia lento e che da qualche parte bisogna pur iniziare.
Anderson è invece il nipote dell’attuale Senatore, che aveva intenzione di ripresentarsi alle elezioni per l’ennesima volta, ma è stato costretto a ritirare la propria candidatura per problemi di salute e di età. Anderson, che pure viene dal mondo senza scrupoli della finanza, all’inizio non ne vuole sapere di prendere il posto di suo nonno, eppure si troverà in qualche modo invischiato nella campagna elettorale repubblicana. Non solo, si troverà a sfidare una giovane donna determinata e appassionata che lo porterà a riflettere sullo stato della nostra società e sulla preoccupante deriva che ha investito la scena politica dei paesi Occidentali.
Mi piace pensare che l’evoluzione che ha compiuto quello che una volta si definiva “solo un romanzo rosa” sia stata tale che oggi, il romance, abbia anche il compito di far riflettere i lettori su quanto sia importante che le donne siano maggiormente presenti in tutti gli organismi politici, di quanto sia determinante il loro punto di vista e del grande contributo che possono portare. Personalmente ritengo che la politica debba diventare uno sbocco naturale per le donne, al pari di come lo è oggi per gli uomini, e che le cosiddette “commedie rosa” non debbano sottrarsi dall’affrontare tematiche a volte complesse, per esempio quelle politiche.
Questo romanzo ha un’ambientazione americana che deriva dall’aver seguito da vicino l’ultima campagna elettorale statunitense, ma il tema è universale e trasversale, nonché molto sentito anche in Italia. Se è vero che la rappresentanza femminile è migliorata all’interno degli organi costituzionali, in modo particolare negli ultimi vent’anni, rimane il fatto che nessuna donna in Italia ne ha mai occupato i vertici: nessuna è mai stata Capo dello Stato o Presidente del Consiglio.
Ne abbiamo di strada da fare, ed è giusto che le commedie si mostrino al passo con i tempi, accendendo un faro su simili questioni e proponendo personaggi femminili all’altezza della sfida. Una vera sfida all’ultimo bacio, dove la missione è far sorridere ma anche riflettere».

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Segnaliamo: Anna Premoli al Salone del libro di Torino: Sabato 21 maggio Ore 13:45 – Sala Bianca

Anna Premoli e Felicia Kingsley

Autrici di Sfida all’ultimo bacio Non è un paese per single (Newton Compton)

Con Raffaello Avanzini

Il romanzo rosa è femminista? Donne pragmatiche e romantiche, indipendenti ma capaci di sognare: sono le nuove protagoniste del romance.

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Un brano estratto da “Sfida all’ultimo bacio” di Anna Premoli (Newton Compton)

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Capitolo 3

Alicia

Ci sono persone che passano tutta la loro vita sapendo di
voler fare politica. Tutto, nel loro percorso, è meticolosamente
pianificato: gli studi, gli impegni extracurricolari, le
frequentazioni, persino il tempo libero. Tutto esiste solo in
funzione della loro carriera.
Da un certo punto di vista invidio chi ha sempre avuto le
idee così tanto chiare da arrivare preparato, ma questo non
è stato in alcun modo il mio caso. Mi sono candidata alle
primarie del Senato quasi per scherzo, nel senso che ritenevo
impossibile che qualcuno potesse votare per me, visto che
non avevo nulla in comune con i veri aspiranti politici.
Come la maggior parte delle persone lì fuori, sono cresciuta
con una certa diffidenza nei confronti della politica e dei suoi
rappresentanti. Le mie radici sono umili e latine, e in tempi
differenti già solo questo avrebbe fatto di me un’ineleggibile,
persino alle primarie democratiche. In fin dei conti, questo è
pur sempre uno stato del Sud.
Ma nel 2018 Alexandria Ocasio-Cortez ha condotto una
stupefacente lotta per il seggio al Congresso contro un democratico
di grosso calibro dal nome Joe Crowley, e la sua
vittoria ha sancito una sorta di spartiacque tra il prima e il
dopo. Sulla carta pareva impossibile; nella realtà dei fatti si è
verificato.
Qualche volta il cambiamento è fatto di tante piccole vicende
che si susseguono in modo quasi impercettibile ma
efficacissimo, qualche altra volta serve invece una spallata
decisa. Alexandria è stata la famosa spinta che ha aperto la
politica alle giovani donne dalla pelle non necessariamente
di porcellana. Certo, da cinica quale sono tendo a non dimenticare
che aoc, come ormai viene chiamata ovunque, è
stata eletta dalla sua gente, nel Bronx dov’è nata e cresciuta.
Giocava in casa, per quanto l’impresa sia lo stesso assolutamente
fantastica.
In ogni caso, pur avendo davanti agli occhi un successo così
straordinario, ero certa che mi avrebbero votato giusto i parenti
(e nemmeno tutti, perché andare d’amore e d’accordo
in una famiglia grande e rumorosa come la nostra non è scontato).
E invece, sorpresa…
Credo giri ancora su YouTube un video con la proclamazione
dei risultati delle primarie democratiche per il Senato
in cui inciampo e per poco non stramazzo a terra nell’udire
i dati. Ero cosciente che il 2020 fosse stato un anno mooolto
peculiare, ma non immaginavo si arrivasse a tanto.
Tornando a noi, perché mi sono fatta convincere a candidarmi?
Amici insistenti a cui, a quanto pare, non so dire di
no. Gli stessi amici insistenti che ora stanno gestendo la mia
campagna.
Non nego che ci siano giornate – numerose giornate – in
cui mi alzo la mattina chiedendomi che diavolo stia facendo.
Sono un procuratore distrettuale, per la miseria. Forse è il
caso che rinunci a questa mezza follia di voler cambiare il
mondo passando dalla politica e mi rassegni a fare il mio lavoro.
Anche perché, quand’è che sono diventata di preciso il
tipo di persona che si illude di poter fare la differenza? Solo
qualche mese fa avrei detto di essere immune a tutte queste
fesserie.
«Scegli: foto di destra o di sinistra?», mi chiede Michael,
mio amico di vecchia data nonché coordinatore di questa
campagna improbabile.
«Per cosa?», domando confusa. «In ogni caso… destra».
«Ottimo! Sara, vai con questa!», e così dicendo passa all’altra
mia amica la foto di sinistra.
«Ehi! Ehi! Trabocchetto! Io avevo scelto l’altra!».
Michael interrompe per un secondo la sua attività frenetica
e mi fulmina con un ghigno dei suoi. «Appunto, ti usiamo
come campionamento al contrario», ha la faccia tosta di confermarmi.
«Cosa? E perché?». Procedo poi a massaggiarmi la tempia
perché un terribile mal di testa, del tutto non richiesto, sta
per rendere ancora più difficile questa giornata.
«Non hai occhio per queste cose. O, per meglio dire, ce
l’hai, ma all’opposto».
«Lo sapevo che non sarei mai dovuta passare…», borbotto
risentita quanto basta. «Il lavoro è stato un incubo oggi, e ora
anche le foto promozionali».
«La pubblichiamo con un’intervista che dovrai dare domani
al “Washington Post”».
Lo fisso meravigliata. «E perché si interessano di me?».
Fa roteare gli occhi come se fosse una cosa molto ovvia.
«Donna, ispanica, giovane, in uno stato notoriamente repubblicano.
Devo aggiungere altro?»
«No, ma non voglio fare la aoc del profondo Sud. Non
ne ho assolutamente l’indole», gli faccio presente. «Ci manca
solo che “Vogue” mi chieda di caricare video mentre mi
trucco».
Michael scoppia a ridere come se la sola idea fosse assolutamente
folle. «Oh, cara mia, non corriamo questo rischio».
«Credo che lo prenderò per un complimento».
Lui scrolla le spalle prima di invadere il mio spazio, appoggiando
il suo fondoschiena d’oro sulla mia scrivania.
«Che c’è che non va? Lavoro a parte…», mi domanda tornando
per un attimo serio e preoccupato.
«Niente… Hai notizie del vecchio Douglas?»
«Credo esca oggi dall’ospedale. Ma sai come sono questi
vecchi repubblicani… sarebbe disposto a morire, pur di dare
l’immagine di macho che non cede mai», ironizza non a caso.
«Pensi che si ritirerà?»
«No, se può evitarlo. Il fatto è che ha quasi ottant’anni e la
carica di senatore ne dura sei».
«Ti ricordo che i democratici stanno schierando come candidato
alla presidenza un uomo di settantasette anni», gli faccio
presente.
«E sarebbe colpa mia se questo gioco politico è fatto quasi
solo per uomini bianchi di una certa età?»
«E poi quella cinica sarei io…», commento continuando a
massaggiarmi una tempia.
«No, tu sei quella che potrebbe aiutare a smuovere le acque,
se solo acconsentissi a fare qualche altra intervista un
po’… come dire… meno da procuratore distrettuale».
«Cosa che sono, grazie».
«Ma lo sappiamo. Quello che però il pubblico vorrebbe
sapere è che tipo di vestiti indossi durante il tempo libero…».
La frase è troppo precisa perché non mi faccia venire uno
strano sospetto. «Di cosa stiamo parlando, ora?».
Michael non ci prova nemmeno a fingere di non comprendere.
«Ieri sera, ma chère. La raccolta fondi organizzata dal
senatore Douglas. Mi dicono che ti hanno vista presenziare.
Immaginerai la mia sorpresa nell’udire simili cose…». Quando
ci si mette, è un rompicoglioni imbattibile.
Sospiro sonoramente. «Lo so che mi avevi detto di non andare…
».
«No, io ti avevo vietato di andare», ci tiene a enfatizzare la
differenza.
«Be’, come forse saprai, gli ordini su di me hanno poca presa
», mi tocca ricordargli.
«Che fossi una donna sfuggente, di quelle da legare prima
alla sedia e poi anche al tavolo, mi era stato chiaro sin dal
primo momento…».
Michael e io ci conosciamo ormai da vent’anni e all’inizio
dell’università abbiamo avuto una storia durata, secondo i
miei ricordi, un mese. Lui sostiene siano stati due perché il
tempo che ho impiegato nel non farmi trovare prima di scari
carlo definitivamente merita comunque di essere conteggiato.
In ogni caso, si è trattato di un lasso di tempo così ininfluente
da permetterci poco dopo di riprendere quello a cui eravamo
evidentemente destinati: essere amici. L’amicizia tra un
uomo e una donna è una grande risorsa, una volta eliminata
del tutto l’attrazione reciproca. E infatti, non a caso, è qui al
mio fianco in questa folle avventura in cui sono letteralmente
inciampata quasi contro il mio volere. Ma è una storia lunga.
«Voi uomini e questo perenne volerci legare…», lo prendo
in giro. «A proposito, com’è andato il tuo appuntamento di
ieri sera?»
«Male, grazie. E ora, tornando a noi…».
«Perché male?». La mia è in parte naturale curiosità femminile
e in parte un profondo desiderio di cambiare argomento.
Ovviamente.
«Perché vota repubblicano», mormora.
«E quindi?»
«Come, e quindi… e quindi può pure andare al diavolo».
Ah, a giudicare dalla sua reazione, repubblicana o meno, la
donna di ieri sera in verità deve essergli piaciuta parecchio.
Uno non se la prende se non ha interesse, questo è poco ma
sicuro.
«Sì, be’, la gente come noi non credo si possa del tutto permettere
di escludere dalla lista dei potenziali compagni di
vita metà della popolazione del Paese», gli faccio notare. Abbiamo
ormai trentotto anni, nel caso non se ne fosse accorto.
Michael mi osserva come se fossi del tutto impazzita. «Certo
che sei strana oggi. È per via dell’aria che hai respirato al
ricevimento di ieri? E dimmi, come ti sei trovata con i riccastri?
Apprezzato il banchetto, vero?»
«Piano con il sarcasmo. Ti fa venire le rughe. E le rughe,
come mi ricorda sempre senza pietà mia madre, solo dopo
che ti sei sposato o sposata. Il banchetto era una delle cose
più scontate ma allo stesso tempo efficaci che abbia mai
visto».
«Tirerò a indovinare: ostriche e champagne».
«Anche, ma non solo. E in ogni caso, sì, ci sono andata, ma
con addosso un bellissimo vestito azzurro che non vedevo
l’ora di sfoggiare», gli rivelo alquanto fiera. Sono una donna
da azioni estreme, cosa posso farci. O, almeno, da provocazioni
estreme.
Si copre il viso con le mani. «Cielo, e cos’altro hai fatto? Ti
sei portata dietro una freccia luminescente a rischiarare il tuo
cammino?».
Scoppio a ridere divertita. «Perché diavolo non ci ho pensato?
Sarà per la prossima volta», scherzo. Ma lui questo non
può saperlo con sicurezza. E infatti mi scruta in cagnesco.
«Ti piace scherzare con il fuoco, vero?».
Annuisco con sincera convinzione. «Sì. E non crederai mai
chi ha cercato di abbordarmi…».
«Escluderei il vecchio Douglas, visto che è uno tutto casa
e famiglia. Quando ovviamente non si trova in ospedale…».
«Sei troppo giovane per questo humour cupo», gli faccio
presente. «No, suo nipote. Anderson Douglas, quello che
vive a San Francisco».
«Ah, ma allora il vecchio è grave», mormora riflessivo. È
subito tornato in modalità organizzativa.
«Non lo so. In ogni caso, l’erede ieri era lì a presenziare,
stringere mani e ricevere donazioni. E se vuoi il mio parere,
ce lo ha mandato il nonno. Che in quanto a trame e sotterfugi
ne sa una più del diavolo».
«Sulla carta mi pare uno molto poco interessato alla politica…
», ragiona Michael.
«Cosa mi hai sempre insegnato? Che in politica nulla è
scontato. E poi, a voler essere sinceri, nemmeno una come
me si sarebbe mai voluta candidare», gli ricordo. «La gente
spesso fa cose che non rientrano del tutto nel proprio carattere
».
«Pensi che si candiderà?», mi domanda diretto.
È da ieri sera che ci rifletto, francamente. E spero che il
motivo per cui Anderson Douglas abbia occupato così tanto
spazio nella mia testa sia solo ed esclusivamente politico. «Io
penso che proveranno senz’altro a farlo candidare. È belloccio:
alto, biondo, pieno di soldi che ha non solo ereditato
ma pure fatto fruttare… Insomma, lo sai meglio di me che
la gente fotogenica parte avvantaggiata in questo ambiente».
Come in ogni altro. Triste ma vero.
Michael si sporge verso di me e mi sussurra con soddisfazione:
«Ma chère, guarda che le ho viste le foto di Anderson
Douglas. Quello che mi interessa è com’è dal vivo».
Decisamente troppo attraente per l’ego che si ritrova, mi
viene da pensare. Ma la politica mi sta insegnando a tenere
a freno la lingua. Potrebbe essere l’unica cosa buona, finora.
«Ci sa fare», è tutto quello che sono disposta ad ammettere.
Il coordinatore della mia campagna si alza dalla scrivania
con una certa soddisfazione. «Immaginavo. Be’, nel caso
avessi dei dubbi, ci sai fare anche tu. Solo per dire». E si
incammina fuori dalla stanza, ma non prima di avermi fatto
l’occhiolino.
Rimasta un attimo da sola, mi ritrovo a riflettere su quando
esattamente sia nata in me la voglia di vincere e se questa
cosa abbia in qualche modo a che fare con Anderson Barrett
Carlton Douglas.
Che razza di nome ridicolo.
Certo, non che il mio sia meglio.

(Riproduzione riservata)

© Newton Compton

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La scheda del libro: “Sfida all’ultimo bacio” di Anna Premoli (Newton Compton)

Alicia Garcia e Anderson Douglas provengono da due mondi assolutamente diversi, eppure il loro primo incontro – durante una serata di gala – è destinato a rimanere memorabile. Anderson, rampollo di una potente famiglia della Georgia, è tornato ad Atlanta per presiedere una raccolta fondi al posto del nonno, senatore da decenni, ma al momento fuori gioco per un problema di salute. Alicia invece si è “infiltrata” alla festa per carpire qualche segreto sulla fazione politica avversa. Sulla carta Anderson e Alicia non hanno nulla in comune, anzi, sono dichiaratamente nemici. Eppure le loro strade sembrano destinate a incrociarsi in molte altre occasioni. E se alla fine scoprissero che le loro idee non sono così distanti, almeno non su tutto?

 

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