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IL POSTO DELLA CENERE di Beatrice Monroy (Arkadia)

Maggio 10, 2022

Il posto della cenere - Beatrice Monroy - copertina“Il posto della cenere” di Beatrice Monroy (Arkadia): incontro con l’autrice e un brano estratto dal romanzo

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Beatrice Monroy vive a Palermo. Lavora come autrice e narratrice per Rai Radio3 Suite. Storie della meraviglia e dello stupore è l’ultimo ciclo di racconti andato in onda. Ha insegnato Drammaturgia nella Scuola dei mestieri dello spettacolo del Teatro Biondo. Per il Teatro Massimo di Palermo cura la serie di narrazioni Vi racconto l’opera da cui il saggio Custodi del silenzio (Editoria e Spettacolo, 2021). Sempre per il teatro ha scritto Storia di Giulietta, presentato a “Tramedautore” (2019). È autrice dei romanzi Elegia delle donne morte (Navarra, 2011), Niente ci fu (Edizioni La Meridiana, 2012), Ragazzo di razza incerta (Edizioni La Meridiana, 2013), Oltre il vasto oceano. Memoria parziale di Bambina (Avagliano, 2013), Dido operetta pop (Avagliano, 2015), Via delle case dipinte (Glifo, 2018).

Il nuovo romanzo di Beatrice Monroy si intitola “Il posto della cenere” e lo pubblica Arkadia…

Abbiamo chiesto all’autrice di parlarcene…

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“Una ventina di anni fa mi trovavo a fare dei giri di presentazione negli Istituti italiani di cultura nel sud della Francia” ha detto Beatrice Monroy a Letteratitudine; “a Nizza sono stata avvicinata da un signore che mi ha dato un dépliant invitandomi a chiedere un periodo di scrittura in una residenza per scrittori che si trovava lì vicino e di cui lui, JJ Boin era il direttore e inventore.
La cosa mi incuriosì parecchio e così feci la domanda a cui bisognava allegare un progetto di lavoro in cambio di una sorta di borsa di studio del Ministero della Cultura francese per abitare lì per un certo tempo.
Andai e tutto è cominciato.
La prima volta dopo avere preso un aereo per Genova e un treno per Ventimiglia e un trenino che si arrampicava su per quelle montagne che separano l’Italia dalla Francia, con gli orridi del Roja tanto caro a Foscolo, mi trovai in un paesino arroccato tra le montagne – Saorge- e lì mi fu indicato un sentiero sul quale mi trascinai a piedi con la mia valigia.
In fondo c’era il Monastero divenuto residenza per scrittori. JJ mi aspettava al portone per lasciarmi poi in una cella che sarebbe divenuta la mia stanza. Dalla finestra si vedevano solo boschi e la vallata percorsa dalla via del sale. Al primo piano c’era la cucina e un orto comune con altri scrittori. Presto si formò una sorta di comunità isolata che poi si riuniva la sera a cenare e bere.
E si raccontava, in particolare il nostro anfitrione era JJ e, in particolare, raccontò la storia di una reliquia nascosta e mai trovata, la storia rimase dentro di me per più di un decennio ma intanto stava lì e voleva essere raccontata.
Sono tornata tante volte e a un certo punto ho capito che era proprio quel ricercare storie infilate una dentro l’altra a interessarmi.
Il Monastero con il suo silenzio e i suoi segreti e la sua atmosfera gotica divennero il vero personaggio che cercavo.
Io sono una donna del Sud Mediterraneo, mare chiuso dove da sempre barchette hanno unito le coste, conducendosi da sponda a sponda per trasportare merci ma anche e sempre storie che si sono mischiate producendo questa particolare civiltà a cui io appartengo. Da anni anche attraverso il mio lavoro di narratrice (in particolare racconto le grandi storie della lirica al Teatro Massimo di Palermo) sperimento il peso della narrazione e come ogni storia non sia che un fiume dove si riversano altri fiumi e che insieme ne formano uno più grande fino ad arrivare al mare. Così narrare è infilare storie e così, con questo romanzo, ho costruito una struttura narrativa in cui la storia si svolge attraverso il susseguirsi di storie che, intrecciate tra loro, aiutano le cinque donne protagoniste a svicolarsi da un destino non scelto.
Si parla di donne, donne che guardano e narrano di altre donne siano esse sante, siano esse streghe, siano esse semplicemente donne. Donne sapienti che sono state ammutolite e che, attraverso il raccontarsi, ritrovano il filo dei loro destini per diventarne veramente protagoniste.
Così ho voluto immaginare cinque donne chiuse nel Monastero a svolgere un lavoro sapiente, il Compito, e che a un certo punto sono costrette ad andare via. Come fare? Come non devastare la propria vita quando un evento esterno ti costringe a un cambiamento che non desideri? Loro lo faranno raccontandosi delle storie e questo permetterà di prendere diverse decisioni per i loro destini e insegnare ad altri, gli scrittori, che in altro tempo vivono lì, una via per ritrovarsi.”

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Le prime pagine di “Il posto della cenere” di Beatrice Monroy (Arkadia)

Il Monastero, l’arrivo

Mi accendo una sigaretta.
Interdizione. Si applica in caso d’incapacità di agire per la cura dei propri interessi a causa d’infermità mentale. La definizione è questa. Nella vallata di fronte sembra che non bastasse interdire, dove- vano pure bruciarle come esempio così le altre avrebbero imparato a stare al proprio posto. Cosa facevano di male? Cercavano erbe e
curavano i propri familiari ma i frati qui dentro non volevano.
La storia è buona, voglio provare a raccontarla.
Interdire: statti zitta. Impedito. Inibito. Scomunicato. Perciò chi interdice decide per qualcun altro, l’interdetto, assumendosi il com- pito di dirigere la vita dell’incapace, del matto, dell’originale.
Sì, qui sto bene e chi me lo doveva dire, riesco perfino a sfumac- chiare di nascosto nella celletta dei frati che mi è stata assegnata. Dovunque ci sono i cartelli: proibito fumare.
Le celle si aprono su due corridoi dipinti di bianco dalle volte a vela. Nell’aprirsi e chiudersi delle porte, i battenti in legno rimbom- bano nello spazio avvertendo chi è chiuso in cella d’una presenza nel corridoio. Non c’è mai un vero silenzio, piuttosto c’è un’onda conti- nua di piccoli rumori, echi di parole, di passi.
Le giornate passano nell’ovatta delle ore. Nel continuo brusio del corridoio comincio a riconoscere le differenze: un ticchettio di passi più o meno pronunciati, quelli un po’ zoppicanti o agitati, quelli stra- scicati. Adesso riconosco chi è uscito in fretta dalla propria cella in cui si sentiva prigioniero, chi si muove con dolcezza, chi è nervoso e chi ha fretta di rientrare e isolarsi. Alcuni tra gli ospiti del Monastero sostengono di essere preda di coloro che ci hanno preceduti, cioè i frati che furono prigionieri tra queste mura, di queste finestre da cui non si vede che l’alta roccia della vallata. Il Monastero è poggiato su un crinale senza nessuna via d’uscita, nessun orizzonte, il sole sorge e tramonta altrove, arriva qui di già alto nel cielo.
La vallata delle streghe è di fronte a noi e si vede benissimo, mi sembra di poterla toccare.
Sono rimasta incastrata in questa storia in una serata mondana, una delle tante a cui si va per abitudine.
Accanto a me sul divano si era accomodato un tipo dall’aria sporti- va, abbronzato fuori stagione. Mi annoiavo, invece lui non si annoia- va affatto perché tutti gli stavano attorno con evidente ammirazione perciò aveva cominciato a raccontare, a farsi vanto delle proprie av- venture in montagna.
Tra un bicchiere e l’altro non ho potuto fare altro che ascoltare il suo fantasioso racconto.

(Riproduzione riservata)

© Arkadia

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La scheda del libro: “Il posto della cenere” di Beatrice Monroy (Arkadia)

“Il posto della cenere” è un affascinante viaggio narrativo e iniziatico tra le leggende orali, la religione, la favola, l’alchimia, lo spiritismo, la numerologia, ma soprattutto all’interno della lunga sequela storica di episodi di discriminazione ed esclusione femminile dal sapere. È un inno contro l’interdizione millenaria delle donne dalla conoscenza, un canto di libertà e di consapevolezza. A introdurci al romanzo è la voce in prima persona di una donna, una scrittrice che, messa al corrente, tramite il racconto di un anfitrione a casa di amici, di una leggenda affascinante su un monastero al confine tra Italia e Francia, lungo l’antica Via del Sale, decide di giungere nel luogo del racconto, oramai divenuto residenza di scrittori. Da questo punto si dipana una storia intrigante, intensa, tutta al femminile.

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