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SOTTO IL VULCANO: Fuori luogo (a cura di Andrea Bajani)

Maggio 12, 2022

Esce il terzo numero della rivista “Sotto il Vulcano”, diretta da Marino Sinibaldi, una pubblicazione a cadenza trimestrale che ha per ogni numero, come ospite, un curatore diverso per la parte monografica.

Il terzo numero “Fuori Luogo” è a cura di Andrea Bajani e illustrato da Nicolò Pellizzon (Maggio – Luglio 2022 – pagg. 144, euro 16 – in uscita il 12 maggio). Tra gli altri segnaliamo i contributi di Jhumpa Lahiri, Cees Nooteboom, Mircea Că rtă rescu, David Szalay e Angelo Ferracuti.

In coda al post, un estratto della rivista: il contributo di Adelelmo Ruggeri

* * *

Racconti, reportage, interviste, riflessioni personali e analisi sociali: i più importanti scrittori, filosofi, artisti, scienziati italiani e stranieri ci accompagnano attraverso i grandi mutamenti di questo nostro tempo inquieto.
Dopo due numeri curati da Helena Janeczek e Melania G. Mazzucco, che hanno ospitato contributi inediti, tra gli altri, di George Saunders, Etgar Keret, Javier Cercas, Colum McCann, Banana Yoshimoto e Paolo Giordano, sarà Andrea Bajani a condividere con Marino Sinibaldi la scelta del tema principale del numero. Che avrà per titolo Fuori luogo e proverà a raccontarci come e perché i flussi umani, ma anche il nostro modo di intendere il mondo attraverso mappe e confini, siano di nuovo al centro della discussione per comprendere l’attualità. Tra gli autori ospitati, Jhumpa Lahiri, Cees Nooteboom, Mircea Cărtărescu, David Szalay e Angelo Ferracuti, oltre a Walter Siti, Fabio Genovesi, Marco Balzano, Juan Gabriel Vásquez, Ilaria Gaspari e Laura Imai Messina, che proseguono la loro collaborazione attraverso le loro rubriche.
La parte monografica propone un’intervista di Andrea Bajani al Premio Nobel Abdulrazak Gurnah sul tema del colonialismo e una di Marino Sinibaldi a Franco Farinelli sulla geopolitica, un reportage di Maurizio Pagliassotti sulle rotte dei migranti e uno di Angelo Ferracuti su chi varca il confine svizzero per accedere al suicidio assistito, un memoir diMircea Cărtărescu che racconta il suo rapporto con Bucarest, città natale reale e insieme immaginaria, e uno di Jazmina Barrera, autrice messicana, che fa lo stesso con l’Inghilterra, paese che conosce più attraverso libri e suggestioni che per esserci stata, un intervento di Dubravka Ugrešić che ci ricorda come siamo sempre pronti a lasciarci accecare dai falsi miti, un articolo di Jhumpa Lahiri sulla geografia in Ovidio, poeta che sta traducendo in inglese e due racconti, uno di David Szalay e uno di Maylis de Kerangal. Concludono una poesia di Cees Nooteboom e una suite poetica di Adelelmo Ruggieri. Il graphic novel è di Davide Reviati.

* * *

Val d’Ete Vivo
di Adelelmo Ruggieri

Sedani rigati al mix di pecorino
un terzo di salsiccia fresca sul pane
di giornata, il sole delle tredici
Il pranzo è pronto, in un lacerto
tra i palazzi orrendi di cemento
le colline care, il fianco scosceso
del Vettore, Non devi chiedere di più
a questo sabato di novembre

*
Dicevo, Il sole di novembre
e già sto facendo la stretta ripida
di San Leonardo che in alto tiene
in lontananza le sue viste sfolgoranti
Festeggio con un caffè al ponte
questi raggi fuori stagione sugli spalti
sui fili d’erba, sui gelsi secolari
sui cicalecci delle piche, sui tralci

*
Sostare in un punto qualsiasi
sulla sponda, riconoscere
in se stesso il punto che sei
smorzare la pressione, disconoscersi
Sono poche le acque, ma scorrono
poco il vento, ma pronte le foglie
a cadere, verrà la piena, sgrotteranno
i bordi, cambierà la conformazione

*
È lercia di acque luride
questa pozza, bolle, rifiuti
e attorno tutto pare idillio
i raggi sbiechi, le brume sparse

*
È dicembre
spossessato di me ripercorro
la valle fino ai borghi più alti
Da un qualche slargo appartato
salgono al sentiero accidentato
le rare voci, le nevi scintillano
candide alle creste, tra le macchie fulve
le sorgenti frusciano
e quanto è in sé lineare
da questo poggio diventa
transito incontaminato, inizio

*
Oggi ha piovuto rovinosamente
Sotto il ponte di ferro ad assi di legno
scorrono furiose le acque torbide
Non è ancora volume di piena ma poco
ci manca, e impressiona un poco
stare qui a guardare l’impeto del fiume
in un vortice che si placherà soltanto
nel viaggio che finisce nel mare non distante

*
Un molo di massi infidi e scuri
ricoperti da colonie di alghe e mitili
divideva la spiaggia a settentrione
dal minuto estuario, appena oltre
la boscaglia, la frontiera manifesta
fra il remoto e il presente, in fila
verso la macchia tra di noi dicevamo
che lì tra le canne stavano le ninfe

*
È notte sul fiume
e l’aria gelida di gennaio
altera il buio alle luci sparse
Fermo a uno slargo
riconosco la sua voce
Che sto a fare qui non lo so
ma è qui che sto adesso
tra così tanto buio

*
C’erano degli amici al lungofiume
lavoravano la terra, delle volte si andava
a trovarli, i giorni di festa, specie d’estate
col caldo, noi ragazzini all’inizio
ce ne stavamo sullo spiazzo, poi ci chiamavano
a mangiare qualcosa, Venite, seduti al tavolo
con gli adulti che parlavano di tutto
Sta facendo sera, fermo a un varco
non distante dal fiume ritrovo nella mente
quei panorami introversi, risento
gli odori dei campi, il fieno, le macchine vanno
spedite nei due sensi, il cielo è diviso in due
a sud ovest è tutto grigio fosco, a nord est
è tutto sgombro e cilestrino

*
A metà del suo corso
dove le pareti si fanno alte
sulla sinistra si stacca
una contrada che ha nome
«Castellarso Toccamarino»
Timoroso, per quanto è ripida
sto per farla, non ho idea dove
mi condurrà, forse a una dorsale
di colline pure e di fossi scoscesi
o a un arso castello o a toccare
il mare o all’altro fiume
che scorre prossimo a questo

*
Trovare quiete nel fiume che scorre
nel caos dei giorni farsi arcata di ponte
ma non c’è ma e non c’è se a rintuzzare
il presente, è la cosa che è, trascorre

*
Il locale è stretto e lungo, gli arredi
scuri, le pareti bianche, le tovaglie beige
monouso, hanno greche rupestri, per musica
di sottofondo sta passando Kate Bush
con le sue Cime tempestose, e nordica
è la temperatura fuori, pare si tratti
di aria polare post frontale, ma qui
accanto al calorifero, non c’è indizio
di così tanto freddo, seduto al tavolo
attendo di cenare, il fiume non distante
corre gelido
sulla mappa buia

*
Ogniqualvolta ho percorso a risalire
la valle, fino agli ultimi, ripidi tornanti
di misto granulare rosso, sempre un qualche
tremore, senza parole per dirlo, mi arriva
e non è paura, paura di che? Dopo di essi
il paesaggio si apre, dal Conero alla Laga
da San Vicino al mare, mi dico, Torna giù
ripeti a scendere la strada, ma non lo faccio
Se le parole hanno un senso recondito
quel tremore che mi viene alla radice del fiume
ha per me un solo nome, è abisso – Prendo allora
le dorsali che sfiorano il cielo, che mi portano
a casa.

* * *

“Sotto il Vulcano: Idee, narrazioni, immaginari” rivista diretta da Marino Sinibaldi
Fuori luogo”: a cura di Andrea Bajani (Maggio – Luglio 2022 – pagg. 144, euro 16 – in uscita il 12 maggio)

Marino Sinibaldi Ideatore e conduttore per oltre vent’anni della trasmissione Fahrenheit, su Rai Radio 3, canale di cui è stato anche direttore, è membro del direttivo del Premio Strega e, tra le altre cose, dirige la Festa del libro e della lettura “Libri come” ed è presidente del Centro per il Libro e la Lettura.

Andrea Bajani è nato a Roma nel 1975 e vive a Houston, Texas, dove è writer in residence alla Rice University. Il suo ultimo romanzo è Il libro delle case (Feltrinelli), finalista al premio Strega e al premio Campiello. Sempre per Feltrinelli è da poco uscita la raccolta poetica L’amore viene prima.

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