Home > Interviste > LA PAROLA AMORE UCCIDE di Jadel Andreetto e Guglielmo Pispisa (Nero Rizzoli)

LA PAROLA AMORE UCCIDE di Jadel Andreetto e Guglielmo Pispisa (Nero Rizzoli)

Maggio 14, 2022

La parola amore uccide (Nero Rizzoli) - Bookrepublic“La parola amore uccide” di Jadel Andreetto e Guglielmo Pispisa (Nero Rizzoli)

Intervista (con il coinvolgimento dei personaggi letterari del romanzo)

* * *

di Eliana Camaioni

In una Bolzano estiva, infuocata dalla canicola, un nuovo caso vede di nuovo assieme la coppia Karl Rottensteiner e Tanino Barcellona, protagonisti di “La parola amore uccide” (Rizzoli) il nuovo giallo della consolidata coppia Jadel Andreetto e Guglielmo Pispisa, che firmano assieme il secondo volume, dopo il successo di “Tutta quella brava gente” (Rizzoli 2020), pubblicato con lo pseudonimo Marco Felder. Un’esplosione in un centro d’accoglienza per immigrati, che ha ucciso una giovane donna, e un delitto che sembra avere un movente passionale, le cui evidenze sembrano inchiodare Angelica Guidi, primo dirigente della mobile ed ex fiamma di Karl: due omicidi apparentemente slegati fra loro, due strade che Tanino e Karl si troveranno a percorrere nuovamente da soli, mettendosi entrambi nei guai. Due protagonisti che lasciano la pagina e prendono vita nell’immaginario del lettore, tanto da far venire voglia di intervistarli direttamente, senza passare per i rispettivi autori.

Ed è quello che, con un gioco di fantasia e la complicità di Jadel e Guglielmo, abbiamo provato a fare.

– Buongiorno ragazzi, e benvenuti. Grazie per essere venuti. Approfittiamo dell’assenza dei vostri autori, e cominciamo con le domande difficili. Le loro pagine si alternano, entrambi vi raccontano, ciascuno a modo suo. Dite la verità: chi dei due vi porta in scena meglio? Quale mano preferite, quella ironica e dissacrante di Guglielmo o quella descrittiva e puntuale di Jadel?

T: Bah, visti da dietro non sono mica come li dipinge lei, signorina… mi scusi, signora. Ironico e dissacrante Pispisa? Mi creda, quello è più noioso della quaresima, sempre che borbotta tetro, mai una risata, mai un guizzo, altro che ironico. E poi, guardi, io capisco che devo un po’ rispecchiare lo stereotipo del meridionale casinista, fa parte del gioco, lo so, ma tutte le volte che mi mette in bocca quegli strani proverbi siciliani che conosce solo lui… secondo me se li inventa, e pure male.

Con Andreetto mi svago di più, ma a volte mi fa prendere certe tranvate che davvero non so chi preferire. E poi mentre scrive ascolta della musica assurda. Insomma non è che chiedo i Ricchi e Poveri, lo so che a lui non piacciono, ma che so, potrebbe limitarsi a mettere su la radio, anche una stazione rock. E invece no, Einstürzende Neubauten (un nome che mi sono annotato sul taccuino delle parole tedesche che sto imparando…), quel musone di Nick Cave, che all’inizio pensavo fosse Nick Kamen…

K: Non bado a chi mi scrive. Che scrivano quello che gli pare, tanto faccio di testa mia. Se hanno qualcosa in contrario, che vengano a dirmelo… Gli scrittori non sono persone di cui fidarsi. Loro due non fanno eccezione. Una sola cosa è certa: se li guardo in cagnesco, mollano la tastiera e battono in ritirata… E poi, magari sono io che scrivo loro. Che ne sa? Lei chi la scrive?

 

– La volta scorsa stavate per fare una brutta fine a causa di Karl, stavolta siete riusciti a mettervi entrambi nei guai: non c’è verso, eh?

T: Quello è un matto, come tutti a Bolzano. Forse mi sono bolzaninizzato pure io, vai a capire. Che poi, non è che me le cerco, ci finisco. Vuoi per Karl, vuoi per il Faina, insomma sì, Tullio Pavan… Fosse per me, a parte scrivere un romanzo solo sul Faina, me ne starei in panciolle a Vulcano come uno dei miei autori, ma c’è quell’altro che scalpita. Adesso vuole mandarci in… Eh, non sono autorizzato a dirglielo, non riesco proprio ad aprire bocca, ogni volta che ci provo, quei due mi tolgono la parola, malanova… ma le assicuro che è una pessima idea. Senta, prima che finisca anche peggio delle altre volte, già che ci siamo, che fa stasera? Conosco un posto in montagna da cui si vede tutta la conca, i torrenti, le luci della città… Come l’aveva definita uno dei due? Ah: un unico bagliore al sodio solcato dai tre fiumi che formano un’immensa bacchetta da rabdomante in cerca di qualcosa che non c’è. Ma puoi scrivere una cosa del genere? Perché non c’è? Io ci esco pazzo.

K: Ogni volta che il male si presenta, bisogna affrontarlo. Semplice. Se per lei è mettersi nei guai, allora sì, ci mettiamo nei guai.

 

– Le vostre finiscono sempre per essere indagini non autorizzate, fate sempre come dite voi e alla fine la storia vi dà ragione. Se non fosse che alla fine è Baffino a metterci su il cappello…

T: Cosa posso dire, di solito in una coppia c’è quello tranquillo e quello più irrequieto. O se preferisce, lo sbirro buono e quello cattivo. Noi non è che siamo tutti e due cattivi, ma forse il problema è che siamo entrambi un poco… scombinati, ecco, irregolari di natura. A due come noi una professoressa a scuola non ci avrebbe mai messi nello stesso banco. Ma sia a me che a lui a scuola dei professori non ce ne importava granché. Si figuri finita la scuola…

K: Sei still, Tanino. La signora evidentemente ha preso le sue informazioni da fonti poco attendibili. Noi forse abbiamo metodi poco ortodossi, ma non abbiamo mai condotto indagini non autorizzate. Mai. E se dei risultati del nostro lavoro si avvantaggia un altro membro della squadra, che problema c’è? A noi non cambia nulla, non è una gara.

T: Una gara no, ma se Baffino non cala la cresta, una volta o l’altra du cauci ‘nto culu si pigghia. … ’Spetta che prendo il taccuino: sei still: stai zitto, gehl?

K: (per un istante fa una smorfia che potrebbe assomigliare a un sorriso, ma è solo un attimo, forse no). Gehl.

 

– Ma torniamo a voi. Cosa pensa Tanino di Karl? E Karl di Tanino?

T: Io, alla fine, gli voglio bene… È stato il primo ad accogliermi, a modo suo s’intende, e senza di lui le cose non sarebbero le stesse. Certo, è un matto, l’ho già detto, vero? E con i matti le cose non sono mai semplici… Ve lo giuro, ha un cuore d’oro. Prendi la moto che ha dato a Gi… ok, ok, spoiler o come minchia si dice, ma se non avete ancora letto il libro non…

K: Leggete Wittgenstein piuttosto. Tanino è un amico. E io di amici ne ho due.

T: Tre, se non la moto… ok, ok, mi sto muto.

K: Tre, genau.

 

– Che idea vi siete fatti dei vostri autori? Come persone, intendo, come artisti. C’è qualcosa di loro che vi piacerebbe confidare ai lettori? Che so: paranoie, abitudini strane, tic, discussioni, debolezze. Cose così, insomma.

T: Come dicevo prima, Pispisa è un po’ un pacco. Fa lo snob, quello disincantato che ha visto tutto e non si stupisce mai, ma in definitiva secondo me è una posa. Che deve avere visto mai? Non si è mai mosso da Messina, casa e famiglia e stop. Nei libri forse qualcosa l’ha pure imparata, chissà, ma io coi libri non ho tanto un buon rapporto per cui non saprei. Mi pare uno che non c’ha voglia di campare. Non è che lo capisco tanto, diciamo che siamo molto diversi, ecco. Andreetto ha un sacco di manie. In principio non lo diresti, con quell’aspetto da punk mezzo pentito, il passato nei centri sociali… Invece è ordinato da fare schifo, se apri un cassetto a casa sua ti vengono le vertigini per quanto è geometricamente rassettato. Una galleria infinita di oggetti strani allineati con precisione maniacale, migliaia di dischi assurdi e decine di strumenti musicali improbabili. Tipi strani.

K: La cosa irritante è che quando parlano tra loro, finiscono sempre col ridere come dementi per battute che non fanno ridere nessun altro. Per come la vedo io è gente che dovrebbe andare a lavorare, un lavoro vero intendo, altro che artisti.

 

– Messina e Bolzano, l’Alfa e l’Omega. Ma un’indagine in terra sicula no?

T: Eh, le sembra che non gliel’abbia detto a quei due? Ma non mi ascoltano. Mandateci in Sicilia, che va bene le montagne, ma il mare è un’altra cosa… Uhm, meglio che mi sto muto di nuovo, se no finisce che ci spediscono a Enna… Comunque so che un titolo in caso ce l’hanno, solo il titolo, mica il libro: “L’arte del parcheggio a Messina.” In ogni caso, a Messina mi aspetterebbe qualche casino, già lo so. Tra ex fidanzate, parenti in aria di Mafia, neo-fascisti (c’hanno la fissa quei due lì), crimini violenti e delitti complicatissimi che manco so come facciamo a risolverli… insomma, mai una cosa semplice… Certo, è vero che in Sicilia mancano i gialli… Insomma chi ci ambienterebbe mai un poliziesco?

K: Sicilia? Ci sono stato in vacanza anni fa. Elke era piccola. Bel posto. Qual è l’alfa e qual è l’omega?

 

– Amore e Amicizia: le due A maiuscole per cui vale la pena rischiare qualcosa. E questa è una domanda seria…

T: Per uno che viene da fuori, uno che non ha legami, niente famiglia, niente affetti, casa a mille chilometri, uno che non conosce gli usi del posto, che non ha sponde né porti, per uno come me, insomma, gli altri sono un’incognita ma anche l’unica vera risorsa. Se non hai un amico, con chi te la vivi la vita? Perché io a fare le cose da solo non ci provo nessun gusto, ma nemmeno a farle col primo che capita. Ci vuole qualcuno speciale. Karl è speciale, è uno che NON dice le parole giuste da non dire al momento giusto, mettiamola così.

K: Amore è una parola scivolosa, non per niente può uccidere. Cambia forma col tempo, con l’età. Da giovane ne parli in continuazione, ti riempi la bocca e la testa di amore, ma ne conosci solo una piccolissima parte, un aspetto limitato. Da adulto la faccenda si complica, il tuo stesso sentire si complica. Trent’anni fa niente mi poteva ferire, smuovere. Avevo le mie debolezze, come tutti, forse anche di più, ma riguardo ai sentimenti ero abbastanza corazzato. Oggi mi commuovo pure se vedo un film, non dico mica capolavori, anche le porcherie, le commedie sentimentali americane, basta un niente. Al cinema non ci vado mai per evitare figure di merda.

 

-Carabinieri e “bollo rotondo”: lo scarico delle responsabilità di un’Italietta provinciale e vigliacca…

K: Militari e “bollo rotondo”.

T: Lascia stare la signora, ehm signorina. Chi la scrive ha confuso militari e carabinieri, che poi sono militari. Miiiii, stai sempre a sottilizzare. Qual era la domanda? Ah, bollo rotondo, già chi non ha letto forse non sa di cosa si parla, ma insomma è una metafora dello scaricabarile, un’allegoria (allegoria, dico giusto?) di un paese in cui si ha più paura della proprie responsabilità che della morte. Che poi non è che l’italietta è vigliacca solo in provincia, io sono stato a Roma per un po’ e, be’, qua ci starebbe bene uno dei proverbi che i miei autori attribuiscono spesso a mio nonno, ma siccome lo fanno loro, io non posso che glissare… Se la vista panoramica sulla conca non la convince, conosco una piscina un po’ appartata…

– “Qui Bolzanistan”. Le pagine più misteriose di tutto il libro. Chi di voi due me ne parla?

T: Stavo indagando sul caso della povera Gisela Kroess, la volontaria dell’accoglienza migranti morta nelle prime pagine del libro, in modo macchinoso lasciatemelo dire, quando mi sono imbattuto in una serie di video su YouTube girati da un mezzo politico locale che si atteggiava a giornalista paladino del decoro, la schiatta peggiore che questo paese abbia mai partorito… Si aggirava vestito da reporter di guerra a caccia di segni del degrado… Una coperta sporca in un garage, qualche coccio di bottiglia, due siringhe in un parcheggio, una crepa su un muro, quattro neri a spasso, uno spacciatore ed ecco che a Bolzano si sentono in una favela. Ai bolzanini gli farei visitare qualche quartiere di mia conoscenza, e poi vediamo! Certo l’asticella a Bolzano è alta, per cui anche il minimo segno di sporcizia è già un disagio… Alcune descrizioni di quei video e, soprattutto, alcuni dei commenti razzisti riportati in calce, i miei autori li hanno scritti così come sono. Fanno venire i brividi…

K: Umanità dolente… Più il cittadino sudtirolese pretende, più si sente accerchiato. I video intitolati Bolzanistan che vengono esaminati nel corso delle indagini esprimono proprio questo. Realizzati da un sedicente giornalista che sfrutta demagogicamente questo basso istinto popolare, diventano lo sfogo per un razzismo strisciante che striscia sempre meno e anzi finisce per camminare ben eretto. I commenti degli utenti sotto i video parlano chiaro.

 

– Scusate non resisto, ma questa domanda ve la devo fare. Parliamo di donne. Un collezionista di ‘figure di merda’ (uso parole sue) come Tanino, che fa pasticci, mangia male, beve e vomita, si incasina, sembra avere un fascino irresistibile per il gentil sesso. Mentre un genio del crimine come Karl, lucido e strafigo con i suoi stivali a punta, complesso nella sua psicologia, ha sentimenti riposti e chiusi a chiave, e storie dolorose alle spalle. Come si spiega?

T: È che Karl ha solo un vero grande amore: sua figlia. Non c’è posto per altre donne nel suo cuore. E siccome lui è impegnato, io come dire continuo a collezionare figure di merda… Se non le va bene la piscina, pensavo a un Buschenschank… Sa cos’è? No, be’, potrei farglielo scoprire…

 

-L’ ‘arrivederci’ di Borghi, in chiusura, non sfugge al lettore attento. C’è qualcosa che dovremmo sapere?

T: Come mi diceva mio nonno, sempre a sentire i miei autori, chi vuole sapere quello che non gli tocca, poi gli tocca sapere quello che non vuole…

K: Borghi, come una volta mi disse il mio collega Tanino, è uno che ti potrebbe fottere le scarpe mentre corri. Se si è messo in testa di tornare, certo non potremo fermarlo noi.

 * * *

La scheda del libro: “La parola amore uccide” di Jadel Andreetto e Guglielmo Pispisa (Nero Rizzoli)

Copertina di: La parola amore uccideL’agente scelto Tanino Barcellona è stato trasferito in Alto Adige da mesi, ma se gli avessero detto che a Bolzano si può crepare di caldo, non ci avrebbe creduto. A surriscaldare la provincia autonoma non è solo l’estate torrida, ma anche un’atmosfera d’odio che sembra sul punto di esplodere. In un centro d’accoglienza per immigrati infatti un ordigno uccide una volontaria. Del caso vengono incaricati Tanino e Karl Rottensteiner, il tormentato ispettore diventato ormai suo amico. Karl, tuttavia, è distratto da altro: la sua ex fiamma e primo dirigente della Mobile, Angelica Guidi, è coinvolta in un delitto che sembra affondare le radici nel passato. Per affrontare i due casi, ognuno di loro dovrà fare i conti con i propri fantasmi.
Nella cornice di una regione segnata da rigurgiti d’intolleranza e conflitti mai pacificati si snoda questa storia nera, in cui la miscela di questioni private e contraddizioni sociali è indissolubile.

 * * *

Jadel Andreetto e Guglielmo Pispisa scrivono assieme da più di vent’anni. Hanno fondato l’ensemble narrativo : Kai Zen : e hanno pubblicato, sia individualmente sia in collettivo, diversi romanzi, saggi e racconti per Mondadori, Bompiani, Einaudi, Marsilio e altri. Nel 2019 con lo pseudonimo Marco Felder hanno scritto il primo romanzo della serie con protagonisti Karl Rottensteiner e Tanino Barcellona, un bolzanino e un messinese, proprio come loro.

 

* * *

© Letteratitudine – www.letteratitudine.it

LetteratitudineBlog / LetteratitudineNews / LetteratitudineRadio / LetteratitudineVideo

Seguici su Facebook TwitterInstagram

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: