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QUANDO LE UOVA NON SI TROVAVANO D’INVERNO di Rosalda Schillaci (Algra Editore)

Maggio 17, 2022

Quando le uova non si trovavano d'inverno - Rosalda Schillaci - copertina“Quando le uova non si trovavano d’inverno” di Rosalda Schillaci (Algra Editore)

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di Enrico Scandurra

Un romanzo sulla guerra. In particolare sulla Seconda Guerra mondiale. Una guerra non come tante altre, ma che scoppia per uno strano destino e che lega le storie, le esistenze di uomini e donne spesso rubate. Consegnate alla violenza e raccontate, in questo caso, con una maestria e una qualità scritturale molto rare di questi tempi. Una scrittura pulita, resa ancora più fluida dall’incalzante trama di “Quando le uova non si trovavano d’inverno” (Algra Editore), ultima fatica letteraria della scrittrice catanese Rosalda Schillaci, che in questo nuovo romanzo storico, pesca ancora una volta nel suo delicato e possente substrato poetico. Da poetessa acclamata e stimata nel senso più vero, la Schillaci tesse, in questo nuovo ensemble letterario, una storia struggente e, al tempo stesso, legata al territorio della Sicilia Orientale e non solo. Una storia che ha inizio il 9 settembre 1943, ventunesimo anno dell’Era fascista, dopo la firma dell’armistizio e che si svolge in luoghi differenti, tra teatri di guerra, campi di prigionia e paesini saturi di profumi e bellezza, nonostante siano stati fiaccati e prostrati dai bombardamenti e dai rastrellamenti, causati da chi in un rapido cambio del gioco delle parti, da nemico è divenuto amico, oppure nel cambio di casacca ha indossato i panni del traditore o quelli del nuovo carnefice.

Rosalda Schillaci

È proprio questa la tematica principale che la Schillaci tratta, scrivendo in una prosa concisa e lineare, con sussulti che sembrano giungere dall’incavo di un’anima straziata, come ce ne sono tante durante e dopo le guerre. Un testo grazie al quale la scrittrice etnea – che sarà presente con questo libro al Salone Internazionale del Libro di Torino (che si svolgerà dal 19 al 23 maggio, n.d.r.) – racconta una storia, anzi due storie legate una all’altra da un sottile strato di destino comune: i protagonisti Aldo Giambirtone e Aldo Visentini, siciliano il primo e veneto, il secondo, che animano un’opera corale dalle tinte fortemente belliche. Aldo Giambirtone, a parte essere il nonno della scrittrice, Domenico Giamblanco, “fece parte dei prigionieri Italiani trasformati in schiavi da Hitler”, i cosiddetti I.M.I. (Internati Militari Italiani) e, attraverso la sua storia, (prendendo spunto da riferimenti letterari come Primo Levi, Elsa Morante e Oriana Fallaci) Rosalda Schillaci ha voluto far riflettere su quanto sia stato straniante e lacerante la condizione di quando da bambino lo stesso Aldo ha dovuto subire le conseguenze della partenza del padre durante la Prima Guerra mondiale. Sofferenza subita dai suoi figli, in particolare Sasà che, in tenera età, dovette provvedere al sostentamento della famiglia. Nuclei lacerati, figli separati dai padri, mogli che affrontano fame e miseria senza avere notizie dei loro uomini: questo è in sintesi “Quando le uova non si trovavano d’inverno”. Condizioni che in questi ultimi due mesi drammatici sono di estrema attualità. Come di estrema attualità è l’esigenza della Schillaci di raccontare le tracce seppellite dal tempo. L’autrice, come si nota in tutta l’opera, subisce una forte fascinazione dai fatti storici, perché servono a comprendere il presente travagliato che stiamo vivendo. Come per la maggior parte di noi sente una forma di avversione profonda per la guerra, decisa da potenti guerrafondai e subita da vittime innocenti. Da sempre la scrittrice ha cercato personaggi che attraversano il fuoco, si feriscono, cambiano pelle. Soggetti che cadono, si rialzano e cadono ancora. E questo libro che consente di leggere il passato con uno scrupoloso atto di amore verso il futuro delle nuove generazioni, si potrebbe anche interpretare come una classica lettera indirizzata a chi non potrà più riceverla. Una lettera piena di gratitudine per chi ha sacrificato la propria vita per lasciare un mondo migliore ai figli e ai nipoti. Un romanzo che dunque attinge nell’animo umano con struggente nostalgia e che ci lascia dentro un intricato groviglio di spine che non può essere celato, non può essere “ammorbidito” dalle “carezze” del Dopoguerra, dalla rinascita interiore. Proprio le uova rappresentano questa rinascita, questa genesi che travalica i ponti della guerra e ci conduce a riflettere su come la violenza e la sofferenza abbiano avuto, sì, un potere schiacciante, ma che l’amore, quello anche, li potrà sconfiggere per ristabilire la pace.

© Enrico Scandurra

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Rosalda Schillaci nasce a Catania nel 1961. Dimostra fin dall’adolescenza accenti spiccati verso gli studi umanistici. Nella scrittura ama attingere alle risorse delle sue radici. Aspira ad essere voce e testimone di un mondo confuso e sottomesso, nella perenne lotta del riscatto. Nella Sicilia che predilige la cultura partecipa attivamente, legando il suo nome a numerosi eventi, recitando le sue poesie e ricevendo diversi premi, attestati di merito e pubblicazioni in antologie.

 

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