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MORDI E FUGGI. IL ROMANZO DELLE BR di Alessandro Bertante (Baldini + Castoldi)

Maggio 20, 2022

Mordi e fuggi. Il romanzo delle BR - Alessandro Bertante - copertina“Mordi e fuggi. Il romanzo delle BR” di Alessandro Bertante (Baldini + Castoldi)

“Mordi e fuggi” è nella dozzina dei libri finalisti all’edizione 2022 del Premio Strega

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di Alessandra Angelucci

Alberto Boscolo è la voce narrante di “Mordi e fuggi – il romanzo delle BR” dello scrittore Alessandro Bertante, candidato al Premio Strega 2022. Una voce potente, quella del giovane protagonista Alberto: schietta, fresca e impudente, come sa essere solo quella di un ragazzo di vent’anni che, dall’essere “con tutti e tutto”, decide di passare dall’altra parte del fiume ed essere “contro”. E se decidi di essere “contro” negli anni Settanta, il rischio della perdita non è contemplato sin dall’inizio, perché vuoi solo combattere una società asfittica, perbenista e borghese. Vuoi essere rivoluzionario. La perdita, appunto, non esiste, perché non è fra le possibilità pensabili. La svolta militare invece sì, perché la «rivolta deve essere imprudente e maledetta», non certo timorosa.
Ma cosa significa essere rivoluzionari? Un interrogativo che potrebbe appartenere anche a un adolescente dei nostri tempi, smanioso di essere riconosciuto fra molti in una società sorda e deludente, incapace di costruire ponti per i sogni. Un interrogativo necessario che Bertante pone come eco costante fra le pagine di una storia avvincente, piena di domande, in cui le risposte non sono sempre quelle che ti aspetti.
“Mordi e Fuggi”, romanzo che prende il nome dal noto cartello appeso dalle BR al collo dell’ingegnere Idalgo Macchiarini, sequestrato nel ’72, è una storia in prima persona in cui tra fiction e cronaca, lo studente della statale di Milano Alberto Boscolo vive un’evidente parabola ascendente destinata a caracollare: dalla partecipazione al Collettivo Politico Metropolitano, dominato da una forza libertaria e creativa, all’inevitabile latitanza nelle Brigate Rosse associate al terrore. E fra l’alcol, la marijuana, gli strappi affettivi, gli attentati e i sequestri, c’è un’altra parabola che Bertante cuce dentro la Milano degli anni Settanta: quella esistenziale di un ragazzo che, carico di aspettative e bisognoso di futuro, finisce per imbracciare armi ritrovandosi solo. E ditemi se non è reale e allo stesso tempo tragico, quello che leggiamo sulla bocca del giovane brigatista: «Quando punti una pistola, sai che prima o poi dovrai sparare». A pronunciarla oggi, con una guerra in Europa, questa frase apre molte riflessioni.
La chiave è nella parola futuro. Il pericolo è che resti solo una parola. È forse questo il timore di chi finisce per sparare e dichiararsi “contro”?
La forza del romanzo di Alessandro Bertante sta proprio in questo, nell’intreccio narrativo costruito sull’oscillazione delle dicotomie niente/tutto, noi/loro, proletari/borghesi, esistere/non esistere. Visione di una società descritta attraverso gli occhi, la voce e la pelle di un ragazzo che diventa brigatista del nucleo storico, conducendo il lettore dentro i vicoli stretti e maleodoranti di chi fabbrica bombe e latita, ma anche di chi si riconosce fragile e malinconico davanti alla morte. Alberto Boscolo sembra chiederselo: è giusto fuggire, se quel “tutto” per cui si è combattuto diventa “niente”?
Lo scrittore Bertante consegna un lavoro in cui al centro non c’è solo la genesi del terrorismo delle Brigate Rosse. Sarebbe riduttivo affermarlo. Bertante fa qualcosa di più importante: scava, va dentro i cunicoli scomodi di una Milano cupa e allo stesso tempo bella, silenziosa e tumultuosa. Una Milano ricca e proletaria, in cui si svelano zone grigie fatte di malcontento, dove le voci agli angoli non possono essere imbavagliate. E l’interrogativo finale che il romanzo di Bertante consegna, al di là del dato storico, è più che mai attuale, figlio di un tempo che dalla storia conferma di non aver imparato nulla: dopo aver perso tutto – famiglia, affetti, amore, amicizia, libertà – che cosa resta? La scena finale del libro suggerisce un’evidente risposta.

© Alessandra Angelucci

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La scheda del libro: “Mordi e fuggi. Il romanzo delle BR” di Alessandro Bertante (Baldini + Castoldi)

Mordi e fuggi. Il romanzo delle BRMilano, 1969. Università occupate, cortei, tensioni nelle fabbriche. Il 12 dicembre la strage di piazza Fontana. Alberto Boscolo ha vent’anni, viene da una famiglia normale, né ricca né povera, è iscritto alla Statale ma vuole di più. Vuole realizzare un proprio progetto politico. Deluso dall’inconcludenza del Movimento Studentesco, si avvicina a quello che di lì a poco sarà il nucleo delle Brigate Rosse.

I mesi passano, Alberto partecipa alle azioni dimostrative, alle rapine di autofinanziamento e al primo attentato incendiario, ma il suo senso di insoddisfazione non si placa.

Vuole agire sul serio. Il gruppo organizza il sequestro lampo di Idalgo Macchiarini, un dirigente della Sit-Siemens, e lo sottopone al primo processo proletario. «Mordi e fuggi », scrivono i brigatisti. La stampa batte la notizia; nei bar degli operai non si parla d’altro, le Brigate Rosse sono pronte ad alzare il livello dello scontro.

In una metropoli nebbiosa, violenta e indimenticabile, Alessandro Bertante dà vita a una vicenda umana tumultuosa e vibrante, nella quale, intrecciando fiction e cronaca, vediamo scorrere i fatti cruciali che innescheranno la tragica stagione degli anni di piombo.

Un romanzo duro e avvincente, dal ritmo serrato e incalzante, che non cerca facili risposte ma che apre nuove domande su uno dei periodi più drammatici della recente storia italiana.

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Alessandro Bertante è nato ad Alessandria nel 1969, vive da sempre a Milano. È autore dei saggi Re Nudo (2005) e Contro il ’68 (2007). Fra i suoi romanzi ricordiamo Al Diavul (2008), vincitore del Premio Chianti, Nina dei lupi (2011, 2019), finalista Premio Strega e vincitore del Premio Rieti, Estate crudele (2013), vincitore del Premio Margherita Hack e Gli ultimi ragazzi del secolo (2016), vincitore del Premio Selezione Campiello, giuria dei letterati. È Course Leader Senior del Trienno di Cinema e Animazione presso NABA, Nuova Accademia di Belle Arti.

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