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Premio Viareggio-Répaci 2022: Pietro Castellitto vince il Premio Opera Prima con “Gli Iperborei” (Bompiani)

giugno 10, 2022

imagePREMIO VIAREGGIO – Rèpaci 2022 – 93° EDIZIONE: PIETRO CASTELLITTO VINCE IL PREMIO OPERA PRIMA CON “GLI IPERBOREI”

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 Viareggio, 10 giugno. È Pietro Castellitto ad aggiudicarsi il Premio Opera Prima al Viareggio-Rèpaci 93esima edizione con il libro “Gli Iperborei” edito da Bompiani. La Giuria presieduta da Paolo Mieli ha riconosciuto nel romanzo d’esordio del figlio d’arte che ha già conquistato il pubblico cinematografico con il suo primo film “I Predatori” con cui si è aggiudicato il premio Orizzonti per la miglior sceneggiatura alla 77° Mostra del cinema di Venezia, il David di Donatello e il Nastro d’argento 2021 come miglior regista esordiente, una capacità narrativa del tutto personale e una  lucidità  critica con cui osserva e descrive lo stile di vita e i codici di pensiero e comportamento dei suoi coetanei, rampolli di una società fatta di soldi, droghe, ipocrisia nella quale si sentono intrappolati e dalla quale tentano la fuga in estate, portando con sé l’Anticristo di Nietzsche sentendosi così degli Iperborei.

Pietro Castellitto riceverà il riconoscimento nel corso della serata finale del Viareggio-Rèpaci che si terrà domenica 31 luglio 2022 in piazza Maria Luisa sul palco posto a ridosso del Grand Hotel Principe di Piemonte a Viareggio. Nelle prossime settimane verranno annunciati i vincitori del premio speciale per il giornalismo e del premio internazionale.

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Gli iperborei - Pietro Castellitto - copertinaIl libro: Un gruppo di amici, una vacanza in barca, una grande festa sotto le stelle. Ma anche una cucciolata di cani scomparsa, la cicatrice recente di un’operazione, un ristorante che fallisce.
Sono stati il leone, la balena, il cerbiatto, protagonisti di una recita di fine anno nella quale il canguro era scomparso e i suoi amici dovevano ritrovarlo. Adesso hanno quasi trent’anni e vagano nei meandri di una vita dorata: mangiano pesce crudo e patanegra, bevono vini pregiati, fumano essenze, assumono droghe come da bambini consumavano caramelle, navigano, festeggiano, inseguono le arti, tentano la politica. Hanno corpi scolpiti e vestiti costosi, sono figli di primari e giornalisti celebri, di miliardari dai patrimoni solidi e antichi o recenti e sospetti, ma sono anche gli eredi dei ribelli che hanno caratterizzato stagioni gloriose e disperate della storia: coloro che, prosperando nella pace, hanno invocato la guerra, che amando i genitori ne hanno patito le ipocrisie, smascherato le contraddizioni e sognato l’annientamento. Poldo Biancheri, “Ciccio” Tapia, Guenda Pech, Stella Marraffa, Aldo: hanno tutto ma si sentono in trappola, e questa è la loro estate, quella in cui vogliono uscire dal cerchio. È Poldo la voce narrante della loro ebbrezza, della loro sfida: racconta come se vedesse tutto già da una distanza, registrando ogni cosa con fermezza ma senza nascondere la nostalgia per un’infanzia ancora vicina, la rabbia verso padri che si sono presi tutto non lasciando che briciole, la tenerezza per i fratelli e i coetanei capaci di farsi del male per protesta o per amore. Poldo ha portato in barca con sé L’Anticristo, in cui Nietzsche sembra parlare di loro: “Guardiamoci in viso: noi siamo Iperborei… Abbiamo trovato l’uscita per interi millenni di labirinto. Oltre il nord, oltre il ghiaccio e la morte: la nostra vita, la nostra felicità…” L’esordio narrativo di Pietro Castellitto è sorprendente quanto l’opera d’arte scagliata dai suoi protagonisti dentro una piscina, doloroso come la voce di un figlio che soffre eppure capace di momenti di incanto, come gli occhi di un cerbiatto che brillano mentre la notte si spegne.

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PIETRO CASTELLITTO è nato a Roma nel 1991. Esordisce come attore a tredici anni, si laurea in Filosofia e nel 2020 approda nelle sale con il primo film da lui stesso interpretato, scritto e diretto: I predatori, con cui ha vinto il premio Orizzonti per la miglior sceneggiatura alla 77° Mostra del cinema di Venezia, il David di Donatello e il Nastro d’argento 2021 come miglior regista esordiente. Questo è il suo primo romanzo.

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La Giuria è composta da Paolo Mieli (Presidente) – giornalista, saggista e storico, Leonardo Colombati (vicepresidente) – scrittore, Costanza Geddes da Filicaia –  docente di Letteratura italiana contemporanea, Luca Alvino – poeta, Maria Pia Ammirati – dirigente televisiva, scrittrice e giornalista, Camilla Baresani – scrittrice e insegnante, Giorgio Biferali – scrittore e insegnante, Maria Borio – poetessa, Gabriella Buontempo – produttrice cinematografica, Diamante D’Alessio – giornalista, Francesca Ferrandi – autrice, Emma Giammattei – Professoressa di Letteratura Italiana, Luciano Luciani professore e giornalista, Edoardo Nesi  – scrittore e saggista, Mirella Serri – docente di Letteratura e giornalismo.

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