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IL RAGAZZO DI 1000 ANNI di Ross Welford (HarperCollins) – un estratto

giugno 16, 2022

Pubblichiamo un estratto del romanzo “Il ragazzo di 1000 anni” di Ross Welford (HarperCollins Italia)

Ross Welford sarà ospite del festival Mare di libri Domenica 19 giugno alle ore 15 presso la Sala Ressi, Teatro Galli di Rimini

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Alfie Monk sembra un normalissimo adolescente. Solo che ha mille anni e ricorda perfettamente l’ultima invasione dei vichinghi in Inghilterra. Quando un incendio distrugge tutto ciò che ama e conosce, Alfie è costretto a chiedere aiuto a due suoi coetanei. O meglio, a due VERI undicenni. Grazie a loro il ragazzo millenario scoprirà un modo di vivere diverso, un modo di vivere che non dura per sempre.

 

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Un  brano del romanzo “Il ragazzo di 1000 anni” di Ross Welford (HarperCollins) – Traduzione di Mara Pace

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Se volete chiedermi “Perché lo hai fatto?”, domandate pure, non m’importa. Me lo sono chiesto tante, tantissime volte. Ancora non saprei dare una risposta esaustiva.
Posso solo dire che ero molto giovane e tanto, tanto spaventato. Volevo fare qualcosa – qualunque cosa – che mi rendesse più forte, per aiutare Mà, per proteggerci entrambi.
E così sono diventato un Maimorto, come lei.
È successo tanto tempo fa, e quando dico tanto intendo secoli, letteralmente. Ecco come è andata.
Mio padre aveva cinque piccole sfere di vetro chiamate viperle.
Perle della vita.
Erano il bene più prezioso che avessimo. Mà diceva che al mondo non esisteva nulla di più prezioso, in realtà.
Molti avevano ucciso per averle; Pà era morto nel tentativo di tenersele strette. Per questo non dovevamo svelare a nessuno che erano in mano nostra.
Ce ne rimanevano tre. Una per Mà, e due per me quando fossi diventato adulto.
Tutto questo lo sapevo. Mà lo ripeteva spesso. «Devi prima diventare adulto, Alve. Devi essere paziente.»
Ma non ce l’ho fatta ad aspettare.
La terza sera nella caverna, mentre Mà era fuori in cerca di acqua potabile, aprii il piccolo barattolo d’argilla e presi le due viperle. Anche se erano vecchie, le biglie di vetro brillarono nella luce del crepuscolo che filtrava dall’esterno, e il denso liquido che contenevano luccicò d’ambra quando lo avvicinai al fuoco.
Biffa si sedette sul piccolo davanzale di roccia di fronte al fuoco, con i suoi occhi gialli che ardevano come le sfere di vetro. Lo sapeva? Miagolò, con quel flebile brontolio da gatto che ci ha sempre fatto pensare che volesse parlarci. Biffa sembrava capire tante cose.
Mi accucciai a terra e presi il coltello, la piccola lama d’acciaio con l’impugnatura di legno che un tempo era stata di Pà; la scaldai sopra le fiamme. Guardai l’imbocco della caverna per controllare di essere solo, e mandai giù la saliva.
Quando passai la lama calda per due volte sul braccio, gocciolai sangue. Due tagli corti, come le cicatrici della mamma. Come quelle che aveva papà. Non so se il doppio taglio facesse una qualche differenza; forse no. Ma quella era la procedura.
Non provai dolore finché non allargai la ferita con i pollici. Morsi la perla della vita, e il vetro si crepò. Uno sciroppo giallognolo colò fuori come le gocce di sangue dalle mie ferite. Lo raccolsi sulla punta delle dita e lo strofinai sui tagli. Poi ripetei il gesto ancora, e ancora, finché non fu finito. Pungeva, come le ortiche appena spuntate in primavera.
Quello che accadde subito dopo fu un incidente. L’ho rivisto mille volte nella mente, come se fosse un film. Avrei potuto agire in altro modo?
Non lo so.
Penso che Biffa fosse solo curiosa. Non poteva saperlo; anche se, ve l’ho detto, è una gatta scaltra. Tutt’a un tratto emise un altro brontolio e balzò verso di me, superando le fiamme basse del fuoco. Avevo ancora il coltello in mano e, senza pensarci, lo sollevai: un gesto istintivo di difesa. Le graffiai appena la zampa davanti, ma lei non miagolò di nuovo. Quando atterrò, mi voltai di slancio e sfiorai con la tunica un’altra perla della vita, facendola cadere dal ripiano di roccia dove l’avevo lasciata. Persi l’equilibrio e pestai forte la perla con il piede nudo, e fu così che la perla si ruppe.
La fissai orripilato per alcuni istanti.
Era già abbastanza brutto aver disobbedito agli ordini di Mà. Non contento, avevo sprecato un’altra preziosa perla della vita.
Il denso liquido ambrato cominciò a colare sulla roccia. Con il solo pensiero che non doveva andare sprecato, afferrai Biffa per la morbida collottola e strofinai il liquido sulla sua ferita alla zampa.
(Non è stata una marachella, come ho cercato di spiegare più volte a Mà nel corso degli anni. Stavo solo cercando di non sprecarlo.)
Poi mi fasciai il braccio con una lunga striscia di stoffa pulita, e con il resto bendai la zampa di Biffa. Lei non sembrava infastidita. Si leccò i baffi, sbadigliò e si accucciò di nuovo. Vidi la sagoma di Mà che si stagliava nel cielo blu del crepuscolo, di ritorno nella caverna con un secchio d’acqua, e mi sentii travolgere dalla vergogna.
A volte mi sento ancora così.
A quel tempo avevo undici inverni.
Ne avrei avuti undici per oltre mille anni.

(Riproduzione riservata)

© 2018 Ross Welford
© 2020 HarperCollins Italia

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Ross Welford ospite del festival Mare di libri

Domenica 19 giugno alle ore 15 presso la Sala Ressi, Teatro Galli di Rimini

L’autore di Cose da non fare se diventi invisibile e Il ragazzo di 1000 anni sarà intervistato dai ragazzi e dalle ragazze del gruppo di lettura Ladri di libri di Montepulciano (SI), coordinati da Silvia Pognante.

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ROSS WELFORD. Laureato all’Università di Leeds, prima di dedicarsi a tempo pieno alla scrittura è stato giornalista e produttore televisivo. Il suo primo libro, In viaggio nel tempo con il criceto, è stato finalista in oltre venti premi letterari tra cui il Costa Book Award. Vive a Londra con la moglie, i figli, un border collie, un criceto e diversi pesci tropicali. Questo è il suo secondo romanzo con HarperCollins, dopo Il ragazzo di 1000 anni.

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