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SULL’ARTE. SCRITTI DAL 1955 AL 2016 di Umberto Eco (La nave di Teseo) – un estratto

giugno 30, 2022

Per gentile concessione dell’editore, pubblichiamo un estratto del volume “Sull’arte. Scritti dal 1955 al 2016” di Umberto Eco (La nave di Teseo), a cura di Vincenzo Trione

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Quasi a sua insaputa, nel corso degli anni, Umberto Eco ha scritto un autentico trattato sull’arte. Un opus magnum frammentario, discontinuo, divagante, stratificato e, appunto, inintenzionale. Vi confluiscono saggi, presentazioni, conferenze, articoli e Bustine di Minerva. Materiali eterogenei in larga parte dispersi e dimenticati che, ora, per la prima volta, sono stati ritrovati, riorganizzati e riletti da Vincenzo Trione. È un trattato segreto e sorprendente, caratterizzato dall’inconfondibile stile di Eco: un misto di originalità interpretativa, di curiosità intellettuale, di fantasia, di erudizione e di ironia. Vi incontriamo meditazioni estetologiche, studi semiologici, indagini sociologiche e incursioni militanti. E ancora: investigazioni sulle poetiche del Novecento, sulle avanguardie e su movimenti come l’Informale e l’arte programmata. Molte pagine sono dedicate ad artisti-compagni di strada (tra gli altri, Arman, Nanni Balestrini, Gianfranco Baruchello, Eugenio Carmi, Fabio Mauri, Ugo Mulas e Tullio Pericoli). Rivelatori i passaggi su alcune figure decisive: la bellezza, la bruttezza, l’imperfezione, il kitsch, la vertigine della lista. Inattesi gli interventi sullo statuto della critica d’arte e quelli, d’impronta civile, sul futuro dei musei e sul destino del patrimonio culturale. Ne emerge un involontario e inquieto teorico criticostorico dell’arte. Che sembra abbandonarsi a ininterrotte scorribande. In realtà, Eco tende a ritornare sempre sulle medesime ossessioni: l’opera come luogo aperto, destinato a essere abitato e continuato dallo spettatore; l’esperienza del fare come avventura fondata sulla centralità del “formare”. Infine, l’arte come problema, come interrogazione. Il libro è accompagnato da un’inedita galleria di ritratti di Tullio Pericoli.

A cura di Vincenzo Trione.

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Un estratto del volume “Sull’arte. Scritti dal 1955 al 2016” di Umberto Eco (La nave di Teseo), a cura di Vincenzo Trione [da pagg. 15-17]

 

Funzione e limiti di una sociologia dell’arte*

Quando si considera l’opera d’arte immessa nel suo contesto originario,
nel gioco di rapporti culturali, economici, politici nel quale essa si è for-
mata, impegnandosi in una visione interattiva dei binomi arte-storia ed
arte-società, emergono allora due possibilità di accesso al problema.
Ci troviamo così di fronte a una contrapposizione tra metodo a priori
e metodo a posteriori, capace di condurre in due mondi lontanissimi ed
eterogenei qualora non venga sempre vigorosamente tenuto presente il
tema fondamentale dell’indagine: l’analisi di quel particolare fenomeno di
comunicazione che è l’organismo artistico.

La prima via, da un’appassionata e fedele comprensione dell’opera
d’arte, risale – attraverso contatto simpatico, intuizioni profonde, rilievi
di elementi tipici, di costanti narrative e stilistiche, di atteggiamenti espli-
citi dell’autore o impercettibili palesamenti di tensioni inconsce – al mon-
do in cui l’opera sorse e che l’opera riassume, comunica e talora giudica.
Si tratta di un atteggiamento che fa capo ad una considerazione dell’ope-
ra nella sua autonomia, e che anzi della comprensione dell’opera nella sua
autonomia fa l’unica via di accesso al mondo storico originario.
Anche le dottrine più facilmente portate a dissolvere la autonomia
dell’opera nella rete dei rapporti storici originari hanno acceduto, nelle
loro espressioni più scaltrite, a quest’ordine d’idee: basti pensare alla più
recente speculazione marxista sull’arte, alla polemica del Lukács contro il
materialismo volgare, al mutare radicale di posizioni dal congresso degli
scrittori sovietici del 19501 a quello del dicembre 1954:2 attualmente la
critica marxista più impegnata adisce alle origini storiche e a certi signi-
ficati di un’opera attraverso categorie quali quella di tipicità o attraverso
accezioni più profonde del termine realismo; che acquistano validità solo
se basate su di una considerazione dell’opera quale organismo autonomo
che porta a potenzialità comunicativa determinate esperienze storiche. E
d’altra parte questo modo di considerare l’organismo artistico, quale rive-
latore di un mondo originario, non è accessorio alla “lettura” di un’ope-
ra, ma ne costituisce una delle possibilità sempre vive; ed anche là dove
l’autore non intese dire nulla di sé e del proprio mondo, anche là dove il
giudizio su di un’epoca o il racconto autobiografico lasciano il posto al
semplice arabesco ed al puro divertimento, è pur sempre possibile la ri-
conquista di quel mondo originario, poiché l’artista, manifestandosi quale
modo di formare nelle sinuosità stesse del suo astratto gioco di eventi voci
ed immagini, tradisce pur sempre la sua personalità e le costanti di un’e-
poca ed un ambiente; in questo senso “si può vedere come l’arte si nutra
di tutta la civiltà del suo tempo, riflessa nell’irripetibile reazione personale
dell’artista, e in essa siano attualmente presenti i modi di pensare vivere
sentire di tutta un’età, l’interpretazione della realtà, lo atteggiamento di
fronte alla vita, gli ideali e le tradizioni e le speranze e le lotte di un pe-
riodo storico” (Pareyson, 1954; ed. 1960: 82). È quindi alle radici stesse
dell’organismo artistico – a quel modo di formare dell’artista che divie-
ne modo di essere della cosa, alla consistenza stessa di un atto di comu-
nicazione visto nella sua vitalità organica – che può essere ricondotta la
possibilità di una sua considerazione storica; per cui l’autonomia dell’or-
ganismo si manifesta quale custode dinamica di una viva eteronomia,
plesso vivo emergente da rapporti e realtà plurime. Dove naturalmente il
termine “autonomia” perde ogni analogia con locuzioni quali “autonomia
dell’arte” – intesa come evasione dalla vita, sradicamento del fatto artisti-
co – per mantenere il significato di atto comunicativo strutturato secondo
leggi proprie, che manifesta una sua organicità e che questa organicità esi-
bisce quale immagine traccia e testimonianza di una personalità produt-
trice e di un ambiente storico originario.
C’è poi la seconda via: chiarire l’esatto significato di un’opera o di
certi suoi elementi attraverso la conoscenza dei fenomeni sociologici che
ne presiedettero alla formazione; instaurando tra l’opera e questi feno-
meni un rapporto variabile secondo le dottrine. Qui i filoni si fanno mol-
teplici: dalle interpretazioni deterministiche secondo le tre categorie di
race, milieu e moment, ad interpretazioni relativistiche, sulla base delle
fluttuazioni del gusto nel tempo e nello spazio, in varie misure l’indagi-
ne storico-sociologica è divenuta via di comprensione dell’opera; ed altre
volte invece è stata via di incomprensione, metodo di dissoluzione dell’o-
pera nel gioco delle valutazioni e dei fenomeni di gusto e di costume:
pervenendo così ad una fenomenologia delle reazioni estetiche che era
psicologia o sociologia, ma che pretendeva di essere considerata estetica,
vale a dire una dottrina esaustiva del fenomeno arte, anziché una indagine
scientifica su di alcune componenti di esso.

(…)

* In Itinerari, 17-18, 1955, pp. 317-325; ripubblicato in U. Eco, La definizione dell’arte, Milano, Mursia, 1968, pp. 32-43

(Riproduzione riservata)

© La nave di Teseo

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umberto-ecoUmberto Eco (Alessandria 1932 − Milano 2016), filosofo, medievista, semiologo, massmediologo, ha esordito nella narrativa nel 1980 con Il nome della rosa (premio Strega 1981), seguito da Il pendolo di Foucault (1988), L’isola del giorno prima (1994), Baudolino (2000), La misteriosa fiamma della regina Loana (2004), Il cimitero di Praga (2010) e Numero zero (2015). Tra le sue numerose opere di saggistica (accademica e non) si ricordano: Trattato di semiotica generale (1975), I limiti dell’interpretazione (1990), Kant e l’ornitorinco (1997), Dall’albero al labirinto (2007), Pape Satàn aleppe (2016) e Il fascismo eterno (2018). Ha pubblicato i volumi illustrati Storia della Bellezza (2004), Storia della Bruttezza (2007), Vertigine della lista (2009), Storia delle terre e dei luoghi leggendari (2013) e Sulle spalle dei giganti (2017).

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