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LA VENDETTA DI GIOBBE di Roberta de Falco (Piemme)

luglio 5, 2022

“La vendetta di Giobbe” di Roberta de Falco (Piemme): incontro con l’autrice e un brano estratto dal romanzo

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Roberta de Falco è lo pseudonimo di Roberta Mazzoni, autrice e sceneggiatrice cinematografica. Ha pubblicato diversi thriller seguendo le indagini di Ettore Benussi, commissario della Mobile di Trieste: Nessuno è innocente, Bei tempi per gente cattiva, Il tempo non cancella, Non è colpa mia. Elettra Morin, allieva di Benussi, è la protagonista di questo nuovo romanzo.

Abbiamo chiesto a Roberta De Falco di raccontarci qualcosa sul suo nuovo romanzo intitolato La vendetta di Giobbe (Piemme)

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«L’idea di questo sesto libro di questa mia serie poliziesca ambientata a Trieste, iniziata nel 2013 con Nessuno è innocente, è nata da una storia vera», ha detto Roberta de Falco a Letteratitudine. «In realtà, dopo cinque libri, non me la sentivo di aumentare di nuovo la già affollatissima schiera di libri gialli italiani. In questi tempi frantumati, in cui l’attenzione è totalmente assorbita dagli schermi dei cellulari, dei tablet e degli smartphone, che spazio può restare ai libri di evasione? Molto poca, e l’offerta è davvero tanta. Dunque, avevo pensato di smettere.
Image from LETTERATITUDINE (di Massimo Maugeri)Ma poi, venendo a conoscenza della storia di una persona truffata da un’agenzia immobiliare, con la complicità di una banca, il mio desiderio di condividere l’indignazione e la rabbia per questo sistema truffaldino – e perfettamente rodato – che gira intorno ai mutui e che impedisce, a chi venga preso di mira, di difendersi e dimostrare la sua buona fede, mi ha fatto venir voglia di tornare ai miei personaggi, al neo commissario Elettra Morin, a Valerio Gargiulo, alla fugace apparizione del mitico ex commissario Benussi e soprattutto a Trieste, la mia città letteraria d’elezione, con una puntata a Monfalcone nel mondo dei bengalesi che lavorano ai Cantieri Navali.
Partendo da un reale delitto – un morto trovato all’alba da un pensionato che camminava con il cane – la trama si infittisce non solo nella ricerca del vero colpevole, che viene fin troppo presto individuato in un cingalese, un capro espiatorio perfetto, ma anche nel ricostruire le tappe di una complessa struttura di scatole cinesi che ha permesso a dei parassiti di arricchirsi sulle spalle dello stesso cingalese, facendogli ottenere un mutuo, senza averne i requisiti. Basta gonfiare il prezzo della casa, falsificare dei documenti e i giochi sono fatti…
Conosceremo così la famiglia di Jai Chopra, scappata dal Bangladesh dopo l’ennesimo tifone che ha distrutto la loro baracca, e approdata dapprima a Monfalcone e poi a Trieste, senza che la nostalgia del proprio paese si sia minimamente scalfita. Vedremo crescere il piccolo Manu che, grazie all’incoraggiamento di una professoressa, riuscirà a laurearsi e diventare medico. E sarà lui ad offrire, involontariamente, la soluzione ai problemi del padre, il Giobbe di turno.
Sullo sfondo di questo caso – ricalcato pari pari da una storia vera, purtroppo ancora aperta -continuano le tormentate vicende sentimentali di Elettra e del suo ex collega Valerio Gargiulo, ora diventato PM e tornato in città all’improvviso, dopo un lungo periodo di separazione passato a Napoli. Quello che Valerio non sa è che Elettra ha un figlio di tre anni di cui ignorava l’esistenza. E quello che Elettra non sa è che Valerio è fidanzato con una donna di Napoli dalla quale aspetta un figlio. Ma rivedendosi, scoprono che Il fuoco tra loro è ancora acceso. Come fare? Riusciranno a districarsi dalle loro paure, dalle bugie che si raccontano per proteggersi da future delusioni? Lo scopriremo alla fine del libro, ambientato alla fine 2020 in pieno allarme Covid».

© Roberta De Falco

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Un brano estratto dal romanzo “La vendetta di Giobbe” di Roberta de Falco (Piemme)

Image from LETTERATITUDINE (di Massimo Maugeri)

A dare l’allarme era stato un pensionato che passeggiava con il cane. Avvicinandosi al muretto di contenimento della strada, l’animale aveva dato uno strattone e l’aveva tirato con forza in quella direzione. Per rin- correrlo, l’uomo era inciampato su un mucchio di fo- glie che gli aveva fatto perdere l’equilibrio. Dapprima aveva pensato a un sasso nascosto tra gli arbusti ma poi, vedendo Rocky leccare forsennatamente qualcosa, era quasi svenuto.
Da sotto le foglie spuntava la mano di un uomo.
Era passata un’ora dal ritrovamento. Un’alba livida stava restituendo lentamente i contorni dell’antico e suggestivo borgo di Contovello, arroccato su un costo- ne dell’altipiano carsico a picco sul mare. La bora che aveva infuriato per tre giorni si era infine placata, la- sciando dietro di sé il solito scompiglio di rami spezzati, motorini ribaltati e cassonetti della spazzatura scaraventati in mezzo alla strada.
L’agente scelto Mirko Pitacco, arrivato per primo sul posto, si pentì di non aver preso il berretto di lana e i guanti. Il freddo che si insinuava nelle maniche troppo larghe del giaccone era insopportabile.
L’ambulanza era partita già da mezz’ora con il cada- vere, senza aspettare l’arrivo dell’ispettore Davolio che, in attesa dell’entrata in servizio del nuovo commissario, era stato provvisoriamente messo a capo della Mobile di Trieste, carica che in tutta evidenza prendeva sotto- gamba, dato che si era presentato sul posto con molto ritardo.
Appena Pitacco lo vide arrivare a bordo di una volante come sempre a sirene spiegate e fermarsi con gran stridore di freni a pochi metri da lui, trattenne a stento l’impulso di aggredirlo. Era un suo sottoposto, purtroppo, e doveva abbozzare.
Sandro Davolio scese dall’auto avvolto da una nuvola di malumore. Da quando poi c’era l’obbligo della mascherina – che portava comunque sempre e rigorosa- mente sotto il naso –, il suo carattere era diventato ancora più abrasivo.
«Dov’è?» bofonchiò senza salutare.
«L’hanno portato via poco fa» sibilò Pitacco.
«E parla più forte! Co’ ’sto straccio davanti alla bocca nun se capisce gnente!»
«Ho detto che l’ambulanza l’ha portato via.»
«E che cazz… Senza aspettarmi?»
«È stato il medico legale a dare l’autorizzazione. Tu non arrivavi mai…»
«Porca miseria, stai a sindaca’ i miei movimenti? Mi hai buttato giù dar letto all’alba, damme il tempo de vestimme e de prende’ un cazzo di caffè al bar!»
L’agente decise di non replicare, aprendo il suo taccuino e alzando la voce, per farsi sentire. «La vittima è un uomo sui cinquant’anni. È stato trovato da un tizio che passeggiava con il cane stamattina alle sei e mezza, dietro quei cespugli.»
Davolio si guardò intorno. C’erano delle villette sparse lungo la stretta via che si affacciava sui terrazzamenti digradanti di Contovello.
«Di telecamere neanche a parlarne, vero Pitocco?» «E basta con questo Pitocco! Non sei spiritoso.»
Non era la prima volta che lo correggeva, ma quel giorno l’esasperazione era arrivata al colmo.
«Eh, quanto la fai lunga! Non si può neppure scherzare un po’ con voi crucchi!»
Il fatto di essere nato a Roma e di essere stato trasferito controvoglia in quella città di «morti viventi», come la definiva lui, sembrava dargli la licenza di dire tutto quello che gli passava per la mente.
«Comunque no. La morte risale con molta probabilità a ieri sera, tra le 21 e le 22, secondo il medico legale. Soffiava una forte bora, forse è per questo che nessuno ha sentito niente.»
Davolio si guardò intorno. «Dove sta?»
«Chi?»
«Come chi? Il tizio che l’ha trovato.»
«Stava gelando. Se ne è andato a casa.»
«A casa?!» gridò Davolio gonfiando di indignazione la sua mascherina. «E che cazz! Ma che te dice il cervello? Dovevi trattenerlo!»
«Tranquillo, verrà comunque più tardi in commissariato. Ho preso i suoi dati.»
«E se fossero falsi? Sveglia, Pitocco! Non lo sai che il colpevole torna sempre sul luogo del delitto?»
L’agente Pitacco preferì cambiare argomento, chiudendo il taccuino. «Hai avvisato la pm?»
«Pensavo l’avessi fatto tu.»
«Non toccava a me.»
«Uh, quanto te piace fa’ la faccia truce! Poi, co’ ’sta cazzo di mascherina fai ancora più paura… E vabbe’, mo’ la chiamo.»
«Torno alla Centrale… Non mi sento più i piedi.» «Sì, va’, va’. Mo’ arrivo.»

© PiemmeLa vendetta di Giobbe di Roberta De Falco

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La scheda del libro: “La vendetta di Giobbe” di Roberta de Falco (Piemme)

All’alba di una Trieste invernale, un pensionato si imbatte nel cadavere di un agente immobiliare. Dell’omicidio viene accusato un operaio del Bangladesh che dalla vittima aveva comprato, quindici anni prima, una casa. Inizia così il calvario di un uomo che cerca in tutti i modi di dimostrare la propria innocenza, trovando invece davanti a sé incomprensione e malcelato livore. C’è qualcuno, però, che non crede alle facili sentenze e alle condanne già scritte.
Si tratta di Elettra Morin, il nuovo commissario della Squadra Mobile di Trieste, appena rientrata da Monfalcone nell’ufficio in cui ha lavorato come giovane poliziotta. Per lei Chopra è una vittima e provarne l’innocenza è lo scopo che si prefigge nel suo primo caso dopo la promozione.
La capacità di raccontare con il giallo spaccature sociali profonde, di trattare il materiale umano con grandissima sensibilità e la sapienza con cui dona vita nelle sue pagine a Trieste fanno di Roberta De Falco una maestra del genere.

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