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NESSUN DORMA di Eliana Camaioni (Algra): incontro con l’autrice

luglio 7, 2022

Nessun dorma - Eliana Camaioni - copertina“Nessun dorma” di Eliana Camaioni (Algra): incontro con l’autrice e un brano estratto dal libro

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Eliana Camaioni, classe 1973, critico letterario e blogger. Dottore di ricerca in Filologia, ex docente di Latino e Greco, studiosa di misteri delle civiltà antiche. È una nostra collaboratrice, ed è suo il blog #unminutodilibri per il giornale Messina Today. Ha pubblicato Di verità non dette (2007), Il legame dell’acqua (2008), L’amoretiepido (2014); ha vinto nel 2012 il Premio Terremoti di Carta col racconto Senza paracadute e nel 2015 il Premio Osservatorio Città di Bari con la sceneggiatura teatrale Caffè macchiato. Trascorre buona parte del suo tempo fra studi di sciamanesimo e la campagna che le è cara, nella città dello Stretto in cui è nata.

Il nuovo libro di Eliana Camaioni si intitola “Nessun dorma” e lo pubblica Algra: abbiamo chiesto all’autrice di parlarcene…

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«Ho sempre avuto la passione per tutto ciò che nasconde un mistero, per le teorie eretiche, non allineate a quella ufficiale», ha detto Eliana Camaioni a Letteratitudine: «da filologa di testi classici ho sempre amato andare alla ricerca dell’archetipo perduto, del manoscritto inedito, del reperto archeologico che ribalti tutta la narrativa consolidata. Image from LETTERATITUDINE (di Massimo Maugeri)E ritrovandomi una mattina di primavera – era il 2014 – a passeggiare nei giardini del Museo Regionale di Messina, ho notato ai lati dell’ingresso alla Filanda due steli in granito, con incisioni antiche e misteriose. Ho chiesto di cosa si trattasse, e ho scoperto con mia grande meraviglia che erano state ritrovate ai lati dell’abside del Duomo di Messina, durante il restauro del 1907, affogate in una malta di cemento che le rendeva tonde e irriconoscibili.
E soprattutto, che mai nessuno degli studiosi si era mai sbilanciato a certificarne la vera origine né una datazione. “Vengono da tutto il mondo per vederle, ma nessuno ha mai capito cosa siano” mi disse l’allora direttrice, facendo spallucce.
In quel momento è nato Nessun Dorma. O meglio, in quel momento rimasi incinta di questo mio figlio adorato e complicato: ci sono voluti otto lunghi anni di gestazione (sei di studi e approfondimenti, due di disavventure editoriali) e tre stesure per approdare al testo che finalmente oggi ha visto la luce, per i tipi di Algra e con una splendida copertina del Maestro Lelio Bonaccorso.
Nessun Dorma comincia a Venezia ma è ambientato interamente a Messina, luogo in cui i due protagonisti (l’archeologa Alianna Braschi, direttrice del Museo, e il professore di fisica ad Harvard Marco Stagnoli) dovranno condurre in fretta e in mezzo a mille difficoltà un’indagine impegnativa e inconsueta: dal lascito testamentario di Alfonso Ricciardi, che li ha voluti suoi eredi universali, scopriranno che una terribile catastrofe incombe sulla città dello Stretto e c’è “un solo modo e un solo luogo” per poterla evitare. Il segreto sta tutto racchiuso in un testo lacunoso, simile a una preghiera, che il de cuius custodiva in un caveau di Venezia, affidando espressamente ai due protagonisti il compito di svelarne il mistero e fermare la catastrofe imminente. Annaspando fra le centinaia di volumi dello studio di Alfonso, fra monumenti esoterici e legami insoliti fra Cielo e Terra, marcati stretti dall’oscura fratellanza dei Cavalieri del Sirio d’Orione, e alle prese con forze più grandi di loro, a cominciare dai sentimenti che ne pasticciano il rapporto, Alianna e Marco avranno solo dieci giorni per evitare che la catastrofe avvenga.
Sin da subito mi sono accorta che era una storia troppo complessa per raccontarla da un solo punto di vista: non mi andava un narratore incarnato, né men che meno un narratore onnisciente ed esterno: ho affidato così il punto di vista a entrambi i protagonisti, che a voci alternate renderanno partecipe il lettore anche di ciò che reciprocamente si nasconderanno, moltiplicando i piani del reale, le verità, le ragioni che pian piano li porteranno a capire il senso della parola “assieme”».

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Un brano estratto da “Nessun dorma” di Eliana Camaioni (Algra)

Image from LETTERATITUDINE (di Massimo Maugeri)

“Se si riferisce all’alchimia fra me e Marco le assicuro che è solo un’abile montatura giornalistica, la storiella che tutti volevano sentire quando scoprimmo il manoscritto sul legame dell’acqua. Avevo giurato a me stessa che mai più avrei avuto a che fare con lui. E mi creda, è poco più che un caso che io sia tornata sulle mie decisioni”
“Non è mai casuale ciò che accade: tutto segue una logica che ci è oscura fintantoché ci ostiniamo a volerla indagare con gli strumenti sbagliati”
“Cioè?”
“Cioè cercando di spiegare tutto con la mente, perdendo di vista il cuore, l’unica chiave di cui disponiamo per natura e che è in grado, da sola di aprirci tutte le porte. È questa la vera chiave che hai perso, e che è urgente che tu recuperi, Alianna, prima ancora che quella del bunker”
“Non vedo cosa c’entri”
“Il cuore è la chiave di tutto. È lui che ci guida come una bussola, tanto nella vita quanto nei rapporti con gli altri”
“Se avessi seguito il cuore, non avrei mai accettato l’eredità e sarei scappata mille miglia lontana da Marco Stagnoli. Solo il dovere morale di portare a termine gli studi di chi ce li stava affidando con tanto zelo mi ha portata a fare il contrario”
Ride.
“Alibi della mente. Non ti accorgi che le cose stanno esattamente al contrario” “Davvero?”
“Certo. Visto il rancore che hai per Marco, ogni logico buonsenso ti avrebbe dovuto spingere a rifiutare. E invece è scattato qualcos’altro in te, che non vuoi ammettere a te stessa, che non solo ti ha portata qui ma che, se solo glielo consentissi, avrebbe tanto da dirti sulla natura del vostro legame. E ti indicherebbe anche la via per svelare i segreti di Alfonso. Se solo ti fidassi di te, di ciò che la tua parte più antica ti sussurra, avresti rapidamente tutte le risposte”
“Facciamola breve: secondo lei quindi sono condannata a stare con Marco Stagnoli tutta la vita?” Grazia scuote la testa.
“Stai ancora ragionando in termini logici, utilizzando le categorie sociali che ci incatenano a schemi e ruoli predefiniti. Stare assieme, non stare assieme; essere sposati, non esserlo. Bianco e nero. Come se tutto fosse riconducibile a un codice binario, all’interno del quale si finisce col perdere il senso del nostro esistere terreno”
“Che significa?”
“Abbiamo tutti uno scopo, una missione terrena, un lavoro da compiere. E possiamo comprenderlo solo usando il cuore: l’intuito segna la rotta, il coraggio di seguirlo fa il resto. Il fine unico dell’uomo è quello di emettere energia, ciascuno secondo una sua propria frequenza, che potremmo definire il nostro talento, che viene messo a disposizione degli altri. Il sole scalda, i fiori profumano, le api spostano il polline, e via dicendo. Nessuno di loro sta a domandarsi il perché: si limita a fare ciò che per sua natura è stato chiamato a fare”
Detta così sembra facile. Ma non capisco ancora del tutto. “E lo scopo è unico?”
“Più che lo scopo, il risultato: immagina un’orchestra, dove ciascuno suona il proprio strumento. Il risultato è maggiore della somma delle singole note che altro non sono che frequenze sonore, è un concerto polifonico che nessuno strumento da solo potrebbe realizzare. E traducendolo in termini energetici, l’unione delle espressioni dei singoli talenti -che altro non sono che frequenze energetiche- crea quella melodia meravigliosa che qualcuno chiama ecosistema, che altro non è che un cammino collettivo verso l’evoluzione universale”
“E lo spartito? Chi ci dice quali sono le note da suonare?”
“Lo spartito è nel nostro DNA, nella nostra coscienza. Se non lo imbrigliamo con la ragione, la nostra anima sa perfettamente quali note suonare”
Ci penso un attimo.
“Manca il direttore d’orchestra”
“Ti sbagli. Il direttore c’è ed è potentissimo. Si chiama amore”.

(Riproduzione riservata)

© Algra

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Nessun dorma - Eliana Camaioni - copertinaLa scheda del libro: “Nessun dorma” di Eliana Camaioni (Algra)

Un testamento, due ex compagni di liceo, tre date e una catastrofe in arrivo che minaccia la città dello Stretto. Solo dieci giorni per evitare l’irreparabile. Tutto ha inizio quando Alianna Braschi, archeologa e direttrice del Museo di Messina, viene designata fra gli eredi di tale cavalier Alfonso Ricciardi, a lei sconosciuto, assieme a Marco Stagnoli, sua ex fiamma al liceo, ora professore di fisica ad Harvard. Ma sin dall’apertura della busta l’eredità apparirà più complessa di un semplice lascito: Ricciardi affida a lei e Stagnoli il completamento con urgenza dei suoi studi, la cui chiave sta tutta in un testo lacunoso chiuso a Venezia in una cassetta di sicurezza. Studi misteriosi tanto quanto la sua morte, sulla quale viene chiesto ai protagonisti di far luce. Da quel momento il ritmo sarà serrato: dagli studi di Alfonso emergerà l’imminenza di un evento catastrofico, che “in un sol modo e in un sol luogo i nubendi sacri potranno fermare”. La narrazione a due voci, che si alterneranno per tutto il romanzo, consegna al lettore i due mondi paralleli di Marco e Alianna, mettendolo a parte anche delle verità che reciprocamente i due protagonisti si nascondono. Con conseguenze imprevedibili.

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