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LA CASA DEL CARRUBO di Barbara Bellomo (Salani): incontro con l’autrice

luglio 9, 2022

Image from LETTERATITUDINE (di Massimo Maugeri)“La casa del carrubo” di Barbara Bellomo (Salani): incontro con l’autrice e un brano estratto dal libro

Pubblichiamo questa pagina oggi, in concomitanza dell’anniversario dello sbarco in Sicilia

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Barbara Bellomo di madre tedesca, è laureata in Lettere. Dopo la laurea ha conseguito il dottorato di ricerca in Storia antica e ha lavorato – come assegnista di ricerca – presso la cattedra di Storia romana dell’Università di Catania. Attualmente insegna lingua e letteratura alle superiori. Per Salani ha pubblicato La ladra di ricordi, Il terzo relitto, Il peso dell’oro e Il libro dei sette sigilli.

Il nuovo romanzo di Barbara Bellomo, si intitola “La casa del carrubo” (Salani): il racconto epico di una famiglia dilaniata dalla guerra nella Sicilia degli anni ’40.

Abbiamo chiesto all’autrice di parlarcene…

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«La casa del carrubo è un libro che ho in mente da vent’anni», ha detto Barbara Bellomo a Letteratitudine. «Tanti ne sono occorsi perché riuscissi a trasferirlo su carta in modo compiuto. L’idea è nata in una notte di Natale, quando ho letto il diario di mio nonno Giuseppe, oggi conservato al museo dello sbarco di Catania. Image from LETTERATITUDINE (di Massimo Maugeri)E poi c’erano tante storie di famiglia che solleticavano la mia curiosità ed emozione, come quella di mio suocero, Arturo Failla, che ha combattuto lo sbarco in prima linea con la divisione Livorno. Avevo quindi il punto di vista dei civili e dei militari. Da storica ho aggiunto quello dei grandi. La storia di due famiglie dilaniate dalla guerra nella Sicilia degli anni ’40. Due famiglie che impareranno a conoscersi senza sapere che un’ombra, minacciosa e ineluttabile, è in agguato. È quella della Storia dei grandi, di Churchill, di Roosevelt e del generale Eisenhower, che in gran segreto progettano uno sbarco alleato sull’isola per farsi strada nel cuore dell’Europa nazista. Ho insomma pensato a un romanzo che unisse i sentimenti e il coraggio dei singoli agli intrighi e alle strategie di chi, con un solo ordine, può cambiare la vita di tutti.
Il diario del nonno mi ha dato gli odori del tempo. Non l’ho usato per raccontare la storia della mia famiglia, ma quella di tante persone che hanno vissuto quei mesi lunghi e terribili. I personaggi sono infatti inventati, ma sempre verosimili: Vittorio Floridia, professore di latino e greco a Catania, che quando il fronte entra nella sua casa, decide di portare la famiglia in salvo in campagna, nella casa del carrubo. Chiamata così per via del maestoso albero che da sempre protegge i suoi abitanti e che ora dovrà vegliare sulle due famiglie, quella dei Floridia e quella dei Villalba. Chi sono i protagonisti? Luca, diciassettenne, coraggioso e incosciente; Nunzia, una giovane convinta che neanche la guerra fermerà il suo amore; Agata, la moglie di Vittorio Floridia, che nasconde un segreto inconfessabile; Assunta, da anni a lutto scopre ora la sua forza di donna e di madre e soprattutto don Luigi. Un uomo d’onore con un grande cuore.
Ho insomma scritto un romanzo corale ricco di amore. Declinato in tutte le sue sfaccettature. Un romanzo che vuole emozionare e dai primi riscontri sembra proprio che lo faccia. Da scrittrice la cosa più bella è forse sentire i propri lettori, ricevere i loro messaggi. Per questo libro ne ho ricevuto tantissimi, come tantissime recensioni piene di belle parole. Questo romanzo sembra essere molto amato e sostenuto dai blogger che lo hanno definito: “un racconto intenso ed evocativo” oppure hanno scritto: “alcuni personaggi di questo libro sono delle figure che rimangono impresse”».

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Un brano estratto da “La casa del carrubo” di Barbara Bellomo (Salani)

Image from LETTERATITUDINE (di Massimo Maugeri)

Cap. V

 

Acate, 17 aprile

L’aria primaverile è attraversata dal vento caldo.
Don Luigi si deterge il sudore dalla fronte con la manica della camicia di lino e siede sulla panca di legno sotto al carrubo. Gli occhi neri come il fondo di un pozzo si fermano sul giornale che ha comprato quella mattina in paese, ora piegato accanto a lui. Poi lascia che i pollici scorrano lungo le larghe bretelle marroni.
Lentamente.
Alza lo sguardo verso il grande spiazzo di terra battuta che si apre davanti alla facciata della casa di pietra chiara dalle porte rosse. Baldo, il cane dal pelo bianco, dorme tranquillo, mentre intorno quattro galline vanno starnazzando. Lina, la fedele governante, è seduta al sole davanti alla porta di casa, intenta a pulire un fascio di fave.
Una giornata che sembra come tante altre. Ma il farmacista è inquieto. Respira a fondo e prende fra le mani il quotidiano. Porta l’indice sulla notizia di Catania, da due giorni sotto bombardamento. Ha già letto l’articolo più volte, con il timore di vedere i loro nomi tra quelli dei defunti. Fortunatamente non ha trovato nulla. Eppure la preoccupazione non lo abbandona e striscia silenziosa come una serpe su un prato umido. Sa che le notizie che arrivano, quando arrivano, sono sempre confuse e immagina che non tutti i cadaveri siano stati estratti dalle macerie. Altri nomi si aggiungeranno presto alla prima lista.
Lui spera. Spera per loro.
Poi il dubbio: Vittorio Floridia e la sua famiglia busseranno alla sua porta? Riusciranno ad arrivare fino ad Acate? A quel punto cosa farà?
Sente che la guerra sta riportando in vita una ferita sopita. E lui, che per anni ha creduto di non avere più moti dell’anima e di potere controllare tutto con la ragione, si sente ora come una foglia al vento.
Chiude gli occhi e torna indietro nel tempo.
A quando giovane, alla fine della Grande Guerra, era riuscito a iscriversi all’università. Il suo sogno si era realizzato grazie all’aiuto del dottore Platania, il farmacista del paese, che gli aveva pagato gli studi a Palermo. E dopo la sua laurea, Platania, ormai vecchio, con un figlio che aveva preferito iscriversi in Medicina e trasferirsi in città, gli aveva fatto l’offerta: la farmacia con la clausola che metà dei guadagni andassero al figlio.
Luigi aveva accettato di buon grado e anno dopo anno, era riuscito a mettere da parte quanto bastava per rilevare l’attività. Sembrava allora arso da un fuoco sacro che lo spingeva ad andare avanti. Così era riuscito a comprare un appartamento in paese e dopo ancora le vigne. Per ultima aveva acquistato la grande casa del carrubo con i terreni circostanti. Una casa alla quale era molto legato per averla ristrutturata con le sue mani. Una casa in cui si rifugiava a leggere o a suonare il pianoforte nei fine settimana e ogni volta che aveva del tempo libero.
Andava sempre da solo, perché non si era mai sposato.
Più volte a dire il vero gli era stato proposto un matrimonio conveniente. Ma a lui non importava. La sua farmacia era la più bella e fornita della Sicilia meridionale. Gli arrivavano ordini da Caltanissetta, da Trapani e da Palermo.
Luigi riapre gli occhi e osserva la grande chioma dell’albero di carrubo sopra di lui, mossa dal vento primaverile. Pensa a Matilde, la vedova che vede ogni settimana da ormai un anno. Si sforza di provare per lei qualcosa di forte e vero. Ma il suo cuore è muto. Come una miccia bagnata che non riesce a prendere fuoco.
Lascia che l’aria esca dalla bocca, lentamente, attraverso le labbra carnose e rimane fermo ad ascoltare il cinguettio degli uccellini che hanno nidificato sui rami. Alla fine riprende il giornale e la lettura lì dove l’ha lasciata.
In prima pagina, sotto la notizia del raid aereo su Catania, la faccia di Mussolini e un lungo articolo dall’altisonante titolo: La tenacissima resistenza in Tunisia. L’immagine come anche la falsità di quello che legge lo innervosiscono. Lui conosce la verità di quella rovinosa campagna militare, per avere una radio che riesce a sintonizzarsi su Radio Londra. L’ascolta ogni sera, felice di vivere in campagna, lontano da occhi indiscreti.
Quasi senza rendersene conto passa le dita della mano sinistra sulla lunga cicatrice che gli segna il fianco. L’escrescenza di carne ancora dopo anni è spessa e grossa. Chi gli ha suturato la ferita al campo militare di Gaudalayara, nel 1938, non aveva certo esperienza, ma a lui non dispiace, perché quella brutta cicatrice lo aiuta a ricordare il tempo in cui suoi ideali era forti e il suo animo indomabile.
Aveva davvero creduto che arruolandosi come volontario nelle file delle brigate internazionali e svolgendo importanti compiti per i servizi segreti della resistenza avrebbe contribuito alla causa dei repubblicani contro i nazionalisti di destra e il Generalísimo? Ancora prima che la guerra civile in Spagna volgesse al termine, i bombardamenti tedeschi su Guernica e su Madrid gli avevano mostrato l’amara verità: i regimi di destra, sostenendosi a vicenda, si sarebbero insediati in tutta Europa.
Quando alla fine era rientrato in Sicilia, si era isolato. La noia lo aveva avvolto come una spessa nebbia e presto era sopraggiunta anche la rassegnazione. Forse per questo, dopo avere venduto l’abitazione in paese, si era definitivamente trasferito alla casa del carrubo. Lina, la fedele governante, lo aveva seguito. Era stata proprio lei a supplicarlo, piangendo, di non raccontare dove fosse andato per tutto quel tempo. Il regime fascista era diventato troppo forte e in paese molti, come il veterinario Lo Iacono, pur di farsi notare non avrebbero esitato a denunciarlo al comitato di pubblica sicurezza
Cu pocu parra, pocu sgarra”. Lina glielo aveva ripetuto all’infinito fino a convincerlo. E per quanto gli seccasse ammetterlo, il tempo le aveva dato ragione. Lui era rimasto un uomo stimato e rispettato da tutti, tanto da guadagnarsi l’appellativo di ‘don’ da parte dei suoi compaesani e nessuna lettera scarlatta era stata messa sul nome della sua famiglia.
Per amore del suo lavoro e dei suoi cari aveva nascosto quel segreto a tutto il paese. E con il tempo l’indignazione aveva lasciato il posto all’apatia.

(Riproduzione riservata)

© Salani

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La scheda del libro: “La casa del carrubo” di Barbara Bellomo (Salani)

La casa del carruboFino a quando la guerra non arriva a bussare alla tua porta, sembra sempre meno cattiva di quello che ti aspetti. O almeno è ciò che pensa Vittorio Floridia, professore di latino e greco a Catania all’indomani dell’ennesimo bombardamento che ha distrutto la sua casa e infranto ogni speranza di tornare a una vita normale. Come potrà ora salvare la famiglia dai morsi della paura e della fame? Forse accettando l’invito di Luigi Villalba, un vecchio amico, a trasferirsi nella sua tenuta di campagna, la casa del carrubo. La chiamano così per via del maestoso albero che da sempre protegge i suoi abitanti e che ora dovrà vegliare su due intere famiglie. Da Luca, coraggioso e incosciente, ad Agata, custode di un segreto inconfessabile; da Luigi, che quel segreto lo conosce bene, a Nunzia, convinta che le bombe non possano nulla contro l’amore. Due famiglie che all’ombra del grande carrubo impareranno a conoscersi e, nel dolore reciproco, a riconoscersi, senza sapere che un’ombra ancora più ampia, minacciosa e ineluttabile, è in agguato. È quella della Storia dei grandi, di Churchill, di Roosevelt e del generale Eisenhower, che in gran segreto progettano uno sbarco alleato sull’isola per farsi strada nel cuore dell’Europa nazista. In una Sicilia infuocata e sofferente, Barbara Bellomo traccia i destini dei Floridia e dei Villalba, dando vita a un grande romanzo corale che unisce i sentimenti e il coraggio dei singoli agli intrighi e le strategie di chi, con un solo ordine, può cambiare la vita di tutti.

 

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