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Un viaggio storico dalla Sicilia al Giappone con Ibn Jubayr e Kuki Shuzo

luglio 14, 2022

“Viaggio in Sicilia” di Ibn Jubayr (a cura di Giovanna Calasso) e “La struttura dell’iki” (cura, e con un saggio, di Giovanna Baccini): due libri Adelphi

Image from LETTERATITUDINE (di Massimo Maugeri)

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di Claudio Fabella

Segnaliamo due letture alternative in questa estate letteraria dell’anno 2022. Entrambe sotto il segno di Adelphi edizioni. Due libri particolarissimi e intriganti che consentiranno di intraprendere particolarissimi viaggi d’altri tempi, tra la Sicilia e il Giappone.
Il primo volume, curato da Giovanna Calasso, si intitola per l’appunto “Viaggio in Sicilia“. Il suo autore è Ibn Jubayr, Abu¯ ’l-Husayn Muhammad b. Ahmad al-Kina¯nı¯ (Valencia, 1145 – Alessandria d’Egitto, 1217), membro di una famiglia araba di nobile lignaggio, il quale all’età di trentotto anni interruppe una promettente carriera come segretario del governatore di Granada, partendo per il pellegrinaggio alla Mecca. Al diario del suo lungo e movimentato viaggio, la Rihla – poi divenuta un modello di questo genere letterario in lingua araba e di cui qui viene presentata la parte finale –, sarebbe per sempre rimasta legata la sua celebrità.
Ecco un breve assaggio: «Questa città [Messina] è luogo di periodico ritrovo dei mercanti infedeli e meta di navi provenienti da tutti i paesi», scrive Ibn Jubayr, «frequentatissima per l’abbondanza di merci a buon mercato. Ma, avvolta nelle tenebre della miscredenza, nessun musulmano vi fissa dimora; gremita di adoratori della croce, stipata di abitanti, quasi non riesce a contenerli. Maleodorante e piena di sporcizia, squallida, non fa trovare cortesia allo straniero. I suoi mercati però sono affollati e pieni di attività, provvisti di tutto quanto può garantire una vita agiata; e notte e giorno vi stai sicuro, benché tu sia straniero di aspetto, di modi, di lingua».
L’anno di riferimento è il 1185. Sulla via del ritorno dal pellegrinaggio alla Mecca, Ibn Jubayr, letterato musulmano di Spagna, scampato al naufragio dopo un periglioso viaggio per mare, approda in Sicilia, dove soggiornerà per oltre tre mesi prima di potersi imbarcare di nuovo per raggiungere la sua terra, al-Andalus.
La più grande isola del Mediterraneo, a lungo provincia di Bisanzio, poi per circa duecento anni sotto dominio musulmano, da più di un secolo è governata dai cristiani Normanni. Palermo è la capitale del loro regno. Una terra di cui diffidare. Eppure, ciò che Ibn Jubayr vede contrasta in tutto con le sue aspettative. Degli eunuchi sono i grandi del regno, il personale di palazzo parla fluentemente l’arabo, le donne cristiane, il giorno di Natale, vanno in chiesa parate a festa come donne musulmane, e molto altro – verrà a scoprire via via – si nasconde dietro le apparenze.
Piene di meraviglia, ma anche di inquietudine, timori e silenziosi interrogativi, le pagine del Viaggio in Sicilia riescono a trasportarci nel mondo mentale di un viaggiatore musulmano del XII secolo che, catapultato suo malgrado in una realtà estranea e nemica – ma dalle sembianze così sorprendentemente familiari –, cerca di darle un senso.

Il secondo viaggio letterario, ce lo offre Shūzō Kuki (Tokyo, 15 febbraio 1888 – Kyoto, 6 maggio 1941): filosofo, poeta, scrittore e dandy giapponese. Kuki trascorse gli anni venti in Europa ove conobbe Martin Heidegger, che lo menzionò all’inizio del dialogo “Da un colloquio in ascolto del linguaggio” (1959; ed. it. In cammino verso il linguaggio, Mursia, Milano 1990) a proposito del concetto di iki; frequentò, poi, Henri Bergson, Paul Claudel e Jean-Paul Sartre. Dal 1930, anno di pubblicazione de “La struttura dell’Iki”, visse a Kyōto insegnando filosofia.
Ed è proprio il volume “La struttura dell’Iki” che ci consente di fare il secondo viaggio (particolarmente suggestivo)…
«Tutto il suo pensare era rivolto a ciò che i giapponesi chiamano iki» diceva Heidegger di Kuki Shuzo, aggiungendo: «Ciò che questa parola dice ho potuto solo presagirlo da lontano nelle mie conversazioni con lui». Heidegger avrebbe fatto bene a leggere il trattato di Kuki sull’iki (qui tradotto da Adelphi, a cura e con un saggio di Giovanna Baccini).
La parola iki nel Giappone del periodo Bunka-Bunsei (1804-1830) veniva usata per definire l’ineffabile fascino della geisha, il suo stile sprezzante ma accattivante, ammiccante ma riluttante, improntato a sensualità e rigore, inflessibilità ed eleganza. Kuki circumnaviga ogni accezione dell’iki, filtrando la parola con uno sguardo che ne
individua i tratti distintivi nella seduzione, nell’energia spirituale e nella rinuncia; la colloca in un sistema estetico rigoroso; ne scopre le tracce nell’acconciatura, nell’incedere, nei gesti e nelle posture della geisha; nei motivi decorativi a righe verticali, nel colore marrone, nell’architettura della casa da tè, nella musica per shamisen. Capire l’iki è come percepire la fragranza di un’intera civiltà.
Viaggio quanto mai suggestivo e peculiare.

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Ibn Jubayr
VIAGGIO IN SICILIA
Adelphi Edizioni, Milano 2022, Piccola Biblioteca Adelphi 780, euro 13.00 – A cura di Giovanna Calasso.

Kuki Shuzo
La struttura dell’iki
A cura, e con un saggio, di Giovanna Baccini
« gli Adelphi »

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