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MAGELLANO E IL TESORO DELLE MOLUCCHE di Gianluca Barbera (Rizzoli): incontro con l’autore

luglio 27, 2022

Magellano e il tesoro delle Molucche - Gianluca Barbera - copertina“Magellano e il tesoro delle Molucche” di Gianluca Barbera (Rizzoli): incontro con l’autore e un brano estratto dal romanzo

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Gianluca Barbera è nato a Reggio Emilia nel 1965 e vive tra Siena e Firenze. Ha lavorato per anni in campo editoriale e ha pubblicato racconti su riviste e antologie oltre a numerosi romanzi, vincitori di prestigiosi premi e tradotti all’estero. Tra i tanti ricordiamo Magellano (2018) e Marco Polo (2019), entrambi editi da Castelvecchi, Il viaggio dei viaggi (2020) e Mediterraneo (2021) usciti con Solferino, e L’ultima notte di Raul Gardini (2022) edito da Chiarelettere.

Il nuovo romanzo di Gianluca Barbera (edito da Rizzoli) si intitola Magellano e il tesoro delle Molucche

Abbiamo chiesto all’autore di parlarcene…

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«Ci sono storie, personaggi che aspettano solo di essere raccontati», ha detto Gianluca Barbera a Letteratitudine. «Magellano è uno di questi. La sua è una storia che non si esaurisce mai.
Raccontando la sua avventura ho liberato tutta la mia fantasia, come in un romanzo per adulti non mi sarei mai sognato di fare.
Quando si scrive per i ragazzi si può essere più sinceri (anche se di questo non sono poi così sicuro), di certo meno accorti, più liberi di abbassare la guardia, più liberi in generale.

E comunque “Magellano e il tesoro delle Molucche” è un romanzo per ragazzi alla maniera in cui lo sono “I tre moschettieri” o “Ventimila leghe sotto i mari”. Lo sono veramente? Non credo affatto che Verne e Dumas fossero convinti di scrivere dei romanzi per ragazzi.
Quel che è certo è che da anni, forse da sempre, sognavo di ritrovarmi al fianco degli scrittori e dei romanzi che hanno segnato la mia infanzia. “L’isola del tesoro”, “Il richiamo della foresta”, “Le avventure di Gordon Pym”, “Robinson Crusoe”, “Il corsaro nero”, “L’ultimo dei Mohicani”, “I ragazzi di via Pál”.
Quando ero bambino il mondo degli adulti mi sembrava qualcosa di magico e insondabile. Poi ha smesso di esserlo. Da allora ho immaginato spesso di tentare di farlo rivivere, perlomeno sulla carta. Perciò eccomi qui. Ecco che ho scritto “Magellano e il tesoro delle Molucche”, nel quale ho riversato tutto quello che avevo dentro in termini di fantasia e immaginazione, di brivido dell’avventura, sempre tenendo a mente la lezione di Robert Louis Stevenson.
“A rendere indimenticabile un romanzo” scriveva il grande scrittore scozzese “è la sua capacità di suscitare incanto, di farci sognare a occhi aperti, di ricondurci all’infanzia, a ciò che amavamo quando eravamo ragazzini, alle pulite avventure all’aria aperta. Robinson Crusoe che indietreggia dinanzi alle orme dei piedi nella sabbia, Achille che grida contro i Troiani, Ulisse che piega il grande arco. Questi sono momenti magici e irripetibili”.
Con “Magellano e il tesoro delle Molucche” spero di essere riuscito a fare qualcosa di simile.
Buona lettura».

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Un brano estratto da “Magellano e il tesoro delle Molucche” di Gianluca Barbera (Rizzoli)

Magellano e il tesoro delle Molucche - Gianluca Barbera - copertina

da capitolo 19, La scomparsa di Magellano

Magellano era fuori di sé. Cacciò via tutti, in malo modo.
«Messer Pigafetta» gridò, mentre ero con un piede già fuori. «Vorrei scambiare due parole con voi.»
Mi girai lentamente e tornai sui miei passi, chiudendomi la porta alle spalle. Non dimenticherò mai la sua espressione: nei suoi occhi per la prima volta lessi la paura. Dovette accorgersene, poiché subito mi diede le spalle. Quando tornò a voltarsi indossava nuovamente la sua maschera arrogante e piena di sé.
«Che volevate dirmi?»
Non rispose subito.
«Siete stato l’unico a rimanere in silenzio. Perché?»
«Sapevo che la decisione era presa e che nulla vi avrebbe fatto cambiare idea.»
«Capisco. Ma ditemi: che ne pensate?»
«Perché volete saperlo? A che servirebbe?»
«Messer Pigafetta, la vostra opinione m’interessa. Sinceramente: voi che fareste al mio posto?»
«Siete sempre stato un uomo prudente. Perché cambiare ora?»
«Non mi avete risposto.»
«D’accordo. Lascerei il comando a Barbosa e chiederei rinforzi a Humabon, il quale scalpita all’idea di rendersi utile.»
Magellano sorrise in modo impercettibile. Si versò un bicchiere di Xères.
«Ne volete?»
«No, grazie.»
«Vedete» disse dopo aver vuotato il bicchiere d’un fiato, «per tutti io sono un mistero. Un enigma. Me ne rendo conto. Non mi sono mai sentito a mio agio con nessuno. Non ho mai avuto amici, nemmeno da ragazzo. Perché sono sempre stato diverso. Non ho mai trovato qualcuno in grado di comprendermi, con cui confidarmi, a parte forse… Ma lasciamo stare.»
«No, vi prego, con me potete parlare liberamente. Vorrei esservi amico.»
«Impossibile!… D’accordo, vi voglio confidare una cosa. Quello che ho detto non è esatto. Tanto tempo fa ho avuto un amico, un vero amico. Francisco Serrano. Eravamo come fratelli. Un giorno gli salvai la vita, e lui la salvò a me, tempo dopo… Ci trovavamo a Tidore, nelle Molucche…»
«Ci siete già stato?»
«Certo. Sono stato quasi ovunque. Ero con Francisco. Purtroppo ci innamorammo della stessa donna, una principessa, Soraja, la decima figlia del re di Ternate. Ero come impazzito. Lei sembrava preferire Francisco e la gelosia mi aveva fatto perdere la testa. Tentai perfino di… fargli del male. Da quel momento Soraja non volle più vedermi. E scelse lui… Ma ormai aveva paura di me: temeva che avrei potuto tentare nuovamente di nuocere a Francisco… Fu lei a farmi affatturare: in modo da potermi controllare, all’occorrenza… Insomma, tenere al guinzaglio affinché non mordessi, se capite cosa intendo.»
Non credevo alle mie orecchie.
«Sì, pagò uno stregone affinché mi facesse un maleficio. Non voleva sbarazzarsi di me, solo potermi dominare. Non era la donna che credevo. Al principio ho pensato che Francisco fosse suo complice. E l’ho odiato. Poi mi sono accorto del mio errore, solo che era troppo tardi.»
«È per questo che volete tornare laggiù?»
«Sì, anche per questo. Non l’ho mai detto a nessuno.»
Tacque per un istante.
«Ascoltate, molti spendono la vita a interrogarsi: chi sono io veramente? Che cosa voglio? Tutto inutile, credetemi. La verità è di una semplicità disarmante ed è sotto i nostri occhi, fin dal momento in cui veniamo al mondo: noi siamo ciò che facciamo, non ciò che ci piace credere di noi stessi. Ecco perché desidero a tutti i costi e con tutte le mie forze raggiungere le Molucche: per tornare a essere ciò che sono; o meglio: ciò che ero, nient’altro.»
Annuii, anche se non ero certo di aver compreso fino in fondo.
«Quanto al resto» aggiunse, «forse avete ragione. Dovrei continuare a usare prudenza, come ho sempre fatto. Ma ormai ho preso un impegno e non intendo tirarmi indietro. Speravo che sareste stato dalla mia parte.»
«Lo sono. Il fatto che non sia d’accordo con la vostra decisione non intacca in alcun modo la mia lealtà verso di voi.»
«Era quello che volevo sentirmi dire.»
Si voltò, aprì un baule e tirò fuori la sua preziosa pergamena.
«Tenete» disse. «Voglio che la custodiate voi.»
Lo guardai senza capire.
«Sto per rivelarvi un altro segreto» disse ancora, porgendomela.
Prima però che potessi afferrarla si udì un sibilo, e un attimo dopo una freccia, penetrata attraverso la finestra affacciata sulla baia, andò a piantarsi sulla parete di legno alle sue spalle.
Non si scompose. Nemmeno quando gli feci notare che dal suo mento colava del sangue.
Fortunatamente, la punta della freccia lo aveva colpito di striscio. Nulla di serio, ma era pur sempre un segnale da non sottovalutare.
Ci precipitammo alla finestra, giusto in tempo per scorgere una piroga con a bordo due indigeni che se la filava.
«Credo di sapere chi li ha mandati» fece Magellano.
«Lapu Lapu?»
«Ecco, lo capite ora perché devo impartire una lezione a quei selvaggi? Altrimenti non ci rispetteranno più. E devo essere io a farlo, affinché nessuno possa mettere in discussione la mia autorità, né ora né mai. Noi siamo ciò che facciamo, ricordate?»
Non dissi nulla. Tenni per me ciò che pensavo. Quanto accaduto non mi aveva certo fatto cambiare idea. Ma ormai sarebbe stato impossibile fermare la sua mano.
Non seppi mai che cosa fosse stato in procinto di rivelarmi.

(Riproduzione riservata)

© Rizzoli

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Copertina di: Magellano e il tesoro delle MoluccheLa scheda del libro: “Magellano e il tesoro delle Molucche” di Gianluca Barbera (Rizzoli)

Nel Cinquecento, una linea immaginaria divide il mondo in due. A ovest domina la Spagna, a est il Portogallo. Al centro, nell’oceano Indiano, le Molucche, isole piene di ogni meraviglia. Per raggiungerle il re di Spagna dovrebbe invadere il campo avversario, altre vie non sono ancora note. Oppure… Oppure affidarsi all’intuizione del temerario e imperscrutabile Magellano: cercare il passaggio segreto che dalle Americhe conduce direttamente nelle terre d’Oriente. Dopo essere riuscito a raccogliere attorno a sé uomini tanto intrepidi da imbarcarsi senza sapere per quanto tempo resteranno in mare, Magellano, il più spaventoso capitano dei mari, affronterà ammutinamenti, tempeste, mari ghiacciati, tribù bellicose, ma alla fine riuscirà nell’ineguagliabile impresa: raggiungere l’isola delle Spezie, dimostrando una volta per tutte che la Terra è rotonda. A raccontare la straordinaria avventura è Pigafetta, lo scrivano di bordo, uno dei pochi a fare ritorno in Spagna a bordo dell’unico veliero superstite.

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