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LA FUGA DI ANNA di Mattia Corrente (Sellerio) – recensione

settembre 7, 2022

La fuga di Anna - Mattia Corrente - copertina“La fuga di Anna” di Mattia Corrente (Sellerio, 2022)

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di Consuelo Consoli

Ci sono libri che ti chiedi perché non sia stato tu a scriverli, altri che ti rallegri di avere avuto l’opportunità di leggere, e poi ci sono quelli che contemplano entrambi gli aspetti. Il libro di Mattia Corrente appartiene proprio a quest’ultima categoria.
La fuga di Anna” è un viaggio, quello di Ulisse verso Itaca, verso quel nostos costituito dal desiderio lancinante di tornare a casa e ritrovare finalmente le proprie cose ma, soprattutto, se stesso.  È questo il percorso intrapreso da Severino che un mattino si sveglia e scopre la casa disertata dalla presenza più importante della sua vita: la moglie Anna.
A distanza di un anno dalla scomparsa della donna, Severino decide di mettersi sulle sue tracce nella speranza di ritrovarla e riannodare i fili della loro quiete domestica da anziani, e forse, con l’intento segreto di capire chi sia stata colei che gli è stata compagna per quasi tutta l’esistenza e della quale è stato innamorato profondamente.
Quanto appena esposto sintetizza il tema dominante del romanzo di Mattia, un romanzo che sgorga dal cuore, intriso di poesia e dal linguaggio affilato come cesoie che recidono i fili di un’anima prigioniera. Limitarsi a un’affermazione simile sarebbe però estremamente riduttivo perché il libro è popolato da una pletora di personaggi, ciascuno con la sua storia precisa, ognuno impegnato a combattere i fantasmi del passato, i risentimenti, le colpe, rivendicazioni che l’hanno condizionato e intimamente pervaso dal timore di un  futuro nebuloso, così come in fondo, succede a noi tutti. Questa è la vita.
L’aspetto sorprendente dell’opera è che l’autore riesce a dare spessore, carne e consistenza a ciascuno di loro, mettendone in evidenza risvolti positivi e negativi, svelando man mano che ci si  addentra nella lettura, le ragioni che li hanno condotti a scegliere o a subire le conseguenze di quanto la vita, in qualche modo, ha loro imposto.
Così è per Anna, la fuggitiva, costretta da una madre tiranno a sposarsi contro la sua volontà, lei che libera era nata, e che alla libertà era pronta a sacrificare ogni rassicurante certezza. Anna che il giorno del suo matrimonio si segrega in casa, decisa a non uscirne fuori, Anna che era contenuta nel ventre materno all’insaputa della madre stessa, Serafina, e che scalcia e boccheggia senza piangere quando viene al mondo. Anna che cerca la verità di quel padre con il quale ha vissuto in simbiosi fino a quando c’è stato, e che di lui riporta lo stesso verde degli occhi, e del quale non accetterà mai l’assenza.
Altra cosa sorprendente è il registro simmetrico adottato da Mattia nel muovere i suoi personaggi, o forse dovrei dire protagonisti, perché ognuno di loro è così delineato, inciso perfetto, da costituire una storia a sé stante, un romanzo nel romanzo, dal quale si potrebbero dipanare infinite altre storie.
Femminile e maschile si alternano in compiuto sincronismo e aderenza alla realtà, come se l’autore conoscesse le pieghe nascoste di ogni donna e uomo, e forse è proprio così che è: gli uomini non contengono, infatti, entrambi i cromosomi che stabiliscono il sesso? Quella X e Y che li determinano come maschi e femmina al contempo, che li ibridino, diversamente dalle donne integralmente votate al femminile con le loro XX?
In Anna ritroviamo il rifiuto di un destino da moglie, la volontà di diventare madre, malgrado la natura abbia deciso per lei in altro modo, privandola degli annessi che consentono a ogni donna di intraprendere una gravidanza, e che lei con la magia di un rito voodoo, riesce a sovvertire , costruendo una bambola di pezza dal ventre rigonfio e dalle labbra cucite all’ingiù. Quello è il suo sorriso mancato, il disappunto congenito che l’ha attanagliata per essersi dovuta piegare alla volontà dispotica di una madre che ama e che non ha voluto dispiacere.
Questa è Anna, Anna è tutte noi, ribelle e sottomessa, docile e selvaggia, protesa disperatamente verso una libertà inafferrabile.
Sullo sfondo la Sicilia del versante orientale con il suo mare incantato, libero e imprevedibile, così come è il mare quando decide di invadere un territorio o ritirarsi. Un inventario di luoghi e isole che si susseguono regalando suggestioni anche chi, siciliano per nascita, non ne ha, fino a ora, percepito l’infinito splendore.
Itaca è già quell’inventario, è peregrinaggio e svelamento, perché Severino vestito di nuovo, con il suo borsalino, le scarpe intonse e i jeans inadatti a un uomo di ottantaquattro anni non potrà mai capire se stesso se non capirà Anna.

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La scheda del libro: “La fuga di Anna” di Mattia Corrente (Sellerio)

La fuga di Anna - Mattia Corrente - copertinaAnna e il vecchio Severino, la speranza di ritrovare e ricondurre a sé una moglie che è uscita di casa ed è scomparsa. Sulle sue tracce inizia un peregrinare per la Sicilia, un’indagine nel passato, un’immersione nella memoria, un esame delle proprie azioni e delle proprie scelte, dalle quali emergeranno le verità fino ad allora eluse, devastanti e impietose.

La moglie, dopo una vita intera passata accanto al marito, è uscita di casa ed è scomparsa. Trascorso un anno lui decide di lasciarsi tutto alle spalle, saluta Stromboli, l’isola in cui hanno abitato, gli oggetti consueti e le abitudini quotidiane, e si mette in viaggio alla ricerca di lei. Anna e il vecchio Severino, la speranza di ritrovarla e ricondurla a sé. Inizia così un peregrinare per la Sicilia, nei luoghi che hanno segnato la loro esistenza. Non è solo un’indagine nel passato, un’immersione nella memoria, un esame delle proprie azioni e delle proprie scelte, dalle quali emergeranno le verità fino ad allora eluse, devastanti e impietose. È anche un confronto con i fantasmi, con gli uomini e le donne che potevano essere e non sono stati, perché traditi o violati da chi avevano attorno.
In questo racconto di voci, di punti di vista e di ambiguità che emergono man mano, Anna vive non vista. Affiora nello sguardo di Severino, che sistema e riscrive il passato mentre prova a comprenderlo, assieme alla storia di una donna che malvolentieri ha obbedito agli ordini, il primo quello perentorio della madre: una femmina nasce per diventare moglie di un uomo e madre di un figlio. Questo era il suo destino, ma in prossimità della fine, compiuto il tragitto che per tutti le spettava, Anna ha guardato avanti, ha scrutato se stessa ed è sparita nel nulla. Cercando di essere libera come voleva suo padre, che ha abbandonato la famiglia quando lei era ancora una ragazzina, rompendo un ordine e creando il caos. Perché, sembra dire il romanzo attraverso i suoi personaggi e nella scrittura di un autore che affronta a sua volta una strada rischiosa, ogni libertà contiene una violenza, ogni rinuncia una ferita che non si può rimarginare, ogni scelta che ci rende felici è causa del dolore di qualcun altro. Ma la comprensione e l’accettazione di questa verità brutale richiede l’esperienza di tutta una vita.

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Mattia Corrente è nato nel 1987 e vive in Sicilia in provincia di Messina. La fuga di Anna è il suo primo romanzo.

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