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CLASSICI ALLO SPECCHIO a cura di Consuelo Consoli e Luigi La Rosa (Algra)

settembre 30, 2022

Classici allo specchio - copertina“Classici allo specchio” a cura di Consuelo Consoli e Luigi La Rosa (Algra Editore): l’intervento della co-curatrice del libro

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di Consuelo Consoli

Esistono esperimenti letterari, chiamiamoli impropriamente così, che nascono con l’intento preciso di omaggiare quei grandi esponenti della letteratura che, con la loro scrittura e opere, ci hanno consegnato capolavori destinati a essere eterni.
“Classici allo specchio”, la nuova antologia edita per i tipi di Algra, curata da Consuelo Consoli e Luigi La Rosa, origina proprio da questo intento: tributare perenne gratitudine agli autori che hanno forgiato le nostre scelte letterarie e non solo. La lettura di un’opera, infatti, non è un’azione passiva bensì un processo dinamico, una sorta di transfert che intercorre tra autore e lettore. Chi legge spesso s’identifica con i personaggi, prova la loro stessa rabbia o gioia, gelosia o indifferenza, così come pure intuisce delle risposte ai suoi quesiti esistenziali che finalmente ottengono soluzione. Una soluzione che sarà solo sua, ovviamente, ma che in ogni caso regalerà quella dolce consolazione di non essere l’unico a pensarla in un certo modo. Tutto questo suggerisce una verità incontrovertibile: leggere sconfigge la solitudine.
I venticinque autori di “Classici allo specchio” hanno selezionato le opere da cui trarre spunto per i loro racconti in base alle preferenze o, comunque, a seconda di quello che più si prestava a rappresentarli. C’è chi ha voluto utilizzare il registro ironico, come Salvo Cavallaro nella sua esilarante rivisitazione del Faust, o ancora come Daniela Ginex che approfitta dell’ipocondria famosa di Lisander, meglio conosciuto come Alessandro Manzoni, per operare un interessante parallelismo tra la peste bubbonica de I Promessi sposi e l’attuale pandemia da covid.
Il covid che come tutti abbiamo sperimentato, ha inevitabilmente segnato questi lunghi anni a partire da marzo 2019, è il tema che ricorre anche nel racconto di Marisa Rotella, che paragona i suoi due protagonisti a quelli di gran lunga più sfortunati della celeberrima tragedia di Shakespeare.
Analoga operazione compie Giovanna Trimarchi con il suo “ I sillogismi di Don Ferrante”, tratto anch’esso da I promessi sposi, in cui ripercorre le avventure di una coppia, Maria e Salvatore, divisi da opposte convinzioni sulla pandemia.
Fra gli autori c’è anche chi ha annusato anzitempo i sentori di guerra del conflitto che l’Europa, in modo più o meno coinvolgente sta attraversando, e ha voluto rimarcarne l’inutilità, la sconfitta che ogni conflitto armato genera, indipendentemente dal fatto che si sia vinti o vincitori. È il caso di Flavio Prestifilippo che ha tratto ispirazione da Per chi suona la campana di Hemingway e di Gabriella Vergari che scomoda una femme fatal in grado di pronosticare allo scettico e inetto Zeno un’apocalittica fine del mondo.
I racconti non mancano di riferimenti a figure forti, femminili, come Jane Eire di Charlotte Brontë che, malgrado risulti un romanzo già piuttosto datato, conserva intatto uno spirito di rivendicazione e di anelito alla dignità, declinati al femminile, ancora oggi attualissimi. È questa l’opera da cui si lascia ispirare Maria Salerno con “ Un’amica preziosa” scrivendo delle pagine che sembrano letteralmente strappate all’originale, o Delia La Puzza che nella sua “La resa”, rifacendosi a Orgoglio e pregiudizio, dimostra come a qualunque latitudine e periodo, per una donna sia imprescindibile credere nel valore di un uomo prima di consegnargli il suo cuore. Ancora Orgoglio e pregiudizio per Rosa Anna Genovese che, nel suo racconto “Occhi grigi”, con una sensibilità particolare, sposta l’attenzione dai protagonisti, Darcey ed Elisabeth, al giovane Jonathan e ai suoi primi turbamenti amorosi.
Maria Grazia Guerini, invece, autrice di “ In viaggio con Emma”, che richiama Emma di Jane Austen, preferisce far immergere il lettore nelle stesse atmosfere dell’opera originale, facendogli vivere quadretti familiari a volte non proprio idilliaci, ma sicuramente molto realistici, in cui emerge la capacità femminile di evolversi e cambiare idea quando questo è richiesto.
Donne ancora al centro dell’attenzione per Lucia Imprescia, con il suo “Pia de’ Tolomei”, che ricorrendo all’opera più eccelsa di tutti i tempi, La Divina Commedia, ci offre la dolorosa dimostrazione di come il femminicidio esistesse già nel lontano 1300 e che le vittime, oggi come allora, erano e sono donne che hanno avuto l’unico torto di amare l’uomo sbagliato.
“Classici allo specchio” è un’antologia composta in prevalenza da autrici femminili e quindi inevitabilmente risente del loro occhio sensibile e attento, sonda gli aspetti più nascosti, s’interroga su come avrebbe potuto essere il corso di una vita se le circostanze fossero state diverse. È il caso di Carmen Cappuccio, che nel suo “Opportunità negate”, stravolge l’accorata storia di Maria, la capinera del Verga, e della sua prigionia mettendo in bocca a un figlio mai nato quello che avrebbe potuto essere se gli fosse stata offerta l’opportunità di nascere.
C’è poi chi, come Agata Lieta Stella, con “Marina e le piccole donne”, scomoda addirittura Piccole donne, il libro della Alcott che apparentemente sembrerebbe più adatto a un pubblico di giovanissime lettrici, per porre l’accento sulla necessità degli affetti e su come la coesione all’ interno di una famiglia sia preziosa per superare le prove più difficili.
Per Giusy Lisi, e il suo “Gillispie”, tratto dall’omonimo libro, la famiglia, invece, la perfezione dei rapporti che intercorrono tra i vari componenti può diventare motivo di ossessione, tanto da indurre Harriet a compiere un gesto estremo pur di guastarne l’atmosfera serena.
Daniela Marra, traendo spunto da Il ritratto di Dorian Gray, oltre a ripercorrere un tema di attualità estrema, tanto da configurarsi in una vera e propria patologia, la gerascofobia, ovvero la paura di invecchiare, preferisce sovvertire il destino di Sibyl e offrirle salvezza, grazie all’intervento di un’altra donna, Lizzie.
Non poteva mancare il tema della denuncia come fa Maria Grazia Patania, autrice di “Alba”, tratto da La casa degli spiriti, il capolavoro dell’Allende, per mostrare come il triste esodo di centinaia e centinaia di profughi che, per scampare alla guerra s’imbarcano nelle cosiddette carrette del mare, si concluda spesso con la morte anziché con la salvezza.
Rita Trigilio, invece, autrice di “Nella storia” che come si evince già dal titolo trae spunto dall’opera più rappresentativa della Morante, racconta l’incontro tra Rita, una giovane maestra giunta a Roma per ricoprire un incarico di insegnamento, e Ida e Useppe. Diversamente dall’opera originale, Rita ha preferito dare un’impronta gaia e di speranza nel suo scritto, mostrando come le difficoltà della guerra non riescano a spegnere nell’uomo la sua combattività, quella resilienza su cui si fonda la continuità stessa del genere umano.
Altra prospettiva per Adriana Privitera, la quale preferisce affidarsi all’incanto della natura, ai suoi spettacolari colori per condurre un’esistenza lieta, contornata dalle infinite sfumature che nutrono lo spirito. Tratto dalla novella di Quand’ero matto di Pirandello, il racconto di Adriana dimostra pure come la consapevolezza di essere un tutt’uno con la natura, unica condizione che permette l’interezza, venga percepita dagli altri come una diversità che rasenta o si conclama nella follia.
Atmosfera giocosa nl racconto di Milena Privitera, interamente ispirato ad Alice nel paese delle meraviglie, che ipotizza un ritorno da parte della sua protagonista, Caroline, al mondo meraviglioso da cui si è allontanata, cadendo nelle trappole di una vita avara di stupore.
Con “Voci nella brughiera”, Gabriella Rossitto, ci riporta, nel suo stile poetico e intriso di pathos, all’amore inteso come tormento e incapacità di vivere un solo giorno lontano dall’amato, allo stesso modo degli sfortunati protagonisti dell’opera della Brontë, a cui si rifà il suo racconto.
Prova di maturità per Marta Fucile con “Succo di albicocca”, tratto da Chiamami col tuo nome, che ci introduce alle insicurezze e ardori che scuotono il giovane Elio. Fa capolino il tema dell’omosessualità che però non è determinate, perché il romanzo, così come il racconto dell’autrice, punta l’accento sull’amore e basta, indipendentemente dal sesso della persona a cui questo è rivolto.
Il tempo è ancora il tema dominante del malinconico racconto di Irene Spadaro, “Il principe”, tratto da Il Gattopardo, in cui l’autrice riesce abilmente a mescolare passato e presente ma, soprattutto, a trasmettere la consapevolezza che bisogna sapere approfittare delle occasioni offerte prima che una figura vestita di marrone appaia all’orizzonte, portandoti via dal paradiso terreno.
E per finire questa carrellata fantastica non si può che citare il raffinato racconto di Patrizia Grasso, “Caffè letterario”. Cos’è il tempo? si chiede l’autrice e l’autore de La Recherche, l’opera monumentale che sottende uno scopo filosofico molto complesso: capire di cosa il tempo sia composto per cercare di sfuggirgli. Fluttuando tra sogno e realtà, in perfetta aderenza allo spirito proustiano, l’autrice ricorda che l’artista non inventa ma scopre, impegnandosi in una lotta continua contro il tempo. Solo nella memoria, l’uomo nel suo insieme, può cogliere le incessanti trasformazioni di fatti, persone e sentimenti.

Noi di “Classici allo specchio” abbiamo tentato di dare il nostro contributo a queste considerazioni, dimostrando che oggi non è cambiato molto rispetto a ieri perché la natura dell’uomo, a dispetto del trascorrere dei secoli, resta immutata, così come immutato è il suo modo di reagire alle avversità.  Ci auguriamo che i grandi autori da noi amati, possano servire a sollecitare e rinnovare l’amore verso la conoscenza affinché nulla vada sprecato.

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