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LUCIO DALLA. Immagini e racconti di una vita profonda come il mare

ottobre 15, 2022

Lucio Dalla. Immagini e racconti di una vita profonda come il mare - Massimo Poggini - copertina“Lucio Dalla. Immagini e racconti di una vita profonda come il mare” di Massimo Poggini (Rizzoli)

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di Helena Molinari

Il libro più bello e intenso del giornalista Massimo Poggini, non vi è dubbio.
Un libro che va ben oltre la mera biografia o anedottica musicale.
Un libro che sconfina in narrativa.
Un libro che non solamente rievoca, ma nel farlo sa emozionare.
Un libro che racconta di quel piccolo meraviglioso uomo quale è stato ed è Lucio Dalla, gestualità e anima, la bugia bianca e il crocifisso.
Un libro che fa venire voglia, anche a chi di lui sa poco o nulla, di ascoltare e ascoltare ancora.
Ecco l’intervista all’autore.

– “Il lavoro santifica…” La vita santifica… Lucio Dalla, uomo e cantautore, amalgama di terra e di cielo?
Lucio era profondamente religioso. Lo è sempre stato, ma col passare degli anni lo diventò sempre più. Andava a messa ogni domenica, era amico dei frati domenicani di Bologna e dei frati minori di Assisi. Raccontò che una parte di una delle sue canzoni più famose, “L’anno che verrà”, l’aveva scritta nel parlatorio del convento San Domenico a Bologna. Si esibì davanti a due papi e musicò persino i Salmi. Nelle sue canzoni cita spesso Dio o Gesù Cristo (a volte inteso nell’accezione più umana di “povero cristo”). Però, pur comportandosi sempre con il massimo rispetto, non aveva alcun timore reverenziale, arrivando persino a rimbrottare il Dio dei cristiani: in “Se io fossi un angelo” lo accusa di sbagliare quando perdona quei “mascalzoni dei potenti”.
Di religione e spiritualità ha parlato diverse volte. Questa dichiarazione riassume qual era la sua idea: File:Lucio Dalla 1.JPG“Con la religione ho un rapporto poco ortodosso. Per esempio, vado a messa regolarmente, ma in realtà sono affascinato soprattutto dalla sua teatralità. Quando prego sono molto informale, ma quando mi metto a lavorare ho un piccolo mantra che mi aiuta a trovare il ritmo giusto, quasi alla maniera buddista, per chiedere a Dio che il mio lavoro possa servire a qualcuno. C’è però una sensazione che mi porto dietro in maniera molto naturale, non ideologica, ed è che in ogni uomo io sento di vedere Gesù”.

– Quale è secondo te il brano in tal senso che maggiormente sa cogliere questo suo essere così incredibilmente terreno eppure spirituale?
Direi “Le rondini”, il cui testo fu letto tra le lacrime da Marco Alemanno durante i funerali di Lucio. È una delle sue canzoni più delicate e poetiche. Quel testo Dalla lo aveva scritto “in un malinconico pomeriggio d’aprile” del 1990 su una panchina che lui stesso aveva fatto posare a Rancitella, una frazione di Urbino, dove aveva acquistato una vecchia torre isolata su una piccola altura, che aveva trasformato in abitazione. Lucio aveva scelto le rondini come simbolo di semplicità e leggerezza: trasformandosi in una di loro, avrebbe potuto osservare la vita da diverse angolazioni, interrogandosi sulla felicità e sul dolore, e poterne magari capire il reale significato.

– Quale disco di Lucio faresti ascoltare per intero ai ragazzi di oggi. Perché e come lo introdurresti in caso?
Difficile sceglierne uno soltanto, Lucio ha inciso parecchi capolavori. Davvero straordinaria, per esempio, la trilogia realizzata nel periodo “di grazia” 1977-1980 (“Come è profondo il mare”, “Dalla” e “Lucio Dalla”). Ma vanno riscoperti e valorizzati anche i tre album che scrisse in coppia con il poeta Roberto Roversi. Altro disco che avrebbe meritato di più è “Henna” (1993). Come è profondo il mare (Legacy Edition + Booklet) - CD Audio di Lucio DallaComunque, se proprio devo dirne uno soltanto, scelgo “Come è profondo il mare”. Un po’ perché è il primo che Lucio realizzò interamente da solo, musica e testi. Un po’ perché, oltre a contenere tutte canzoni eccellenti (“Treno a vela”, “Il cucciolo Alfredo”, “Corso Buenos Aires”, “Disperato erotico stomp”, “Quale allegria”, “…e non andar più via”, “Barcarola”), si apre con quel capolavoro assoluto che è la title track. Brano che musicalmente era assolutamente fuori da ogni schema dominante in quel periodo, ma soprattutto è caratterizzato da un testo che a mio avviso dovrebbe essere diffuso nelle scuole perché è una vera e propria lezione di storia concentrata in una serie di versi fulminanti. È una sorta di excursus storico dell’uomo. Dopo un accenno ai pesci “da cui discendiamo tutti”, Lucio parla della lotta di classe (“È inutile non c’è più lavoro / Non c’è più decoro”). Mentre nelle strofe successive racconta di Rivoluzione d’ottobre in Russia, Seconda guerra mondiale, campi di concentramento e Hiroshima. Quindi c’è quel finale che è un poderoso inno all’ecologia ante litteram: “Così stanno bruciando il mare / Così stano uccidendo il mare”.

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La scheda del libro: “Lucio Dalla. Immagini e racconti di una vita profonda come il mare” di Massimo Poggini (BUR Rizzoli)

Lucio Dalla. Immagini e racconti di una vita profonda come il mare - Massimo Poggini - copertina“Io sono incoerente. Mi piace moltissimo esserlo e mi piacciono le persone che lo sono. Vivo nell’attesa quotidiana di cambiamenti. L’incontro di domani, se ci sarà, la scoperta di un posto nuovo, l’incerto di un’ora prossima: questo è il mio mondo” (Lucio Dalla). In occasione dei dieci anni dalla morte del grande artista, autore di pagine indimenticabili della storia della musica italiana, questo libro illustrato racconta come una favola la vita di Lucio Dalla, attraverso molte delle sue più curiose e interessanti testimonianze e una moltitudine di fotografie, che ne ripercorrono l’avventura musicale e privata. Dall’infanzia al rapporto con mamma Iole, dai primi approcci con il palco alla passione per il jazz, dagli albori di una carriera non proprio spumeggiante ai primi Sanremo, via via verso gli anni Sessanta e Settanta e gli incontri cruciali con alcuni tra i suoi amici e collaboratori più fidati, dalla grande passione per il mare, Napoli e Bologna alla sua profonda spiritualità, intrecciata a un animo farsesco e giocherellone: Massimo Poggini, giornalista musicale di lungo corso, ci regala l’affresco di un Dalla geniale come pochi, eccentrico e sorprendente, senza dimenticare le sue canzoni immortali, delle quali ci svela i retroscena creativi e i significati più celati. Autrice della prefazione è Silvana Casato Mondella, che per trentacinque anni è stata ufficio stampa, e amica intima, dell’artista bolognese.

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Massimo Poggini, nato a San Giustino (PG) nel 1955, è un giornalista musicale di razza. Ha lavorato per ventotto anni nella redazione di “Max”. Per Rizzoli, ha pubblicato Vasco. Una vita spericolata (2008), Liga. La biografia (2009), Pooh. I nostri anni senza fiato (2009) e, con Maurizio Solieri, Questa sera rock ’n’ roll (2010).

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