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LO SPECCHIO DI RILKE

ottobre 17, 2022

“Lo specchio di Rilke”: uno specchio che fa entrare dentro un intrico di storie e vite che si dipanano sui viali di Montparnasse nella Parigi del primo decennio del Novecento

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Con questo articolo inauguriamo la nuova rubrica “Tra le pieghe delle storie”:
Tra le pieghe delle storie, tra gli anfratti di ciò che in genere scompare, ma che è pregno di significato. A cura della professoressa Grazia Pulvirenti.

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di Grazia Pulvirenti

Non si tratta di uno specchio metaforico. Né di un’allusione poetica. Piuttosto di uno specchio reale, rettangolare, dei primi del Novecento, uno specchio come tanti, apparentemente, con una cornice dorata, con delle piccole crepature, come la vita. Eppure questo è uno specchio magico, come quello di Alice, uno specchio che fa entrare dentro un intrico di storie e vite che si dipanano sui viali di Montparnasse nella Parigi del primo decennio del Novecento.
Lo specchio, quello reale, si trova al Museo “Académie Vitti” ad Atina: uno scrigno prezioso di memorie e arte e atmosfere parigine fin de siècle. La storia di questo museo è lunga e intricata da raccontare, basti sapere che una donna della Val Comino, Maria Caira sposata Vitti, con le sue sorelle Annette e Giacinta, dopo aver affrontato da emigrante nella capitale francese la miseria della vita da modella, diventa un’imprenditrice, apre un’accademia di disegno per sole donne, che diviene uno dei centri artistici privati più innovativi e ha come maestri artisti della levatura e della follia di un Gaugin. L’Accademia diviene un cruciale luogo d’incontro di amanti dell’arte provenienti da ogni parte del mondo, come si narra nel documentato e appassionante romanzo di Marco Consentino e Domenico Dodaro, Madame Vitti, edito quest’anno da Sellerio.
https://64.media.tumblr.com/c5cdef8448d0dd16581eb1458c07d7c1/a631454b0bd2cdcc-cf/s1280x1920/0ae422a57714f45f87e84c8f3ff8dc96bb8ae255.jpgE dalla superficie dello specchio dalla cornice dorata affiora un inaudito palinsesto di incontri, affetti, dialoghi dentro l’arte e dentro le risacche della vita. Lo specchio appartenne alla pittrice tedesca Paula Modersohn-Becker, una fra le voci più originali del primo espressionismo, vissuta, oltre che nella colonia artistica di Worpswede, anche a Parigi, e scomparsa a soli 31 anni nel 1907.
E da quello specchio, così importante per la realizzazione di autoritratti, genere prediletto dalla pittrice, affiora la storia della sua amicizia con uno dei più grandi poeti del Novecento, Rainer Maria Rilke, del quale realizzò un ritratto nel 1906, ispirato a Gaugin, uno dei suoi maestri, come anche Cézanne, amore questo condiviso con Rilke, che a Cézannne dedica le celebri Lettere. E dalle immagini riflesse affiora anche lo sconvolgente impatto che la pittura di Cézanne ebbe sui due artisti e sulla scultrice Clara Westhoff, sposa di Rilke e intima amica di Paula, a partire dalla straordinaria retrospettiva al Salone d’Automne dedicata a Cézanne nel 1907, morto un anno prima.

Rainer Maria Rilke

E sempre da quella superficie riflettente affiorano le parole con cui Paula parla di Rilke, “talento lirico delicato e sensibile, dalle mani piccole che ispirano tenerezza”, o delle sue poesie “pallide e luminose, ricche di presagi” (lettera del 3 settembre 1900), come pure la fame, i disagi, le incomprensioni, i soldi dati in prestito, e poi l’amore, la rabbia, il dipinto che Paula fa di Clara, il ritratto che realizza di Rilke, la cura per i disagi degli altri: “La vita a Parigi è piena di tormenti per Rilke, sempre angosciato”.
Lo specchio riflette gli intérieur delle soffitte e degli atelier parigini dove s’intrecciano l’ardente ricerca dell’innovazione, l’angoscia della vita moderna, il tanfo di umido e la fame, il corpo dipinto da Paula in molteplici autoritratti, fino all’ultimo. Quando Paula abbandona Parigi, per tornare a Worspwede, lo lascia nel piccolo alloggio che aveva avuto all’Académie Vitti, insieme ad altro mobilio, che viene messo a disposizione del poeta, per essere utilizzato da lui o venduto per ricavare un piccolo guadagno. In una delle ultime lettere a Rilke, del 28 giugno, Paula, informata dal poeta che ha dimenticato di prelevare i mobili, lo esorta ad andare a Boulevard du Montparnasse 49 da Madame Vitti per recuperare i suoi averi, tenerli o venderli.  Un mese prima della sua prematura morte, dopo il parto della prima e unica figlia, Paula scrive ancora del mobilio e dello specchio, e Rilke risponde, dicendo che nulla è stato venduto e che tutto è ancora presso il vecchio atelier di Paula all’Académie. Dove sarebbe rimasto per poi essere portato in Italia da Madame Vitti, insieme a tutti i beni, i documenti, i capolavori conservati degli anni di rigoglio dell’Accademia. E dove fa affiorare ancora l’ultimo autoritratto di Paula, incinta, e gli struggenti versi dedicati all’amica prematuramente scomparsa dal poeta: “Infine ti vedesti come un frutto, / traendoti fuori dagli abiti, / ti ponesti davanti lo specchio, / vi precipitasti fino a coglierti nel tuo sguardo, / immenso, non a dirti “ecco sono io”, ma / “ecco, ciò è, esiste”. / Senza curiosità fu il tuo ultimo sguardo, / senza possesso, autenticamente povero, / tanto da non desiderare più null’altro: uno sguardo santo”.

(© Grazia Pulvirenti)

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Tra le pieghe delle storie”:
Tra le pieghe delle storie, tra gli anfratti di ciò che in genere scompare, ma che è pregno di significato.
Rubrica a cura di Grazia Pulvirenti.

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