Home > Recensioni > CINQUECENTO CATENELLE D’ORO di Salvatore Basile (Garzanti) – recensione

CINQUECENTO CATENELLE D’ORO di Salvatore Basile (Garzanti) – recensione

ottobre 19, 2022

Cinquecento catenelle d'oro - Salvatore Basile - copertina“Cinquecento catenelle d’oro” di Salvatore Basile (Garzanti editore)

 * * *

di Consuelo Consoli

Cinquecentomila catenelle d’oro
Hanno legato il tuo cuore
Con il mio
L’hanno fatto così stretto il
nodo
Che non lo scioglierà
Né tu, né io
e l’hanno fatto un nodo così
Forte
 che non si scioglierà fino
alla…

Con questa filastrocca, ispirata a una novella del Decamerone di Giovanni Boccaccio, e che ricorre in tutto il romanzo, la baronessa Matilde Carraduro sancisce il legame indissolubile che la unisce alla piccola Maria Pepe.
Come spesso succede nei suoi scritti, Salvatore Basile inizia facendo infrangere alla sua protagonista quel “patto di felicità” al quale l’autore si dichiara fedele, così come viene riportato nella bella intervista del suo primo romanzo “Lo strano viaggio di un oggetto smarrito.”
Nell’opera appena menzionata è l’abbandono a causare la perdita della gioia – quello di Laura, madre di Michele, e quello subito da Elena da parte di Milù, la gemella che muore disattendendo la promessa di stare per sempre insieme che le due sorelle si erano scambiate fin dalla più tenera età- mentre nel caso di Cinquecento catenelle d’oro, l’abbandono, o forse sarebbe giusto definirlo al plurale, ovvero gli abbandoni, avvengono per una serie di circostanze dettate dalla malafede e dall’avidità del barone Arturo Carraduro, fratello di Matilde.
In seguito all’incendio doloso, ordinato dallo spietato Arturo, che devasta il campo coltivato a grano da Antonio, padre di Maria, quest’ultimo è costretto a emigrare in America in cerca di fortuna per risollevare le sorti della famiglia. Maria rimane così con la madre, la rancorosa Teresa, che l’ha cresciuta provando a trasmetterle la stessa diffidenza che la donna cova nei confronti degli altri e inculcandole l’idea che il suo destino sarà inevitabilmente quello di sposare un uomo facoltoso che le assicurerà il pane, allontanando lo spettro di stenti e fame.
Maria, però, conosce il segreto delle parole, è stata Matilde a schiuderla a quel mondo incantato, e non si lascia corrompere alla madre, nonostante la solitudine e la lontananza dal padre, l’unico da cui si sia mai sentita compresa, la cui assenza le brucia corrodendole l’anima.

https://bio.illibraio.it/images/2843670214356_92_0_470_75.jpg

Salvatore Basile

Il libro di Basile nasce dall’esigenza di rendere in qualche modo tributo alla salernitana Elvira Notari, prima donna italiana a fare cinema nei primi del novecento, lo stesso periodo in cui Cinquecento catenelle d’oro è ambientato, riscattando così l’artista cineasta dall’oblio che la fece morire completamente sola negli anni 40.
Salvatore Basile affida a Maria Pepe, protagonista del suo romanzo, il compito di far rivivere Elvira Notari. Non siamo a conoscenza se la storia che l’autore racconta con tanta grazia e passione ripercorra fedelmente le vicende della Notari, quello che sappiamo è che lo scrittore riesce a trasportarci nello stesso stupore provato da Maria, dai piccoli Assunta e Nicolino, i protetti della ragazza, di fronte al miracolo della fotografia e del suo sviluppo con il dagherrotipo, uno dei primi sistemi a lastra emulsionata. Sistema utilizzato con perizia dall’accorto Domenico a cui si deve anche il merito di scoprire che il cinema non è una fandonia inventata dalla sua Maria, ma esiste realmente, diffondendone e dimostrandone l’esistenza nel piccolo e incredulo paese di Calandra e liberando in tal modo dall’eco di voci infamanti la sua amata.
Tra le righe è possibile cogliere il pensiero dello stesso autore nei confronti di cinema e fotografia, campi che l’hanno visto impegnato in prima linea con successo come sceneggiatore prima ancora che decidesse di dedicarsi con uguale devozione e impeto alla scrittura dei suoi romanzi. Romanzi che, come affermato dallo stesso autore, gli permettono di spaziare con la fantasia ed “entrare” letteralmente nell’interiorità dei suoi personaggi.
Cinquecento catenelle d’oro è un’opera quasi interamente declinata al femminile, che delle donne mette in risalto la determinazione, l’autonomia di idee e pensiero, lo slancio verso il futuro e le novità da esso apportate, così come solo loro sanno fare, annusando anzitempo i cambiamenti epocali.
Oltre a rispetto e ammirazione verso l’universo femminile Basile non manca neanche stavolta, come già nelle sue due precedenti opere, di mostrare una fede incrollabile nella capacità degli uomini di evolversi e cambiare. Così è per Maria Pepe che riesce a riscattarsi dalle sue origini, per Matilde, per la stessa Elvira, la sventurata moglie dell’infido Arturo Carraduro, la quale ha l’unica colpa colpevole di non essersi ribellata fin dall’inizio al dispotico marito. Così è, infine per Teresa, madre di Maria, personaggio cruciale dell’intero romanzo che riesce a sorprendere il lettore per i risvolti che daranno un’impronta inaspettata alla sua vita.
Cinquecento catenelle d’oro è la dimostrazione palese di come storia, poesia, insegnamenti di vita e di morale, possano essere felicemente coniugati stemperandosi in quel filo di speranza tanto caro a Salvatore Basile. Alla fine al lettore resta la consapevolezza di come una vita degna di essere vissuta debba essere nutrita da gioia e gratitudine, secondo il principio previsto dal “patto di felicità” che è impossibile non abbracciare.

* * *

La scheda del libro: “Cinquecento catenelle d’oro” di Salvatore Basile (Garzanti)

https://img.illibraio.it/images/9788811001041_92_270_0_75.jpgLe spighe di grano dorato si piegano al soffio del vento. Maria le osserva e pensa che quella terra rappresenta la vita intera della sua famiglia, che la lavora da generazioni. E che, forse, sarà l’unica protagonista del suo futuro. Ma lei vuole di più. Soprattutto ora che ha imparato a leggere, e nuovi orizzonti le si sono schiusi davanti agli occhi. Maria ha confidato il suo segreto solamente al padre, l’unico a condividere i suoi sogni. Così, quando lui è costretto a partire per l’America in cerca di fortuna, Maria si sente persa, e solo le sporadiche lettere che riceve riescono a riportarle il sorriso. Lettere che raccontano di palazzi alti fino al cielo, di fotografie capaci di muoversi, di treni che corrono sullo schermo. La parola cinematografo è troppo difficile da pronunciare, ma contiene una promessa di futuro. Maria vorrebbe condividere la notizia con tutti, e invece finisce per essere additata come una visionaria, una persona da cui stare lontani. Fino al giorno in cui incontra Domenico, un giovanissimo fotografo in erba, il primo a credere che quello che il padre le ha raccontato sia vero. Per questo vuole trovare una prova, un esempio di quelle immagini che paiono prendere vita. Perché Maria non è una bugiarda, è solo una sognatrice. E i sogni possono far paura. Bisogna essere coraggiosi per accettare i cambiamenti, per non smettere mai di imparare. Insieme, Maria e Domenico possono fare una magia: un telo bianco in una grande piazza pronto a raccontare la storia più bella che ci sia.

Salvatore Basile è un mago della narrazione. Sceneggiatore e scrittore di grande successo, dopo i bestseller Lo strano viaggio di un oggetto smarrito e La leggenda del ragazzo che credeva nel mare, torna con un nuovo romanzo in cui perdersi per ritrovarsi. Una protagonista unica che lotta per un mondo migliore. Un inno al fascino intramontabile del cinema che ci ha insegnato che tutto è sempre possibile.

 * * *

Salvatore Basile è nato a Napoli e vive a Roma, dove fa lo sceneggiatore e regista. Ha scritto e ideato molte fiction di successo. Dal 2005 insegna scrittura per la fiction e il cinema presso l’Alta Scuola in Media Comunicazione e Spettacolo dell’Università Cattolica di Milano.

* * *

© Letteratitudine – www.letteratitudine.it

LetteratitudineBlog / LetteratitudineNews / LetteratitudineRadio / LetteratitudineVideo

Seguici su Facebook TwitterInstagram

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: