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LA BIBLIOTECA SEGRETA DI EINSTEIN di Fabio Delizzos (Newton Compton)

ottobre 24, 2022

La Biblioteca segreta di Einstein - Fabio Delizzos - copertina“La Biblioteca segreta di Einstein” di Fabio Delizzos (Newton Compton): incontro con l’autore e un brano estratto dal romanzo

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Fabio Delizzos, nato a Torino nel 1969, è cresciuto in Sardegna e vive a Roma. Laureato in Filosofia, creativo pubblicitario, con la Newton Compton ha pubblicato con grande successo i romanzi La setta degli alchimisti; La cattedrale dell’Anticristo; La loggia nera dei veggenti; La stanza segreta del papa; Il libro segreto del Graal; Il collezionista di quadri perduti; Il cacciatore di libri proibiti; La cattedrale dei vangeli perduti; Il quadro segreto di Leonardo; La profezia perduta del faraone nero e L’inganno Machiavelli . Sempre ai vertici delle classifiche di vendita, i suoi romanzi sono stati tradotti in diversi Paesi

Il nuovo suo nuovo romanzo si intitola La biblioteca segreta di Einstein (anche questo edito da Newton Compton).

Abbiamo chiesto all’autore di parlarcene…

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«Desideravo da tanto tempo poter scrivere un romanzo sulle teorie e sulla persona di Albert Einstein», ha detto Fabio Delizzos a Letteratitudine, «non solo perché l’argomento mi appassiona molto, ma anche per avere la possibilità di approfondirlo. In questo senso, la scrittura di un libro, con il grande lavoro di documentazione e di immedesimazione che comporta, è un’occasione unica. Finalmente ne ho avuto l’opportunità, e ho scritto La biblioteca segreta di Einstein, un thriller con azione, suspense e molti colpi di scena, dove ho mescolato fatti, persone, date e luoghi reali alla finzione narrativa.
https://64.media.tumblr.com/69f2b1d2e6b873c458f25f9c2f1eef57/9a89a40f9145cbd0-10/s500x750/b67f1d2234f6a41191d9d46265f8eda2b2985b60.jpgLa storia è ambientata nell’ottobre del 1921 ma è, credo, molto attuale. Il 1921, infatti, è l’anno in cui i fascisti – quelli veri – arrivarono a sedere in parlamento, e nel romanzo hanno un ruolo importante le camicie nere, in particolare una squadra d’azione i cui membri portano un teschio bianco sulla divisa (una squadra simile è realmente esistita). Il 1921, inoltre, è l’anno in cui fu pubblicato in Italia il libro L’internazionale Ebraica. Protocolli dei Savi anziani di Sion, un famigerato falso complottista e antisemita, confezionato da agenti della polizia segreta russa, che ancora oggi fa sentire i suoi effetti nefandi sul mondo intero.
Il personaggio principale della storia si chiama Leonida Pardo, investigatore capo del Corpo degli Agenti di Investigazione; è ebreo, ma non gli importa nulla della religione; è giovane, bello, somiglia a Rodolfo Valentino, veste elegante, con bombetta e soprabito lungo, porta una pistola Colt 1911; ha una relazione con una diva del cinema e del varietà, la bellissima Gemma Trésor.
Insieme all’agente Pardo opera il direttore della Scientifica, Giovanni Casadeus.
Poi c’è naturalmente Albert Einstein, che, con Pardo, può essere definito personaggio principale della storia: lo seguiamo nell’azione, in una vera e propria corsa contro il tempo, ci addentriamo nei meandri misteriosi delle sue teorie fisiche, nonché in quelli della sua vita e dei sui segreti personali. Segreti inconfessabili e inconfessati. E scopriamo il lato italiano di Albert Einstein: il grande scienziato visse a lungo in Italia, e sua sorella Maja abitava a Fiesole.
Einstein venne a Bologna nell’ottobre del 1921 e tenne delle conferenze sulla relatività ristretta e sulla relatività generale, parlando in italiano. Ecco, il romanzo è ambientato proprio lì, in quei giorni. L’agente Pardo sta indagando su una serie di strani omicidi, e si trova di fronte ai misteri della teoria della relatività, alle sue equazioni matematiche, ai difficili ma affascinanti concetti fisici dello spaziotempo, ed è anche testimone dell’antisemitismo, delle difficoltà che la teoria della relatività aveva ad affermarsi, e del fatto che i fisici tedeschi e italiani la osteggiavano, bollandola come astrusa, e come una delle tante truffe giudee.
Protagonista del romanzo è anche la città di Bologna, dove è ambientata la storia: si ritrovano i negozi, i cinema, i teatri, e in generale luoghi realmente esistiti a quell’epoca.
Il senso e il vero significato del titolo La biblioteca segreta di Einstein saranno svelati al lettore soltanto alla fine del romanzo – nell’ultima scena, che si svolge per l’appunto in un luogo che oggi è una prestigiosa biblioteca – e saranno più profondi e intimi del previsto, grazie alla presenza del grandissimo Albert Einstein».

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Un brano estratto da “La Biblioteca segreta di Einstein di Fabio Delizzos (Newton Compton)

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Berlino, giovedì 13 ottobre

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Telegramma

«Albert? Mi senti, Albert?». Facendo uno strappo alla regola, Elsa Einstein entrò nella soffitta-studio di suo marito. Lui era davanti alla grande finestra, inondata dalla pioggia e da una luce smorta, seduto sulla vecchia sedia a braccioli, con un blocco di fogli sulle ginocchia, immerso in una densa nuvola di fumo e nelle sue elucubrazioni. Elsa lo chiamò di nuovo e, non sortendo alcuna reazione, batté un colpo con le mani. Albert sussultò sulla sedia, ma sempre tenendo gli occhi incollati alle equazioni che stava scrivendo. «Mi hai fatto paura».
«Io?». Elsa ridacchiò.
«Se in questa casa c’è una persona che fa paura, mio caro, quella sei tu. Tieni, è arrivato un telegramma per te, dall’Italia».
«Da parte di chi?»
«Tua sorella».
«Grazie, cara. Lascialo pure qui».
Elsa depositò la piccola busta bruna, piena di timbri postali, accanto alle formule matematiche di cui era ingombro il piano della scrivania.
«Devi leggerlo subito, Albert». Poggiò anche un bicchiere d’acqua fresca, dopo averne accuratamente asciugato il fondo con il palmo della mano. «Bevi. Ogni tanto ricordati che esisti».
«Sì, sì», cantilenò lui, continuando a inseguire la penna invasata, che sembrava mossa da entità di un altro mondo, come nella scrittura medianica. Ma non erano gli spiriti a parlare, bensì la scienza. Scrittura furiosa di calcoli, continui scuotimenti della testa e sbuffa- te di fumo dalle narici: c’era un mostro da domare, dall’altra parte del foglio. Un mostro che al momento risultava invincibile. La lotta andava avanti senza successo da alcuni anni, ormai. Ciò a cui il professor Albert Einstein stava lavorando si chiamava “teoria del campo unificato”, ed era il tentativo di fare andare d’accordo le leggi fisiche del macrocosmo con quelle del microcosmo, il mondo degli astri e quello degli atomi: la sua amata relatività generale con l’odiata fisica dei quanti. Si trattava di uno sforzo titanico, ma ne valeva la pena. Sarebbe stato come leggere nella mente di Dio o, per lo meno, come dimostrare che Dio una mente l’aveva e non agiva a casaccio.
Albert fermò la penna e trasse un lungo sospiro. Guardò di nuovo il telegramma arrivato dall’Italia.
Maja doveva avere qualcosa di urgente da comunicare, dato che non si era limitata a una normale lettera. Per la verità, non ci sarebbe stata ragione neppure per mandare una lettera, dal momento che si sarebbero visti presto di persona, in Italia, e lei ne era stata informata.
In quel telegramma, dunque, non potevano esserci che brutte notizie.
Lasciò la pipa nel posacenere, aprì la busta col tagliacarte e spiegò il foglietto, tenendolo lontano dal viso come se potesse esplodere.
Era stato spedito dall’ufficio telegrafico di Firenze.
Il breve testo, in tedesco, correva su due bande più chiare:
Mio caro Albert,
purtroppo devo darti 2 brutte notizie stop a Bologna uomo morto in piazza del Nettuno con accanto E=mc2 scritta col gessetto stop sono entrati ladri a casa nostra ma hanno rubato soltanto il contenuto del tuo baule stop denunciato alla polizia stop noi stiamo bene
Maja
Il rettangolo di carta gli cadde dalle mani immobili, come una foglia secca da un ramo. Un attimo dopo, però, Albert si scosse e lo raccolse da terra per rileggerlo.
Stentava a credere che fosse vero.
Qualcuno, a Bologna, aveva scritto la sua equazione più nota vicino a un pover’uomo morto?
I suoi scritti privati e segreti, custoditi da Maja a Fiesole, erano stati rubati?
“Hanno rubato soltanto il contenuto del tuo baule”, scriveva. Soltanto?
Quell’avverbio racchiudeva in sé tutta la serietà e, allo stesso tempo,la stranezza dell’accaduto. Maja sceglieva sempre con cura le parole che usava, e il suo messaggio non lasciava dubbi: qualcuno si era introdotto in casa sua e di suo marito Paul con l’unico scopo di portare via il contenuto di quel baule.
Perché?
Chi?
C’era un qualche nesso fra le due brutte notizie?
Dell’esistenza di quel baule pieno di carte non avrebbe dovuto essere al corrente nessuno…
Il bisogno di inalare del fumo di tabacco fece scattare le mani di Albert verso il pacchetto di sigarette (la pipa era per i momenti di calma, il sigaro per quelli normali). Ne accese una senza neppure accorgersi che le mani gli tremavano, e rimase a fissare le bianche forme che gli galleggiavano davanti come meduse.
All’improvviso, la realtà – lui compreso – sembrava scomparsa. Le formule che stava scrivendo, i grandi problemi del campo unificato, erano sovrastati dalla notizia del furto di vecchie carte.
Contenevano cose che nessuno doveva vedere.
«Albert? Ti senti bene?». Elsa fece di corsa il giro della scrivania e gli poggiò il palmo della mano sulla fronte.
«Sei pallido». Intuì che la risposta poteva essere nel telegramma e, leggendolo, sbiancò anche lei. «Signore benedetto! Un morto con accanto una tua formula? Ladri a casa di Maja e Paul? Ma quando è accaduto tutto questo?»
«Non lo scrive. L’importante è che loro due stiano bene», la tranquillizzò Albert.
«Mi dispiace per quel poveretto. Riguardo al furto in casa di Maja… forse lei e Paul non se ne sono neppure accorti. È andata bene, per fortuna. Tuttavia, il furto di quelle carte può rappre- sentare un grosso guaio per il sottoscritto. Temo che dovrò anticipare il mio viaggio in Italia».
«Perché? Quale guaio? Cosa conteneva il baule, e cosa ci faceva a casa di Maja?»
«Niente, non mi va di parlarne».
«Devi, Albert. Sono tua moglie».
Le raccontò che, nel tempo, Maja aveva raccolto e conservato molti suoi fogli di lavoro; lo faceva da sempre, perché era convinta che un giorno lui sarebbe diventato famoso. Così aveva conservato anche delle ricerche che avrebbero dovuto essere eliminate: studi e progetti su argomenti che, adesso, potevano metterlo in serio imbarazzo di fronte alla comunità scientifica internazionale.
Elsa non capiva niente di fisica, però era molto esperta di cose come la buona reputazione. «Cosa c’era in quel baule, Albert? Sii sincero, non farò scenate di gelosia, promesso».
«Solo equazioni e diagrammi. Appunti, qualche progetto… Ciò nonostante, se quelle carte finissero nelle mani sbagliate, potrebbero irrimediabilmente rovinarmi la carriera. E questo non sarebbe il danno peggiore, Elsa: il discredito ricadrebbe sulle mie teorie, nessuno scienziato mi prenderebbe più sul serio – sai bene quanti attacchi ricevo –, il mio lavoro finirebbe nell’oblio, e il mondo dovrebbe attendere chissà per quanto tempo la riscoperta della relatività da parte di qualcun altro».
«Ma le tue teorie si basano su calcoli che nessuno può mettere in discussione».
«Ah, magari fosse così semplice! A oggi, la relatività non è pienamente dimostrata. I miei detrattori la considerano relativismo morale, il frutto malato di una mente malata, figurati! Se venisse meno la mia credibilità come scienziato e come uomo, verrebbe meno anche l’interesse della comunità scientifica verso le mie teorie. Purtroppo, a quanto sembra, le carte di quel baule sono già finite nelle mani sbagliate: i ladri che sono entrati in casa di Maja non hanno portato via nient’altro, cercavano quelle; devo dedur- ne che sapessero cosa c’era nel baule. Qualcuno ha ficcato il naso dove non doveva».
«Potrai anche scordarti il premio Nobel», rincarò Elsa lasciandosi cadere su una poltrona. «Non che sia un grave danno, visto che per contratto il denaro dell’eventuale premio dovrà andare a Mileva; la tua ex moglie sarà l’unica a…».
«Non è il momento, Elsa».
«Hai ragione, perdonami, sono fuori di me». Si posò una mano sul petto, chiuse gli occhi e inspirò ed espirò profondamente per cercare di calmarsi. Pian piano il ritmo del respiro si allentò. «Va meglio», disse. «Chi altri poteva sapere che a casa di Maja c’erano quei tuoi scritti, Albert?»
«Maja e Paul sono persone riservate e fidatissime, non ho ragione di pensare che ne abbiano parlato con qualcuno: sapevano che io non volevo».
«E allora?».
Albert sollevò gli occhi stanchi e arrossati su Elsa. Poi si alzò dalla sedia e le andò vicino, le prese le mani e gliele strinse. «Quando sarò in Italia risolverò questo inconveniente. Sta’ tranquilla. Si scoprirà che il ladro è solo un disperato, magari un amico di qualche pittore che ha frequentato Paul e ha notato il baule; deve aver pensato di ricavarci del denaro, tutto qui. Vedrai, Elsa, non c’è di che preoccuparsi». Gli venne da sorridere immaginando la faccia delusa del ladro di fronte alle miriadi di equazioni e diagrammi incomprensibili per lui, ma l’ottimismo durò poco. Ricordò a sé stesso che a Bologna, proprio dove a breve avrebbe dovuto tenere delle conferenze, era stato trovato un uomo morto, con la sua equazione scritta per terra accanto al corpo.
Doveva mandare con urgenza un telegramma a Maja, e prepararsi a raggiungerla subito a Fiesole.
Purtroppo non c’era tempo di passare da Zurigo per prendere Hans Albert e salutare Eduard.
Elsa sembrò leggergli nel pensiero: «Cos’hai intenzione di fare con Hans Albert?»
«Lui verrà con me in Italia, come stabilito. Non posso deluderlo. Gli scriverò che ci incontreremo a Innsbruck».
«Ma potrebbe essere pericoloso. Il delitto è avvenuto a Bologna, ed è proprio lì che terrai le conferenze. Sei sicuro di non voler annullare tutto?»
«Sta’ tranquilla, Elsa. Non accadrà niente di grave, vedrai».

(Riproduzione riservata)

© Newton Compton

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Autunno 1921.
Il celebre fisico Albert Einstein arriva in Italia per tenere una serie di conferenze, ma il soggiorno non comincia sotto i migliori auspici: alcuni suoi appunti vengono rubati dalla casa della sorella a Fiesole, mentre nel Paese si sta diffondendo un forte antisemitismo, alimentato dalla pubblicazione dei controversi Protocolli dei Savi Anziani di Sion.
Nello stesso periodo, una serie di strani omicidi sconvolge Bologna. Ciò che lascia perplesso l’investigatore capo Leonida Pardo, chiamato a indagare, sono alcuni dettagli inspiegabili: un giornale datato 1945 nella tasca della prima vittima, la formula “E=mc2” scritta sul corpo della seconda, una banconota sempre del 1945 recapitata a un giudice… Cosa significa tutto questo? È possibile che i crimini siano in qualche modo legati a Einstein e alle sue scoperte? Lo scienziato e l’investigatore uniranno le forze per risolvere il sanguinoso enigma. Un rompicapo che sembra sfidare le leggi del tempo e della fisica, e che pare affondare le radici in un segreto sepolto nel passato di Einstein…

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