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UN GIORNO E UNA DONNA di Nicoletta Bortolotti (HaperCollins): incontro con l’autrice

ottobre 25, 2022

Un giorno e una donna. Vita e passioni di Christine de Pizan, la prima scrittrice europea - Nicoletta Bortolotti - copertina“Un giorno e una donna. Vita e passioni di Christine de Pizan, prima scrittrice europea” di Nicoletta Bortolotti (Harper Collins Italia): incontro con l’autrice

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Christine de Pizan, nata Cristina da Pizzano (Venezia, 1364 – Monastero di Poissy, 1430 circa), è stata una scrittrice e poetessa italiana alla corte dei re di Francia.
È riconosciuta in Europa come la prima scrittrice di professione e, quattro secoli prima di Madame de Staël, la prima storica laica.

Con Un giorno e una donna Nicoletta Bortolotti ha scritto un romanzo importante, che è al tempo stesso un’opera di grande valore letterario in grado di far rivivere le passioni e i sentimenti di un’epoca, un’opera di grande valore storico nella ricostruzione perfetta, per quanto immersa nell’immaginazione romanzesca, della vita e dell’opera di Christine de Pizan, e di valore etico, perché l’esempio di Christine possa servire da guida in questi anni non sempre facili.

Abbiamo chiesto a Nicoletta Bortolotti un contributo per farci conoscere qualcosa su questo suo libro e sulla sua genesi…

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Storia della genesi di un romanzo in forma di missiva

di Nicoletta Bortolotti

Caro Carlo,
Ecco finalmente le prime 90 pagine di prova di Christine de Pizan. Il titolo provvisorio lo propongo perché mi era stato chiesto da Feltrinelli librerie di raccontare insieme ad altre scrittrici donne nascoste per l’8 marzo e il titolo della rassegna era Un giorno, una donna. Ma naturalmente vedete voi.
Metto in copia anche Valentina Balzarotti che ora mi seguirà come agente e a cui avevo parlato del progetto.
Ho immaginato che Christine scrivesse delle lettere a sua figlia (l’unica opera che non ha scritto!!!), dopo che è andata in convento. Christine la raggiungerà a 53 anni (verità storica). Sua figlia (ho immaginato) non le risponde mai e le risponderà solo raccontando gli ultimi undici anni della vita della madre, fino alla morte.
La voce narrante all’io delle lettere rivolte a un tu che è la figlia, si alterna a volte a brani scritti dalla stessa Christine, che secondo me hanno molta potenza e suggestione. Riporto anche l’originale in francese antico che è bellissimo, però, se dovesse stancare il lettore, si potrebbe decidere di togliere. O mettere alla fine? Fra le lettere ci sono a volte stacchi di testo in corsivo in terza persona. Come una voce fuoricampo che mostra anche gli scritti di Christine.
Ho optato per un tono non aulico (chi l’ha detto poi che il Medioevo aveva un tono aulico?) ma piano, quotidiano, sottovoce, dimesso e moderno, un po’ (permettimi il paragone solo come modello inarrivabile) alla Natalia Ginzburg. Mi piaceva il contrasto fra questo tono piano e moderno e il fatto che stiamo narrando una storia ambientata alla fine del 1300.
E’ un libro davvero difficile, che richiede uno studio per ogni frase. Un’immersione totale in un universo infinito e labirintico ma davvero appassionante. Mi è molto utile anche lo studio delle miniature e delle fonti iconografiche. Non mi sto muovendo nell’invenzione perché resto fedele alla realtà storica, ma i fatti storici che, quando non c’è la diretta testimonianza di Christine risultano scarni, tento di portarli su una scenografia che potremmo immaginare. La scenografia di un Medioevo realistico quotidiano e femminile, un Medioevo casalingo da “interno”, un po’ diverso rispetto a quello più fantasy ed epico a cui siamo più abituati.

© Nicoletta Bortolotti

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Approfondimenti su “Un giorno e una donna. Vita e passioni di Christine de Pizan, prima scrittrice europea” di Nicoletta Bortolotti (Harper Collins Italia)

Un giorno e una donna - Bookrepublic

Sola, chiusa nella mia stanza,
sola senza più amico.
Sola, ovunque e in ogni luogo,
sola, che io vada o che resti…

Ha detto che uomini e donne sono uguali e che “una donna intelligente riesce a far di tutto e anzi gli uomini sarebbero molto irritati se una donna ne sapesse più di loro”. Ha detto che bisogna fare studiare le bambine e, se solo le donne avessero fatto i libri… Ha detto che le donne non provano piacere a essere stuprate, come molti credono, ma subiscono un dolore senza pari.
Lo ha detto un giorno in cui Parigi era un tempo più che un luogo, e l’anno 1405 era un luogo più che un tempo. Lo ha detto nel Medioevo insanguinato dalla Guerra dei cent’anni tra Francia e Inghilterra. Davanti a tutta la corte francese, a re e nobili.

Christine de Pizan, nata in Italia, prima biografa di Carlo V, prima storica donna, prima editor free-lance, prima poetessa e scrittrice. Donna. Per le donne compone una città, la Cité des Dames, una città-libro tirata su con malta e cazzuola dove le dame sono pietre. Pietre senzienti. Dentro un’altra città, Parigi, di pietre cieche e argento, dove perfino la luce del sole puzza di cadavere, quando si esce di casa per andare a fare la spesa al mercato, ma che si lascia camminare e amare nei suoi fianchi generosi.
Christine, la madre di libri, più che a Dio crede alla dea Fortuna, vestita di rosso, che gira incessantemente la sua ruota, e le compare di tanto in tanto a lato degli occhi, quando si mette allo scrittorio per realizzare i suoi preziosi manoscritti. O per scrivere a sua figlia Marie, andata in convento di sua volontà. Nelle lettere che le invia, tra una commissione da sbrigare e un bucato da stendere, sotto lo sguardo di una madre convinta che dovrebbe dedicarsi al fuso e non alla penna, Christine si rivela.
Una donna di mezz’età, disillusa, che attende la morte. Lei che ha tanto scritto non sa più quale sia il suo tempo verbale. Non è il passato remoto e nemmeno il presente. È il passato prossimo. Un passato-vicino, che seguita a narrare ogni donna.
Nelle lettere a Marie, Christine narra la sua nascita a Venezia nel 1365 e il trasferimento a Parigi, alla corte di Carlo V, dove il padre, medico e astrologo del re, le permette di studiare, caso unico per l’epoca, e dove lei bambina si perde nella labirintica biblioteca del Louvre. Narra di un matrimonio forzato a 15 anni con Étienne, poco più grande di lei. Un matrimonio d’amore, a dispetto di tutto, perché si può amare anche senza amore. Christine ama suo marito, partorisce tre figli ed è moglie e madre soddisfatta. Narra dei lutti che l’hanno sfogliata come un albero autunnale. E così, lei che aveva avuto un’infanzia agiata, si ritrova sola e vedova a 25 anni, in un Medioevo senza alcuna protezione, costretta a mantenere con il “mestiere” della scrittura i suoi tre figli, una madre anziana, una nipote povera e un cagnolino bianco, da “grembo”, che non vuole più mangiare. Costretta a diventare quasi “un vero uomo, capace di guidare navi” è prima editrice di se stessa, a capo di uno scriptorium dove si copiano e miniano volumi meravigliosi, tra cui i suoi.
Proprio grazie alla fragile, malsicura e frivola Dama Scrittura, oltre ad aver partorito nel dolore tre figli, cui sarà profondamente legata per il resto della sua vita, partorirà nella gioia numerosi libri, “allattandoli” con la mente. E, dalla prima “stanza tutta per sé” della storia, li manderà in giro per il mondo. Quando scrivere e femmina le paiono due terre inconciliabili.
Un giorno e una donna, non è solo il racconto di una madre e di una figlia che provano a parlarsi, a cercare una sofferta intimità, attraverso le lettere e attraverso la voce della stessa Christine, tratta anche dai brani originali dei suoi libri di un’attualità bruciante. È il romanzo mondo di un’epoca nostra, il Medioevo, lontano dall’epica dell’immaginario. Vicino all’epica femminile del quotidiano, dove anche duchi, re e regine non sono personaggi ma persone, che soffrono, amano, lottano, combattono. È un romanzo sul tempo, intessuto come un arazzo dei maestri arazzieri, e sulla memoria, labile e infida, come i ricordi ricordati da altri e le biografie del non detto. Una città di donne, però, non è città di memoria, bensì d’oblio.
A 53 anni, amareggiata dalla violenza della guerra, Christine depone la penna, lascia la sua Parigi e raggiunge la figlia nel convento di Poissy. Ma dopo 11 anni di silenzio quella penna torna a impugnarla, così come un’adolescente sta impugnando una spada per salvare la Francia dagli Inglesi. E Christine scriverà la prima biografia di Giovanna D’Arco, mentre la pulzella d’Orleans è ancora vivente. Fortuna, però, che innalza e percuote, e i cui colpi di scena sono più mirabolanti e inattesi di quelli inventati da Omero o dai maestri romanzieri che sono i sogni, è clemente. Forse anche Dio. Perché taglia il gambo della vita di Christine un anno prima che Giovanna d’Arco a 19 anni venga bruciata viva nella piazza di Rouen. E le concede, come ultima grazia, di non assistervi.

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https://www.ibs.it/biopics/2886730215567_0_0_250_0.jpgNicoletta Bortolotti nasce in Svizzera, ma vive in Italia. Laureata in Pedagogia, da molti anni redattrice Mondadori, autrice per ragazzi e per adulti, pubblica per le maggiori case editrici e collabora con il supplemento culturale de “La Provincia di Como” e con le riviste letterarie “Letteratitudine” e “Clandestino”. Ha pubblicato per Sperling & Kupfer Il filo di Cloe ed E qualcosa rimane, ora ripubblicato con Besa Editrice (premio Carver e premio Leonforte); per Mondadori Sulle onde della libertà (finalista al premio Bancarellino); per Einaudi ragazzi In piedi nella neve (premio Gigante delle Langhe e premio Cento), Oskar Schindler Il Giusto e La bugia che salvò il mondo. Per Harper & Collins Chiamami sottovoce (premio Alvaro Bigiaretti e premio Giuditta), grazie al quale è stato realizzato un documentario per Rai3 sui bambini nascosti. Per Giunti ha pubblicato Disegnavo pappagalli verdi alla fermata del metro, storia vera di Ahmed Malis. Per Mondadori Contemporanea il romanzo per ragazzi Quelle in cielo non erano stelle e per Gribaudo l’illustrato Il cielo degli animali.

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