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COL FUMO NEGLI OCCHI di Daniela Ginex (Kalós)

novembre 20, 2022

Col fumo negli occhi - Daniela Ginex - copertina“Col fumo negli occhi” di Daniela Ginex (Kalós)

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di Consuelo Consoli

Può un libro conquistare anche se la protagonista è tutt’altro che apprezzabile? La risposta è sì se il romanzo in questione è “Col fumo negli occhi” di Daniela Ginex.
Matilde Regalbuto è un’anziana signora, anzi signorina come lei stesse tiene a precisare, pregiandosi dell’anglosassone single secondo le più moderne tendenze, che vive nel suo fastoso appartamento in compagnia del fratello Michele, ormai completamente eroso dalla malattia che lo ha anche privato delle facoltà mentali, e della domestica Lina. Su quest’ultima, Matilde riversa puntualmente le sue intemperanze intrise da un disprezzo neppure troppo velato. E come potrebbe essere diversamente per la baronessina Regalbuto che vanta la provenienza da una schiatta nobile, si gloria di essere stata una petite prodige, incantatrice di platee deliziate dalla sua voce d’usignolo e che, proprio per il suo irraggiungibile status sociale ha rifiutato di sposarsi disdegnando di unirsi in matrimonio con un uomo che sarebbe stato certamente indegno di starle al fianco?
Queste sono le premesse sulle quali l’autrice intesse la trama del suo secondo romanzo che, sostenuto da una chiarezza espositiva assolutamente consona ai personaggi e da ricchezza di dettagli scorre fluido regalandoci pagine che nulla hanno da invidiare ad altre di munroniana memoria.
Seguendo Matilde nella teoria di stanze ingombre di mobili, gingilli e quant’altro Daniela Ginex ricostruisce ambientazioni in cui il lettore in qualità di muto testimone entra in punta di piedi, respirandone l’atmosfera decadente e polverosa.
Nel dispiegarsi di presente e passato si va delineando la personalità di Matilde Regalbuto, la sua incapacità di separarsi anche dal più insignificante di suoi cimeli, la protervia gelosia con la quale custodisce e difende i tesori di famiglia, nella paura che venga derubata da serve rapaci e altrettanto rapaci parenti. La cifra stilistica adottata dall’autrice per svelare l’interiorità dei vari personaggi, e in particolare di Matilde, è l’aspetto più interessante di questo romanzo, mettendo in luce la dicotomia che intercorre tra l’apparire e l’essere. Una scrittura giocata sul dire e non dire, sul mostrare e omettere che ben rende i percorsi tortuosi intrapresi dai personaggi e che svela le pieghe più nascoste e grette di certi individui.
Basterebbe solo il piccolo mondo racchiuso nelle stanze dell’appartamento di piazza Europa, quello abitato da Matilde, a chiudere la cornice del romanzo, ma questo a Ginex non è sufficiente, occorre che il lettore sprofondi letteralmente in questo microcosmo di voci sommesse, diffidenze, sospetti, in quella speciale attitudine a malignare che brulica oltre le facciate rispettabilissime e onorate di taluni casati. Ecco che con un abile gioco di focalizzazione retrospettiva, l’autrice punta lo sguardo su Michele, fratello amatissimo di Matilde, facendone  conoscere i retroscena di una vita non proprio edificante: il vizio del gioco, la tendenza a scansare le incombenze più serie e gravose, l’incapacità congenita ad assumersi ogni forma di responsabilità che inducono il padre a farlo arruolare nell’esercito.
La guerra che si combatte è quella colonialista, dettata dalla follia espansionistica che portò molti Stati Europei a invadere territori africani, indiani, americani, violandone l’indipendenza.
Una contestualizzazione storica, quella della Ginex che, oltre a tratteggiare senza sconti o indulgenze la personalità di Michele, è un atto di accusa contro i conflitti i quali, a dispetto di ogni millantata, buona motivazione, originano sempre e comunque dalla smania di potere e da interessi economici.
A questo punto il lettore potrebbe anche convincersi che il quadro sia completo, si è affezionato alla protagonista nonostante i suoi discutibili comportamenti, conosce le beghe della famiglia da cui proviene con tutto l’indotto di invidia, opportunismi che guidano l’operato di ogni singolo componente, ha compreso come il pregiudizio non ancora sfatato delle differenze di classe, abbia generato e continui a generare gli abusi di certi datori di lavoro sul personale al loro servizio, cos’altro può essere aggiunto a tutto questo? La risposta più spontanea sarebbe “nulla” ma l’autrice, sorprendendo ancora una volta, introduce l’elemento mistero. Perché Michele Regalbuto ha stilato un testamento quando per diritto tutto ciò che è in suo possesso dev’essere ereditato dalla sorella Matilde? Cosa nascondeva l’uomo? E perché, proprio Matilde, è l’unica a non conoscere il “segreto di Pulcinella”?
Con un sorriso ironico ma mai spietato, tipico della sua scrittura, Daniela Ginex incide una linea di demarcazione tra nobili e plebei, o se preferiamo, tra fortunati e sfigati, poiché come tutti sappiamo, non è possibile scegliere la famiglia nella quale nascere. Da una parte ci sono quindi i blasonati, coloro che, come unica preoccupazione hanno quella di dimostrare la loro superiorità, come Matilde, Angelina sua madre, lo stesso Michele il quale, dietro il sorriso accattivante e l’apparente gentilezza, nasconde segreti inconfessabili,  volontariamente ignorati dalla famiglia per non inficiarne l’immagine  eroica, mentre dall’altro ci sono i servi, coloro che devono praticare la devozione verso il padrone come unico credo e chinare sempre la testa in segno di obbedienza.
In questo romanzo corale è proprio a quest’ultimi che l’autrice assegna la titolarità di esseri umani, di persone cioè che sanno ancora amare, senza travestimenti ipocriti e immuni dalla vanità, secondo valori che contano  ben di più dell’appartenenza a un’aristocrazia puramente formale ma vuota di vera nobiltà d’animo.
Riuscirà mai a comprenderlo Matilde mentre, barricata nelle sue stanze, aspira con voluttà il suo ennesimo sigarino, esalando nell’aria quel fumo che intorbida e nasconde la verità? Con quest’ultima immagine che chiude un cerchio perfettamente congegnato l’autrice consegna ai lettori una storia che ha un sapore antico, intriso di sicilianità,  ma con un’ eco perfettamente aderente ai tempi attuali nei quali il possesso o l’avere, così come per primo asserì Fromm, viene confuso con l’essere.

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La scheda del libro: “Col fumo negli occhi” di Daniela Ginex (Kalós)

Col fumo negli occhi - Daniela Ginex - copertinaLa pendola del salotto risuona, Matilde non può far altro che accendere un altro sigarino e rievocare quella brutta storia dall’inizio. Rammenta i fatti, ne analizza ogni aspetto, vaglia ogni sfumatura. Ricomincia da capo, se necessario. Una volta e poi un’altra ancora per tentare di dissolvere il fumo che la avvolge. Dal primo giorno, da quando tutto è iniziato. Casa Regalbuto, Valladinò, Catania. La piccola Matilde col fratello del cuore, Michele, e i primi successi da Petite Jolie. Le incomprensioni con la madre, la baronessa Angelina, il legame con la serva Margherita e con la figlia di lei Lina, Linuzza, una bambola in carne e ossa da aggiungere alla sua collezione. E poi ancora Matilde matura che si prende cura di Michele, le velleità artistiche sfumate, Lina e Matilde ancora insieme, serva e padrona sempre in casa Regalbuto. Dubbi, interrogativi, incoerenze, improvvise mancanze. Con il sigarino tra le dita rugose e inanellate, Matilde riavvolge il nastro a ogni ricordo, guadagnando qui e là qualche frammento di un segreto sconcertante, una verità che la famiglia ha nascosto per quasi un secolo e che ora, seppur offuscata, riaffiora piano piano. Ma a quale prezzo?

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Daniela Ginex vive e lavora a Catania. Ha pubblicato il romanzo Divagazioni amorose (Algra Editore, 2017) e dei racconti in diverse antologie e riviste. Il suo racconto Anime gemelle (2021) è stato finalista della call “Oltre il velo del reale” a cura del premio Calvino.

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