Home > Incontri con gli autori > IL TAGLIO FREDDO DELLA LUNA di Piera Carlomagno (Solferino)

IL TAGLIO FREDDO DELLA LUNA di Piera Carlomagno (Solferino)

novembre 22, 2022

Il taglio freddo della luna - Piera Carlomagno - copertina“Il taglio freddo della luna” di Piera Carlomagno (Solferino): incontro con l’autrice e un brano estratto dal romanzo

 * * *

Piera Carlomagno è giornalista professionista e scrive sul «Mattino»; con il romanzo Una favolosa estate di morte, edito da Rizzoli, ha vinto il premio Romiti di «Ombre», sezione Emergenti, al Caffeina Festival di Viterbo.

È direttrice artistica del SalerNoir Festival, che nell’estate del 2022 è giunto all’ottava edizione.

È laureata in cinese e ha tradotto un’opera teatrale del premio Nobel Gao Xingjian. Con Solferino ha pubblicato Nero lucano (2021).

Il suo nuovo romanzo, anche questo pubblicato da Solferino, si intitola: Il taglio freddo della luna.

Abbiamo chiesto all’autrice di parlarcene…

* * *

«Volevo che le storie di Viola Guarino raccontassero il Sud moderno e la Basilicata di oggi» ha detto Piera Carlomagno a Letteratitudine, «fatta di terre suggestive, di magia e incanto, ma capace di indicare quanta strada c’è ancora da fare sulla questione meridionale, sulla questione femminile, sullo sviluppo economico e le disuguaglianze. La letteratura crime è adatta a questo genere di racconto, le storie gialle inventate e inserite in un contesto sciasciano o di denuncia, acquistano il sapore del noir.
https://64.media.tumblr.com/5c2e05630ce86b30f2fc5df968ed31b9/e7bc45af3290a2de-3d/s500x750/1299666183dd76e59da3e7fb5d911d52282492c6.jpg Ho creato Viola come l’incarnazione della Basilicata così come l’ho letta e interpretata, andando a conoscerla meglio per poterne scrivere; una terra, quella dei miei genitori, in bilico tra passato e futuro, arcaica e nello stesso tempo lanciata verso l’innovazione; un luogo di antichi feudatari e contadini dallo sguardo serio e fisso, così come si conserva nell’immaginario collettivo, ma anche una terra da cui sgorga il petrolio, le cui quotazioni vengono seguite come in un Emirato Arabo; la culla della civiltà Greca, ma anche un cono d’ombra in cui una misteriosa “fossa irreversibile” nasconde scorie radioattive che furono la conclusione e il fallimento di uno dei primi esperimenti del nucleare italiano. In bilico o in uno stato di dualità permanente è anche la vita di Viola: infatti lei è un’anatomopatologa, consulente scientifica delle procure, ma anche nipote di una delle ultime lamentatrici funebri, donne vestite di scialli sfrangiati, nere come corvi, che andavano a piangere ai funerali degli estranei a pagamento. Le lamentatrici lucane sono forse state il primo germe dell’idea (come diceva Patricia Highsmith), nato in me quando ho ripensato a un esame di antropologia culturale che anni fa studiai sui testi di Ernesto De Martino. “Morte e pianto rituale” attraversava le terre del Mediterraneo in cui le prefiche stabilivano rapporti con i morti perché tornassero per qualche istante e con i vivi per evitare loro la disperazione. L’antropologo partì per questo viaggio proprio studiando le lamentatrici lucane di Pisticci e Senise soprattutto. La morte fisica e la morte spirituale sono l’essenza della vita di Viola e il suo senso per le indagini. “Il taglio freddo della luna” è la mia terza storia con lei protagonista, l’ambientazione è il metapontino, la costa ionica. Protagonisti sono i membri di una famiglia di ex latifondisti, che si sono imparentati con la Roma bene, ma conservano in Basilicata terre e proprietà e un’aura di potere ancora intatta. E’ il 26 agosto 2021, ultimo giorno di vacanza prima del rientro nella Capitale e Marina Pietrofesa Cortese, la matriarca, ha organizzato, come ogni anno, il pranzo di fine estate a Palazzo Margherita di Bernalda, l’hotel di proprietà del regista Francis Ford Coppola. Ma tra tutti i familiari, a quel pranzo non si presenta Wlady, il ventenne nipote destinato a risollevare le sorti della famiglia, bello come il sole e come il nobile che ispirò Thomas Mann quando scrisse “Morte a Venezia”. Nel frattempo, poco distante, nel bosco Pantano di Policoro, in una villa futuristica e nascosta dalla vegetazione, viene trovato il cadavere del fisico responsabile della “fossa irreversibile”. Qualcosa unisce i due casi in maniera inequivocabile e Viola entra a gamba tesa, come al suo solito, nella vita di queste famiglie che mai avrebbero immaginato una fine delle vacanze così piovosa e grigia».

© Piera Carlomagno

https://64.media.tumblr.com/09f03e79af16aeded90fc04d679a8caa/e7bc45af3290a2de-b3/s1280x1920/c23467647cc1ae8d625dcee3f63f9648bfd347b6.jpg

* * *

Un brano estratto da “Il taglio freddo della luna” di Piera Carlomagno (Solferino)

https://64.media.tumblr.com/346927ebc43f9ab3159abc8ffe7d5f41/e7bc45af3290a2de-2e/s500x750/ced694bd4028bf40c2023e614deb69a641c35831.jpg

 

«Chi mi ha conosciuto in quegli anni non può dimenticarmi. Vorrebbe tornare indietro e fare in modo di non incontrarmi più.
Io sono pietra, e fredda acqua di fontana, e fango che respinsi, e bombe che sfidai. Io sono il giorno che non avresti voluto e le notti di cui non hai saputo privarti, sono il lampo che ti ha accecato per sempre e la vigilia lunga di una festa che non è arrivata, sono la tua vendetta e la tua croce, sterile girovagare e traguardo di vittoria.
Ridi, sono la tua cecità, l’unica vita che hai vagheggiato. Piangi. Io sono il tuo castigo.»
Dalla lettera che cancellò i privilegi che mi erano stati concessi.

Alberi di banano, dalle foglie grandi con gli orli ricci, gialli e tagliuzzati dal vento, appaiono lungo la provinciale disseccata dal sole di agosto, alternati ora a tabelloni pubblicitari di una bibita in voga, ora a piante di fichi d’india dall’aspetto infernale, veri attacchi armati a una fantasia ai limiti della percezione; come è la mia. Sul sedile posteriore della Simca di mio padre mi porto le mani alla gola e apro la bocca; ho fame d’aria, sono asfissiato, mi trascino senza più forze né fiato nel deserto messicano di Chihuahua. Quei frutti rossi e gialli spinosissimi che sfrecciano accanto all’auto, sono già il riflesso del desiderio della tua bellezza che si avvicina, come ogni estate. Tu sei quella carne che qui cresce spontanea, di bacche dense e vischiose e inverosimile perfezione di forme.
La musica va a tutto volume, i successi di Sanremo tracimano come maree su case diroccate e monasteri abbandonati dai monaci in fuga. Io, con la testa rovesciata all’indietro e gli occhi spalancati verso il lunotto posteriore, cerco la tua pelle scivolosa e saporita di acqua e sale, non sto più nella mia, tanta è la voglia di rivederti; quasi piango di desiderio mentre, per un istante lungo, stormi di uccelli neri oscurano il cielo, e gracchiano misteriosi sotto il sole implacabile.

(Riproduzione riservata)

© Solferino

* * *

La scheda del libro: “Il taglio freddo della luna” di Piera Carlomagno (Solferino)

Taglio freddo lunaGli ultimi istanti di quiete, l’ultimo lampo di spensieratezza: è l’inizio del pranzo di fine estate che Marina Pietrofesa Cortese, matriarca ottantenne, ha imbandito per la famiglia, in uno degli eleganti lidi della costa ionica lucana.
Certo è strano che Wlady, nipote prediletto di Marina, non sia arrivato, ma la sua assenza è solo un’increspatura nell’atmosfera dorata che avvolge quella famiglia di antichi latifondisti. Ben diversa la giornata di Viola Guarino, chiamata ad analizzare una scena del crimine che sembra una quinta teatrale: il professor Vittorio Ambroselli ucciso come Marat nella vasca da bagno della sua casa ricca di opere d’arte.
Uno come Ambroselli, riflettono gli inquirenti, tra cui l’affascinante sostituto procuratore Loris Ferrara, poteva avere molti nemici: era il fisico della Fossa Irreversibile in cui, a pochi chilometri da lì, negli anni Cinquanta, erano state nascoste le scorie nucleari americane.
E quando viene a galla la relazione di sua figlia diciassettenne, Ginevra, con il giovane Wlady – la cui assenza comincia ad assumere i contorni di una scomparsa – i due casi appaiono inequivocabilmente collegati. La soluzione si trova solo nel presente o in un passato che, come le scorie nucleari, è sepolto nelle profondità della colpa?
L’ultima estate dell’innocenza: un evento, un’esperienza, un topos che per i protagonisti di questa storia torna e si ripete come una maledizione.
Piera Carlomagno tesse in questo nuovo noir una magistrale trama di ombre in cui stavolta anche l’indomita Viola Guarino, anatomopatologa e un po’ strega, faticherà a non restare invischiata.

* * *

© Letteratitudine – www.letteratitudine.it

LetteratitudineBlog / LetteratitudineNews / LetteratitudineRadio / LetteratitudineVideo

Seguici su Facebook TwitterInstagram

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: