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ROUTE 96 BIS di Giovanni Bracco (Porto Seguro)

marzo 27, 2023

https://64.media.tumblr.com/5f4d29a613cbc49438514ccccab8dc6c/62bb71b46dea2fef-9d/s500x750/51c4f029f596f270dcece04226836ca5ea7833fb.jpg“Route 96 bis” di Giovanni Bracco (Porto Seguro): incontro con l’autore e un brano estratto dal romanzo

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Giovanni Bracco (Polla, 1961) è giornalista professionista, poeta, scrittore. Laureato con lode in Lettere e diplomato in pianoforte, vive a Roma. Ha pubblicato cinque libri di poesia con La Vita Felice editore (Le grandi mani calme, Il nostro tempo, Il mare mi ha deposto dalla croce – Mediterraneo, Sull’orizzonte dei binari in fuga – Carme familiare, Urne). Con Cyberwit.net ha pubblicato il libro di poesia Nocturnes in inglese e in italiano. Sue poesie, tradotte in inglese e spagnolo, sono pubblicate su diverse riviste internazionali. Con Route 96 bis esordisce nella narrativa per i tipi di Porto Seguro.

Abbiamo chiesto all’autore di parlarcene…

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«Ho avuto voglia di scrivere le storie di questo libro dopo aver incontrato il distributore di carburante al km 3 della strada statale 96 bis, che collega Oppido Lucano con Gravina in Puglia», ha detto Giovanni Bracco a Letteratitudine. «Quel luogo mi ha catturato: la valle del Bradano, le dolci colline sulle quali si distende la coltivazione del grano, le pale eoliche che sovrastano gli uliveti ma ammettono la fragilità dei giganti se il vento, come spesso accade, non le rianima.
https://64.media.tumblr.com/8e018f75e7d2ac71a80a1384599e4d5c/62bb71b46dea2fef-fb/s500x750/18859f4fb2f4c1184854bb7a5ea886df45423c08.jpgNel bar del distributore, che sembra spuntato dal nulla, c’era un poster. Oggi non c’è più. Vi era raffigurato un paesaggio semidesertico americano, con un chopper sulla sinistra in primo piano. Il tono di fondo era giallo e arancio, letteralmente allucinante: la temperatura torrida che si indovinava nella raffigurazione poteva dar luogo a liquide visioni all’orizzonte, se ci si fosse trovati là. Una strada solcava quel paesaggio e un cartello ne recava il nome: “ROUTE 96 BIS”. Un’intuizione del gestore del locale. Nella realtà, la valle del Bradano non offre allo sguardo gli orizzonti liberi e sconfinati della provincia americana. Ma una certa idea in cui la natura, piegata alle esigenze dei pionieri agricoltori si mescola alla desolazione dell’anima era stata centrata. Quel paesaggio lucano è, peraltro, connotato da un’apparente lontananza dei pochi centri abitati, sulle alture dello sfondo, mentre porzioni regolari di terreno sono punteggiate dalle case coloniche per lo più abbandonate.
Così ho immaginato due paesi, con nomi di fantasia, Serracupa e Casteldiano, e i personaggi del libro hanno pian piano incominciato ad abitarli. Vi sono diversi fili che legano tra di loro le storie che ho raccontato. Il primo è il paesaggio, poi certamente c’è l’emigrazione e il ritorno, carico di dolore. Vi sono personaggi che riappaiono, oppure ne riaffiora la memoria, oppure ancora entrano in scena i figli o i nipoti.
Ed ecco, dunque le tre storie: la riconciliazione con Serracupa di Peppino, emigrato da giovane in Germania, i suoi incontri con Minuccio, il capostazione che regola un traffico quasi inesistente: figura angelica nella quale Peppino incontra molte verità su se stesso; l’incanto di Antonio, avvocato dedito alla causa dei migranti, di fronte ai cicli della vita che governano l’inverno e la rinascita della natura e anche la discendenza dell’uomo; un amore malato, quello del maturo Amedeo, sarto di Casteldiano, di origine albanese, per la giovane e fragile Carmen, la più bella ragazza del paese di cui non ascoltiamo mai la voce. Solo il primo racconto contiene un piccolo fondo di storia vera. Tutto il resto impegna solo la mia fantasia.
In quei due paesi c’è molto del mio luogo d’origine, Polla, che è in provincia di Salerno ma ricade per tradizioni, cultura, anima, nella Lucania Occidentale. Polla è nel Vallo di Diano; la valle del Bradano è oltre Potenza. Ma mi sono trovato a casa nel raccontare queste storie nelle quali ho riversato il ricordo del mio paese e le esperienze di una vita».

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Un brano estratto da “Route 96 bis” di Giovanni Bracco (Porto Seguro)

Il canto del Bradano

Per scendere sulla riva del Bradano avevano dovuto fare qualche acrobazia, tenersi ai rami più giovani della boscaglia che costeggiava il fiume. Finalmente erano approdati su una sponda ghiaiosa e stesero la coperta. Antonio si chinò sulle acque che fluivano con calma e vi immerse le mani. Quell’atto di comunione gli fece ascoltare il canto del fiume come se si trovasse all’interno di una chiesa, al centro stesso del coro, e non più all’esterno, dove il canto sarebbe giunto come soffocato, povero di armonici.
Il Bradano tintinnava come una fontanella, Antonio riusciva a distinguere le diverse intensità e i colori di quel canto da tratto a tratto, nella porzione visibile del corso. Davanti a lui sembrava una fontanella che batte gentilmente sull’acciottolato. Il letto era piuttosto stretto, pochi metri. Più indietro, il flusso in arrivo fremeva sottovoce attraversando le fronde a pelo d’acqua. Poi il fiume incontrava una serie di sbarramenti di sassi e rami secchi e le acque sobbalzavano, il mormorio s’accresceva, la fontanella allegra e gentile adesso era accompagnata da qualche rimbombo nel grave. Più avanti si spegneva lentamente, fino a perdersi oltre il cavalcavia della statale.
La minuscola spiaggia sulla quale si erano distesi li nascondeva all’ombra di una galleria di pioppi argentati.
«Parli come un poeta della beat generation», la sfotteva Antonio.
«Chi?».
«Niente. Il mio professore al liceo era fissato e, sconfinando dal programma, suggeriva letture, forniva spiegazioni, commenti, raccontava storie a quelli che considerava più bravi. Qualche volta lo incontravamo a casa, nel pomeriggio per questi supplementi. Alcuni di quei poeti parlavano come fai tu. Quasi sempre sotto l’effetto di droghe».
«Mi stai dicendo non solo che sono nipote di una fattucchiera, ma pure che sono drogata, ti rendi conto?».
«No, in effetti non lo sei. Qualche volta penso che sarebbe bello che ti abbandonassi un po’. Bello per me, s’intende. Più comodo. Invece non fai altro che marcare le distanze, tirare allo stremo la tua tensione verso una vita indipendente che dipingi o, per meglio dire, immagini come un ideale collage
di prime volte, senza complicazioni, contro ogni convenzione. Pronta a fuggire non appena un retino si accosta alle tue ali di farfalla».
«È così: quando pensi di avermi capito, io fuggo. Non provare a capirmi».
«Dovrei prenderti come sei, senza pensare di poterti avere per sempre».

(Riproduzione riservata)

© Porto Seguro

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La scheda del libro: “Route 96 bis” di Giovanni Bracco (Porto Seguro)

https://64.media.tumblr.com/5f4d29a613cbc49438514ccccab8dc6c/62bb71b46dea2fef-9d/s500x750/51c4f029f596f270dcece04226836ca5ea7833fb.jpgTre storie ambientate in Basilicata, nella valle del Bradano, solcata dalla Statale 96 bis con un distributore di carburante che sembra spuntato dal nulla. Tre storie legate dal paesaggio, dai paesi (di fantasia), da personaggi che riappaiono o lasciano il testimone a nuovi protagonisti: la riconciliazione col paese natale di Peppino, emigrato da giovane in Germania; l’incanto di Antonio, avvocato dedito alla causa dei migranti, di fronte ai cicli della vita che governano l’inverno e la rinascita della natura e anche la discendenza dell’uomo; un amore malato, quello del maturo Amedeo, sarto di Casteldiano, per la giovane e fragile Carmen.    
Tre racconti intrisi di affascinante lirismo e di una sapiente capacità di intreccio quasi cinematografica.  

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