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Keyword: ‘"Gli anni della leggerezza"’

GLI ANNI DELLA LEGGEREZZA, di Elizabeth Jane Howard (un estratto)

In esclusiva per Letteratitudine pubblichiamo un estratto del romanzo GLI ANNI DELLA LEGGEREZZA, di Elizabeth Jane Howard – La saga dei Cazalet
Fazi editore, 2015 – Traduzione di Manuela Francescon

[Clicca di seguito per informazioni su E. Jane Howard e “Gli anni della leggerezza”]

 

Lansdowne Road
1937

La giornata cominciò alle sette meno cinque: la sveglia
(sua madre gliel’aveva regalata quando era andata a servizio)
si mise a suonare e continuò imperterrita finché Phyllis
non la ridusse al silenzio. Sul cigolante letto di ferro sopra
il suo, Edna gemette e si girò, rannicchiandosi contro
la parete; perfino d’estate odiava alzarsi, e d’inverno capitava
che Phyllis dovesse strapparle di dosso le lenzuola. Si
mise seduta, si sciolse la retina e cominciò a togliersi i bigodini.
Quel giorno aveva il pomeriggio libero, si sarebbe
lavata i capelli. Scese dal letto, raccolse la trapunta che era
finita in terra durante la notte e aprì le tende. La luce del
sole ingentilì di colpo la stanza, trasformando il linoleum
in caramello e donando una tonalità blu ardesia alle scheggiature
del catino lavamani di smalto bianco. Si sbottonò
la camicia da notte di flanella leggera e si lavò alla maniera
che le aveva insegnato sua madre: il viso, le mani e poi
– ma con circospezione – le ascelle, con un panno imbevuto
d’acqua fredda. «Muoviti», disse a Edna. Buttò l’acqua
sporca nel secchio e cominciò a vestirsi. Si tolse la camicia
da notte restando con la sola biancheria e si infilò il
vestito di cotone verde scuro che usava la mattina. Sistemò
la cuffia sui boccoli grossi come salsicce – non li aveva
spazzolati – e si legò il grembiule attorno alla vita. Edna,
che al mattino si lavava appena, riuscì a vestirsi mentre era
ancora a letto: un retaggio dell’inverno (la stanza non era
riscaldata e per nessun motivo al mondo avrebbero aperto
la finestra). Alle sette e dieci erano entrambe pronte a
scendere con passo lieve nella casa ancora immersa nel
sonno. Phyllis si fermò al primo piano e aprì la porta di
una delle camere. Tirò le tende e udì il pappagallo fremere
impaziente nella sua gabbietta. Leggi tutto…

CAMBIO DI ROTTA di Elizabeth Jane Howard (un estratto)

Pubblichiamo un estratto del romanzo CAMBIO DI ROTTA di Elizabeth Jane Howard (Fazi editore – Traduzione di Manuela Francescon)

All’uscita, nel 1959, questo romanzo fu incluso insieme a “Lolita” di Nabokov fra i migliori libri dell’anno da «The Sunday Times»

 * * *

Saliti in nave, gli si presentò l’opportunità di ricavarsi un attimo di solitudine. Ne ho bisogno, pensò. Ho bisogno di un po’ di silenzio. O di pace, forse, perché dentro di lui di silenzio ce ne era ben poco. Aveva trovato un angolino vuoto e assolato sul ponte e si era seduto contro una delle scialuppe, con gli occhi chiusi. Sono troppe persone diverse, pensò, troppi ometti inquieti si agitano in me. Ne vedeva con gli occhi della mente un’intera processione, bassi, trasandati e identici, tutti con un cartello al collo che diceva: «JOYCE CE LA FARÀ».
C’è l’ometto che ha paura di essersi già lasciato alle spalle gli anni migliori della sua vita; quello che ha sempre dato per scontata la sua piccola sorgente interiore e adesso teme seriamente che si sia prosciugata; poi c’è l’ometto con una moglie che ha bisogno di lui ma non lo vuole. Per qualche assurda ragione non ho un paese né una casa da poter dire mia. Di quello che scrivono sul teatro, anche sul mio teatro, m’importa sempre meno. Non ho figli di cui preoccuparmi, a meno di considerare tale Jimmy, che di certo non mi vede come un padre. Questo rovinerebbe il suo bell’edificio romantico: lui che lavora, per pura passione artistica, col brillante, impareggiabile drammaturgo. Leggi tutto…

TUTTO CAMBIA di Elizabeth Jane Howard (un estratto)

Pubblichiamo un estratto del romanzo TUTTO CAMBIA di Elizabeth Jane Howard (Fazi editore – Traduzione di Manuela Francescon). Il quinto volume della saga dei Cazalet

Rachel

«Sento che manca poco».
«Duchessa!».
«Mi sento bene». La Duchessa chiuse gli occhi un momento. Parlare la stancava, come tutto del resto. Tacque alcuni istanti e poi disse: «In fondo ho avuto più tempo di quello che secondo Mr Housman doveva essermi concesso… ben vent’anni di più! L’albero più bello… io però ne avrei scelto un altro». Alzò lo sguardo sul volto stravolto della figlia, pallido, con gli occhi cerchiati per la mancanza di sonno e la bocca contratta nello sforzo di non piangere. Poi, con enorme fatica, la Duchessa sollevò una mano dal lenzuolo. «Rachel, cara, non tormentarti tanto. Mi fai stare in pena».
Rachel le prese la mano tremante e ossuta e la strinse tra le proprie. No, non doveva farla stare in pena: sarebbe stato da egoisti. La mano di sua madre, picchiettata di macchie, era così smagrita che il cinturino d’oro dell’orologio le pendeva dal polso col quadrante rigirato e l’anello nuziale le era scivolato ben oltre la falange. «Tu che albero avresti scelto?», le domandò allora.
«Bella domanda. Fammici pensare».
Guardò il volto di sua madre rianimato dal gusto della scelta – un serio dilemma…
«Una mimosa!», disse infine la Duchessa. «Ha un profumo delizioso. Non sono mai riuscita a farne crescere una». Sollevò una mano e tentò di stringere il lenzuolo. «Non è rimasto nessuno che mi chiami Kitty. Non immagini nemmeno…». Parve soffocare e tossì debolmente.
«Vado a prenderti un po’ d’acqua». La caraffa però era vuota. Rachel trovò una bottiglia di acqua minerale in bagno, ma quando tornò nella stanza sua madre era già morta. Leggi tutto…

IL TEMPO DELL’ATTESA di Elizabeth Jane Howard (un estratto)

Pubblichiamo un estratto del romanzo IL TEMPO DELL’ATTESA di Elizabeth Jane Howard (Fazi editore – Traduzione di Manuela Francescon)

[I post di Letteratitudine dedicati al precedente romanzo di Elizabeth Jane Howard, Gli anni della leggerezza“, sono disponibili qui]

Quel sabato tutti gli adulti residenti alla Casa del Pero – ovvero Villy con Edward (l’unico ritardatario), Sybil con Hugh e Jessica con Raymond e Lady Rydal – furono invitati a cena a Home Place per espressa volontà del Generale. Solo Miss Milliment dovette restare insieme ai bambini più grandi, tra cui quelli di Home Place che erano stati oggetto dello scambio. All’arrivo di Edward, la cena degli adulti stava appena iniziando, con l’arrosto di vitello, le deliziose polpettine speziate di Mrs Cripps servite con sottilissime fette di limone, purè di patate e fagiolini. C’erano quindici persone intorno al lungo tavolo, che per l’occasione era stato dotato di una quarta prolunga, e Bertha aiutava Eileen a servire le verdure. Sid, ben conscia di essere l’unica esterna alla famiglia – una situazione in cui per una ragione o per l’altra si ritrovava spesso –, osservava i commensali con una simpatia che, oltre alla consueta ironia, conteneva anche una forma di soggezione. Quel giorno tutti avevano lavorato sodo ai preparativi per la guerra imminente, ma adesso si comportavano e parlavano come se quella fosse una sera come tutte le altre. Mentre gli altri mangiavano o conversavano, lasciò errare lo sguardo lungo il lucido tavolo scuro. Il Generale stava raccontando un aneddoto sull’India a Lady Rydal, che di frequente lo interrompeva: entrambi si consideravano delle autorità in materia, lui in virtù dei tre mesi che vi aveva trascorso con la moglie negli anni Venti, lei in quanto era nata proprio là, «nel pieno dell’ammutinamento», come amava dire. «La mia ayah mi portò in giardino e mi tenne nascosta nel capanno del giardiniere per due giorni, salvandomi la vita. Perciò vede, Mr Cazalet, perché non posso considerare tanto inaffidabili gli indiani, anche se capisco che i meno informati possano pensarla così. Inoltre…», aggiunse a suggello di tanta magnanimità, «…non posso credere che gli indiani abbiano cambiato la loro natura. Ricordo la loro commovente lealtà: mio padre, uomo la cui esperienza non ha pari, diceva sempre che dei suoi sepoy si fidava come fossero fratelli». Leggi tutto…

ELIZABETH JANE HOWARD E LA SAGA DEI CAZALET

ELIZABETH JANE HOWARD E LA SAGA DEI CAZALET

Domani sera (giovedì, 16 settembre), su Letteratitudine, pubblicheremo un estratto del primo romanzo della saga dei Cazalet: “Gli anni della leggerezza” (appena pubblicato per Fazi editore, traduzione di Manuela Francescon)

Elizabeth Jane Howard, prolifica scrittrice inglese (Londra, 26 marzo 1923 – Bungay, 2 gennaio 2014), fu figlia di un ricco mercante di legname e di una ballerina del balletto russo. Ebbe un’infanzia infelice a causa della depressione della madre e delle molestie subite dal padre. Donna bellissima e inquieta, ha vissuto al centro della vita culturale londinese della seconda metà del Novecento e ha avuto una vita privata burrascosa, costellata di una schiera di amanti e mariti, fra i quali lo scrittore Kingsley Amis (padre di Martin Amis). Da sempre amata dal pubblico, solo di recente Howard ha ricevuto il plauso della critica. Ha al suo attivo la pubblicazione di quindici romanzi. La saga dei Cazalet è la sua opera di maggior successo, con un milione di copie vendute. Nel 2014 Fazi Editore ha pubblicato il suo romanzo “Il lungo sguardo“. Dal 10 settembre, sempre per i tipi di Fazi, è in libreria il primo dei cinque volumi della saga dei Cazalet: “Gli anni della leggerezza“.

* * *

martin-amis-elizabeth-295850Martin Amis ha avuto modo di raccontare del suo rapporto con Jane (la sua eccezionale matrigna, qui nella foto tra lui e il padre Kingsley) in un articolo pubblicato sul Mail on Sunday e interamente disponibile, con traduzione in Italiano, sul sito di Fazi editore. Aveva 13 anni, Martin, quando cominciò a capire che il rapporto tra i suoi genitori (Kingsley e Hillary) era destinato a rompersi. «Sai che tuo padre ha un’amante a Londra?!» gli aveva detto Eva Garcia, la loro bambinaia-governante.

In seguito Martin con il fratello Philip sarebbero andati a vivere con Kingsley e Jane. “Ero diventato un perdigiorno semianalfabeta“, scrive Martin Amis, “un fannullone il cui interesse principale consisteva nel bazzicare i luoghi dove si piazzavano scommesse (e dove la mia specialità era prevedere il piazzamento all’incontrario delle corse dei cani, il che la dice lunga). Fu Jane a prendere l’iniziativa. Lei era sempre stata sinceramente portata alla filantropia ed era fortemente attratta dai perdenti e dalle anatre zoppe. Da coloro, per dirla con le sue parole, che «conducevano vite spaventose». Le piacevano gli obiettivi, gli incarichi, i progetti. A differenza di entrambi i miei genitori lei era organizzata. Philip era di gran lunga più sfrontato e di gran lunga più ribelle di me. Non restò molto nella casa elegante e raffinata di Maida Vale. Ma io ero indeciso, mi sentivo confuso, e capitolai. (…) Quando Jane iniziò a occuparsi di me, avevo in media un O-level (livello ordinario) l’anno, e non leggevo altro che fumetti, più un po’ di Harold Robbins ogni tanto e i brani più lascivi de “L’amante di Lady Chatterley”. Da poco avevo sostenuto un A-level in inglese – unica materia nella quale davo segno di qualche vaga promessa – ma non ero passato. Dopo soltanto un anno di tutoraggio di Jane, mi ritrovai altre sei o sette O-level (compreso latino, imparato da zero), tre A, e una borsa di studio per Oxford di secondo livello. Niente di tutto ciò sarebbe accaduto senza l’energia e la determinazione di Jane“.

NPG x12159; Elizabeth Jane Howard by Madame Yevonde«Sono la tua “eccezionale matrigna”»: è questa la frase che Jane dice a Martin, dopo che lei e Kingsley si furono sposati nel 1965 (il loro rapporto si sarebbe chiuso nel 1980). “Ed era vero“, sottolinea Martin. “Era “eccezionale” nel senso di “straordinariamente e soddisfacentemente buona”.

Per motivi che senza dubbio risalgono a un’infanzia triste“, continua Martin Amis nel suo articolo, “Jane aveva un bisogno disperato di affetto. Ma, al tempo stesso, fece sempre scelte disastrose in fatto di uomini. In realtà mio padre, fonte di gioia e di dolori, probabilmente fu il migliore del suo carniere, nettamente al di sopra dell’orribile collezione di ciarlatani, teppisti e mascalzoni. E quindi forse, in definitiva, è Colin (il di lei fratello minore) che, in modo onorevole, ha ricoperto il ruolo di grande amore nella vita di Elizabeth Jane Howard“.

Consigliamo la lettura del seguente articolo (di Aida Edemariam apparso il 9 novembre 2013 sul «Guardian», in cui Elizabeth Jane Howard, si racconta): Elizabeth Jane Howard: «Non ho mai pensato che Kingsley Amis fosse migliore di me come scrittore» Leggi tutto…