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Keyword: ‘"Katya Maugeri"’

LIBERACI DAI NOSTRI MALI di Katya Maugeri (recensione)

LIBERACI DAI NOSTRI MALI di Katya Maugeri (Villaggio Maori Edizioni)

di Simona Lo Iacono

Il cancello è sempre il primo simbolo, anche in paradiso.
Per accedere sia al bene che al male, sia nel luogo della privazione che in quello della pienezza, bisogna avere una chiave.
Poi l’apertura. Che – nel secondo caso – è ferrosa e affaticata. Un attrito contro le giunture. Lo sforzo allucinato di una gazza rinchiusa nella trappola, che tossicchia un ultimo canto.
Entrare in carcere è sempre un trapasso tra mondi. Non un semplice andare verso luoghi. Ma un’espiazione al male della normalità. Un rovesciamento di sguardo.
Quando le guardie penitenziarie trascrivono il tuo nome sul registro di ingresso, hai acquisito – sia pure transitoriamente – l’identità degli sbagliati. Dei limitati.
Sei il minotauro che si aggira irrequieto tra i muri di Minosse.
I corridoi possono variare. Ne ho visti di tutti i tipi.
Al carcere di Brucoli sono dipinti. Un detenuto ergastolano ha trasformato ogni superficie in una finestra affacciata all’esterno. Ha colorato la realtà che i suoi occhi riescono ancora a vedere.
Nella casa di reclusione di Foggia, invece, le celle vi si aprono come bocche. Le mani dei reclusi cingono le sbarre. Vi ciondolano come altalene che spingono l’aria. Leggi tutto…

ETNABOOK 2019

ETNABOOK 2019: dal 19 al 21 settembre

Sta qui per piantar le tende l’EtnaBook

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di Alessandro Russo

Buongiorno, mentre scrivo ora dell’Etnabook mi chiedo se sarà questa la volta buona in cui una città chiamata Catania dimostrerà d’aver voglia d’abbandonare il suo peculiare provincialismo culturale.

I fatti: allo scopo di promuovere la cultura attraverso l’esplorazione del mondo universale del libro, prenderà tra pochi giorni il via all’ombra della gloriosa Montagna l’evento Etnabook Festival. Si tratta d’una “tre giorni” ricca di incontri, presentazioni e concorsi e che partirà il 19 settembre; la direzione artistica-organizzativa è a cura di NO_NAME. Leggi tutto…

IL RUSSO-AZZURRO di Alessandro Russo

il-russo-azzurroIL RUSSO-AZZURRO di Alessandro Russo (Algra) – intervista all’autore

Lunedì 31 ottobre alle ore 18.00, nella sala E7 delle Ciminiere, verrà presentato il nuovo libro di Alessandro Russo, “Il Russo-Azzurro” Algra editore. Interverranno: Katya Maugeri, Vincenzo La Corte, Enzo Trantino; Modererà: Daniele Lo Porto; Intermezzi musicali: Duo da Barba

Il gioco del calcio è spesso oggetto di narrazioni, anche quando lascia l’amaro in bocca. In questo libro il medico e scrittore Alessandro Russo ci racconta delle vicende che hanno portato il Catania calcio dalla Serie A alla Lega Pro, a seguito dell’inchiesta giudiziaria dei ‘treni del gol’. Come scrive Enzo Trantino nella postazione del “Il Russo-Azzurro” di Alessandro Russo (Algra editore): «Nello schermo di carta sfilano i personaggi noti e Russo, con mestiere, ricorre alla complicità della “pluripremiata” Elvira Seminara, di Santino Mirabella, giudice e scrittore, di Massimo Maugeri, Ottavio Cappellani, Daniele Lo Porto, Piero Armenio, Roberto Sorrentino (il portierone), e quindi invita dentro le pagine intellettuali, barbieri, baristi, hostess milanesi che ricordano i “treni del gol” (’u malucchiffari…), una umanità varia, spesso col sangue colorato in rossazzurro, mentre uno scrittore di razza ammonisce “Catania è una città commediante, cinica e servile. Da tempo fa cinema, nel senso che inganna gli altri e se stessa”. È Piero Isgrò, l’avvilito autore. Perché il calcio catanese è riserva per la scrittura: copione permanente.»

Ne discutiamo con l’autore.

-Alessandro Russo, che cos’è il Russo-azzurro ?   Leggi tutto…

LA MONTAGNA DEL MITO: dal fuoco alla poesia

LA MONTAGNA DEL MITO: dal fuoco alla poesia

La mostra sarà visitabile fino al 30 marzo. Orari di apertura: Lun/Sab: 17.30-20.00. Luogo: locali della redazione di Sicilia Journal di Catania

Fuoco, poesia e mitologia, l’immensità della montagna, odori e carta, sono i protagonisti di una mostra che tenta di ricordare quanto sia importante mantenere il contatto con l’inchiostro e le vecchie abitudini, il piacere dell’attesa e la voglia di liberare la propria creatività.
Dopo il successo della scorsa iniziativa, “L’isola che non c’è a Utopia”, il 18 marzo è stata inaugurata la Mostra Internazionale di Mail Art “La montagna del mito: dal fuoco alla poesia”, nei locali della redazione di Sicilia Journal – diretto da Daniele Lo Porto – nella quale sono esposte le splendide opere degli artisti che hanno condiviso con noi la loro visione, con ogni tecnica e su ogni tipo di supporto, il concetto di “mito” legato alla figura della montagna, del fuoco e della poesia. Leggi tutto…

METROPOLIX

MetropoliX

“MetropoliX”, il nuovo magazine online di cinema, musica e letteratura, sarà presentato a Catania, giovedì 17 settembre, ore 19:00, presso la Cappella Bonajuto Living, via Bonajuto 9-13

Alla presentazione saranno presenti i rappresentati di FR Gruppo Editoriale, i giornalisti Francesco Ricca e Francesco Russo, la direttrice editoriale del magazine Katya Maugeri, e l’ospite d’eccezione Rosario Castelli, ricercatore presso il Dipartimento di Scienze Umanistiche dell’Università degli Studi di Catania, che parlerà, inoltre, del suo libro “Prigioniero del sogno – Linguaggi al confine tra letteratura, cinema e musica” (ed. Bonanno). Leggi tutto…

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L’AMICO RITROVATO di Fred Uhlman (una recensione)

L’AMICO RITROVATO di Fred Uhlman (Feltrinelli – traduz. Maria Giulia Castagnone)

Ritrovarsi eternamente
 
di Katya Maugeri

“Entrò nella mia vita nel febbraio del 1932 per non uscirne più. Da allora è passato più di un quarto di secolo, più di novemila giorni tediosi e senza scopo, che l’assenza della speranza ha reso tutti ugualmente vuoti – giorni ad anni, molti dei quali morti come le foglie secche su un albero inaridito.”

Germania anni Trenta. L’ideologia nazista s’insinua e soffoca i rapporti umani, prende piede all’interno della società. Un’amicizia messa a dura prova da un clima di terrore. “L’amico ritrovato” di Uhlman è un concentrato di emozioni, di storia, di scelte e di coraggio. È la storia di Hans Schwarz, ragazzo che frequenta il Karl Alexander Gymnasium di Stoccarda. Riservato, taciturno, ama trascorrere il proprio tempo tra le pagine dei libri, ma nella sua classe arriva un nuovo compagno: Konradin conte di Hohenfels. Diventano amici. Inseparabili.
La famiglia di Konradin è tra le più importanti e influenti, contrariamente agli Schwarz. Il padre di Hans è medico, tedesco ma di origini ebree. Nonostante ciò i due ragazzi sono uniti da interessi comuni condivisi nelle intere giornate trascorse insieme. Con il degenerare della situazione politica in Germania le cose si complicano. Le idee nazionalsocialiste disgregano la vita degli ebrei, anche di quelli tedeschi: a scuola e nella vita pubblica i segnali di questo cambiamento cominciano a palesarsi. Quando vengono promulgate le leggi razziali, i genitori di Hans decidono di mandare il ragazzo da uno zio in America. In seguito decidono di togliersi la vita.
Konradin e Hans si allontanano definitivamente a causa di scelte diverse, prospettive totalmente in contrasto dalle quali guardare. Trascorrono trent’anni. Hans è un cittadino americano, ha studiato legge all’Harvard University e realizzato la sua posizione. Non gli manca nulla, ma porta quel vuoto dentro di sé, avverte ancora il peso del tradimento di Konradin, fatto in nome di ideali inaccettabili, atroci soprattutto per lui, appartenente a un popolo sterminato, costretto alla discriminazione e alla derisione.
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COLLABORATORI

I COLLABORATORI DI LETTERATITUDINENEWS – ANNO 2015

Direzione e coordinamento di MASSIMO MAUGERI

Gli articoli di (e con) Massimo Maugeri sono disponibili qui.

 

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Eliana Camaioni critica letteraia e teatrale, nonché scrittrice messinese. Il suo nuovo romanzo si intitola “L’amoretiepido” (Pungitopo)

Gli articoli di (e con) Eliana Camaioni sono disponibili qui

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Giuseppe Giglio vive a Randazzo (CT). È scrittore e critico letterario. Si occupa soprattutto di letteratura del Novecento, nel segno di un’idea di critica letteraria come critica della vita. Ha pubblicato articoli e saggi su periodici letterari e quotidiani come “Stilos”, “Polimnia”, “Pagine dal Sud”, “l’immaginazione”, “Il Riformista”.
È tra gli autori del volume miscellaneo Leonardo Sciascia e la giovane critica, uscito nel 2009 presso Salvatore Sciascia Editore. Con la stessa casa editrice ha pubblicato, nel 2010,  I piaceri della conversazione. Da Montaigne a Sciascia: appunti su un genere antico. Con questo libro ha vinto il premio “Tarquinia-Cardarelli” 2010 per l’opera prima di critica letteraria.
È una delle firme de “Le Fate”, una nuova rivista siciliana di arte, musica e letteratura. Scrive su “Fuori Asse”, una rivista letteraria torinese on-line. Fa parte della redazione di “Narrazioni. Rivista quadrimestrale di autori, libri ed eterotopie”, un periodico nato nel Dipartimento di Filosofia, Letteratura, Scienze Storiche e Sociali dell’università di Bari, ma fatto da giovani critici non strutturati, e con l’ambizione di porsi come un osservatorio sul romanzo contemporaneo. Scrive anche sulle pagine della cultura del quotidiano “La Sicilia”.

Gli articoli di (e con) Giuseppe Giglio sono disponibili qui

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Simona Lo Iacono è nata a Siracusa nel 1970. Magistrato da 16 anni presso il tribunale di Siracusa, ha pubblicato racconti e vinto concorsi letterari di poesia e narrativa. Collabora a riviste e magazine. Cura sul blog letterario “Letteratitudine” di Massimo Maugeri, una rubrica che coniuga norma e parola, letteratura e diritto,  dal nome “Letteratura è diritto, letteratura è vita”. Ha pubblicato il racconto “I semi delle fave“, con cui ha vinto il primo premio edito dal convegno “Scrivere Donna 2006”. Il suo primo romanzo “Tu non dici parole” (Perrone 2008) ha vinto il premio Vittorini Opera prima. Nel 2010 le sono stati conferiti: il Premio Internazionale Sicilia “Il Paladino” per la narrativa e il Premio Festival del talento città di Siracusa. Nel 2010 ha pubblicato il racconto lungo scritto a quattro mani con Massimo Maugeri “La coda di pesce che inseguiva l’amore” (Sampognaro & Pupi, 2010 – Premio “Più a Sud di Tunisi”). Nel 2011 ha pubblicato il romanzo intitolato “Stasera Anna dorme presto” (Cavallo di Ferro), con cui ha vinto il premio Ninfa Galatea (ed è stata finalista al Premio Città di Viagrande). Nel 2012 ha pubblicato il racconto storico “Il cancello“.
Nel 2013, sempre per Cavallo di Ferro, ha pubblicato il romanzo “Effatà” (con cui ha vinto il Premio Martoglio).

Gli articoli di (e con) Simona Lo Iacono sono disponibili qui

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Katya Maugeri, giornalista culturale, cura la rubrica “Sapore di libri presso il quotidiano online Sicilia Journal, diretto da Daniele Lo Porto 

Gli articoli di (e con) Katya Maugeri sono disponibili qui

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Alfia Milazzo dal 2009 è alla guida della Fondazione “La città invisibile“, che ha due obiettivi: strappare alla mafia i bambini più poveri con la musica e la poesia. E promuovere la cultura popolare siciliana.

Gli articoli di (e con) Alfia Milazzo sono disponibili qui

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Renzo Montagnoli, poeta e critico letterario.

Gli articoli di Renzo Montagnoli sono disponibili qui

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Marco Ostoni, 47 anni, sposato, 3 figli; laurea in Lettere, dottore di ricerca in Storia; caposervizio Cultura & Spettacoli (anche Interni/Esteri/Economia) a Il Cittadino, quotidiano di Lodi e Sudmilano (per cui cura anche da 10 anni una pagina di recensioni librarie). Collabora a La Lettura e Corriere, al mensile dei Gesuiti Aggiornamenti Sociali ed è consulente per la comunicazione al Comune di San Donato Milanese.

Gli articoli di (e con) Marco Ostoni sono disponibili qui

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Alessandro Russo è medico ortopedico e scrittore. Collabora con vari magazine culturali.

Gli articoli di (e con) Alessandro Russo sono disponibili qui.

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Anna Vasta, poetessa siciliana e critica letteraria, è autrice di diversi volumi.

Gli articoli di (e con) Anna Vasta sono disponibili qui.

 

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LA RAGAZZA DELLE ARANCE di Jostein Gaarder (una recensione)

LA RAGAZZA DELLE ARANCE di Jostein Gaarder (TEA – traduz. di L. Barni)

Vive solo chi osa farlo!

di Katya Maugeri

[…] Immagina di trovarti sulla soglia di questa favola, in un momento non precisato di miliardi di anni fa, quando tutto fu creato. Avevi la possibilità di scegliere se un giorno avresti voluto nascere e vivere su questo pianeta. Non avresti saputo quando saresti vissuto, e non avresti neppure saputo per quanto tempo saresti potuto rimanere qui, ma si trattava comunque soltanto di qualche anno. Avresti solo saputo che, se avessi scelto di venire al mondo un giorno, quando i tempi fossero stati maturi, come si dice, o “a tempo debito”, allora un giorno avresti anche dovuto staccarti da esso e lasciare tutto dietro di te. […] Cosa avresti scelto se ne avessi avuta l’occasione? Avresti scelto di vivere per un breve momento sulla terra, per poi, dopo pochi anni, venire strappato da tutto quanto e non tornare mai più? O avresti rifiutato?

Una lettera che narra la storia di Jan Olav. Un tram. Oslo. Una lettera scritta da Jan per suo figlio, prima di morire. “La ragazza delle arance” di Jostein Gaarder, romanzo delicato, struggente, fantasioso, pubblicato in Italia nel 2004. Uno di quei libri che diventano manuali di vita.
La lettera narra una storia d’amore, raccontata in prima persona, dal protagonista quando era uno studente universitario. L’incontro con una ragazza, il primo approccio e l’intensa evoluzione di un romanzo che non dimenticherete. Intenso sin dalle prime pagine, travolgente ed emozionante.
Un puzzle da ricomporre, pagina dopo pagina. La ragazza delle arance, una sconosciuta che Jan aveva incontrato per caso su un tram di Oslo quand’era diciannovenne. Il giaccone arancione perfettamente in tinta con il contenuto di un grosso sacco di carta che la ragazza reggeva tra le braccia: delle arance. L’emozione di voler far colpo sulla ragazza, il risultato buffo e ironico di un giovane inesperto che decide di volerla incontrare nuovamente. Inizia la ricerca nei luoghi in cui Jan crede di poter trovare la ragazza. A volte le sfugge altre riesce ad avvicinarla. La cerca anche oltre i confini della Norvegia.
Jan Olav è molto malato e decide di scrivere a suo figlio Georg una lettera per trasmettergli e raccontargli la sua passione per l’universo e l’amore per la vita, nonostante la malattia.
Georg ritroverà la lettera adolescente. Parole che sprigionano poesia, dolore, nostalgia, malinconia, ma che avvolgono il lettore con la meraviglia e il fascino dell’esistenza. Il romanzo diventa così un percorso che il lettore intraprenderà ponendosi delle domande, le stesse che Jan pone al figlio, su questo universo così misterioso, su questa vita così intensa, ma allo stesso tempo così fugace, breve, inafferrabile. Il mistero dell’universo racchiuso all’interno di una lettera, quella che un padre scrive per il proprio figlio, per timore di lasciarlo in balia di quesiti troppo complessi da risolvere cercando di tracciare un percorso, una mappa per non lasciarlo solo, quando solo inevitabilmente lo sarà, senza di lui. Un’atmosfera onirica accompagnerà il lettore durante l’intera storia che – passo dopo passo – assumerà colore, odore, quesiti da risolvere, realtà da accettare. Le riflessioni di Georg vi affascineranno a tal punto che sentirete anche vostra questa lettera scritta con entusiasmo e passione. Un padre che non teme la morte, che accetta il mistero dell’universo con tutti gli imprevisti che possono accadere durante un viaggio. Le domande di Jan diventeranno domande alle quali cercherete risposta riferendovi alla vostra vita. Leggi tutto…

CANTO DI NATALE di Charles Dickens (una recensione)

CANTO DI NATALE, di Charles Dickens

“Canto di Natale”, il calore dell’amore incondizionato

di Katya Maugeri

“Ci sono molte cose, credo, che possono avermi fatto del bene senza che io ne abbia ricevuto profitto e Natale è una di queste, un periodo di gentilezza, di perdono, di carità, di gioia nel quale uomini e donne sembrano concordi nello schiudere liberamente i cuori serrati e nel pensare alla gente che è al di sotto di loro come se si trattasse realmente di compagni nel viaggio verso la tomba, e non di un’altra razza di creature in viaggio verso altre mete”

Neve, freddo, il fascino e il degrado della Londra del 1843, in cui povertà, miseria, analfabetismo erano caratteristiche comuni. E chi se non la penna di Dickens a narrare le vicende di quei “vinti” che portano con sé un bagaglio di tristezza ma colmo di speranza? E quale libro se non il “Canto di Natale” (A Christmas Carol), per racchiudere riflessioni, magia e sentimento? I libri sono evocativi e in questo periodo natalizio era inevitabile proporre un testo che porterà il lettore indietro nel tempo, in un tempo in cui forse il Natale era davvero magico e le canzoni e i libri rappresentavano una cornice speciale da ammirare e dalla quale lasciarsi emozionare.

Il “Canto di Natale” di Dickens è uno dei suoi romanzi di critica verso la società in cui viveva, nonché una delle storie più emozionanti e famose sul Natale.
Il protagonista è l’avido Scrooge, – che in inglese significa tirchio, appunto –Ebenezer Scrooge, vecchio finanziere che non crede alla magia del Natale, non lascia spazio dentro sé per nessun gesto di carità, un cuore arido. Anche la notte di Natale.
Il romanzo è suddiviso in cinque parti, e narra della conversione dell’uomo, al quale, durante la notte di Natale si presenta il fantasma del suo defunto amico/socio, Marley, attorniato da una catena forgiata di lucchetti, timbri, portamonete, assegni, e tutto quel materiale che lo ha distolto dal fare del bene al prossimo, spingendolo solo ad accumulare denaro e potere. Una vita all’insegna dell’egoismo che lo ha condannano a vagare con il “peso” di ciò che ha accumulato. Il fantasma informa l’amico dell’imminente visita di tre spiriti: lo spirito dei Natali passati, lo spirito del Natale presente e lo spirito dei futuri Natali, questi spiriti mostreranno a Scrooge la sua vita passata, presente e futura portandolo a conoscenza di quello che pensano di lui le persone con le quali si confronta giornalmente, facendogli notare sbagli, errori, superficialità nel giudicare le persone, i suoi atteggiamenti errati nei confronti della vita, dei conoscenti, degli estranei, l’assenza totale di umiltà e altruismo. A Scrooge viene mostrato il Natale di gente che – pur vivendo nella povertà – riesce a gioire delle piccole cose: un gruppo di minatori che intonano un canto di Natale attorno a un focolare, due guardiani di un faro che cantano e brindano, gente che prega e che rivolge i pensieri di pace ai propri cari. Leggi tutto…

IL TEMPO DI BLANCA, di Marcela Serrano (recensione)

IL TEMPO DI BLANCA, di Marcela Serrano (Feltrinelli – traduzione di Simona Geroldi)

Il tempo di Blanca. Tra parole sospese e un’altalena di ricordi

di Katya Maugeri

“Mia nonna mi insegnò a leggere. Mia nonna mi mostrò i libri e mi trasmise il suo amore per loro. Non ebbi scelta, fu la sua eredità. Mia nonna mi disse che con i libri non mi sarei mai sentita sola. Mi insegnò ad avere cura dei miei occhi fino a farmi sentire padrona del luogo più prezioso, più limpido. Mi spiegò che se mai mi fosse venuto meno l’udito, non sarebbe stata una grave perdita, tutto quello che valeva la pena ascoltare era già stato scritto e l’avrei potuto riscattare con gli occhi. Mi disse che se mi fosse mancata la voce, non sarebbe stata la fine del mondo. Avrei registrato i suoni dall’esterno senza restituirli.”

Siamo un po’ tutte protagoniste delle storie raccontate da Marcela Serrano, per la sua capacità introspettiva di descrivere l’animo femminile.

La protagonista di questa storia è una quarantenne, una madre, una moglie, parte dell’alta borghesia della Santiago del Cile uscita dalla dittatura. È una donna di classe, con un marito – Jean Luis – che non la appaga come lei vorrebbe. È la storia di una donna che diventerà uno specchio nel quale riconoscere la propria immagine, un storia raccontata in maniera superlativa dalla scrittrice cilena, ne “Il tempo di Blanca”.
Blanca un giorno si sente male, in ospedale le viene diagnosticata la sua malattia, diventa una donna afasica. Un infarto cerebrale, un grumo di sangue arrivato al cervello danneggia la facoltà di espressione. Non è muta, non è sorda, è incapace di esprimere le proprie emozioni, ha perso la capacità di comunicare con le parole, ha perso tutto. L’incapacità di vivere come prima, riuscendo a percepire tutto come se nulla fosse cambiato, ma con l’impossibilità di esprimerlo. Basterebbe non capire, non sentire i discorsi di coloro che le girano intorno guardandola con pietà e tristezza, ignorandola come fosse una “cosa”, un complemento d’arredo all’interno di una grande casa.
Blanca comincia a vivere una vita inanimata. Inizia così un percorso a ritroso caratterizzato da rimpianti, tristezze, risentimenti, riflessioni interiori “qual è stato il momento preciso in cui ho attraversato la linea invisibile che separa la giovinezza dalla maturità”, crisi di coppia, incomprensioni. Leggi tutto…

IL LIBRAIO DI SELINUNTE di Roberto Vecchioni (una recensione)

IL LIBRAIO DI SELINUNTEIl libraio di Selinunte di Roberto Vecchioni (Einaudi, 2014)

L’eternità della parola

di Katya Maugeri

“La mia città non si chiama Selinunte, anzi, non si chiama proprio.
Si chiamava cosi una volta, quando alle cose corrispondevano nomi.
Oggi qui non si comunica più a parole, ma a codici; a volte semplici, a volte complessi, fatti di segni mischiati a segni.”.

Un libraio che leggeva i libri, non li vendeva. Li leggeva e basta. Una canzone sublime che incanta, una canzone che diventa racconto. È “Il libraio di Selinunte” e a raccontare di lui è Roberto Vecchioni.
Un autore che affascina e che regala emozioni senza tempo, in questo racconto narra la storia di Nicolino, un ragazzo che passa le sue notti ad ascoltare leggere un libraio, non un venditore di libri, ma un lettore di parole, “ l’uomo più brutto che avessi mai visto. Piccolo, storto, vestiva un doppiopetto a righe grigie e nere molto più grande di lui… ”. Il ragazzo è l’unico ad ascoltare le storie lette dal libraio, che viene malvisto dagli altri abitanti del luogo.
L’uomo giunse a Selinunte, con i suoi innumerevoli libri da leggere, con la missione di trasmettere l’importanza della cultura, l’incanto della parola, “educando” gli abitanti alla lettura dei classici. Dopo gli iniziali momenti di curiosità, gli abitanti allontanarono il libraio ritenendolo quasi una presenza demoniaca, ed è in quest’ambientazione surrealistica che Nicolino attraverso un flash-back racconta la storia, al tempo della sua infanzia. Incurante del divieto dei genitori frequenta, ogni notte, la bottega del librario. Ogni sera, infatti, il giovane fa coricare al suo posto lo zio, rifugiandosi nelle letture incantevoli del libraio. Le parole pronunciate dall’uomo si trasformano in sigilli impressi nell’anima del ragazzo, parole che alimentano in lui l’amore per il sapere. Un racconto che mostra come potrebbe diventare una società se i libri andassero perduti, tutto questo mettendo in rilievo i grandissimi autori della letteratura: Shakespeare, Saffo, Manzoni, Leopardi, Pessoa, Catullo, Sofocle, Tolstoj. Una sera, il ragazzo sente il libraio esclamare: “E questa è l’ultima volta, Nicolino”. Da quella sera, l’evoluzione di eventi improvvisi, trascineranno il paese in un vortice senza ritorno: gli abitanti – come in un incantesimo – saranno circondati da parole prive di significato, vuote, aride, asettiche. Tutto apparirà piatto e privo di sentimenti, privo di comunicazione. Nicolino, l’unico a possedere “l’essenza” della parola, deciderà di raccontare a Petunia – sua amata alla quale non riesce a comunicare l’amore che prova per lei – i brani letti dal libraio, “Io amo Primula. Non posso parlare con lei, e sento questa mancanza come uno strappo, un dolore senza fine. Non mi bastano e non le bastano i gesti, le carezze, gli sguardi: tutto ciò è di una dolcezza animale che riempie solo una minima parte dello spazio comune: come un continuo rispondere senza domande. Come se per dipingere avessi tutto tranne i colori”. Leggi tutto…

DONNE CHE CORRONO COI LUPI, di Clarissa Pinkola Estés (recensione)

DONNE CHE CORRONO COI LUPI, di Clarissa Pinkola Estés (Frassinelli)

Riscoprendo l’essenza selvaggia, istintiva e ferina della donna

di Katya Maugeri

«In tempi duri dobbiamo avere sogni duri, sogni reali, quelli che, se ci daremo da fare, si avvereranno».
[Donne che corrono coi lupi – Clarissa Pinkola Estés ]

Un connubio apparentemente strano, lontano dalla nostra visione quotidiana: la donna e il lupo.
Il lupo e la donna, entrambi curiosi, protettivi, avvertono il pericolo senza evitarlo, lo fiutano lasciandosi travolgere dall’istinto, non ne ostacolano l’evoluzione, si abbandonano totalmente perché consapevoli di non potersi opporre alla conoscenza, all’esperienza, alla propria natura.
Un libro ricco di metafore, un saggio psicoanalitico: “Donne che corrono coi lupi di Clarissa Pinkola Estés, analista junghiana, è un libro che va vissuto e letto con l’anima, un viaggio affascinante che, in maniera eccelsa, suggerisce i mezzi da utilizzare, la strada da percorrere per il ritrovamento dell’essenza femminile profonda. L’autrice lo fa approfondendo gli archetipi di tipologie femminili, attraverso un’interessante interpretazione psicoanalitica.
Un saggio di formazione, in cui mito e favola assumono il ruolo di maestri di vita, favole analizzate da una prospettiva diversa, non certo da quella a noi conosciuta e tramandata; una prospettiva che annulla ogni conoscenza acquisita in maniera passiva, con lo scopo di liberare la mente dagli schemi imposti.
Il titolo, “Donne che corrono coi lupi”, deriva dagli studi di biologia che la Estés ha fatto sulla fauna selvaggia, approfondendo soprattutto i caratteri predominanti dei lupi, i quali – secondo l’autrice – sono in perfetta analogia con la natura istintiva e “primitiva”della donna.
Due realtà, apparentemente lontane e in antitesi: donne e lupi. Che cosa hanno in comune? Leggi tutto…

ZORRO. Un eremita sul marciapiede (recensione)

ZORRO. Un eremita sul marciapiede” di Margaret Mazzantini (Mondadori)

Noi, barboni ai margini dell’indifferenza

di Katya Maugeri

«Perché i barboni sono come certi cani, ti guardano e vedi la tua faccia che ti sta guardando, non quella che hai addosso, magari quella che avevi da bambino, quella che hai certe volte quando sei scemo e triste. Quella faccia affamata e sparuta che avresti potuto avere se il tuo spicchio di mondo non ti avesse accolto. Perché in ogni vita ce n’è almeno un’altra».

Un monologo teatrale scritto da Margaret Mazzantini per Sergio Castellitto “Zorro. Un eremita da marciapiede” un libro da amare, da portare con sé per tutte quelle volte in cui ci sentiamo “diversi” di fronte a tanta indifferenza sociale.
Zorro è un uomo che decide di cambiare la propria esistenza, di abbandonare tutto e vivere per la strada, presso la stazione dei treni, sulle panchine della città. È un uomo arrabbiato ed è proprio la sua rabbia a dare forma e odore alle parole, ripercorrendo il suo passato, ricordando chi era prima di prendere una decisione così drastica. Aveva una casa, una compagna e un cane. Era un uomo come tanti altri, ma a un certo punto della sua vita decide di autoescludersi dal sistema sociale fatto di regole e limiti scegliendo di vivere in una condizione che gli permetta di andare oltre ciò che tutti vedono. Sullo sfondo dei suoi racconti, ai margini della sua vita, vivono gli uomini “normali”, da lui soprannominati “cormorani”. Chi sono i cormorani? Quelli che hanno un letto dove dormire, quelli che amano le loro abitudini, un lavoro e la vita descritta in un manuale da seguire.
Zorro decide di gettare via il peso che impone la società, rinuncia all’omologazione sociale e si abbandona in uno stato di riflessione che gli permette di avere tempo a sufficienza per fare quello che i cormorani non fanno: “guardo la gente in faccia, ho tempo e posso permettermelo”. Leggi tutto…

L’AMORE AI TEMPI DEL COLERA, di Gabriel García Màrquez

L’AMORE AI TEMPI DEL COLERA, di Gabriel García Màrquez

Il coraggio di lasciarsi contagiare

di Katya Maugeri

«Capita che sfiori la vita di qualcuno, ti innamori e decidi che la cosa più importante è toccarlo, viverlo, convivere le malinconie e le inquietudini, arrivare a riconoscersi nello sguardo dell’altro, sentire che non ne puoi più fare a meno… e cosa importa se per avere tutto questo devi aspettare cinquantun anni nove mesi e quattro giorni notti comprese?»
[Gabriel García Màrquez, L’amore ai tempi del colera]

Pubblicato nel 1985, L’amore ai tempi del colera è considerato uno dei capolavori dello scrittore colombiano Gabriel Garcia Márquez, premio Nobel per la Letteratura nel 1982.
Un romanzo originale da cui emerge il gusto intenso per una narrazione corposa, intensa, tangibile, in cui le descrizioni della gente, dei colori e degli odori assume una dimensione reale. Le parole si trasformano in emozioni.
Márquez è stato in grado di dar vita a un libro passionale e travolgente, creando una perfetta alchimia tra parole e lettore, al punto da non poter fare a meno di leggere e amare i protagonisti.
Protagonista indiscusso è il sentimento, quello vero, contrastato, capace di mettere in dubbio ogni certezza. È il sentimento che dall’irreale diventa sostanza concreta accompagnando, proprio come un’ombra, la vita dei protagonisti. Fermina e Florentino.
Fiorentino Ariza è un impiegato telegrafista, un uomo malinconico e appassionato di poesia, innamorato di Fermina Daza, suo padre non approva l’unione e la giovane viene data in sposa a Juvenal Urbino, il ricco medico della città. Il matrimonio di Fermina e Juvenal, inizialmente privo di amore, diventerà solido e autentico. Florentino si butterà a capofitto nel lavoro per essere degno dell’amore di Fermina e inizierà una brillante carriera all’interno dell’azienda dello zio, la Compagnia Fluviale dei Caraibi. Leggi tutto…

CECITÀ, di José Saramago (la recensione)

CecitàCECITÀ, di José Saramago (Einaudi)

Saramago e l’oscurità dell’animo umano

di Katya Maugeri

Pochi paragrafi, solo punti e virgole e niente virgolette a delimitare i dialoghi. Un flusso di pensieri, assenza di punteggiatura. Un romanzo, un esperimento sociologico, si tratta di “Cecità” titolo originale “Saggio sulla cecità”, romanzo dello scrittore premio Nobel per la letteratura portoghese José Saramago, pubblicato nel 1995.

“Alcuni conducenti sono già balzati fuori, disposti a spingere l’automobile in panne fin là dove non blocchi il traffico, picchiano furiosamente sui finestrini chiusi, l’uomo che sta dentro volta la testa verso di loro, da un lato, dall’altro, si vede che urla qualche cosa, dai movimenti della bocca si capisce che ripete una parola, non una, due, infatti è così, come si viene a sapere quando qualcuno, finalmente, riesce ad aprire uno sportello, Sono cieco.”

Inizia così il romanzo di Saramago, ambientato in un tempo indefinito, in un luogo non precisato, in cui, improvvisamente, a causa di un’inspiegabile epidemia la popolazione si ritrova cieca, inondata da un’intensa luce bianca simile a un “mare di latte”.
I personaggi rimarranno anonimi, si distinguono solo per alcune connotazioni sociali o fisiche.
Incontreremo “il medico”, “la moglie del medico” “il ragazzino dall’occhio strabico” “la ragazza dagli occhiali scuri”, “il primo cieco”. Ssaranno gli occhi della moglie del medico ad accompagnare il lettore durante la lettura. Le reazioni emotive, psicologiche dei protagonisti sono atroci: le “vittime”colpite dall’epidemia vengono rinchiuse in un ex manicomio per la paura del contagio, per tutelare l’intera popolazione. E qui, in questo luogo che diventerà scenario di eventi deplorevoli, vivranno momenti di clausura e convivenza forzata, rivelando l’orrore dell’uomo quando si ritrova in un ambiente privo di controllo e di “quieto vivere” trasformandolo in bestia primitiva, privo di ogni condizionamento civile.
Nel suo crudo romanzo, Saramago mette in rilievo la metafora di un’umanità primordiale e feroce, incapace di vedere con lucidità e distinguere le cose su una base razionale, ne deriva un saggio sul potere e la sopraffazione, sull’indifferenza e l’egoismo, una forte denuncia del buio che pervade l’animo umano. Il buio della ragione in cui, in una condizione di panico estremo, l’uomo rivela il peggio di sé, anteponendo la cattiveria, l’irrazionalità, la brutalità alla ragione. Citando proprio uno dei personaggi :“è di  questa pasta che siamo fatti, metà di indifferenza e metà di cattiveria”.
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NON AVEVO CAPITO NIENTE, di Diego De Silva (la recensione)

Non avevo capito nienteNON AVEVO CAPITO NIENTE, di Diego De Silva (Einaudi, 2014, Super ET, pp. 314, € 11,50)

La malinconica ironia che emoziona

di Katya Maugeri

«Spesso la gente non ha le emozioni chiare, altro che le idee».

Lasciarsi catturare dalle riflessioni, sorridere come se l’autore fosse proprio dinanzi a te, è l’effetto disarmante di “Non avevo capito niente” romanzo di Diego De Silva, autore napoletano che all’interno di questo testo brillante affronta gli argomenti più disparati: i rapporti interpersonali, il ruolo di padre divorziato che cerca di mantenere e costruire un rapporto civile con i propri figli.
Il protagonista, Vincenzo Malinconico è un avvocato di insuccesso, uno dei tanti che faticano ad arrivare alla fine del mese, napoletano quarantenne ancora innamorato della moglie che lo ha lasciato e con cui si continua a incontrare clandestinamente, mentre cerca di affrontare le difficoltà del suo rapporto complesso con i figli. Lavora in uno studio insieme con altri colleghi che, come lui, faticano a riempire le giornate, uno studio, il loro, arredato con mobili Ikea, chiamati affettuosamente per nome, come fossero membri della famiglia.
Malinconico appare agli occhi del lettore quasi come l’amico filosofo capace di affrontare la propria solitudine, le contraddizioni, i paradossi della sua condizione e della sua professione analizzandola da una prospettiva distaccata che gli permette di vederne l’essenza.
L’autore è stato in grado di affrontare un argomento come l’inadeguatezza umana con uno stile frizzante e soave senza sfiorare la banalità, attraverso un personaggio tragicomico rendendo le vicende che lo coinvolgono parte integrante del lettore stesso, che vive attraverso le sue battute e i suoi brillanti e buffi quesiti, le sue gioie e i suoi dolori, guai, situazioni imbarazzanti e momenti di estrema malinconia (stato d’animo che diventerà il punto di partenza per un viaggio all’interno del proprio io). Leggi tutto…

NORWEGIAN WOOD. TOKYO BLUES di Murakami Haruki

NORWEGIAN WOOD. TOKYO BLUESNorwegian Wood. Tokyo Blues di Murakami Haruki (Einaudi, traduzione di Giorgio Amitrano)

“Norwegian wood”: vivere, crescere, amare!

di Katya Maugeri

Recensire un testo di Haruki Murakami non è semplice, è un autore complesso e fuori dal comune, non possiede un proprio stile e non è catalogabile!
Le emozioni che trasmettono i suoi libri sono uniche, personali e persistono nel tempo.
Avviene un vero e proprio incontro tra il lettore e l’autore. Si tratta di un incontro con la nostra interiorità, lui conosce il mezzo, il canale per riuscire a mettere in luce delle parti emotive a noi sconosciute.
Norwegian wood, uno dei successi letterari giapponesi di tutti i tempi è anche il libro più introspettivo di Murakami, all’interno del quale non troviamo le atmosfere oniriche e surreali che lo hanno reso famoso, ma l’esplorazione di un mondo interiore caratterizzato da sentimento e solitudine.
Tema portante è il conflitto tra il desiderio di essere integrati nel mondo degli “altri” per entrare vittoriosi nella vita adulta, e il bisogno irrinunciabile di essere se stessi, costi quel costi, nonostante il dolore.  Sicuramente il romanzo più emozionante di Murakami che conduce il lettore in un mondo diverso, fatto di ricerca personale, crescita emotiva, un romanzo che coinvolge, appassiona e commuove.
Toru Watanabe, come il giovane Holden, è costantemente invaso dalla paura di aver sbagliato qualcosa o poter sbagliare nelle sue scelte di vita e vive portando con sé un grande trauma adolescenziale da superare, guidato da un ostinato senso della morale e da una determinata ostilità per tutto ciò che appare finto e costruito. È un ragazzo che vive in una Tokyo sessantottina in cui le rivoluzioni studentesche vengono tralasciate per dare spazio a un’intensa vita adolescenziale che si alimenta di sogni e speranze, di notti passate nei love hotel. Leggi tutto…