Risultati della ricerca

Keyword: ‘"Marco Ostoni"’

MARTA NELLA CORRENTE di Elena Rausa (recensione)

MARTA NELLA CORRENTE di Elena Rausa (Neri Pozza)

di Marco Ostoni

Alla fine Marta il suo torrente l’ha attraversato. E con lei, camminando mano nella mano sulle pietre viscide di una memoria riesumata dal forziere dell’oblio, sull’altra sponda ha messo piede anche Emma, la psicanalista chiamata a restituirle la parola e, con essa, una possibilità di futuro oltre il dolore, oltre il lutto più atroce per un bambino: la perdita della mamma.
È una storia di salvezza e di “redenzione” questo intenso romanzo della 44enne insegnante liceale Elena Rausa, pubblicato ormai un anno fa da Neri Pozza. Un libro d’esordio di una maturità – anche stilistica – sorprendente, che non ha avuto l’eco che merita, forse perché rubricato troppo semplicemente come “femminile”, mentre i temi che tratta varcano, e di molto, la sottile soglia del genere, spaziando dal dolore personale a quello collettivo, dal microcosmo dell’individuo al respiro ampio della storia, fino a sfiorare il senso ultimo delle cose e la prospettiva teleologica del “dopo”.
Il romanzo, ambientato nell’anno della vittoria italiana ai Mondiali del 1982, incrocia due vicende che ruotano attorno al presente e al passato di Emma Donati, psicanalista infantile dai capelli ormai grigi e con il fardello ingombrante del lager (cui è sopravvissuta, diversamente dagli amici del tempo) da portarsi appresso senza aver tentato fino in fondo di esorcizzarlo, ma preferendo piuttosto seppellirlo in un anfratto della memoria. La donna è chiamata ad affiancare in un delicato percorso di analisi la piccola Marta: 7 anni e mezzo, un padre mai conosciuto, rimasta orfana dopo la tragica scomparsa della madre (vittima di un incidente stradale insieme con l’amante violento). La dottoressa, sposata con un uomo cui ha sempre chiuso la porta d’accesso ai suoi segreti più reconditi ma che ciononostante l’ama di un amore disinteressato, si prende cura della bambina, chiusasi in un mutismo di protesta contro un dolore al quale non sa reagire in altro modo. E in lei, in quel suo modo primordiale di rispondere alle batoste della vita, finisce per trovare assonanze di un modo di affrontare il lutto (negandolo) che gradualmente, e con il conforto di un collega e maestro, decide di accantonare. Riapre così, per suturarla una volta per tutte, quella ferita che pensava cicatrizzata e che invece continuava da quarant’anni a distillare in lei – nella forma del silenzio ostinato – il suo calice amaro di angoscia e sofferenza mortifera. Leggi tutto…

LA FEROCIA, di Nicola Lagioia (recensione)

Pubblichiamo una recensione del romanzo LA FEROCIA, di Nicola Lagioia (Einaudi)

Nicola Lagioia, La ferocia, Einaudi, Torino 2014, pp. 411, 19,50 euro

di Marco Ostoni

Feroce. Come il titolo che porta. E come feroce può essere la vita per i giovani rampolli di una famiglia bene della Puglia di oggi. Ma, più in generale, della borghesia arricchita e con pochi scrupoli dell’Italia attuale, pronta a tutto pur di emergere e mantenersi a galla: dal solito malvezzo della corruzione, che olia appalti e annacqua controlli, fino a scendere a patti con le mafie locali e a lasciar divorare i propri figli, nella totale indifferenza, da un mondo depravato e brutale, in cui droga, sesso e possesso la fanno da padrone.
L’ultimo romanzo del 43enne scrittore barese Nicola Lagioia, La ferocia (mai titolo poteva essere più centrato) è una sintesi perfetta e terribile della lenta e progressiva discesa agli inferi imboccata, con diversi gradi di consapevolezza, dai figli dell’ultrasessantenne Vittorio Salvemini, immobiliarista spregiudicato ma legatissimo – a modo suo – alla famiglia. In forme e livelli differenti, Ruggero, Chiara, Michele e Giulia sono le vittime (la madre è figura secondaria seppur al centro di pagine intense e dolorose) del rampantismo cieco del padre, cui anche la signora Salvemini si è adeguata tollerandone i tradimenti e gli amorazzi pur di non perdere la posizione sociale e gli agi raggiunti con l’attività, sempre ai limiti del lecito, del marito, il cui impero immobiliare è cresciuto deturpando l’ambiente e snaturando il paesaggio grazie alle connivenze interessate del “sistema”. Leggi tutto…

SOTTOMISSIONE, di Michel Houellebecq (una recensione)

SottomissioneSOTTOMISSIONE, di Michel Houellebecq – Bompiani 2015, pp. 252, € 17,50
(trad. di Vincenzo Vega)

di Marco Ostoni

A differenza del protagonista del suo nuovo romanzo, il quarantenne François, studioso di Huysmans e docente alla Sorbona che si definisce «uomo di una normalità assoluta», Michel Houellebecq non è affatto uno scrittore “normale”. Ha infatti un talento fuori dalla norma, che ne fa un fuoriclasse della letteratura mondiale. E ha pure – bisogna dirlo – una fortuna decisamente poco comune: quella che gli ha permesso di uscire in libreria con un tempismo perfetto, proponendo una storia visionaria ma nient’affatto impossibile di una Francia del futuro prossimo (è il 2022) governata da un presidente musulmano e pacificata proprio grazie alla diffusione di un islamismo moderato e conciliante, giusto all’indomani del tragico attentato contro la redazione del giornale satirico «Charlie Hebdo». Gesto folle e sanguinario che ha dimostrato alla laicissima Francia della laica Europa come il jihad sia radicato anche ben dentro i suoi confini, rimettendo al centro dell’attenzione i temi della convivenza tra le fedi, della libertà di espressione (e professione), dell’integrazione e, ancora oltre, quelli dell’offuscarsi dei Lumi – e della società secolare – sotto l’ombra di ritorno, sempre più pervasiva, della religione, anzi delle religioni.
Un fenomeno, questo, sul quale poggiano le fondamenta dell’intera “costruzione” di Houellebecq e che la rende assolutamente verosimile, a dispetto della collocazione futuristica della storia. E infatti la filigrana su cui è tessuto l’intero romanzo è proprio la consapevolezza crescente, da parte del protagonista, della sconfitta irreversibile incassata dal secolarismo laico post-illuminista nei confronti del ritorno della spiritualità religiosa e, più ancora, della sua dimensione rassicurante, in cui l’uomo trova nella sottomissione a Dio (e la donna, a sua volta – dentro l’islam – nella sottomissione consenziente all’uomo) la fonte della felicità. Una vittoria della longue durée, per dirla con Braudel; delle tendenze profonde e plurisecolari della storia – e dell’antropologia – rispetto al portato di fiato corto delle rivoluzioni, in primis quella francese. In fin dei conti, sembra voler dimostrare lo scrittore delle Rèunion, ebraismo, cristianesimo e islam contano i millenni mentre la cultura dei lumi è poco più che un istante al loro cospetto: breve, fragile e destinato a perire.
In simile contesto si muove il protagonista del libro, Leggi tutto…

COLLABORATORI

I COLLABORATORI DI LETTERATITUDINENEWS – ANNO 2015

Direzione e coordinamento di MASSIMO MAUGERI

Gli articoli di (e con) Massimo Maugeri sono disponibili qui.

 

* * *

Eliana Camaioni critica letteraia e teatrale, nonché scrittrice messinese. Il suo nuovo romanzo si intitola “L’amoretiepido” (Pungitopo)

Gli articoli di (e con) Eliana Camaioni sono disponibili qui

* * *

Giuseppe Giglio vive a Randazzo (CT). È scrittore e critico letterario. Si occupa soprattutto di letteratura del Novecento, nel segno di un’idea di critica letteraria come critica della vita. Ha pubblicato articoli e saggi su periodici letterari e quotidiani come “Stilos”, “Polimnia”, “Pagine dal Sud”, “l’immaginazione”, “Il Riformista”.
È tra gli autori del volume miscellaneo Leonardo Sciascia e la giovane critica, uscito nel 2009 presso Salvatore Sciascia Editore. Con la stessa casa editrice ha pubblicato, nel 2010,  I piaceri della conversazione. Da Montaigne a Sciascia: appunti su un genere antico. Con questo libro ha vinto il premio “Tarquinia-Cardarelli” 2010 per l’opera prima di critica letteraria.
È una delle firme de “Le Fate”, una nuova rivista siciliana di arte, musica e letteratura. Scrive su “Fuori Asse”, una rivista letteraria torinese on-line. Fa parte della redazione di “Narrazioni. Rivista quadrimestrale di autori, libri ed eterotopie”, un periodico nato nel Dipartimento di Filosofia, Letteratura, Scienze Storiche e Sociali dell’università di Bari, ma fatto da giovani critici non strutturati, e con l’ambizione di porsi come un osservatorio sul romanzo contemporaneo. Scrive anche sulle pagine della cultura del quotidiano “La Sicilia”.

Gli articoli di (e con) Giuseppe Giglio sono disponibili qui

* * *

Simona Lo Iacono è nata a Siracusa nel 1970. Magistrato da 16 anni presso il tribunale di Siracusa, ha pubblicato racconti e vinto concorsi letterari di poesia e narrativa. Collabora a riviste e magazine. Cura sul blog letterario “Letteratitudine” di Massimo Maugeri, una rubrica che coniuga norma e parola, letteratura e diritto,  dal nome “Letteratura è diritto, letteratura è vita”. Ha pubblicato il racconto “I semi delle fave“, con cui ha vinto il primo premio edito dal convegno “Scrivere Donna 2006”. Il suo primo romanzo “Tu non dici parole” (Perrone 2008) ha vinto il premio Vittorini Opera prima. Nel 2010 le sono stati conferiti: il Premio Internazionale Sicilia “Il Paladino” per la narrativa e il Premio Festival del talento città di Siracusa. Nel 2010 ha pubblicato il racconto lungo scritto a quattro mani con Massimo Maugeri “La coda di pesce che inseguiva l’amore” (Sampognaro & Pupi, 2010 – Premio “Più a Sud di Tunisi”). Nel 2011 ha pubblicato il romanzo intitolato “Stasera Anna dorme presto” (Cavallo di Ferro), con cui ha vinto il premio Ninfa Galatea (ed è stata finalista al Premio Città di Viagrande). Nel 2012 ha pubblicato il racconto storico “Il cancello“.
Nel 2013, sempre per Cavallo di Ferro, ha pubblicato il romanzo “Effatà” (con cui ha vinto il Premio Martoglio).

Gli articoli di (e con) Simona Lo Iacono sono disponibili qui

* * *

Katya Maugeri, giornalista culturale, cura la rubrica “Sapore di libri presso il quotidiano online Sicilia Journal, diretto da Daniele Lo Porto 

Gli articoli di (e con) Katya Maugeri sono disponibili qui

* * *

Alfia Milazzo dal 2009 è alla guida della Fondazione “La città invisibile“, che ha due obiettivi: strappare alla mafia i bambini più poveri con la musica e la poesia. E promuovere la cultura popolare siciliana.

Gli articoli di (e con) Alfia Milazzo sono disponibili qui

* * *

Renzo Montagnoli, poeta e critico letterario.

Gli articoli di Renzo Montagnoli sono disponibili qui

* * *

Marco Ostoni, 47 anni, sposato, 3 figli; laurea in Lettere, dottore di ricerca in Storia; caposervizio Cultura & Spettacoli (anche Interni/Esteri/Economia) a Il Cittadino, quotidiano di Lodi e Sudmilano (per cui cura anche da 10 anni una pagina di recensioni librarie). Collabora a La Lettura e Corriere, al mensile dei Gesuiti Aggiornamenti Sociali ed è consulente per la comunicazione al Comune di San Donato Milanese.

Gli articoli di (e con) Marco Ostoni sono disponibili qui

* * *

Alessandro Russo è medico ortopedico e scrittore. Collabora con vari magazine culturali.

Gli articoli di (e con) Alessandro Russo sono disponibili qui.

* * *

Anna Vasta, poetessa siciliana e critica letteraria, è autrice di diversi volumi.

Gli articoli di (e con) Anna Vasta sono disponibili qui.

 

Categorie:Uncategorized

MIMOSE A DICEMBRE, di Maria Rosaria Valentini

Mimose a dicembreMIMOSE A DICEMBRE, di Maria Rosaria Valentini
Keller 2013, pp. 175, 14,50 euro

recensione di Marco Ostoni

La scrittura di Maria Rosaria Valentini si attacca alla dita, come il cozonac, il dolce tipico dell’Est europeo che Adriana – la protagonista del suo romanzo – porta con sé nel viaggio verso l’Italia per addolcire a piccoli morsi il sapore amaro di un addio e tollerare la paura di affrontare, a 20 anni, un Paese sconosciuto ove cercare quel futuro che la Romania non è in grado di offrirle. Nel leggere queste pagine viene voglia di indugiare, soffermarsi, tornare indietro su singole frasi o espressioni per riassaporarne il gusto, come si fa appunto con lo zucchero che si incolla alle mani mangiando avidamente una pasta o una fetta di torta. Ogni parola è scelta con cura, dosata e manipolata dalle abili mani della 50enne scrittrice e poetessa italo-elvetica fino a formare l’impasto di un periodare rigoglioso quanto elegante. Una prosa che miscela suoni, emozioni, financo odori e colori, per ricreare sinesteticamente sulla carta la realtà dura di una giovane donna in fuga da povertà e disperazione e per la quale un oscuro e umile lavoro da badante è la sola speranza di lasciarsi alle spalle la fredda stamberga in cui la madre malata rantola i suoi ultimi anni buttata su un letto di stracci con il becchettare di quattro smagrite galline a farle da sola, alienante compagnia.
Scrive maledettamente bene Maria Rosaria Valentini (tanto da indurre un editore “esterofilo” come Keller a investire su di lei come autrice di punta del periodo natalizio), ma non è solo la scrittura a fare di Mimose a dicembre un romanzo fra i migliori usciti – a nostro avviso – nel corso del 2013. C’è la storia, ci sono i personaggi, c’è il ritmo, ci sono le emozioni, ci sono i sentimenti. C’è lo spessore della letteratura e c’è anche l’attualità di un fenomeno – quello delle badanti straniere che popolano le nostre case – sinora non adeguatamente affrontato se non da studi sociologici o per qualche fattaccio di cronaca ma che Valentini sa indagare dall’interno, attraverso le relazioni che si instaurano fra la giovanissima e sprovveduta romena e gli anziani che è chiamata ad accudire: Ippolita prima e Cornelio poi, entrambi ex insegnanti “scaricati” come pesi dalle rispettive famiglie una volta persa l’autonomia. Leggi tutto…

IL PADRE D’INVERNO di Andre Dubus

Scrivere racconti non è impresa semplice

di Marco Ostoni

Essere padri senza essere mariti o da ex mariti. Intessere relazioni amorose senza le fatiche di spartire, con le gioie, anche, dolori, fastidi, noie e brutture della convivenza. Essere figli sognando genitori che si amano, ma accontentandosi – non avendoli – di ciò che una madre e un padre separati possono comunque dare, ciascuno con i suoi limiti e le sue qualità: una dose di affetto e una coperta di calore a sciogliere i geloni che si formano ai piedi lungo il cammino del diventare grandi.

Il male e i travagli del vivere Andre Dubus – tre matrimoni, sei figli, un omicidio alle spalle e una vita tormentata conclusa in carrozzella con una gamba amputata – li ha provati sulla propria pelle ma, soprattutto, li ha saputi narrare. Lo ha fatto in primo luogo nei racconti  (per cui ha ricevuto il plauso di autori come Stephen King, John Updike, Elmore Leonard o John Irving), usciti con successo negli States a partire dagli anni Sessanta e che l’editore Mattioli 1885 da qualche anno sta proponendo meritoriamente al pubblico italiano: prima (nel 2009) con Non abitiamo più qui, quindi con Le voci della luna (2011) e ora con questa straordinaria silloge intitolata Il padre d’inverno, uscita nelle scorse settimane per le cure e (l’ottima) traduzione di Nicola Manuppelli. Un libro da mandare a memoria, per potenza, profondità, incisività, qualità letteraria.

Scrivere racconti è impresa per pochi iniziati. La forma breve imbriglia la penna e l’arte del levare, in tempi di ridondanza in cui le pagine di troppi libri grondano aggettivi, perifrasi e incisi, è patrimonio raro. Anche i lettori, specie in Italia, non apprezzano granché il genere, benché l’ultima stagione abbia sfornato alcune raccolte di qualità e fortuna editoriale quali Il rumore dei baci a vuoto di Luciano Ligabue (rocker che pare aver bene imparato a trasferire tempi e ritmi delle sue canzoni nei ristretti confini delle short stories), Il momento è delicato di Niccolò Ammaniti e Baci scagliati altrove di Sandro Veronesi, due scrittori “maggiori” che già si erano fatti conoscere per la capacità di districarsi agevolmente nel racconto e che non a caso sono finalisti al Premio Chiara. Leggi tutto…

PARTITURE DI ACQUA E DI TERRA di Sandro Boccardi

Partiture di acqua e di terra di Sandro Boccardi

Nomos, Busto Arsizio (VA)  2012, pp. 187, 14 euro

di Marco Ostoni

C’è la terra e c’è il cielo. E c’è l’uomo in mezzo, con i piedi conficcati nel suolo e lo sguardo rivolto verso l’alto, dove volano le rondini con le loro «ali un po’ agitate /che legano occidente e oriente, nord e sud, caldo e / gelo / sono un vangelo una sura un salmo per gente come / noi /che naviga a vista e ha perso il sestante» (Partenze). La poesia di Sandro Boccardi affonda le sue radici nella materialità della terra, la terra natia (la grassa pianura della Lombarda fra l’Adda e il Po, solcata dai cavi irrigui e abitata da rane, ricci, ramarri, merli e mille altri animali) e la Terra su cui ci è dato di vivere. Ma è anche una poesia che prova a mettere le ali e a sbatterle, con leggerezza, come fanno le rondini, sospinta dalla necessità di alzare i piedi oltre il finito per cercare altro, un Altro.

Una poesia religiosa, dunque, non tanto o non soltanto nel senso confessionale e “cattolico” del termine (la Bibbia è presente ma mai ingombrante con il suo ricchissimo codice linguistico e di immagini oltre che di insegnamenti), quanto in una dimensione di spiritualità che parte da lontano e intercetta la tradizione della prima poesia europea, dal misticismo di San Giovanni della Croce all’escatologia di Dante, prima di innestarsi – nel Novecento – sulla cosiddetta “linea lombarda” (Sereni, Rebora, Loi), mediata dall’influenza del filone ligure (Sbarbaro, Caproni, Montale) e del poetare pensoso di Luzi.
Ottant’anni da poco compiuti, Boccardi – poeta e musicologo milanese (ma di natali lodigiani) – ha appena mandato in stampa da Nomos, con il titolo Partiture di acqua e di terra (prefazione di Silvio Aman), un’antologia di testi che sin dal titolo rimanda alla dimensione “doppia” del suo essere e del suo scrivere, sempre a cavallo fra terra e cielo, fra strofe e note.
Lo incontriamo davanti a un caffè nel suo ampio e accogliente appartamento milanese di viale Coni Zugna, dove una’incisione di Montale (donatagli di persona) fa bella mostra di sé accanto ai quadretti a olio realizzati da una delle figlie, Beatrice, guarda caso un nome dantesco.

Boccardi, perché questa raccolta, proprio ora. Un regalo per i suoi 80 anni?
«In un certo senso sì, volevo racchiudere in una cornice definita, anche se senza uno schema troppo rigido, una buona fetta delle cose che ho scritto, riallacciando il filo tra i versi del periodo precedente al “San Maurizio musica e poesia” (la rassegna da lui ideata e guidata per quasi trent’anni a partire dal 1976, ndr) e quelli successivi al 2004. Il volume, in particolare, riunisce parte delle raccolte pubblicate per Magenta e Scheiwiller (la prima, A dispetto delle sentinelle, con la curatela di Luciano Anceschi) fra il 1963 e il 1978, quando ero uno sconosciuto funzionario del settore cultura del Comune di Milano, e i lavori più recenti: alcuni editi in Sonetti per gioco e rancore e in A l’heure des cendres, altri inediti».
Leggi tutto…