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Archive for the ‘Autoracconto d’autore (l’autore racconta il suo libro)’ Category

FRANCESCA G. MARONE racconta POCHE ROSE, TANTI BACI

FRANCESCA G. MARONE racconta il suo romanzo POCHE ROSE, TANTI BACI (Castelvecchi)

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di Francesca G. Marone

Non te ne sei mai andato tu. Ci penso sempre quando cammino per le strade del centro di Napoli e distrattamente immagino di incontrarti. Ti  vedo sbucare da un negozio, camminare piano, appoggiato al bastone, con la barba sfatta e un foularino stretto al collo. Un tipo alternativo e senza cravatta. Un bel vecchio con le sopracciglia scure, spettinate e spolverate di bianco dagli anni. Com’è possibile mi chiedo ogni volta? Com’è possibile che io immagini di incontrare te che in vita non vedevo mai, e non la mia amatissima madre? Lei c’era e tu no. Andavi e venivi, riapparivi come una nuvola. E uno che non c’è non se ne può andare. Poi un giorno hai scatenato una tempesta: hai gettato la malattia e la morte di fronte a me con violenza. E io mi sono ritrovata con una cassetta degli attrezzi povera e insufficiente. Così ne ho scritto, ho attraversato una storia di incomprensione, distanza, dolore, abbandono, dove tu, in maniera insolita per noi due, mi hai accompagnata per mesi, poi per anni. Ho lastricato la strada della mia scrittura con dubbi e soste. Molti mi hanno sostenuta altri volevano farmi desistere. Una folla con cui ho combattuto dentro. Ha deciso la storia di portarmi avanti con lei, ad ogni costo. Ho avanzato facendomi largo con le parole di una bambina che mi assomiglia e una donna che si è fatta scandaglio. Da una mano tu, papà, e dall’altra un diffuso senso di orfanitudine, un tratto di sofferenza che ha pervaso ogni gesto della protagonista del libro. Leggi tutto…

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FABIO DELIZZOS racconta IL CACCIATORE DI LIBRI PROIBITI

FABIO DELIZZOS racconta il suo romanzo IL CACCIATORE DI LIBRI PROIBITI (Newton Compton).

di Fabio Delizzos

«Benvenuti. Siamo nell’anno 1559 e ci troviamo in una sala da pranzo molto rustica e confortevole, in una casa di campagna rinascimentale, appena fuori Roma. Dalla finestra si vedono vigneti e alberi spogli, gli uccelli che veleggiano nel cielo grigio d’autunno. Fa un po’ freddo, ma per fortuna qui c’è un grande camino che crepita e balugina riscaldando l’ambiente. Oggi ho il piacere di partecipare all’Autoracconto d’autore per il blog Letteratitudine e di parlare con me stesso del mio nuovo romanzo, che si intitola Il cacciatore di libri proibiti, edito da Newton Compton. Naturalmente insieme a me e a me stesso ci sono anche i personaggi del libro. Innanzitutto, vi presento Raphael Dardo, il protagonista, nonché agente segreto del duca di Firenze».
«Ciao a tutti».
«E il suo grande amico Ariel Colorni, alchimista e inventore ebreo».
«Buongiorno».
«Poi c’è il capo dei birri, Giusto Leccacorvo…».
«Presente».
«Ci sono le bellissime e conturbanti cortigiane Luna Nova e Selvaggia».
«Ciao, ciao».
«C’è il divino Michelangelo Buonarroti».
«Mm».
«C’è il prete siciliano, don Antonio Lo Duca».
«Pace e bene a tutti i lettori».
«C’è Angelo, il cattivo».
«Eccomi».
«E poi tutti gli altri personaggi: il camerlengo Santa Fiora, i cardinali Carafa, l’oste Cocco Bernardozzo e sua moglie Cornelia, lo stampatore veneziano Menico de’ Madi, fratello Serafino e tanti altri. Fatevi sentire, ragazzi».
«Ciao!!!».
«Comincerei riassumendo brevemente il libro, per chi ancora non lo avesse letto. Questo è il seguito de Il collezionista di quadri perduti. Le vicende si svolgono anche questa volta a Roma, quattro anni dopo, mentre il papa esala l’ultimo respiro e in città esplode la rivolta. L’agente segreto Raphael Dardo è in carcere, condannato a morte per il possesso e il commercio di libri proibiti, ma ha la possibilità di conquistarsi la libertà, a patto di risolvere alcuni casi di omicidio particolarmente efferati e, soprattutto, di recuperare un antico codice contenente verità pericolose, verità antichissime che sono proibite alla maggior parte degli uomini. Dico bene? Lo chiedo a me stesso». Leggi tutto…

FLAVIO VILLANI racconta IL NOME DEL PADRE

FLAVIO VILLANI racconta il suo romanzo IL NOME DEL PADRE (Neri Pozza)

Flavio Villani, autore di “Il nome del padre” (Neri Pozza)

di Flavio Villani

Molti dicono che le presentazioni dei libri sono un inutile e stanco esercizio di autoreferenzialità, dove un annoiato presentatore ha il compito di esaltare un testo che in qualche caso non ha neppure letto.
Passati alcuni mesi dall’uscita nelle librerie de “Il nome del padre” (Neri Pozza, 2017), e dopo numerose presentazioni in librerie e festival letterari, sono arrivato a considerare quei momenti non del tutto inutili se fra autore, presentatore e pubblico si stabilisce una forte relazione biunivoca, basata da una parte sulla voglia di comprendere, dall’altra di raccontare. Per lo meno, a me qualche volta così è successo, forse sono stato semplicemente fortunato: alcune domande sono state l’occasione per inattese riflessioni, utili tanto a comprendere me stesso quanto la mia opera. In fondo sono gli altri, i lettori in particolare, che trasformano l’atto più solipsistico che si possa immaginare, lo scrivere, in un vero atto di comunicazione.
Qualcuno un giorno mi ha chiesto: perché hai scritto un giallo? Io ho guardato quel tipo per qualche secondo senza riuscire a pronunciare una sola parola (in quel momento il mio sguardo doveva essere perso o, meglio, attonito), poi finalmente, quando forse alcune sinapsi del mio cervello si sono collegate, ho risposto la cosa più sincera che mi potesse venire in mente: non lo so, ho semplicemente detto. Il tipo mi ha guardato, e ha scosso il capo come per dire: a chi la vuoi raccontare?, immaginando da parte mia una misteriosa e inspiegabile reticenza. La cosa però è durata poco, perché subito dopo ho iniziato a raccontargli tutto quello che so di come e perché è nato “Il nome del padre”. Leggi tutto…

CARMELO NICOLOSI DE LUCA racconta LA CONGIURA DEI MONACI MALEDETTI

CARMELO NICOLOSI DE LUCA racconta il suo romanzo LA CONGIURA DEI MONACI MALEDETTI (Newton Compton)

di Carmelo Nicolosi De Luca

Per il mio lavoro, ho speso parte della mia vita in aereo e nelle sale d’attesa degli aeroporti di mezzo mondo. Ma mai solo: sempre in compagnia di un libro, preferibilmente un giallo, la mia passione fin da giovanissimo. Ricordo i lavori di Raymond Chandler, Mickey Spillane, Rex Stout, Peter Cheyney, con i suoi indimenticabili personaggi: Lemmy Caution, spericolato agente dell’FBI e Slim Callagan, investigatore privato.
Gli anni, lo si sa, passano veloci e allorché smisi di fare l’inviato, data l’età non più giovane, continuai a occuparmi di giornalismo in modo più tranquillo. E mi venne il prurito di scrivere qualcosa di più lungo di un articolo o di un reportage: un libro. E così nacque L’Intrigo parallelo, un lavoro sulla Sicilia delle nebbie, dove tutto appare e scompare, dove tutto e visibile e, allo stesso tempo, invisibile. E francamente non mi aspettavo l’attenzione della stampa nazionale. E con i mistery pensavo, allora, di aver chiuso.
Decisi di dedicare il mio tempo alla “ricerca” della storia d’Italia poco conosciuta o addirittura sconosciuta ai più giovani, dall’Unità d’Italia fino ai giorni nostri. La storia del nostro Paese non è mai stata chiara e veritiera: vicende volutamente falsate o coperte, frutto di depistaggi e menzogne. Leggi tutto…

ELENA MORETTI racconta QUASI A CASA

ELENA MORETTI racconta QUASI A CASA (Mursia), romanzo vincitore della prima edizione del Premio RTL 102.5-Mursia

di Elena Moretti

Sono una farmacista. E chi di voi non pensa subito al farmacista, quando si parla di professioni letterarie? Ma come, non c’è proprio nessuno?

Be’, non avete mica tutti i torti. Per quanto appassionata di chimica e farmacologia, però, io sono golosa di storie, vivo di storie, mi ci perdo dentro e, alle volte, va a finire che ne invento di mie.

Questa sete costante è una strategia che ho messo in atto per sopravvivere alla mia stessa testa. Perché, sapete, non è facile convivere con un cervello che non se ne sta mai zitto e, in back-ground, macina e frulla, impasta e reimpasta, rifrulla e rimacina tutto il santo giorno: alla fine della fiera tutto questo frullato da qualche parte devo pur riversarlo, se non voglio che mi fermenti dentro.

Quello che scrivo nasce quindi dalla voglia di dire qualcosa che sento profondamente mio, dando voce a personaggi che, per assurdo, con me hanno solitamente ben poco a che fare. Ma il bello del gioco sta proprio lì: ricreare, anche se solo su carta, delle vite fittizie eppure palpitanti. Leggi tutto…

FRANCESCA FIORLETTA racconta BORGES NON È MAI ESISTITO

FRANCESCA FIORLETTA racconta il suo romanzo BORGES NON È MAI ESISTITO (L’Erudita)

di Francesca Fiorletta

Immaginate un inverno molto freddo. Un inverno a cui i romani non sono per niente abituati.
La capitale coi suoi vicoli assolati, gli scorci primaverili anche a gennaio, le belle ville con gli alberi perennemente in fiore. Ecco, forse non si è trattato proprio di un inverno, non tutto intero almeno. Sarà bastata una settimana o forse due, una ventina di giorni al massimo, ma sferzati da temperature a dir poco polari… Che poi, polari. D’accordo, in qualche rara occasione abbiamo sfiorato lo zero, ma c’è da dire che io sono una donna estremamente freddolosa. E, insomma, la sensazione era quella di essere stata improvvisamente trapiantata in Alaska.
Immaginate poi di dover affrontare un trasloco. Non proprio un trasloco di casa, ma un trasloco sul posto di lavoro. Scatoloni da riempire dappertutto, scaffali mezzi vuoti, dio non voglia la connessione internet assente. Insomma, il panico vero.
Così è nata la mia personale Siberia. Perché Borges, cioè, il mio romanzo, prima di chiamarsi Borges non è mai esistito, si chiamava Siberia. E raccontava di questo inverno molto freddo in cui era piombata la capitale, e di una ragazza che ogni mattina usciva di casa intabarrata per recarsi sul posto di lavoro. Leggi tutto…

MARINA VISENTIN racconta LA DONNA NELLA PIOGGIA

MARINA VISENTIN racconta il suo romanzo LA DONNA NELLA PIOGGIA (Piemme)

Marina Visentindi Marina Visentin

La prima idea della “Donna nella pioggia” è nata in una notte di pioggia. Banale? Meno di quanto sembri. Perché il titolo è venuto dopo, molto dopo, quando il romanzo ha trovato un editore (Piemme) e l’editore ha deciso che il titolo che io avevo immaginato – “Nessuno accanto” – non era abbastanza forte, e così mi ha proposto di sostituirlo con “La donna nella pioggia”.
Sulle prime ci sono rimasta un po’ male, ho temuto che il mio libro stesse scivolando via, rischiasse di cadermi dalle mani (un’ossessione di perdita che forse molti autori hanno, o forse no… io comunque sì, che ci posso fare?), poi mi sono detta che quella donna nella pioggia, immersa in un universo liquido e sfuggente, un po’ spaventata e in gran parte ottenebrata, era esattamente lei, Stella Romano, la mia protagonista. E ho pensato che quel titolo rispecchiava perfettamente l’anima imperfetta e fuggitiva del mio romanzo. Leggi tutto…